Serve ancora la democrazia?

Il 2016 è terminato lasciandoci con l’amaro in bocca a causa della brutalità delle guerre e degli attentati terroristici compiuti, dell’insensatezza dei muri, della (perenne) fragilità dell’economia e dell’Europa ma forse – soprattutto – per lo sbigottimento che ci hanno procurato diversi risultati elettorali. Stranamente il popolo, cui appartiene la sovranità, ha “sbagliato” in diverse occasioni: dall’elezione di Donald Trump o Rodrigo Duterte nelle Filippine fino alla Brexit, passando per la bocciatura dell’accordo di pace siglato dal governo colombiano con le Farc.

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A questo punto dobbiamo porci una domanda molto scomoda: se la democrazia “sbaglia”, ci serve ancora? Ha ancora senso o è superata? E’ certamente molto forte tra noi democratici e progressisti la tensione a giungere alla conclusione che, in fondo, la democrazia (di massa) si sia esaurita e si debba andare nella direzione di una democrazia d’élite nella quale possano esprimersi solo i cittadini colti, razionali, responsabili e bene informati.

Dobbiamo sempre tenere presente, tuttavia, che il voto dato alle forze antisistema esprime – pur nella sua irresponsabilità – un segnale di insoddisfazione o sofferenza nei confronti della propria situazione. Non vanno inoltre messi sullo stesso piano i populismi di sinistra, che possono giocare un ruolo cruciale nell’avanzamento della società e nel “puntellamento” della democrazia, coi nazional-populismi dell’estrema destra che costituiscono un grave problema alla stabilità democratica.

Cosa fare allora? E’ chiaro che se il problema consiste nella pericolosità di lasciare decidere chi non ha la cultura per farlo e non è possibile tuttavia impedirglielo, l’unica strada percorribile è quella di un continuo e sempre maggiore proliferare della cultura che investa e rianimi tutti gli strati della società ed infonda quello che Don Sturzo avrebbe chiamato il “soffio etico-religioso” affinché ogni scelta, a partire dalle elezioni, vada nella direzione del Bene Comune.

P.S. Cosa intendiamo per democrazia? Certo non ci basta il suo significato puramente formale o procedurale, che si concretizza nel meccanismo elettorale. Vogliamo invece una democrazia sostanziale, che è in primo luogo uguaglianza e giustizia.

Francesco Berardi

Vince TRUMP: dovremmo festeggiare!

Non sono di certo un sostenitore di questo personaggio borioso e razzista, ma ritengo che guardando il fatto cinicamente da europei avremmo di che essere soddisfatti, almeno per ora.

Il ragionamento che sto per fare non tiene minimamente conto delle ripercussioni di questa elezione sui cittadini americani o su chi vive o intende trasferirsi negli Stati Uniti. Questo mio approccio potrebbe essere criticabile, ed ammetto che è valido solo con un certo cinismo. Trattandosi però di geopolitica, preferisco lasciare ad altri le opinioni di politica interna e diritti civili. Metto quindi una sorta di paraocchi e cerco di affrontare il tema puramente dal punto di vista di un cittadino europeo.

L’ISOLAZIONISMO AMERICANO CI SALVERÀ

Se Trump adotterà una politica estera vicina a quanto ha auspicato in campagna elettorale, potrebbe avviare una politica abbandonata anni fa dai successori di Roosevelt. Dalla guerra del Vietnam, la politica estera americana è stata quella del poliziotto di quartiere che intende far rispettare le regole del libero mercato anche a costo di usare la forza.

dddddSono finiti i tempi in cui un’Europa instabile e divisa tra governi fascisti, socialisti e liberali, chiedeva un intervento politico (e poi militare)
delle stelle e strisce. Ora accade esattamente l’opposto: un’Europa politicamente stabile ritrova instabilità anche dal crescente antiamericanismo. Insomma, da noi l’America mette il naso un po’ dappertutto e comincia a dar fastidio a tutti. L’antipolitica emerge anche dalla presa di coscienza dei cittadini europei che vedono i nostri governi appiattirsi di fronte alle esigenze d’oltreoceano.
Una politica più chiusa in se stessa da parte del colosso americano, potrebbe favorire la nostra tranquillità. Altrimenti continueremo a subire indirettamente le scelte degli Stati Uniti. Pensandola come Don Camillo, se c’è una corazzata in uno stagno, appena questa si muove scatta l’agitazione di tutte le paperelle.

Ad esempio, si è appreso che la Clinton è stata una delle figure responsabili della catastrofe libica. A causa di questi giochetti abbiamo l’Isis sulla sponda opposta del canale di Sicilia, abbiamo perduto buona parte del controllo di petrolio libico che gestiva l’ENI, e siamo costretti a subire un’ondata migratoria senza precedenti. Se Trump non starà a queste regole non può che farci un favore.

LA QUESTIONE RUSSA

Il Tycoon ha espresso più volte il suo punto di vista sul colosso post-sovietico, ed è stato chiaro nella sua ricerca di una partnership. Ora, sfido chiunque a dire che la Russia sia un paese democratico perchè è chiaro che non lo è, ma spesso anche col vicino che non ci piace dobbiamo scendere a compromessi (gli accordi Berlusconi-Gheddafi fanno da esempio).
Se finalmente si smettesse di usare la Russia come spauracchio fantomatico da “impero del male”, eviteremo di ripiombare nella guerra fredda, e forse noi europei saremo più liberi di scegliere la politica estera che più ci aggrada.
Senza i padroni americani che tuonano “Attenti all’orso russo”, forse anche i nostri politici non saranno costretti a fingere che esista questo pericolo.

Chissà, se Trump mettesse realmente in discussione le alleanze, e magari combinasse qualche disastro, qualche governo coraggioso potrebbe addirittura mettere in discussione la partecipazione alla NATO.

LA TRISTE VERITÀ… 

Queste sono delle eventualità ma sono sinceramente molto scettico sull’evolversi della faccenda. Mi spiego. La “paura” dei russi, è uno dei principali catalizzatori che permette al “complesso militar-industriale” americano di esistere. Questa commistione di interessi è il principale motore dell’economia americana, e indirettamente è la fonte della politica estera degli USA (insieme all’approvvigionamento energetico).
Dubito che permettano ad un presidente di stravolgere questi complessi meccanismi. A maggior ragione Trump non controlla completamente il suo partito, e il Congresso in queste operazioni è sempre determinante.

Abbiamo visto che Obama credeva realmente al controllo delle armi come alla sanità pubblica, eppure in otto anni di mandato non è riuscito a scalfire la condizione reale di questi problemi. La realtà è che esistono sistemi di potere che impediscono anche al presidente più determinato di cambiare le cose.

In conclusione penso che difficilmente Trump potrà isolare l’America, sebbene è quello in cui noi tutti dovremmo sperare… al cane rabbioso va messa la catena.

Alberto Fossadri

Tutti gli eletti di CAMERA e SENATO

CAMERA dei DEPUTATI

– ABRUZZO:

Pd (6): Giovanni Legnini, Antonio Castricone, Tommaso Ginoble, Maria Amato, Yoram Gutgeld, Vittoria d’Incecco
Sel (1): Gianni Melilla
Pdl (3): Paolo Tancredi, Filippo Piccone, Fabrizio Di Stefano
Movimento5Stelle (3): Gianluca Vacca, Andrea Colletti, Daniele Del Grosso
Lista Monti (1): Giulio Sottanelli

 -BASILICATA:

Pd (3): Speranza Roberto, Folino Vincenzo, Antezza Maria
Sel (1): Nichi Vendola. (Placido Antonio)
Pdl (1): Latronico Cosimo
Movimento5Stelle (1): Liuzzi Mirella

 – CALABRIA:

Pd (9): Rosy Bindi, Alfredo D’Attorre, Enza Bruno Bossio, Nico Stumpo, Demetrio Battaglia, Diamante Ernesto Magorno, Brunello Censore, Nicodemo Oliverio, Stefania Covello
Sel (1): Nichi Vendola. Primo dei non eletti Ferdinando Aiello
Centro Democratico (1): Franco Bruno
Pdl (4): Jole Santelli, Dorina Bianchi, Rosanna Scopelliti, Pino Galati
Udc (1): Lorenzo Cesa. Primo dei non eletti Roberto Occhiuto
M5S (4): Dalila Nesci, Sebastiano Barbanti, Federica Dieni, Paolo Parentela

– CAMPANIA:

Pdl (13): Mara Carfagna, Nunzia De Girolamo, Carlo Sarro, Angelo Attaguile, Giovanna Petrenga, Luca D’Alessandro, Gianfranco Rotondi, Luigi Cesaro, Raffaele Calabrò, Gioacchino Alfano, Giuseppina Castiello, Antonio Marotta, Paolo Russo.
Fratelli d’Italia (2): Giorgia Meloni, Edmondo Cirielli
Pd (26): Enrico Letta, Enzo Amendola, Fulvio Bonavitacola, Laura Coccia, Valentina Paris, Simone Valiante, Angelo Rughetti, Umberto Del Basso De Caro, Pina Picierno, Tina Iannuzzi, Luigi Famiglietti, Sabrina Carozzolo, Guglielmo Epifani, Roberta Agostini, Assunta Tartaglione, Valeria Valente, Salvatore Piccolo, Marco Di Lello, Michela Rostan, Luisa Bossa, Leonardo Impegno, Guglielmo Vaccaro, Giovanna Palma, Massimo Paolucci, Massimiliano Manfredi, Giorgio Piccolo.
Sel (4): Nichi Vendola, Michele Ragosta, Gennaro Migliore, Arturo Scotto.
Centro Democratico (1): Nello Formisano.
M5S (9): Angelo Tofalo, Silvia Giordano, Carlo Sibilia, Girolamo Pisano. Primi dei non eletti: Vincenzo Antonio D’Iglio, Giuseppe Apicella, Luca Izzo, Roberto Fico, Luigi Di Maio, Salvatore Micillo, Vega Colonnese, Luigi Gallo.
Lista Monti (3): Luciano Cimmino, Antimo Cesaro, Angelo D’Agostino
Udc (2): Rocco Buttiglione, Mario Catania

– EMILIA ROMAGNA

Pd (28): Dario Franceschini, Andrea De Maria, Antonella Incerti, Carlo Galli, Matteo Richetti, Marilena Fabbri, Cecile Kyenge Kashetu, Patrizia Maestri, Enzo Lattuca, Paola De Micheli, Lapo Pistelli, Emma Petitti, Marco Di Maio, Donata Lenzi, Daniele Montroni, Alessandro Bratti, Alberto Pagani, Federica Mogherini, Maino Marchi, Sandra Zampa, Tiziano Arlotti, Giuditta Pini, Paolo Bolognesi, Paolo Gandolfi, Michele Anzaldi, Davide Baruffi, Manuela Ghizzoni, Vanna Iori
Sel (2): Nichi Vendola, Francesco Ferrara. Primo dei non eletti Giovanni Paglia.
M5Stelle (7): Giulia Sarti, Mara Mucci, Matteo Dall’Osso, Maria Edera Spadoni, Vittorio Ferraresi, Paolo Bernini, Michele Dell’Orco
Pdl (5): Michela Vittoria Brambilla, Sergio Pizzolante, Giovanni Mottola, Deborah Bergamini, Elio Massimo Palmizio
Lega Nord (1): Gianluca Pini
Lista Monti (2): Irene Tinagli, Bruno Molea

– LIGURIA

Pd (9): Andrea Orlando, Anna Giacobbe, Mario Tullo, Lorenzo Basso, Raffaella Mariani, Marco Meloni, Mara Carocci, Luca Pastorino e Franco Vazio
Sel (1): Stefano Quaranta
M5S (3): Matteo Mantero, Sergio Battelli e Simone Valente
Pdl (2): Sandro Biasotti e Giorgio Lainati
Lista Monti (1): Roberta Oliaro.

– LOMBARDIA:

Pd (49) : Pier Luigi Bersani, Giampaolo Galli Barbara Pollastrini, Matteo Mauri, Michela Marzano, Giuseppe Civati, Lia Quartapelle Procopio, Emanuele Fiano, Francesco Laforgia, Francesco Monaco, Vinicio Peluffo, Alessia Maria Mosca, Eleonora Cimbro, Paolo Cova, Fabrizia Giuliani, Ezio Casati, Roberto Rampi, Daniela Gasparini, Ernesto Carbone Pia Locatelli, Simona Malpezzi, Carlo Dell’Aringa, Miriam Cominelli, Antonio Misiani, Elena Carnevali, Daniele Marantelli, Ernesto Preziosi, Chiara Braga, Alfredo Bazoli, Simona Bonafè, Veronica Tentori, Giovanni Sanga, Maria Chiara Gadda, Ermete Realacci, Marina Berlingheri, Giuseppe Guerini, Sandro Gozi, Mauro Guerra Gian Mario Fragomeli, Angelo Senaldi, Guido Galperti, Cinzia Fontana, Alan Ferrari, Marco Carra, Matteo Colaninno, Lorenzo Guerini, Rosa Maria Villecco Calipari, Chiara Scuvera, Giovanna Martelli.
Sel (5): Nichi Vendola, Titti Di Salvo, Giovanni Claudio Fava, Daniele Farina, Luigi Lacquaniti (Franco Bordo)
Pdl (14): Maurizio Lupi, Luigi Casero, Elena Centemero, Maurizio Bernardo, Luca Squeri,
Mariastella Gelmini, Gregorio Fontana, Antonio Palmieri, Laura Ravetto, Raffaello Vignali, Antonio Angelucci, Giuseppe Romele. Daniela Santanchè, Paolo Alli.
Lega Nord (9): Matteo Salvini, Paolo Grimoldi, Umberto Bossi, Giancarlo Giorgetti, Stefano Borghesi, Cristian Invernizzi, Davide Casparini, Nicola Molteni, Giovanni Fava.
Fratelli d’Italia (2): Ignazio La Russa, Giorgia Meloni
M5S (14) : Paola Carinelli, Massimo De Rosa, Vincenzo Caso, Manlio Di Stefano, Davide Tripiedi, Daniele Pesco, Ferdinando Alberti, Claudio Cominardi, Tatiana Basilio, Giorgio Sorial, Ivan Catalano, Cosimo Petraroli, Alberto Zolezzi, Danilo Toninelli
Lista Monti (8) : Ilaria Borletti Buitoni, Stefano Dambruoso, Gianfranco Librandi, Alberto Bombassei, Gregorio Gitti, Milena Santerini, Mario Sberna, Andrea Mazziotti di Celso.

– MARCHE

Pd (9): Enrico Letta, Emanuele Lodolini, Marco Marchetti, Stella Bianchi, Irene Manzi, Luciano Agostini, Piergiorgio Carrescia, Paolo Petrini e Alessia Morani.
Sel (1): Laura Boldrini.
M5S (3): Donatella Agostinelli, Andrea Cecconi, Patrizia Terzoni.
Pdl (2): Simone Baldelli e Ignazio Abrignani.
Lista Monti (1): Valentina Vezzali.

-MOLISE:

PD (2): Leva Danilo, Venittelli Laura

-PUGLIA

Pd (15): Franco Cassano, Michele Bordo, Massimo Bray, Liliana Ventricelli, Teresa Bellanova, Antonio Decaro, Francesco Boccia, Michele Pelillo, Salvatore Capone, Dario Ginefra, Gero Grassi, Alberto Losacco, Ivan Scalfarotto, Elisa Mariano e Colomba Mongiello.
Pdl (9): Raffaele Fitto, Antonio Leone, Antonio Distaso, Francesco Paolo Sisto, Benedetto Fucci, Elvira Savino, Rocco Palese, Gianfranco Chiarelli e Roberto Marti
M5S (8): Giuseppe D’Ambrosio, Giuseppe L’Abbate, Diego De Lorenzis, Giuseppe Brescia, Alessandro Furnari, Emanuele Scagliusi, Francesco Cariello e Vincenza Labriola
Sel (5): Nichi Vendola, Nicola Fratoianni, Annalisa Pannarale, Toni Matarrelli e Donatella Duranti
Lista Monti (2): Salvatore Matarrese e Gaetano Piepoli
Fratelli d’Italia (1): Ignazio La Russa
Centro democratico (1): Pino Pisicchio
Udc (1): Lorenzo Cesa

– SARDEGNA:

Pd (8): Emanuele Cani, Romina Mura, Giovanna Sanna, Raffaele Di Gioia, Caterina Pes, Gian Piero Scanu, Francesco Sanna, Siro Marrocu
Sel (1): Michele Piras
M5S (3): Emanuela Corda, Andrea Vallascas e Paola Pinna
Pdl (2): Mauro Pili e Salvatore Cicu, Paolo Vella
Lista Monti (1): Pierpaolo Vargiu

– SICILIA:

Pdl (11): Angelino Alfano, Saverio Romano, Dore Misuraca, Gabriella Giammanco, Alessandro Pagano, Antonio Martino, Stefania Prestigiacomo, Giuseppe Castiglione, Antonio Minardo, Basilio Catanoso, Vincenzo Garofalo
Fratelli d’Italia (2): Ignazio La Russa, Giampiero Cannella
Pd (17): Pierluigi Bersani, Magda Culotta, Angelo Capodicasa, Luigi Taranto, Marco Causi, Davide Faraone, Daniela Cardinale, Teresa Piccione, Flavia Piccoli Nardelli, Giuseppe Berretta, Francantonio Genovese, Giuseppe Lauricella, Fausto Raciti, Giuseppe Zappulla, Maria Gaetana Greco, Luisella Albanella, Maria Tindara Gullo
Sel (2): Laura Boldrini, Sofia Martini
M5S (16): Riccardo Nuti, Giulia Di Vita, Chiara Di Benedetto, Loredana Lupo, Azzurra Cancelleri, Claudia Mannino, Giuseppe Lo Monaco, Giovanni Di Caro, Giulia Grillo, Tommaso Currò, Maria Marzana, Marialucia Lorefice, Francesco D’Uva, Gianluca Rizzo, Alessio Villarosa, Filippo D’Amico
Lista Monti (2): Gea Schirò. Andrea Vecchio
Udc (2): Giampiero D’Alia, Ferdinando Adornato

– TOSCANA

Pd (23): Chiara Carrozza, Andrea Manciulli, Elisa Simoni, Marco Donati, Luca Lotti, Susanna Cenni, Dario Nardella, Maria Grazia Rocchi, Caterina Bini, Matteo Biffoni, Dario Parrini, Antonello Giacomelli, Luca Sani, Andrea Rigoni, Paolo Fontanelli, Paolo Beni, Filippo Fossati, Luigi Dallai, David Ermini, Maria Elena Boschi, Silvia Velo, Edoardo Fanucci e Federico Gelli. Prima dei non eletti Tea Albini
Sel (2): Martina Nardi e Marisa Nicchi
Centro democratico (1): Bruno Tabacci. Prima dei non eletti Cristina Scaletti
M5S (5): Alfonso Bonafede, Massimo Artini, Marco Baldassarre Tricase, Chiara Gagnarli, Samuele Segoni.
Pdl (4) : Monica Faenzi, Massimo Parisi, Maurizio Bianconi e Marco Martinelli.
Fratelli d’Italia (1): Giorgia Meloni. Primo dei non eletti Achille Totar
Lista Monti (2): Andrea Roman, Edoardo Nesi.

-UMBRIA

Pd (5): Marina Sereni, Gianpiero Bocci, Giampiero Giulietti, Anna Ascani, Walter Verini
M5S (2): Tiziana Ciprini, Filippo Gallinella
Pdl (1): Pietro Laffranco
Lista Monti (1): Adriana Galgano.

SENATO della REPUBBLICA

ABRUZZO

Pdl (4): Silvio Berlusconi, Gaetano Quagliariello, Paola Pelino, Antonio Razzi (se Berlusconi opterà per un’altra regione gli subentrerà Federica Chiavaroli)
Pd (1): Stefania Pezzopane
M5S (2): Rosetta Blundo, Gianluca Castaldi

BASILICATA

Pd (3): Emma Fattorini, Filippo Bubbico, Salvatore Margiotta.
Sel (1): Giovanni Barozzino.
Movimento 5 stelle (1): Vito Rosario Petrocelli.
Pdl (1): Silvio Berlusconi (in caso di opzione per un’altra regione, entrerà in Parlamento Guido Viceconte).
Lista Monti (1): Pier Ferdinando Casini (in caso di opzione per un’altra regione, entrerà in Parlamento Salvatore Tito Di Maggio).

CALABRIA

Pd (2): Marco Minniti e Doris Lo Moro
Movimento Cinque Stelle (2): Francesco Molinari, Nicola Morra
Pdl (6): Silvio Berlusconi, Antonio Gentile, Nico D’Ascola, Piero Aiello, Antonio Caridi, Domenico Scilipoti. Qualora Berlusconi, come probabile, opti per un altro collegio, allora si potrebbero aprire le porte per Palazzo Madama a Demetrio Arena

CAMPANIA

Pdl (16): Silvio Berlusconi, Francesco Nitto Palma, Alessandra Mussolini, Giuseppe Esposito, Cosimo Sibilia, Luigi Compagna, Vincenzo D’Anna, Antonio Milo, Lucio Barani, Riccardo Villari, Domenico De Siano, Mauro Giovanni, Ciro Falanga, Giuseppe Compagnone, Eva Longo, Pietro Langella. Primi dei non eletti: Vincenzo Fasano, Franco Cardiello e Domenico Auricchio
Pd (5): Rosaria Capacchione, Sergio Zavoli, Vincenzo Cuomo, Angelica Maggese, Pasquale Sollo. Primi dei non eletti: Lucia Esposito, Teresa Armato e Vincenzo De Luca
Sel (1): Giuseppe De Cristofaro. Primi dei non eletti: Dino Di Palma, Pierina Vittoria Troisi, Stefania Fanelli
Movimento 5 Stelle (5): Sergio Puglia, Andrea Cioffi, Paola Nugnes, Vilma Moronese, Bartolomeo Pepe. Primi dei non eletti: Giuseppe Buonadonna, Doriana Sarli, Bartolomeo Laudando
Lista Monti (2): Pier Ferdinando Casini, Lucio Romano. Primi dei non eletti: Mario Giro, Nunzio Francesco Testa, Giuseppe Consolo

EMILIA-ROMAGNA

Pd (13 seggi)
: Josefa Idem, Maurizio Migliavacca, Claudio Broglia, Cecilia Guerra, Rita Ghedini, Giorgio Pagliari, Francesca Puglisi, Maria Teresa Bertuzzi, Gian Carlo Sangalli, Stefano Vaccari, Leana Pignedoli, Sergio Lo Giudice, Stefano Collina.
Movimento 5 Stelle(4): Michela Montevecchi, Adele Gambaro, Maria Mussini, Elisa Bulgarelli.
Lista Monti (1): Luigi Marino.
Pdl (4): Silvio Berlusconi, Anna Maria Bernini, Carlo Giovanardi, Franco Carraro. Nel caso, molto probabile, che Berlusconi opti per un’altra circoscrizione, entra Laura Bianconi.

FRIULI VENEZIA GIULIA

Pd (4): Francesco Russo, Isabella De Monte, Carlo Pegorer e Lodovico Sonego.
Pdl (1): Bernabò Bocca (secondo in lista dopo Silvio Berlusconi).
Movimento Cinque Stelle (1): Lorenzo Battista.
Lista Monti (1): Alessandro Maran.

LAZIO

Pd (17): Pietro Grasso, Luigi Enrico Zanda, Annamaria Parente;, Ignazio Marino, Francesco Scalia, Claudio Moscardelli, Bruno Astorre, Ugo Sposetti, Monica Cirinnà, Maria Spilabotte, Walter Tocci, Giuseppina Maturani, Raffaele Ranucci, Carlo Lucherini, Daniela Valentini, Ivana Della Portella, Luisa Laurelli (entra in caso di opzione per il collegio Piemonte da parte di Ignazio Marino)
Pdl (7): Silvio Berlusconi, Maurizio Gasparri, Claudio Fazzone, Maria Rosaria Rossi, Andrea Augello, Francesco Maria Giro, Francesco Aracri (eletto in caso di opzione da parte di Silvio Berlusconi per un altro collegio)
Movimento 5 Stelle (6): Fabiola Anitori, Giuseppe Vacciano, Paola Taverna, Germano Marino Mastrangeli, Elena Fattori, Ivana Simeoni
Sel (2): Loredana De Petris, Massimo Cervellini.

LIGURIA

Pd (5):
Donatella Albano, Roberta Pinotti, Massimo Caleo, Paolo Guerrieri, Vito Vattuone.
Pdl (1): Augusto Minzolini.
Movimento Cinque Stelle (1): Cristina De Pietro.
Lista Monti (1): Maurizio Rossi.

LOMBARDIA

Pdl (16): Silvio Berlusconi, Roberto Formigoni, Sandro Bondi Paolo Bonaiuti, Mario Mantovani, Paolo Romani, Giacomo Caliendo, Paolo Galimberti, Andrea Mandelli, Alfredo Messina, Salvatore Sciascia, Francesco Colucci, Antonio Giuseppe Maria Verro, Riccardo Conti, Giancarlo Serafini, Lucio Barani.
Lega (11): Roberto Calderoli, Giulio Tremonti, Massimo Garavaglia, Giacomo Stucchi, Silvana Comaroli, Paolo Arrigoni Gian Marco Centinaio, Raffaele Volpi, Stefano Candiani, Jonny Crosio, Nunziante Consiglio.
Pd (11): Massimo Mucchetti, Franco Mirabelli, Emilia De Biasi, Annalisa Silvestro, Paolo Corsini, Roberto Cociancich, Luciano Pizzetti, Lucrezia Ricchiuti, Mauro Del Barba, Mario Tronti, Erica D’Adda.
Movimento 5 Stelle (7): Giovanna Mangili Vito Claudio Crimi Luigi Gaetti Monica Casaletto Laura Bignami Luis Alberto Orellana Bruno Marton.
Lista Monti (4): Gabriele Albertini, Pietro Ichino Mario Mauro, Benedetto Della Vedova.

MARCHE

Pd (5): (Camilla Fabbri, Riccardo Nencini, Silvana Amati, Francesco Verducci, Mario Morgoni.
Pdl (1): Remigio Ceroni.
Movimento 5 Stelle (2): Serenella Fucksia, Peppino Giorgini.

MOLISE

Pd (1): Roberto Ruta

Pdl (1): Berlusconi Silvio

PIEMONTE

Pd (13): Ignazio Marino, Stefano Lepri, Vannino Chiti, Daniele Borioli, Elena Ferrara, Elena Fissore, Nicoletta Favero, Nerina Dirindin, Patrizia Manassero, Magda Zanoni, Stefano Esposito, Mauro Marino, Federico Fornaro.
Pdl (3): Silvio Berlusconi, Lucio Malan, Manuela Repetti.
Movimento Cinque Stelle (3): Marco Scibona, Carlo Martelli, Alberto Airola.
Lista Monti (2): Andrea Olivero, Gianluca Susta.
Lega Nord (1): Giulio Tremonti.

PUGLIA

Pdl (11): Silvio Berlusconi, Donato Bruno, Francesco Amoruso, Luigi D’Ambrosio Lettieri, Antonio Azzollini, Lucio Tarquinio, Luigi Perrone, Pietro Iurlaro, Vittorio Zizza, Massimo Cassano e Pietro Liuzzi.
Movimento Cinque Stelle (4): Maurizio Buccarella, Alfonso Ciampolillo, Daniele Donno e Barbara Lezzi.
Pd (3): Anna Finocchiaro, Nicola Latorre e Salvatore Tomaselli.
Sel (1): Dario Stefano.
Lista Monti (1): Angela D’Onghia.

SARDEGNA

Pd (4): Silvio Lai, Giuseppe Luigi Cucca, Ignazio Angioni, Luigi Manconi.
Sel (1): Luciano Uras.
Movimento 5 Stelle (2): Manuela Serra e Roberto Cotti.
Pdl (1): scontato che Silvio Berlusconi, capolista in tutta Italia, cederà il posto a Emilio Floris.

SICILIA

Pdl (14): Silvio Berlusconi, Renato Schifani, Simona Vicari, Giuseppe Marinello, Vincenzo Gibiino, Antonio D’Alì, Giuseppe Ruvolo, Antonio Scavone, Mario Ferrara, Bruno Mancuso, Salvatore Torrisi, Francesco Scoma, Bruno Alicata, Giuseppe Pagano. Primo dei non eletti è Marcello Gualdani, che potrebbe subentrare qualora Berlusconi optasse per un’altra circoscrizione.
Pd (4+1): Corradino Mineo, Pamela Orrù, Beniamina Padua, Amedeo Bianco. Megafono: Giuseppe Lumia.
Movimento Cinque Stelle (6): Francesco Campanella, Mario Giarrusso, Vincenzo Santangelo, Nunzia Catalfo, Fabrizio Bocchino, Ornella Bertorotta.

TOSCANA

Pd (9): Valeria Fedeli, Claudio Martini, Rosa Maria di Giorgi, Laura Cantini, Andrea Marcucci, Maria Grazia Gatti, Manuela Granaiola, Donella Mattesini e Marco Filippi.
Sel (1): Alessia Petraglia.
Pdl (3): Altero Matteoli, Denis Verdini e Riccardo Mazzoni, se Berlusconi opterà per un altro seggio.
Lista Monti (1): Stefania Giannini.
Movimento Cinque Stelle (4): Laura Bottici, Alessandra Bencini, Maurizio Romani e Sara Paglini.

TRENTINO ALTO ADIGE

Pd, Svp Upt, Patt (6): Francesco Palermo, Karl Zeller e Hans Berger, Giorgio Tonini, Franco Panizza, Vittorio Fravezzi.
Lega Nord (1): Sergio Divina.

UMBRIA

Pd (4): Miguel Gotor, Gianluca Rossi, Nadia Ginetti e Valeria Cardinali.
Pdl (1): Luciano Rossi.
M5S (1): Stefano Lucidi.
Lista Monti (1): Linda Lanzillotta

VALLE D’AOSTA

Vallée d’Aoste (1): Albert Laniece

VENETO

Pdl (9): Niccolò Ghedini, Maurizio Sacconi, Anna Bonfrisco, Pierantonio Zanettin, Marco Marin, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Mario Dalla Tor, Giovanni Piccolo. Silvio Berlusconi, capolista, se dovesse scegliere un’altro collegio rispetto a quello del Veneto, lascerebbe il posto a Franco Conte.
Lega (5): Massimo Bitonci, Patrizia Bisinella, Rafaela Bellot, Emanuela Munerato e Erika Stefani.
Pd (4): Laura Puppato, Felice Casson, Giorgio Santini e Rosanna Filippin.
Movimento Cinque Stelle (4): Enrico Cappelletti, Paola De Pin, Giovanni Endrizzi e Gianni Pietro Girotto.
Lista Monti (2): Gianpiero Dalla Zuanna, Antonio De Poli.

ESTERO

Pd (4): Francesco Giacobbe, Fausto Guilherme Longo, Renato Guerino Turano, Claudio Micheloni
Lista Monti (1): Aldo Di Biagio.
Il Movimento associativo italiani all’estero (1): Claudio Zin

Fonti:
-http://www.ilgiornale.it/news/interni/camera-lelenco-degli-eletti-890110.html
-http://www.corriere.it/politica/speciali/2013/elezioni/notizie/26-febbraio-eletti-senato_fde55f3a-7ffb-11e2-b0f8-b0cda815bb62.shtml

Elezione Pontefice: la guerra tra Bertone e Sodano

Opus Dei, Comunione e Liberazione, Ior, Cavalieri di Colombo. E poi le lotte di potere tra i nemici di sempre Tarcisio Bertone e Angelo Sodano, i favoriti di Benedetto XVI, fino a coloro che potrebbero trovare appoggio nei grossi colossi bancari d’oltreoceano. Sono, queste, alcune delle fazioni più influenti il cui prevalere l’una sulle altre potrebbe essere determinante nell’elezione a pontefice di questo o quel cardinale. E tra i papabili spuntano anche due “impresentabili”.

Ieri parlavamo dello Ior, dei rapporti di potere che si celano dietro il braccio economico del Vaticano, soprattutto in relazione al prossimo conclave e all’elezione del nuovo pontefice. Non bisogna però dimenticare che i giochi di potere che si celano dietro la successione sono ben più ampi di quanto si possa pensare. Opus Dei, Comunione e Liberazione, Cavalieri di Colombo, lo stesso Ior, coloro che possono contare sull’appoggio di grandi gruppi bancari (e politici). E poi ratizingeriani contro woytiliani, le lotte di potere tra i nemici di sempre Tarcisio Bertone e Angelo Sodano. Sono, questi, solo alcuni dei “partiti” che cercheranno in ogni modo di piazzare un loro “uomo”. Dopo la nomina del nuovo presidente della banca vaticana e del suo consiglio di sovrintendenza, la partita che si apre, intessuta di accordi, legami e mire di potere, porterà, a breve, all’apertura del conclave e alla conseguente nomina del nuovo pontefice. Ma andiamo a vedere su quali poteri (forti) poggiano i candidati più attestati.

 LO SCONTRO TRA I DUE “SEGRETARI”: IL CAMERLENGO BERTONE E IL DECANO SODANO – Analizzando le possibili trame di potere che si nascondo dietro la successione di Benedetto XVI, non si può non partire dal ruolo di rilievo che certamente rivestirà Tarcisio Bertone, sul cui peso – politico prima ancora spirituale – già tanto abbiamo detto. A confrontarsi col potentissimo segretario di Stato Vaticano il suo rivale di sempre, il predecessore (e sempre piemontese) Angelo Sodano. Il primo è anche camerlengo di Santa Romana Chiesa (sostituto ad interim del Papa fino alla fumata bianca), il secondo decano (convocherà il conclave). Sono loro due i punti di riferimento per i 210 porporati che eleggeranno il prossimo pontefice. Sicuramente più influente Tarcisio Bertone il quale, a capo della politica vaticana negli ultimi sette anni, è riuscito a costruirsi un’architettura di potere come pochi, avvicinando a sè persone influenti e allontanando quelle scomode. Sodano, dal canto suo, non può certamente essere messo da parte, dopo essere stato segretario di Stato per ben quindici anni (dal 1991) e sostituito da Bertone soltanto per sopraggiunti limiti di età. Lo stesso motivo, d’altronde, che lo terrà fuori dal conclave (possono partecipare soltanto chi non ha raggiunto gli ottanta anni), nonostante sarà lui a celebrare la Missa pro eligendo Romano pontifice che aprirà formalmente le procedure del conclave.

Porte aperte allora a Bertone? Nonostante questo venga menzionato tra i possibili successori di Benedetto XVI, è difficile pensare che questo possa accadere. A meno che non succedano grossi stravolgimenti, per quella che è stata la sua politica sino ad ora, Bertone preferirà rimanere al suo posto, nelle retrovie, e gestire tutto da lì. Ecco allora il punto: sia Sodano (per l’età) sia Bertone (per opportunismo politico) cercheranno di spingere per questo o quel cardinale. Credere, però, che sia tutto in mano ai due cardinali piemontesi sarebbe un grosso errore. Sono altri i poteri che contano in Vaticano, a cui gli stessi Sodano e Bertone devono appoggiarsi. Poteri soprattutto economici.

Il Cardinal Bertone

 TUTTI I CARDINALI DELLO IOR POSSIBILI PAPABILI. SOTTO L’ALA PROTETTRICE DI BERTONE – Ora che è stato nominato il nuovo presidente nella persona del belga Bernard de Corte, i tanti cardinali legati a doppio filo con il braccio economico del Vaticano tenteranno anche di veicolare e indirizzare l’elezione del nuovo pontefice. E, ancora una volta, torna prepotentemente la figura di Tarcisio Bertone. Non potrebbe essere d’altronde se si pensa che il segretario di Stato è, al tempo stesso, anche presidente della commissione cardinalizia dello Ior. Il cardinale piemontese già è riuscito nel suo primo intento: rivoluzionare drasticamente l’organizzazione interna della banca prima dell’elezione del nuovo Papa. Non solo. Per quanto detto prima, Bertone cercherà di piazzare uomini a lui vicini. Ed è curioso che, tra i papabili, ci siano tutti i membri della commissione cardinalizia di vigilanza (al cui capo, appunto, siede Bertone). Dal francese Jean-Louis Tauran, all’indiano Telesphore Placidus Toppo, fino al più favorito brasiliano Odilo Pedro Scherer. Tutti in corsa. Segno, dunque, del fatto che se negli anni passati erano stati il Papa e le alte cariche politiche a decidere la linea dello Ior, questa volta potrebbe essere diverso, con l’istituto bancario che entra a gamba tesa sulla successione al soglio pontificio. Prova ne sia un altro piccolo particolare: soltanto un cardinale (sebbene influente) è assolutamente non dato tra i papabili. Stiamo parlando di Attilio Nicora, presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria, organo che si occupa, da statuto, “di prevenire e contrastare il riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo”. I rapporti tra i due sono ormai pesantemente compromessi dopo il siluramento di Ettore Gotti Tedeschi, alla cui cosa Nicora è sempre stato contrario (pensandola come il banchiere sulla necessità di accettare le norme antiriciclaggio che avrebbero consentito allo Ior di entrare nella white liste delle banche). Un’ulteriore prova dello strapotere di Tarcisio Bertone.

 TIMOTHY DOLAN E L’APPOGGIO DI REPUBBLICANI E BANCHE USA – Nella corsa alla carica di pontefice determinante potrebbe essere non solo il peso dello Ior, ma anche di tutte le altre grosse banche con cui lo stesso Ior è in affari. Bisogna andare oltreoceano per capirci. Soltanto ieri analizzavamo i fiorenti rapporti intessuti dallo Ior in territorio americano. Ebbene, uno dei candidati favoriti per il dopo Benedetto è il cardinale di New York, Timothy Dolan. Molto vicino allo stesso Ratzinger, non manca di certo di appoggio politico ed economico. Alle scorse presidenziali patteggiò apertamente per il repubblicano Mitt Romney partecipando alla convention conclusiva della campagna elettorale pronunciando la “preghiera della convention”. Altro che Chiesa apolitica, dunque.

La partecipazione di Dolan, peraltro, non è affatto casuale. Romney è uomo potente negli Usa, può contare sull’appoggio di numerose banche. Basti pensare che tanti colossi che nella campagna del 2008 avevano finanziato Obama, nell’ultima hanno fatto dietrofront ed hanno preferito investire (invano) in Romney. Tra queste, la Goldman Sachs e la JpMorgan, banche che sono profondamente in affari con lo Ior. Il cerchio, dunque, sembrerebbe chiudersi: anche un possibile incarico a Dolan non dispiacerebbe ai porporati finanzieri. E, dunque, a Bertone.

 TRA I CAVALIERI DI COLOMBO L’UOMO DI BENEDETTO – Lo scrivevamo anche ieri. Accanto al potere del segretario di Stato Tarcisio Bertone, determinante è anche quello in mano a importanti esponenti dell’associazione dei Cavalieri di Colombo. Basti pensare che il cavaliere supremo (questa la carica più alta) è il laico Carl Anderson, membro del consiglio di sovrintendenza. Non solo. Anche il cardinale Juan Sandoval Íñiguez, ex membro della commissione cardinalizia, è uno dei più autorevoli “cavalieri”. Il motivo per cui si tenga così in considerazione l’organizzazione dai tratti paramassonici è più che ovvia. Direttamente dal sito si legge che i “quasi 1.700.000 Cavalieri” (tra Stati Uniti, Canada, Messico, Porto Rico, Repubblica Dominicana, Filippine, Bahamas, Guatemala, Guam, Saipan e Isole Vergini) contribuiscono con “130 milioni di dollari” al suo sostentamento. E come viene impiegato questo capitale? Formalmente in “opere di carità”. In realtà, però, non è proprio così. L’ordine, infatti, investe (almeno fino al 2002) nei corporate bond emessi da più di 740 società statunitensi e canadesi: solo nel 2002, piazzando polizze sulla vita e servizi di assistenza domiciliare ai suoi iscritti attraverso 1.400 agenti, ha incassato 4,5 miliardi di dollari (il 3,4% in più rispetto al 2001). Peccato, però, che di questo ingente capitale solo una parte – 128,5 milioni di dollari – sia stata girata a diocesi, ordini religiosi, seminari, scuole cattoliche e, ovviamente, al Vaticano. Viene allora da chiedersi che fine abbiano fatto (in cosa siano stati investiti) gli altri 4,3 miliardi di dollari…

Un’associazione, questa dei Cavalieri di Colombo, molto influente dunque. Ebbene, scorrendo i nomi dei candidati si nota che non sono pochi coloro legati a doppio filo con il movimento. Su tutti l’honduregno Oscar Andres Rodrigues Maradiaga, ma soprattutto il filippino Luis Antonio Tagle. Quest’ultimo sarebbe particolarmente favorito anche per via del beneplacito di Benedetto XVI (che potrebbe essere tutt’altro che ininfluente). Basti pensare ad un particolare certamente non di poco conto: Luis Antonio Tagle, oggi dato per favorito, è stato nominato cardinale solo lo scorso ottobre. Meno di sei mesi fa, dunque. E solo lo scorso anno Benedetto XVI lo ha nominato arcivescovo di Manila. Insomma, una carriera lampo la sua. Giocata nel giro di un solo anno.

 L’OPUS DEI PROVA IL TUTTO PER TUTTO – Dal brasiliano Claudio Hummes all’argentino Jorge Mario Bergoglio, dal ghanese Peter Turkson all’ungherese Peter Erdo, dal canadese Marc Ouellet al nigeriano Francis Arinze. Il peso dell’Opus Dei in questo conclave potrebbe essere decisivo. Tanti i nomi, infatti, legati a doppio filo all’organizzazione, il cui peso economico certamente non è di poco conto. (basti pensare ai tanti banchieri – molti dei quali in affari con lo Ior come il Santander – legati all’Opus Dei).

Uno dei più favoriti dovrebbe essere Francis Arinze: nel caso dovesse diventare pontefice sarebbe il primo Papa di colore nella storia. Un grosso passo in avanti per la Chiesa, certamente. E, soprattutto, per l’Opus Dei: dopo la parentesi di Benedetto XVI – il quale ha un po’ frenato le mire di potere dell’associazione (che invece erano pesantemente cresciute con Giovanni Paolo II, da sempre vicino all’Opus) – questo potrebbe essere il momento per riprendere le redini del Vaticano. E, come detto, Arinze potrebbe essere la persona adeguata: con entusiasmo verrebbe accettata l’innovazione socio-culturale dai fedeli e, allo stesso tempo, l’Opus sottotraccia recupererebbe il terreno perso.

 TURKSON E BERGOGLIO, I DUE VOLTI “OSCURI” DELL’OPUS –Il cardinale ghanese Peter Turkson si adatta alle esigenze dell’Opus Dei in svariati modi”. Queste le parole di Benny Clermont, scrittore americano che si è occupato a lungo delle tante e tante organizzazioni interne al Vaticano. “L’Africa – scrive ancora Clermont – è l’unico continente a sinistra del pianeta in cui vi è la possibilità di conquistare l’egemonia”. Su questo, secondo il giornalista, starebbe lavorando Turkson. E, a quanto pare, non solo da un punto di vista religioso, dato che – parole sue – ha invocato “una vera Autorità politica mondiale” e si è detto favorevole ad una “banca centrale mondiale” per regolamentare il settore finanziario globale e l’offerta di moneta internazionale.

Ancora più inquietante la vicenda legata ad un altro possibile candidato alla successione di Benedetto XVI, l’argentino Jorge Mario Bergoglio. Di lui si è occupato un altro giornalista, Horacio Verbitsky, nel libro L’Isola del Silenzio. Nei primi anni Settanta Bergoglio divenne il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Entrando a capo della congregazione, ereditò molta influenza e molto potere: in pratica era a capo di tutti i sacerdoti gesuiti attivi nelle baraccopoli di Buenos Aires. Fu così che nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato argentino, Bergoglio chiese inspiegabilmente a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene. Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics, che si rifiutarono di andarsene. Non se la sentirono di abbandonare tutta quella gente povera che faceva affidamento su di loro. Il provvedimento di Bergoglio fu immediato: li escluse dalla Compagnia di Gesù senza nemmeno informarli, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il golpe, furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca fu il segnale per i militari, il via libera ad agire: la protezione della Chiesa era ormai venuta meno. Tesi, questa, che sarebbe confermata da diversi documenti ritrovati dallo stesso Verbitsky.

Su tutti, quello reperito dagli archivi del ministero degli Esteri in cui si fa riferimento a un episodio specifico: nel 1979 padre Francisco Jalics si era rifugiato in Germania, da dove chiese il rinnovo del passaporto per evitare di rimetter piede nell’Argentina dopo quell’episodio. Bergoglio si offrì di fare da intermediario, fingendo di perorare la causa del padre: invece l’istanza fu respinta. Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’Ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri, c’è scritto: “Questo prete è un sovversivo”. Secco. E non finisce qui. Un altro documento evidenzia ancora più chiaramente il ruolo di Bergoglio: “Nonostante la buona volontà di padre Bergoglio, la Compagnia Argentina non ha fatto pulizia al suo interno. I gesuiti furbi per qualche tempo sono rimasti in disparte, ma adesso con gran sostegno dall’esterno di certi vescovi terzomondisti hanno cominciato una nuova fase”. È il documento classificato Direzione del culto, raccoglitore 9, schedario B2B, Arcivescovado di Buenos Aires, documento 9.

SCOLA, BENEDETTO E CL “RINNEGATA” – Domanda: che fine ha fatto Comunione e Liberazione in questo scenario? Certamente è la corrente meno influente, anche per il peso che pian piano è andato scemando per i tanti

Il Cardinale Scola

scandali in cui suoi esponenti di spicco (vedi Formigoni) sono finiti. Prova ne sia l’allontanamento di Angelo Scola (l’italiano più favorito a succedere a Ratzinger al soglio pontificio), nonostante sia stato per anni discepolo diretto di don Giussani. Come d’altronde ricostruisce anche Il Fatto, il rapporto con il movimento non si è mai formalmente interrotto: nel giugno del 1982 è tra i relatori del convegno a Rimini, nel 1986 vola a Madrid a un corso di studi organizzato dalla Cl spagnola, il 20 luglio 1991 don Giussani gli fa avere le sue congratulazioni per la nomina a vescovo di Grosseto, nel 2002 Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, commenta la nomina del nuovo patriarca della città lagunare fa un esplicito riferimento a Cl, nel febbraio 2005 monsignor Albacete nel commentare la morte di don Giussani ringrazia Scola per avergli fatto da tramite. A giugno, poi, Scola benedice i fedeli in pellegrinaggio (organizzato da Cl) verso il santuario di Loreto. Ci sono poi altre occasioni; come la scuola politica voluta da Formigoni nel 2008, il convegno dei cattolici del Pdl nel marzo del 2009 a Riva del Garda e ancora la partecipazione al convegno di Rimini nel giugno 2010.

Insomma, rapporti più che stretti. Perlomeno fino ad un certo punto, dato che, con alcune dichiarazioni, sembra che Scola si sia allontanato dall’ambiente ciellino. Emblematico quanto disse nel gennaio 2012: “Dicono ‘sono nati entrambi a Lecco, hanno militato entrambi in Comunione e liberazione, sono stati amici per tanto tempo. Sarà mai possibile che Scola non c’entri niente con Formigoni?’ No, non c’entra niente”. E ancora: “negli ultimi vent’anni ci siamo visti sì e no una volta all’anno a Natale”. E poi sulla propria militanza in Cl: “Possibile che uno si debba portare addosso non uno ma due peccati originali?”. Poi nell’aprile del 2012 Scola a una domanda sbottava: “Cosa ne so io di Comunione e Liberazione, non parlo di queste cose, né’ di Cl né di Formigoni né di altro”.

Era il 1991, però, quando Scola, appena arrivato a Milano, la pensava diversamente: “Sono convinto che il fatto di provenire da Comunione e Liberazione mi darà una possibilità di apertura, di dialogo, di confronto e di accoglienza con tutte le realtà della mia diocesi; mi darà freschezza e duttilità”. Allora era ancora troppo lontano il soglio pontificio che ormai da un anno aleggia su Scola, il benedetto da Benedetto.

Vedi anche:
Basta con lo Ior, sì alle banche etiche

Fonte: http://www.infiltrato.it/inchieste/italia/post-ratzinger-e-guerra-tra-ior-opus-cavalieri-di-colombo-e-cl-e-spuntano-due-impresentabili

Quando FORZA ITALIA comprò LEGA NORD per 2 miliardi di lire

Un giorno Umberto Bossi disse una delle sue frasi antipatiche: “Berlusconi è uno che non tira fuori un soldo nemmeno per pagare i manifesti elettorali, figurarsi se tira fuori dei soldi per la Lega”. Ingrato! Berlusconi di soldi per la Lega ne ha tirati fuori e tanti da indurre alcuni bene informati a sostenere che, alla vigilia delle elezioni politiche del 13 maggio 2001, l’alleanza tra Forza Italia e Lega Nord fu suggellata da un vero e proprio contratto che trasferiva al signore di Arcore finanche la proprietà del simbolo leghista, Alberto da Giussano con spadone e tutto.

Le smentite, peraltro blande e generiche, che si succedono da oltre dieci anni, si fermano di fronte a un fido che siamo in grado di documentare: Berlusconi ha fatto avere due miliardi di lire alla Lega alla vigilia delle politiche 2001. Esattamente la cifra riferita dal giornalista Gigi Moncalvo, ex direttore dell’organo leghista La Padania, durante la trasmissione di Lucia Annunziata “In mezz’ora” di domenica 2 ottobre. La riproposizione da parte di Moncalvo di una versione dei rapporti Berlusconi-Bossi che gira da anni nel mondo lumbard senza il sostegno di prove documentali ha provocato una risentita reazione dello stato maggiore leghista contro la conduttrice della trasmissione, pur senza risalto pubblico.La storia è assolutamente vera. Il 26 aprile 2001, 17 giorni prima delle elezioni, la Banca di Roma concluse l’iter per la concessione di un fido del valore di 20,4 miliardi di lire al partito politico Forza Italia. L’operazione faceva capo alla filiale 70 di via del Corso, a Roma, a pochi passi da Palazzo Chigi, universalmente nota come “sportello dei politici”. Nel documento interno alla banca che dettaglia i termini dell’operazione compare una formula inequivocabile:

“LINEA DI CREDITO DI LIT 20/MILIARDI, DI CUI LIT 2/MILIARDI DISTACCATI CON M/C IN FAVORE DELLA LEGA NORD”.

Che significa? Traducendo dal “banchese”, apprendiamo dal documento che l’operazione, varata dal “comitato fidi” della banca e definitivamente attivata dall’organo competente della Banca di Roma, il comitato esecutivo presieduto da Cesare Geronzi, concede l’apertura di credito a Forza Italia a fronte di due garanzie: una fideiussione personale di Silvio Berlusconi, che dunque si fa carico del rimborso del debito qualora Forza Italia si rivelasse insolvente, e un impegno del partito a “canalizzare” presso la banca i rimborsi elettorali incassati nei mesi successivi.

Bonifico-Forza-Italia-Lega-NordMa è la clausola riguardante la Lega Nord a meritare una spiegazione accurata. La sigla M/C sta per “mandato di credito”, e significa che il tesoriere del partito di Bossi o un suo delegato è autorizzato da Forza Italia a farsi versare dalla Banca di Roma fino a 2 miliardi di lire dei 20,4 del credito complessivo concesso. La formula però implica che la Lega Nord ha il diritto di incassare i soldi, ma non ne resta debitrice verso la banca, che continua ad avere per tutta la cifra concessa un solo debitore in prima istanza, il partito Forza Italia, e un debitore in seconda istanza che è Silvio Berlusconi come prestatore della garanzia fideiussoria.

Adesso guardiamo le date. Il comitato fidi vara la prima delibera per la concessione del credito, nella forma che abbiamo descritto, il 28 marzo 2001: mancano dieci giorni alla scadenza per la presentazione delle liste. Il giorno dopo, in via del Plebiscito, si tiene un vertice tra Berlusconi e Bossi proprio per le liste. Partecipano Claudio Scajola, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Rocco Buttiglione. Si tratta di consacrare l’alleanza. Vige ancora il sistema elettorale con i collegi uninominali. Alle precedenti politiche del 1996 la Lega ha deciso di andare per conto suo, contribuendo così in modo decisivo alla sconfitta di Berlusconi e alla vittoria di Romano Prodi. Per Berlusconi è decisivo rimettere insieme la coalizione nei collegi che lo aveva fatto vincere la prima volta, nel 1994.

Le trattative incominciano nel 1999 e si protraggono in modo tortuoso per mesi. Sullo sfondo le difficoltà finanziarie di Bossi. Il 28 giugno 2000 l’amministratore di Forza Italia, Giovanni Dell’Elce, scrisse alla Banca di Roma una lettera di questo tenore: “Vi diamo incarico di aprire in favore del movimento politico Lega Nord, che assistiamo finanziariamente, un credito complessivo di due miliardi di lire”. La notizia fu pubblicata pochi giorni dopo da Repubblica. Un segnale, probabilmente, perché Berlusconi ha poi sganciato i 2 miliardi solo a liste fatte. Oggi Dell’Elce dice di non ricordare niente: “Sono storie vecchie”.

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/14/il-caimano-e-il-fido-bossi/163741/


Vedi anche: LegaNord-Massoneria-Mafia