Libia: la grande spartizione della torta

di Alberto Negri – Quando si incontreranno martedì al palazzo Ducale di Venezia, Matteo Renzi e François Hollande guardandosi negli occhi dovrebbero farsi una domanda: per quali ragioni facciamo la guerra in Libia?

La risposta più ovvia – il Califfato – è quella di comodo. La guerra di Libia è partita nel 2011 con un intervento francese, britannico e americano che con la fine di Gheddafi è diventato conflitto tra le tribù, le milizie e dentro l’Islam, che però è sempre rimasto una guerra di interessi geopolitici ed economici. L’esito non è stato l’avvento della democrazia ma è sintetizzato in un dato: la Libia era al primo posto in Africa nell’indice Onu dello sviluppo umano, adesso è uno stato fallito.

libia-petrolioLa guerra è in realtà un regolamento di conti e una spartizione della torta tra gli attori esterni e i due poli libici principali, Tripoli e Tobruk, che hanno due canali paralleli e concorrenti per l’export di petrolio.

Qui si possono liberare alcune delle più importanti risorse dell’Africa: il 38% del petrolio del continente, l’11% dei consumi europei. È un greggio di qualità, a basso costo, che fa gola alle compagnie in tempi di magra. In questo momento a estrarre barili e gas dalla Tripolitania è soltanto l’Eni: una posizione, conquistata manovrando tra fazioni e mercenari, che agli occhi dei nostri alleati deve finire e, se possibile, con il nostro contributo militare.

Per loro, anche se l’Italia ha perso in Libia 5 miliardi di commesse, stiamo già accantonando risorse per un contingente virtuale in barili di oro nero. Non è così naturalmente, ma “deve” essere così: per questo l’ambasciatore Usa azzarda a chiederci spudoratamente 5mila uomini. La dichiarazione di John Phillips, addolcita dalla promessa di un comando militare all’Italia, sottolinea la nostra irrilevanza.

La Libia è un bottino da 130 miliardi di dollari subito e tre-quattro volte tanto nel caso che un ipotetico Stato libico, magari confederale e diviso per zone di influenza, tornasse a esportare come ai tempi di Gheddafi. Sono stime che sommano la produzione di petrolio con le riserve della Banca centrale e del Fondo sovrano libico che sta a Londra dove ha studiato per anni il prigioniero di Zintane, Seif Islam, il figlio di Gheddafi, un tempo gradito ospite di Buckingham Palace al pari di tutti gli arabi che hanno il cuore nella Mezzaluna e il portafoglio nella City. Oltre alla Bp e alla Shell in Cirenaica – dove peraltro ci sono consorzi francesi, americani tedeschi e cinesi – gli inglesi hanno da difendere l’asset finanziario dei petrodollari.

Anche i russi, estromessi nel 2011 perché contrari ai bombardamenti, vogliono dire la loro: lo faranno attraverso l’Egitto del generale Al Sisi al quale vendono armi a tutto spiano insieme alla Francia. Al Sisi considera la Cirenaica una storica provincia egiziana, alla stregua di re Faruk che la reclamava nel 1943 a Churchill: «Non mi risulta», fu allora la secca risposta del premier britannico. Ma ce n’è per tutti gli appetiti: questo è il fascino tenebroso della guerra libica.

libia-petrolio-spartizioniIl bottino libico, nell’unico piano esistente, deve tornare sui mercati, accompagnato da un sistema di sicurezza regionale che, ignorando Tunisia e Algeria, farà della Francia il guardiano del Sahel nel Fezzan, della Gran Bretagna quello della Cirenaica, tenendo a bada le ambizioni dell’Egitto, e dell’Italia quello della Tripolitania. Agli americani la supervisione strategica.

Ai libici, divisi e frammentati, messi insieme in un finto governo di “non unità nazionale”, il piano non piacerà perché hanno fatto la guerra a Gheddafi e tra loro proprio per spartirsi la torta energetica senza elargire “cagnotte” agli stranieri e finire sotto tutela. E insieme ai litigi libici ci sono le trame delle potenze arabe e musulmane. Sono “i pompieri incendiari” che sponsorizzano le loro fazioni favorite: l’Egitto manovra il generale Khalifa Haftar, il Qatar seduce con dollari sonanti gli islamisti radicali a Tripoli, gli Emirati si sono comprati il precedente mediatore dell’Onu Bernardino Leòn per appoggiare Tobruk; senza contare la Turchia, che dalla Siria ha rispedito i jihadisti libici a fare la guerra santa nella Sirte.

La lotta al Califfato è solo un aspetto del conflitto, anzi l’Isis si è inserito proprio quando si infiammava la guerra per il petrolio. Ma gli interessi occidentali, mascherati da obiettivi comuni, sono divergenti dall’inizio quando il presidente francese Nicolas Sarkozy attaccò Gheddafi senza neppure farci una telefonata. Oggi sappiamo i retroscena. In una mail inviata a Hillary Clinton e datata 2 aprile 2011, il funzionario Sidney Blumenthal rivela che Gheddafi intendeva sostituire il Franco Cfa, utilizzato in 14 ex colonie, con un’altra moneta panafricana. Lo scopo era rendere l’Africa francese indipendente da Parigi: le ex colonie hanno il 65% delle riserve depositate a Parigi. Poi naturalmente c’era anche il petrolio della Cirenaica per la Total. È così che prepariamo la guerra: in compagnia di finti amici-concorrenti-rivali, esattamente come faceva la repubblica dei Dogi.

Fonte:
http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-03-06/la-grande-spartizione-114530.shtml?uuid=ACe75oiC&utm_source=dlvr.it&utm

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L’ipocrisia ai tempi di Miss Italia

miss_italia_2015

In questi ultimi giorni, sul web non si parla d’altro: Miss Italia. Questo dovrebbe far nascere nella testa di molti una domanda: gaffe voluta per pubblicità? La risposta non è certa. Ciò che rimane certo è il modo in cui questa uscita della nuova Miss del Bel Paese è stata “accolta” dal mondo dei social network: insulti, insulti e insulti.
Non starò a ripetere ciò che lei ha ha risposto alla domanda fatta da Claudio Amendola, noto intellettuale italiano di alto prestigio di cui si ricordano le opere Er Monnezza (moderno) e I Cesaroni. Ormai l’incipit “Vorrei essere nato/a nel…perché…” è ormai da nausea.
Quello che voglio fare è una riflessione sul perché un attacco così massiccio e dai toni pesanti.

Perché indignarsi così tanto per un’uscita come quella della Miss Italia 2015, (che ora inizieremo a chiamare per nome, visto che è un essere umano) Alice Sabatini?
Non saprei. La Seconda Guerra Mondiale è forse rimasta particolarmente impressa e cara agli italiani? C’è chi nemmeno si ricorda quando sono le commemorazioni principali di quella guerra, che non sa nemmeno quando è iniziata e finita, tra chi fosse, le principali date,… Quindi non direi.
Forse è perché una risposta del genere risulta “ignorante”? Sì, forse.
L’idea di poter avere a portata di tastiera e webcam una figuraccia del genere ha scatenato la fantasia e l’ipocrisia del nostro popolino del web. Già, perché abbiamo ancora il grandissimo vizio di iper-criticare gli altri e sotto-criticare noi stessi, oltre al non controllo delle fonti che permane nei non-insegnamenti scolastici. Perché si sa: fare a metà le cose, oltre che a tralasciare la verità e dunque distorcere la realtà a proprio favore per strappare due risate ai likers (perché è così che vi vedono), è meno faticoso.
Chiamatemi buonista: vi vengo incontro. E per voi, popolo del web assetato di like, condivisioni e pigro come pochi, mi sono dovuto sorbire tutte le domande e risposte di un concorso che nemmeno sapevo fosse sopravvissuto.
Faccio riferimento a questo video: https://www.youtube.com/watch?v=gzN5JaOMMDY e più precisamente mi sono concentrato nella mia ricerca dal tempo 3h 03′ 00” circa, ovvero all’incirca quando partono le domande di tre personaggi di alta cultura, come prima annunciavamo: Claudio Amendola, Vladimir Luxuria e Joe Bastianich. Ogni tanto poi compare Massimo Ferrero con dei commenti che non vi riporterò. Mi limito, per gli ancora più pigri che non vorranno nemmeno vedere quei minuti di video, TUTTE le domande e TUTTE le risposte di TUTTE le candidate Miss Italia. Mi sono permesso di tagliare inoltre commenti esterni e ho lasciato l’essenziale per capire domande e risposte.

C.A: Se foste vissute in un’altra epoca, in quale epoca vi sarebbe piaciuto vivere e chi vorreste essere state?
Alice: Nel ’42, per vedere realmente la seconda guerra mondiale, visto che i libri parlano, pagine e pagine, e…la volevo vivere? Però tanto sono donna quindi il militare non l’avrei fatto e sarei stata a casa con la paura di…
Letizia: Vorrei essere nata nel 1900 e vorrei essere la regina Elisabetta.
Vincenza: Io negli anni della bellissima Sofia Loren, in cui la donna formosa era la donna più bella d’Italia, la donna più amata, la donna più affascinante e sensuale.

V.L: Ad Alice vorrei chiederti -le sopracciglia, no?-: tu hai scelto di avere queste sopracciglia folte in un’epoca in cui ormai pure gli uomini si rifanno le sopracciglia perché di uomini con le sopracciglia normali non ne trovi […]. Cara Alice,ti vorrei chiedere queste sopracciglia che tu hai deciso di tenere così folte, insieme al capello corto, credi che sia qualcosa che sottragga alla femminilità o oggi la donna è bella così?
Alice: La donna è bella semplice. Io mi sento semplice in questa maniera, come ho portato sempre i capelli corti, quindi questa è la mia personalità e le sopracciglia folte mi definiscono il volto. Gli uomini che fanno le sopracciglia son scelte e, ecco, io le disegno addirittura, perciò…!
V.L: Invece vorrei chiedere a Letizia…Voglio dare una brutta notizia a tutti: Letizia è fidanzata, vero? Ti voglio chiedere se vincessi Miss Italia, ti monti la testa e lo molli?
Letizia:No, assolutamente!
V.L: Prometti?
Letizia:Rimango sempre me stessa, la Letizia di sempre.
V.L: A Vincenza invece voglio chiederti non chi ti ha consigliato di fare Miss Italia ma se c’è stato qualcuno che ti ha detto “No, lascia stare! Che fai? Chi te lo fa fare?”. Perché adesso ti prendi una bella rivincita, no? Stai qui, in finale, no?
Vincenza: E certo! Beh, qualcuno che mi ha detto di no in particolare personalmente non c’è stato. L’invidia è molta, anche la cattiveria, quindi l’hanno fatto alle mie spalle criticando e giudicando. Io sono qui e se sono arrivata in finale è perché ci ho messo tutte le mie forze e ho creduto in me stessa.

J.B: Alice, se ti porto adesso all’aeroporto e decidiamo dove andare nel mondo, dove scegli e cosa facciamo?
Alice
: In Australia […] perché adoro la natura e – lo posso dire che adoro gli animali?- adoro gli animali, perché mi piacciono gli animali e mi piacerebbe visitare l’Australia.
J.B
: Letizia, nel mondo gastronomico che piatto ti rappresenta di più?
Letizia
: Mi rappresenta di più…
J.B
: Il tuo piatto preferito! Se vengo a casa tua, che piatto mi cucini?
Letizia:La pasta al tonno […] ma non il tonno scongelato, fresco ovviamente.
J.B
: Vincenza, in questo mondo sempre più diviso, cosa vuol dire […] essere una donna del sud Italia, della Campania, di Napoli, di quelle zone lì?
Vincenza
: Beh, la donna formosa, la donna della dieta mediterranea, la donna che vive in salute, allegra, felice, anche sensuale.

Ecco, questo è quanto.
Due piccoli appunti sulle mie impressioni:
1. Le domande presentate non sono di particolare alta cultura e nemmeno chi le ha poste è un’autorità intellettuale: sono tutti personaggi di spettacolo (qualcuno fa anche altro ma di fatto tutti fanno ormai parte del mondo televisivo e dello spettacolo). Criticare dunque domande poste in questi termini e in questo contesto con un’aspettativa di alto livello culturale è all’incirca come commentare una partita di calcio usando le leggi della fisica: ci può stare, ma è abbastanza inutile.
2. Le risposte presentate dalle altre candidate Miss, Alice esclusa, non mi sembrano particolarmente  più originali, audaci o “intelligenti”. Siamo lì. Tant’è che sinceramente, e tuttavia personalmente, ho preferito la risposta di Alice a quella di Letizia alla prima domanda.

Ma non parliamo solo di cultura: qui si tratta di educazione italiana. No, non stiamo parlando di nozioni come sapere cosa è successo nel 1942 o come si chiama la regina di Inghilterra attualmente al trono: stiamo parlando di educazione alla critica costruttiva.
Inoltre finché si parla di materie umanistiche, oh Italia sapientona, siamo tutti laureati. Ma se si parla di ambito scientifico? Pensiamo forse di essere in grado di criticare un’affermazione fatta da un’ipotetica Miss che risponde ad una domanda di un ipotetico giudice che se ne intende?
Io ho una risposta: NO. Non tutti almeno.
Un americano su quattro crede che il Sole orbiti attorno alla Terra, sistema definito geocentrico il cui più famoso sostenitore (dal quale prende uno dei nomi questo sistema) è Tolomeo. Peccato che sia stata superata come visione scientifica, già da parecchio tempo.
Ma non stiamo parlando di americani: stiamo parlando di italiani! Come volete che siano i dati?
Su questo non so, ma so di altre ricerche, come quella del 1993, realizzata dall’antropologa Cecilia Gatto Trocchi. Secondo questo studio, due italiani su dieci si rivolgevano a maghi almeno una volta l’anno (che basta e avanza). Il 37% degli italiani leggeva l’oroscopo almeno una volta a settimana e il 35% riteneva che vi fosse una qualche influenza delle stelle, del Sole e della Luna sul carattere e sul temperamento delle persone. Il 45% riteneva che esistessero persone con capacità extrasensoriali. Per non parlare di quanti si compravano e tuttora si comprano medicinali alternativi,omeopatici e si rivolge a chiaroveggenti o guaritori. Non siamo delle cime nemmeno noi globalmente, insomma.
Poi sentiamo gente che parla di UFO, di nodi di Hartmann, di rettiliani, di complotti dell’11 settembre, di pantere nel Sebino e coccodrilli nel Mella.
Ma criticare quello che Alice Sabatini ha risposto a tre personaggi (anzi, le critiche sono relative ad una sola delle domande) ci rende forse superiori? Deridere, schernire o addirittura offendere quella persona perché ha detto una cosa sbagliata, perché ha detto quel che pensava andando fuori dal solito “la pace nel mondo” e ha creato un enorme equivoco o anche perché è effettivamente ignorante serve a qualcosa?
Altro grande problema italiano è l’incapacità di immedesimarsi: se foste stati voi su quel palco e ora vi trovaste nella sua situazione, come vi sentireste? Come avreste reagito? Cosa avreste detto per non essere criticati? Quando sei al centro dell’attenzione con le telecamere puntate addosso l’unica cosa che si potrebbe tentare per non essere derisi sarebbe restare zitti. Ma ne son certo, si riuscirebbe a scrivere molto anche su quello.

Ora forse dirò una cosa su cui forse non troverò molto consenso da parte di tutti, ma è un pensiero che vorrei esprimere tentando di non creare equivoci (tanto non sono sotto i riflettori, dunque…!): l’ignoranza (quella nozionistica) è diritto dell’uomo, sbagliare è diritto dell’uomo, essere corretto da altri per un errore commesso è diritto dell’uomo. Insultare, sbeffeggiare, deridere per l’ignoranza, voluta o meno, di un’altra persona non è diritto di nessuno, in nessun caso, in nessun luogo, in nessuna situazione. I veri ignoranti sono coloro che non rispettano questi diritti, che non sanno il vero significato di intelligenza, ovvero “leggere oltre la superficie”, comprendere davvero, comprendere le reali intenzioni.

Scrivo tutto questo non perché mi voglio far difensore di un programma TV che sinceramente non mi è mai interessato e che ritengo anche piuttosto superficiale e non educativo, non perché voglio farmi difensore di Alice e delle sue parole, non perché voglio cambiare le cose, poiché non bastano 1641 parole buttate sul web da un qualunque studentello per far capovolgere la mentalità di un intero popolo. Mi faccio difensore di una sola cosa che andrebbe difesa da chiunque in qualunque campo e in qualunque situazione, anche se si trattasse della storiella di una Miss Italia. Mi faccio difensore della verità. O almeno ci provo. Se non ci riuscirò, spero qualcuno mi correggerà perché con le derisioni e gli insulti non si crea cultura, ma la si distrugge.

Stefano Migliorati

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Fonti:
Scienza, pseudoscienza e irrazionalità , Silvano Fuso;
Wikipedia;
La scienza, il paranormale e la pseudoscienza, Diodati.org;

Sterile dibattito attorno a Miss Italia

La satira attorno alla gaffe della neo-eletta più bella d’Italia ci sta, ma la “polemica” fatta da coloro che seriamente hanno commentato l’accaduto è uno sterile dibattito. Non ha vinto la cattedra in una università, ma un concorso di bellezza.

Molte delle persone che se la prendono con Miss Italia perchè non è una professoressa di storia sono le stesse che per anni hanno votato la Carfagna, la Santanché, la Picierno (noti esempi di somma cultura).
Probabilmente gli stessi “giudici” della ragazza non sanno quando è iniziata e quando è finita la seconda guerra mondiale; ne sanno quanti sono i principi fondamentali della Costituzione; anzi, probabilmente devono ancora capire la differenza tra Presidente della Repubblica e Presidente del CdM.
Ma di cosa ci stupiamo, se alla domanda “Quale astro gravita intorno alla terra?” molti rispondono “il Sole”.
Per me non c’è alcuna differenza tra Miss Italia e tutte queste altre persone, che condannando e sbeffeggiando la Miss possono momentaneamente esporre la loro superiorità. Alla fine la dimostrazione che tutti questi grandi “dottori” siano degli impostori di egual ignoranza è solo rimandata.

Dopotutto il massimo del dibattito culturale a cui siete abituati sono le gaffe di Miss Italia o quelle di Luca Giurato, non passate certo il tempo a discutere delle scoperte del CERN o della NASA (anzi per molti di voi la ricerca spaziale è puro sperpero di denaro).

Tutti avete egual diritto di voto, sia voi che la Miss. E per me non c’è più palese dimostrazione di come la democrazia liberale sia nei fatti un fallimento.
Ricordate che i dotti raramente si ergono a inquisitori nei confronti di una persona. Il linciaggio di massa, miei cari, è lo sport preferito dal volgo analfabeta. Chi ne fa parte risponde solamente ad un istinto, ad un comportamento sociale, che vi permette di dire “io ci sono, e non sono messo come quella li”, per marcare una posizione, uno status, che la vostra misera mente non vi permetterebbe di raggiungere se non prendendo le distanze da chi ha giocato male le sue carte, e pubblicamente ha dimostrato di essere imbecille.

Ma che v’importa di giudicare, tanto se uno è uno stupido gli basta aprir bocca e subito te ne accorgi. Il discorso che ho fatto si può riassumere nelle parole di Confucio: «Quando incontri un uomo virtuoso pensa ad emularlo; quando incontri un uomo privo di valore, ripensa a te stesso e fatti l’esame di coscienza». A me pare che, più che farvi un esame di coscienza, abbiate voluto sottolineare: “io sono migliore di lei!”.

Alberto Fossadri

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I dati VERI dell’IMMIGRAZIONE

Parliamo di dati statistici, non di opinioni o percezioni…

Gli immigrati regolari in Italia sono 5 milioni 73 mila a fronte di una popolazione totale residente di 60 milioni 808 mila. Gli stranieri regolari rappresentano dunque l’8,3% della popolazione, mentre gli imigrati irregolari sono stimati in meno di mezzo milione di unità.

Considerando i clandestini stimati, gli immigrati rappresentano il 10,5% dei residenti nel paese. Il 53,1% degli immigrati sono di religione cristiana (i cattolici sono il 18,5% del totale), mentre quelli di fede musulmana rappresentano il 33,1% ma sono in minoranza (ditelo a Salvini).

Le rimesse degli immigrati in Italia ammontano a 5,5 miliardi di €. A causa della crisi sono calate (ammontavano a 6,8 MLD nel 2012). La crisi ha colpito maggiormente loro, gli immigrati senza lavoro nel 2013 sono saliti al 17,3% contro la disoccupazione di cittadini italiani pari all’11,5%.

Per quanto riguarda la criminalità è vero, a fronte di un 10,5% di popolazione straniera, la percentuale dei condannati immigrati corrisponde al 32,6% del totale. Anche se, tra gli immigrati regolari il tasso di delinquenza resta più basso con un incidenza tra 1,2% e 1,4% contro lo 0,75% tra i cittadini italiani. Tra gli over 40enni addirittura il dato percentuale è più alto per gli italiani. Per cui non è affatto vero il luogocomune che gli stranieri tendono a delinquere più degli italiani. La maggior disoccupazione tra immigrati regolari, le discriminazioni e lo sfruttamento in lavori degradanti e poco remunerativi favoriscono tra gli stranieri comportamenti fuori legge.

E’ però da segnalare un’altra anomalia rispetto alla percezione: le discriminazioni gravi verso gli stranieri non sono così diffuse come si tende a credere (ditelo ai centri sociali). I casi segnalati di discriminazione nel 2013 sono stati 1.142, ma è interessante notare che la maggior parte di questi sono da imputare ai mass media, le cui segnalazioni rappresentano il 34,2% del totale (non sarà a causa loro che viviamo tutti nel panico?). Si sa, forzare la notizia fa vendere il giornale…

Attenzione però ad un altro dato fuorviante, tra le condanne e le denuncie, sono considerati come reati anche gli atti legati al soggiorno clandestino (il reato di clandestinità è stato abolito nel 2014), per cui il dato di criminosità tra gli immigrati si abbassa.

Inoltre la percezione resa dai media è fuorviante anche per quanto concerne gli ingressi. Solo il 13% degli immigrati fa il suo ingresso via mare. Mentre non si accenna quasi mai al fatto che tra le 160.000 nuove unità di stranieri, gli ingressi dall’est Europa sono pari a 56.000 persone, di cui 26.000 dall’Ucraina e 14.000 dall’Albania). Le tre nazionalità principalmente coinvolte nel crimine risultano essere quella marocchina, quella albanese e quella tunisina. Soprattutto legati a organizzazioni criminali risultano essere i condannati di origine ucraina e albanese; quindi è meno probabile che tra i naufraghi del canale di sicilia si trovino delinquenti rispetto al flusso migratorio generale.

E’ fuor di dubbio che le politiche migratorie e quelle di integrazione siano fallimentari, così come un’equa distribuzione dei profughi e dei richiedenti asilo sul territorio nazionale. Un dato ancora più evidente è quello dell’informazione che ha completamente sbagliato il suo scopo. Anzi, a dir la verità all’industria dell’informazione importa guadagnare, e con la diffusione della percezione sbagliata sono riusciti ottimamente nel loro intento…

Questi sono i dati su cui basare un ragionamento di gestione politica degli ingressi in Italia, a cui si dovrebbe legare un approfondita ricerca nelle cause dell’immigrazione (prima degli anni ’90 non esisteva il problema) e una conoscenza del fenomeno che riguarda le organizzazioni che trafficano migranti, per capire come colpirle e come evitare la tratta.

Tutto il resto è fuffa, lasciatelo alla D’Urso…

Alberto Fossadri

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Fonti:
http://www.istat.it/it/immigrati/prodotti-editoriali/criminalit%C3%A0
http://www.istat.it/it/archivio/149003
http://criminologia.advcom.it/suppaimmi.htm
http://www.west-info.eu/it/immigrati-italia/
http://www.stranieriinitalia.it/attualita-5_3_milioni_di_immigrati_regolari_in_italia_aumentano_nonostante_la_crisi_19305.html
http://www.stranieriinitalia.it/images/sintesidossier29ott2014.pdf
http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2004/aprile/scheda-caritas-paesi-est.pdf
http://www.caritas.it/materiali/dossier_immigrazione/comunicato_criminalita_immigrati_06102009.pdf

DEMOCRATURA

Di Marco Travaglio – Ecco cosa accadrà se le “riforme” di Renzi, Berlusconi & C. entreranno in vigore: un regime da “uomo solo al comando” senza opposizioni né controlli né garanzie. Cari lettori, scriveteci il vostro pensiero sul modo migliore di opporci al rischio di questo disegno incostituzionale e piduista.

democratura

1. CAMERA. La legge elettorale Italicum made in Renzi, Boschi, Berlusconi e Verdini conferma le liste bloccate (incostituzionali) del Porcellum, con la sola differenza che saranno un po’ più corte. La sostanza è che i 630 deputati saranno ancora nominati dai segretari dei partiti maggiori. Quelli medio-piccoli invece resteranno fuori da Montecitorio grazie a soglie di sbarramento spropositate: 4,5% per quelli coalizzati, l’8% per quelli che corrono da soli e il 12% per le coalizioni. Per ottenere subito il premio di maggioranza, il primo partito (o coalizione) deve raccogliere almeno il 37% dei voti: nel qual caso gli spetta il 55% dei seggi, pari a 340 deputati. Se invece nessuno arriva al 37%, i primi due classificati si sfidano al ballottaggio e chi vince (con almeno il 51%, è ovvio) incassa 327 deputati. Cioè: chi ha meno voti (37% o più) ha più seggi e chi ha più voti (51% o più) ha meno seggi. Una follia. Ma non basta: prendiamo una coalizione con un partitone al 20% e cinque partitini al 4% ciascuno. Totale: 40%, con premio al primo turno. Siccome nessuno dei partitini alleati supera il 4,5%, il partito del 20% incamera il 55% dei seggi. E governa da solo, confiscando il potere legislativo, che di fatto coincide con l’esecutivo a colpi di decreti e fiducie.

   2. SENATO. Con la riforma costituzionale, il “Senato delle Autonomie” sarà formato da 100 senatori non eletti: 95 saranno scelti dai consigli regionali (74 tra i consiglieri e 21 tra i sindaci) e 5 dal Quirinale (più i senatori a vita). Sindaci e consiglieriscadranno ciascuno insieme alle rispettive giunte comunali e regionali, trasformando Palazzo Madama in un albergo a ore: andirivieni continuo e maggioranze affidate al caso, anzi al caos. Di norma anche il Senato sarà appannaggio della maggioranza di governo. E comunque non potrà più controllare l’esecutivo: i senatori non voteranno più la fiducia né saranno chiamati ad approvare, emendare, bocciare le leggi. Esprimeranno solo pareri non vincolanti, salvo per le norme costituzionali. E seguiteranno a eleggere con i deputati il capo dello Stato e i membri del Csm e della Consulta di nomina parlamentare.

   3. OPPOSIZIONE. Nell’unico ramo del Parlamento ancora dotato del potere legislativo, cioè la Camera, i dissensi interni ai partiti di governo potranno essere spenti con il metodo Mineo e Mauro: chi non garantisce il voto favorevole in commissione alle leggi volute dall’esecutivo sarà essere espulso e sostituito da un soldatino del premier. Quanto al dissenso esterno, i partiti di opposizione saranno in parte decimati dalle soglie dell’Italicum. Per i superstiti, la riforma costituzionale disarma le minoranze istituzionalizzando la “ghigliottina” calata dalla presidente Laura Boldrini contro il M5S che tentava di impedire la conversione in legge del decreto-regalo alle banche: corsia preferenziale per i ddl e i dl del governo, che andranno subito all’ordine del giorno per essere approvati entro due mesi, con sostanziale divieto di ostruzionismo e strozzatura degli emendamenti.

   4. CAPO DELLO STATO. Malgrado lo snaturamento del Senato, che finora contribuiva per 1/3 all’Assemblea dei mille grandi elettori (nel 2013 erano 319 senatori, 630 deputati e 58 delegati regionali) e in futuro sarà relegato al 10%, nessuna modifica è prevista per l’elezione del presidente della Repubblica. Quindi potrà sceglierselo il premier (anche se ha preso soltanto il 20% dei voti) dopo il terzo scrutinio, quando la maggioranza dei 2/3 scende al 51%. Forte del 55% dei deputati da lui nominati, gli basteranno 33 senatori per raggiungere la maggioranza semplice dell’Assemblea e mandare al Quirinale un suo fedelissimo. Il che trasforma il ruolo di “garanzia” del Presidente in una funzione gregaria del governo e della maggioranza: il capo del primo partito si sceglie il capo dello Stato che poi lo nomina capo del governo e firma i suoi ministri e poi le sue leggi e decreti. Inoltre, dopo il precedente “monarchico-presidenzialista” di Napolitano, a colpi di invasioni di campo, il nuovo inquilino del Quirinale potrà arrogarsi enormi poteri d’interferenza in tutti i campi, giustizia in primis.

   5. CORTE COSTITUZIONALE. Se tutto cambia nella selezione di deputati e senatori, nulla cambia nell’elezione dei giudici costituzionali. Chi va al governo con l’Italicum (anche col 20% dei voti) controllerà direttamente o indirettamente ben 10 dei 15 giudici costituzionali: i 5 nominati dal Parlamento e i 5 scelti dal capo dello Stato (gli altri 5 li designano le varie magistrature). Così, occupati i poteri esecutivo e legislativo, il premier espugna anche il supremo organo di garanzia costituzionale. E sarà molto difficile che la Consulta possa ancora bocciare le leggi incostituzionali, o dare torto al potere politico nei conflitti di attribuzione con gli altri poteri dello Stato.

   6. CSM E MAGISTRATI. Anche la norma del governo Renzi che anticipa la pensione dei magistrati dagli attuali 75 anni a 70 può diventare una lesione dell’indipendenza della magistratura. Il risultato infatti è la decapitazione degli uffici giudiziari, guidati perlopiù da magistrati ultrasettantenni. E i nuovi capi di procure, tribunali e Cassazione li nominerà il nuovo Csm, che sarà eletto nei prossimi giorni: per 2/3 (membri togati) dai magistrati e per 1/3 (membri laici). I laici, dopo l’accordo Renzi-B., saranno tutti (tranne forse uno indicato dai 5Stelle) di osservanza governativa. Tra questi verrà poi scelto il vicepresidente, indicato dal premier, mentre il presidente sarà Napolitano e poi il suo successore, anch’egli di stretta obbedienza renziana. Così i nuovi vertici della magistratura li sceglierà il Csm più “governativo” degli ultimi 40 anni, previo “concerto” del ministro della Giustizia Orlando. Ad aumentare l’influenza politica c’è poi il progetto ideato da Violante e ventilato da Renzi di togliere al Csm i procedimenti disciplinari di secondo grado per far giudicare i magistrati da un’Alta Corte nominata per 1/3 dal Parlamento e per 1/3 dal Quirinale, cioè a maggioranza partitica.

   7. PROCURATORI E PM. Per normalizzare le procure della Repubblica non c’è neppure bisogno di una legge: basta la lettera di Napolitano al vicepresidente del Csm Vietti che ha modificato il voto del Csm sul caso Bruti Liberati-Robledo e ha imposto una lettura molto restrittiva dell’ordinamento giudiziario Mastella-Castelli del 2006-2007: il procuratore capo diventa il padre-padrone dell’azione penale e dei singoli pm, che vengono espropriati della garanzia costituzionale di autonomia e indipendenza “interna” (contro le interferenze e i soprusi dei capi). Secondo il Quirinale, “a differenza del giudice , le garanzie di indipendenza ‘interna’ del Pm riguardano l’Ufficio nel suo complesso e non il singolo magistrato” (e chissà mai chi può insidiare l’indipendenza “interna” di un’intera Procura). Così, nel silenzio del Csm e dell’Anm, il procuratore viene autorizzato addirittura a violare le regole organizzative da lui stesso stabilite, togliendo fascicoli scomodi gli aggiunti e ai sostituti, e avocandoli a sé senza dare spiegazioni. Per assoggettare procure e tribunali, basterà controllare un pugno di procuratori, senza più il bilanciamento del “potere diffuso” dei singoli pm.

   8. IMMUNITÀ. L’articolo 68, concepito dai padri costituenti per tutelare i parlamentari di minoranza da eventuali iniziative persecutorie di giudici troppo vicini al governo su reati politici, diventa sempre più uno strumento del governo per mettere i propri uomini al riparo dalla giustizia. L’immunità parlamentare, prevista in Costituzione per le Camere elettive, viene estesa a un Senato non elettivo, composto da sindaci e consiglieri regionali che per legge ne sono sprovvisti. Basterà che un consiglio regionale li nomini senatori, e nel tragitto dalla loro città a Roma verranno coperti dallo scudo impunitario, che impedirà a magistrati di arrestarli, intercettarli e perquisirli senza l’ok di Palazzo Madama. Il voto sulle autorizzazioni a procedere rimane sia alla Camera sia al Senato a maggioranza semplice (51%). Il che consentirà alle forze di governo (anche col 20% di elettori, ma col 55% di deputati) di salvare i propri fedelissimi a Montecitorio e di nascondere a Palazzo Madama i sindaci e i consiglieri regionali delinquenti. E poi, volendo, di mandare in galera gli esponenti dell’opposizione. 

   9. INFORMAZIONE. Le due leggi che l’hanno assoggettata al potere politico nel Ventennio B. – la Gasparri sulle tv e la Frattini sul conflitto d’interessi – restano più che mai in vigore. E nessuno, neppure a parole, si propone di cancellarle. Così la televisione rimane quasi tutta proprietà dei partiti. Il governo domina la Rai (rapinata di 150 milioni, indebolita dall’evasione del canone, fiaccata dai pessimi rapporti fra Renzi e il dg Gubitosi, e in preda alla consueta corsa sul carro del vincitore). E Berlusconi controlla controlla Mediaset (anch’essa talmente in crisi da riservare al governo Renzi trattamenti di superfavore). Intanto i giornali restano in mano a editori impuri: imprenditori, finanzieri, banchieri, palazzinari (per non parlare di veri o finti partiti, con milioni di fondi pubblici), perlopiù titolari di aziende assistite e/o in crisi e dunque ricattabili dal governo, anche per la continua necessità di sostegni pubblici per stati di crisi e prepensionamenti. Governativi per vocazione o per conformismo o per necessità.

   10. CITTADINI. Espropriati del diritto di scegliersi i parlamentari, scippati della sovranità nazionale (delegata a misteriose e imperscrutabili autorità europee), i cittadini non ancora rassegnati a godersi lo spettacolo di una destra e di una sinistra sempre più simili e complici, che fingono di combattersi solo in campagna elettorale, possono rifugiarsi in movimenti anti-sistema ancora troppo acerbi per proporsi come alternativa di governo (come il M5S); o inabissarsi nel non-voto (che sfiora ormai il 50%). In teoria, la Costituzione prevede alcuni strumenti di democrazia diretta. Come i referendum abrogativi: che però, prevedibilmente, saranno sempre più spesso bocciati dalla Consulta normalizzata. E le leggi d’iniziativa popolare (peraltro quasi mai discusse dal Parlamento): ma i padri ricostituenti hanno pensato anche a queste, quintuplicando la soglia delle firme necessarie, da 50 a 250 mila. Casomai qualcuno s’illudesse ancora di vivere in una democrazia.

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Fonte: Il Fatto Quotidiano del 06/0/2014.

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Come nasce una dittatura in Italia

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Sembra quasi che la storia debba ripetersi, che il destino dell’Italia sia il dispotismo, che la natura degli italiani sia quella dei servi. Forse è così, di certo questo accade perché come ci insegnò Gramsci «la storia insegna, ma non ha scolari». Se analizziamo alcuni passi della nascita di una dittatura nota e ampiamente discussa, una storia trita e ritrita ma non completamente acquisita come “insegnamento” qual’è il ventennio fascista, e la poniamo a confronto con i recenti avvenimenti politici più significativi nella trasformazione delle nostre istituzioni, potremo scorgere delle affinità. Che sia chiaro: Mussolini acquisì il potere legalmente! Fascistizzando lo Stato italiano poco a poco, utilizzando i poteri costituzionali concessigli dal suo ruolo di governo (a cui aderirono in massa anche liberali e popolari). Il ruolo delle azioni paramilitari degli squadristi fu importante ma marginale in confronto ai poteri di cui fu dotato il suo governo. Non fu mai necessario un golpe militare! Anche oggi le istituzioni hanno cambiato volto, e lo hanno fatto a colpi di decreti e revisioni costituzionali:

1. Centralizzazione del potere nell’esecutivo e indebolimento delle prerogative del Parlamento

Il 24 dicembre 1925 Benito Mussolini approva una legge con cui si normano le prerogative del Primo Ministro e del Governo esecutivo sancendone l’assoluta preminenza rispetto alle Camere, impedendo di fatto a queste la predisposizione dell’ordine del giorno e le spogliava del potere del voto di sfiducia nei confronti dei ministri che da allora spettava solamente al Capo dello Stato: il Re.
Anche negli ultimi 20 anni della nostra Repubblica “Parlamentare” è stato rafforzato il potere esecutivo del governo esautorando col tempo la funzione legislativa del Parlamento che dovrebbe proporre e discutere le leggi, mentre di fatto è diventato l’organo che approva i decreti che emana il Governo e che da Costituzione dovrebbero essere emanati dallo stesso solo in caso di necessità ed urgenza.

2. Leggi elettorali a rafforzamento dell’esecutivo

L’abbandono del sistema proporzionale nel 1923 con la legge Acerbo che regalava un premio di maggioranza costituito nei 2/3 dei seggi alla lista che avrebbe superato il 25% costituì il pericoloso precedente per cui le opposizioni si trovarono impossibilitate a svolgere le loro funzioni (anche per quanto visto nel punto 1). Per questo e a seguito del delitto Matteotti i partiti d’opposizione abbandonarono i lavori ritirandosi sull’Aventino sperando che il Re esautorasse dal suo incarico Mussolini e riportasse il paese alle urne con il proporzionale.
Oggi stiamo assistendo ad una farsa, con questa nuova legge elettorale con le liste bloccate (non a scelta dei cittadini) con un premio di maggioranza che favorisce le coalizioni e un Presidente della Repubblica che non impedisce la deriva autoritaria del paese.

3. Riduzione del pluralismo politico

Indirizzare lo Stato verso il totalitarismo di un unico partito, di un’unica visione politica, dapprima con i punti 1 e 2, ed in seguito con la promulgazione delle leggi “fascistissime” del 1926. Oggi si assiste alla rincorsa della visione di questo “bipolarismo” che con l’attuale legge elettorale che il parlamento si accinge a votare dovrebbe garantire l’impossibilità di poter accedere alle istituzioni ai partiti fuori dalle coalizioni, e soprattutto a quelli lontani dall’ideologia comune che non fosse quella imposta dall’Europa: il neoliberismo.

4. Istituzionalizzazione di apparati ideologici

Per il fascismo si trattò della milizia squadrista, istituzionalizzata e resa legale con la costituzione di un reparto paramilitare di camice nere con poteri regolamentati da norme statali, così come fu anche l’inserimento nell’arco istituzionale del Gran Consiglio Fascista, definitivamente riconosciuto come organo supremo nelle stesse leggi fascistissime del 1926.
Per il liberismo invece si tratta della destatalizzazione forzata (privatizzazione) dei settori strategici del mercato, il rafforzamento delle politiche d’austerity con l’inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio (senza approvazione popolare) e l’implementazione del potere bancario anche con la recente ricapitalizzazione di Bankitalia che rende ulteriormente più complicato un futuro sganciamento dall’euro e quindi pone un’altro mattone nel già imponente muro che ci divide dalla sovranità monetaria.

5. Distruzione del potere sindacale

Il fascismo impedì la costituzione di sindacati che non fossero riconosciuti dal governo e vietò lo sciopero. Oggi i sindacati esistono ma in gran parte sono mera espressione degli stessi partiti che colpiscono i diritti dei lavoratori. Non un solo sciopero generale è stato organizzato dall’inizio della crisi!

6. Imposizione del bavaglio all’opposizione

Quanto già detto relativo alle riforme fasciste è sufficiente, resta solo da aggiungere il veto imposto ai giornali dal regime e la cancellazione delle associazioni non riconosciute dallo stesso. Il giornalismo in Italia come nel resto dell’occidente non è imposto al silenzio con la forza ma con la legge del mercato: a parte rari casi, la maggioranza dei giornali sopravvive grazie a finanziamenti pubblici, finanziamenti partitici o di colossi industriali che ovviamente ne limitano il carattere indipendente (vedi: Perchè i Mass Media mentono). Per quanto riguarda l’opposizione, il suo ruolo è ben definito nella Costituzione, ma la cosiddetta “ghigliottina” messa in atto per la prima volta dalla Presidente alla Camera Laura Boldrini, ha costituito un pericoloso precedente. Infatti è uno strumento utilizzabile dal Presidente della Camera a sua discrezione per casi di urgenza e che permette di mettere fine all’ostruzionismo per poter mettere immediatamente ai voti un decreto. Questa pratica è stata utilizzata per impedire all’opposizione di contestare un decreto in cui apparivano due argomenti del tutto differenti: Imu e ricapitalizzazione di Banca d’Italia. Altro che urgenza! In futuro cosa accadrà? Ogni volta che apparirà un decreto e l’opposizione intende contestarlo verrà nuovamente esautorata? Il suo compito ne sarà completamente snaturato.

7. Flessibilità costituzionale

Imporre l’ordinamento fascista non fu complicato per una forza politica così forte e con un Re compiacente alle sue spalle, questo perché lo Statuto Albertino allora in vigore era una costituzione flessibile, era infatti modificabile con legge ordinaria! Fu probabilmente per questo motivo che i nostri Padri Costituenti ci dotarono nel secondo dopoguerra di una Costituzione semi-rigida. La sua rigidità impedisce al legislatore di modificare le basi del nostro diritto senza una forte approvazione in entrambe le camere  (2/3 dei voti) o senza l’approvazione con referendum popolare. Questo importante principio è sancito dall’art. 138 della Costituzione che oggi si vorrebbe modificare. Considerate voi di adottare una costituzione flessibile in un paese il cui potere legislativo non appartiene più al Parlamento ma ad un Governo che può essere nominato dal Presidente della Repubblica in base al volere della Commissione Europea (i cui membri non sono eletti dal popolo) come è successo per Mario Monti.

Il 2014 con queste riforme può rappresentare il punto di non ritorno per una democrazia morente in un paese di cittadini lobotomizzati. Ed oggi come allora coloro che si oppongono all’instaurazione di un regime vengono screditati e definiti “eversivi”. Meditate gente, meditate.

Alberto Fossadri

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Sondaggio: Quale politico italiano rimpiangi?

L’Italia dimostra ora una grave crisi di rappresentanza, una carenza nella politica di essere interprete dei bisogni reali del paese e di garantire una sovranità alla nazione nel contesto tanto europeo quanto internazionale. Ma l’Italia ha vantato grandi personaggi politici; discussi, non sempre condivisi, democratici o autoritari, ma che in comune hanno avuto una certa abilità politica o una conoscenza ideologica e dottrinale non indifferente. Con questo sondaggio vogliamo tastare quali sono i politici più ricordati, più affezionati agli italiani e leggendo sopra le righe potremo scoprire una tendenza popolare a ricercare nelle politiche di questi vecchi personaggi una risposta alla crisi attuale.

Sono concesse 2 risposte e tra i tanti che abbiamo voluto inserire c’è la possibilità di aggiungere un vostro personaggio.