Vaccini o non Vaccini? Cosa sono e la leggenda vaccino-autismo

 

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Negli ultimi 20 anni i vaccini sono stati presi di mira da pseudomedici e gruppi complottisti che appoggiano l’ideologia del vaccino=autismo e vaccino=$$$ per le cause farmaceutiche In realtà le case farmaceutiche guadagnano di più con gli integratori e con i farmaci da banco., in particolare quei farmaci che servono a lenire gli effetti di un’influenza ad esempio. I composti ricchi in vitamina C non risolvono la situazione dell’influenza-dura 5 giorni sia con assunzione di vitamina C che non assumendola-ma permette di lenire il malessere generale,ma non guarisce. Una bella spremuta o un succo a base di arancia hanno la stessa capacità di alleviare i malesseri parainfluenzali!)

Questa errata convinzione sovverte il significato intrinseco di vaccino, cioè preparazione atta ad indurre nell’organismo una protezione valida e protratta nel tempo contro quei patogeni che nel passato sono stati una piaga per l’Europa e il mondo intero per morbilità e mortalità.

L’idea metropolitana che l’autismo sia causato dai vaccini (in particolare quello trivalente che contiene anche la porzione immunogena del morbillo), nasce in Inghilterra, ma prima di affrontare questa storia, vorrei presentare un piccolo excursus sulla storia dei vaccini e della loro classificazione.

CHE COSA SONO I VACCINI e QUANDO SONO NATI
I vaccini sono delle preparazioni rivolte a indurre la produzione di anticorpi protettivi da parte dell’organismo, conferendo una resistenza specifica nei confronti di una determinata malattia infettiva (virale, batterica, protozoaria).

Il primo vaccino nacque per rispondere alle epidemie di vaiolo che imperversavano nel 1700 e 1800.

A cavallo di questi due secoli, un naturalista, Edward Jenner, notò che le persone a contatto con le vacche, e che si ammalavano di vaiolo vaccino, erano quasi totalmente immuni dal vaiolo umano. jennerQuindi Jenner inoculò il patogeno delle vacche nei bambini “di città”, notando che la maggior parte di loro, immunizzate con questa metodologia innovativa, non si ammalavano del vaiolo umano. Questa nuova metodologia preventiva venne quindi chiamata vaccino.

Nel 1880 Louis Pasteur fece altri esperimenti con microrganismi attenuati e notò che questo modo di immunizzazione fosse maggiormente efficace contro le malattie, soprattutto quelle mortali.

Dal 1880 in poi, la profilassi vaccinale cominciò ad entrare nel mondo medico come pratica consolidata. Grazie ai vaccini, infatti, è stata debellato il vaiolo, il cui ultimo caso mondiale fu registrato il 26 ottobre 1977 in Somalia (ben 100 anni dopo il primo vaccino!) e molte altre infezioni sono diminuite in maniera drastica, anche se questo trend sta, purtroppo, cambiando tendenza, con la ricomparsa di malattie che si pensavano quasi scomparse e sotto controllo, come la difterite.

TIPOLOGIE VACCINALI

Esistono diversi tipi di vaccini, che si possono dividere in due grandi gruppi: vaccini alla Pasteur e vaccini “biotecnologici”.

immunità

Vaccini alla Pasteur: sono costituiti da microrganismi attenuati oppure con microrganismi uccisi ma con la capacità comunque di indurre una risposta immunitaria. Il vaccino con microrganismi attenuati è costituito da microrganismi che sono stati coltivati in vitro e fatti moltiplicare 213 volte in terreni non adeguati, diminuendone al minimo la capacità infettiva. Il vantaggio dell’uso di questa tipologia vaccinale è che mantiene l’immunogenicità del virus selvaggio, ma in soggetti immunodepressi può comunque determinare l’insorgenza della malattia standard.

Nei vaccini con patogeni uccisi, la struttura del microrganismo viene mantenuta, risultando quindi un vaccino stabile e sicuro, ma ha un elevato costo di produzione, sono poco protettivi ed è necessario inoculare più volte, quindi sono meno immunogeni (cioè inducono una risposta blanda contro l’infezione).

Vaccini “biotecnologici”: comprendono sia vaccini già in uso sia vaccini in via di sperimentazione. Quelli già in uso sono vaccini subunitari: sono vaccini che vengono usati per indurre immunogenicità nei confronti di tossine batteriche, come quella del tetano (piccola precisazione: quando le particelle sono troppo piccole, è necessaria la fusione con una proteina chiamata carrier. L’unica funzione è di trasportare e permettere il riconoscimento di tale tossina da parte delle cellule deputate alla risposta immunitaria).

Esistono i vaccini coniugati, i quali hanno la stessa funzione dei vaccini subunitari.

Vaccini con antigeni purificati: sono vaccini costituiti da porzioni di microrganismi associati ad adiuvanti, cioè elementi necessari per indurre una risposta immunitaria efficace che possa rimanere nel tempo;

Vaccini con antigeni sintetici: viene utilizzata la tecnologia a DNA ricombinante, cioè gli antigeni vengono codificati direttamente in laboratorio, come il vaccino contro il Papilloma virus (HPV)

Vaccini virali in forma ricombinante: sono vaccini che servono ad infettare le cellule ed indurre una risposta protettiva da microrganismi che rimangono in forma silente all’interno delle cellule. Sono vaccini per virus definiti “non citopatici”, cioè vaccini che non lisano la cellula dopo essersi moltiplicati con l’apparato replicativo della cellula ospite.

Vaccini a DNA: sono in sperimentazione, in particolare contro l’HIV: viene utilizzato un plasmide, cioè una porzione di DNA batterico con all’interno del DNA che codifica per proteine necessarie all’HIV per riprodursi. Questo plasmide, poi, viene inserito in cellule deputate alla presentazione dell’antigene estraneo ai linfociti, le cellule dendritiche. In questo modo la cellula può produrre queste molecole e presentarle ai linfociti. Il problema è che non si conosce il funzionamento, quindi è ancora in fase tutt’ora sperimentale.

Vaccini a Cellule Dendritiche (DC): vaccini che vengono sintetizzati in laboratorio: queste cellule vengono infettate con antigeni estranei e permette loro di presentare questi antigeni ai linfociti.

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Le cellule dendritiche sono cellule dell’immunità innata (la prima barriera di difesa), che quando fagocitano patogeni o porzioni di essi, processano gli stessi e determinano un’attivazione linfocitaria T e B, cioè cellule delle dell’immunità specifica. Senza le DC, l’immunità specifica non può attivarsi. Questo processo non è unico delle DC, ma sono le più specializzate. Essendo un processo relativamente lungo e non compatibile con il decorso delle malattie classiche, questa metodologia è tutt’ora in studio per un eventuale approccio antitumorale.

COS’ E’ L’AUTISMO?ESISTE UNA CORRELAZIONE TRA AUTISMO E VACCINAZIONE?

Il disturbo noto come autismo fu identificato dallo psichiatra Leo Kanner. In un articolo del 1943 descrisse i casi di una decina di bambini che secondo lui presentavano caratteristiche comuni. Il primo di loro, Donald, sembrava per esempio completamente disinteressato al mondo e alle persone che lo circondavano, non giocava con gli altri bambini, non rispondeva al suo nome se veniva chiamato, aveva una mania per gli oggetti ruotanti, e scoppiava in bizze incontrollabili se la sua routine quotidiana veniva in qualche modo alterata. Gli altri piccoli pazienti che erano giunti all’attenzione di Kanner avevano comportamenti simili.

Kanner fu il primo a parlare di una sindrome specifica prendendo in prestito il termine “autismo” da un altro psichiatra, Eugene Bleuler, che l’aveva usato per descrivere il ripiegamento su se stessi degli adulti affetti da schizofrenia.I sintomi dell’autismo compaiono di solito prima dei tre anni, riguardano inizialmente difficoltà di linguaggio e di comunicazione, e un’apparente difficoltà di contatto emotivo, sia con i genitori sia con i coetanei, ma le sfumature e i quadri di presentazione possono essere anche assai diversi, il che rende spesso anche assai difficoltosa la diagnosi. Negli anni scorsi si è spesso parlato di un forte aumento dei casi di autismo, addirittura di un’epidemia in corso: alcune indagini effettuate nei paesi anglofoni avevano evidenziato un forte aumento del numero di casi nella popolazione. In realtà, quei numeri sono stati molto ridimensionati e si sospetta che, più che un aumento dei casi, riflettano un aumento delle diagnosi, dovuto a una maggiore consapevolezza e sensibilizzazione sul disturbo. Oggi si stima che in Italia una prevalenza attendibile del disturbo (sono poche regioni a raccogliere in maniera sistematica dati sui casi) sia di circa quattro su mille bambini, con il disturbo che colpisce, per ragioni ignote, i maschi 3 o 4 volte più che le femmine

Questa patologia grave non è comunque correlata all’uso dei vaccini. Questo attentato alla salute pubblica (non si può sminuire questa notizia con la parola “bufala” o altri sinonimi) è stato congegnato da un medico inglese ben conosciuto nell’area medico-scientifica, che è riuscito a far pubblicare su una rivista medica la notizia “sensazionale” del 1998: il vaccino trivalente causa l’autismo. Ma andiamo con ordine.

Il protagonista della vicenda è Andrew Wakefield, medico inglese che pubblicò sul “Lancet”, il più prestigioso giornale medico mondiale, il seguente articolo: “Ileal-Limphoid_Nodular Hyperplasia, Non-Specific Colitis, and Pervasive Developmental Disorder in Children”.wakefield Esso eseguì 12 biopsie tramite colonscopia su bambini con disturbi intestinali e del comportamento, 10 dei quali autistici. In questi piccoli pazienti riscontrò la presenza di infiammazioni intestinali. I genitori di 8 di questi bambini affermarono che i loro figli avevano sviluppato i sintomi dopo la vaccinazione trivalente Morbillo-Parotite-Rosolia (Mpr). La ricerca parlava chiaro: nonostante questi dati, era dichiarato espressamente che non era dimostrabile un legame tra vaccinazioni e i sintomi manifestati in quei bambini; servivano altri approfondimenti.

Nonostante ciò Wakefield organizzò una conferenza stampa sostenendo che il legame autismo-vaccino trivalente era probabile, quindi essendo pericoloso ne consigliava la sospensione. Consigliava una formulazione singola del prodotto (che non esisteva) a distanza una dall’altra. Quando i media diffusero la notizia, l’effetto fu devastante: nel Regno Unito le percentuali dei bambini vaccinati crollò dal 93% al 75%, con il picco minimo a Londra del 50%.

Le conseguenze furono altrettanto preoccupanti: dai 56 casi di morbillo in Inghilterra, si arrivò ai 1348 nel 2008 con 2 decessi. In Irlanda 100 bambini vennero ricoverati con polmonite ed edema cerebrale e 3 di essi morirono. Da malattia sotto controllo, nel 2008 il morbillo ridivenne patologia endemica.

Lo studio di Wakefield venne revisionato troppo tardi, il danno ormai era fatto. Infatti si scoprì che lo studio “scientifico” condotto da costui non era corroborato da rilevazioni di casi controllo. Cosa significa ciò? Uno studio scientifico, per essere dichiarato scientificamente valido, deve mettere a

confronto due “serie” di soggetti: la prima che ha delle caratteristiche (in questo caso bambini autistici che hanno fatto il vaccino contro il morbillo), e la seconda serie (chiamati “casi controllo”) che non hanno l’autismo e che non hanno effettuato il vaccino (cioè il contrario). In pratica, l’unica cosa che è emersa da questo studio inglese è che il morbillo può causare delle infezioni intestinali, le quali determinano la produzione di una proteina (che proteina?non si sa) e la stessa raggiunge l’encefalo e tramite qualche interazione (che non si conosce e non si immagina) determina l’insorgenza dell’autismo. Questo processo non è stato assolutamente verificato, ma solamente formulato senza nessuna tipologia di dato avvalorante questa teoria.

Wakefield fece altri studi, tutti studi che nessun specialista riuscì a riprodurre, o meglio, non si riuscì mai ad ottenere gli stessi risultati.

Wakefield venne obbligato a ritrattare, ma nel 2002 ci riprovò. Ritentò uno studio simile, ma un suo collaboratore dichiarò che il medico alterava i risultati dei tessuti intestinali: egli riportò dei risultati negativi come positivi . Affidò gli stessi tessuti alla ditta che precedentemente lo appoggiò nello studio del 1998 e quest’ultima confermò i dati del medico inglese. Il collaboratore si licenziò e chiese la cancellazione del suo nome dal lavoro.

Queste pratiche poco chiare cominciarono a girare nel mondo scientifico e 10 dei coautori chiesero di essere cancellati dallo studio: il Lancet ritirò l’articolo chiedendo scusa ai propri lettori. Nel mentre, il medico venne processato per colpa medica.

Venne alla luce, inoltre, che un avvocato inglese, legale di famiglie con bambini autistici, contattò il medico inglese per commissionare uno studio sulla correlazione vaccino-autismo, per poter intentare causa contro le aziende farmaceutiche e richiedere un risarcimento miliardario. Wakefield venne pagato ben oltre le 500mila sterline, cifra confermata dallo stesso medico dopo essere stato messo alle strette.L’avvocato, intanto, amministrava i soldi ottenuti dalle famiglie stesse tramite società fittizie.

Intanto, Wakefield brevettò i vaccini di morbillo, rosolia e parotite separati. In pratica disse: se volete vaccinare i vostri bambini, fatelo con 3 vaccini separati e in tempi diversi (nessuna azienda farmaceutica aveva brevettato i vaccini separati). In pratica Wakefield dichiara pubblicamente-senza nessun dato scientifico-che il vaccino trivalente, in particolare il patogeno attenuato del morbillo-quindi non è colpa degli altri due patogeni attenuati, causa autismo, però intanto brevetta 3 vaccini singoli, compreso quello per il morbillo. In questo modo lo stesso medico (ormai ex) afferma una cosa, per poi proporre in vendita un qualcosa che contraddice in maniera plateale la sua tesi originaria.

Mano a mano che passava il tempo vennero alla luce altri scandali: biopsie di bambini che avevano manifestato l’autismo prima di aver fatto il vaccino, biopsie normali classificate patologiche, laboratorio inadatto al tipo di lavoro (chiuse mesi dopo lo scandalo).

Diversi studi post-scandalo vennero effettuati CONTINUI E RIPETUTI STUDI e TUTTI affermarono (anche una recente review lo dichiara) che IL VACCINO NON CAUSA AUTISMO.

Questa storia/bufala continua in modo imperterrito a circolare, con siti catastrofisti e persone anti-vaccino che continuano a fare campagne antivaccinali.

Wakefield, intanto, è stato radiato dall’albo dei medici. Continua ad essere invitato in format televisivi come primo antivaccinista britannico (è anche stato assoldato da associazioni che credono erroneamente che il vaccino causi autismo) e la stessa associazione dei medici inglesi ha dichiarato il comportamento di Wakefield scorretto e disonesto. L’ex medico ha pure denunciato i membri del British Medical Journal, i quali svelarono il retroscena della truffa. Naturalmente questa denuncia non ha avuto nessun seguito legale.

ALTRI PROBLEMI LEGATI ALL’USO DEI VACCINI

Sono nate altre problematiche legate i vaccini: presunta tossicità, collegamento ad altre patologie, presunto avvelenamento: tutto questo non è stato dimostrato. Specifichiamo: è un medicinale, quindi ha degli effetti collaterali come tutti i medicinali.

I nuovi elementi che ora sono presi di mira come causa di autismo sono gli ADIUVANTI. Cosa sono gli adiuvanti? Per poter spiegare cosa sono gli adiuvanti faccio un piccolo accenno all’Immunologia. L’uomo possiede un sistema immunitario che può essere suddiviso in due grandi famiglie: l’immunità innata e l’immunità specifica. L’immunità innata è quella porzione di immunità filogeneticamente più antica, che permette di mettere in campo una difesa “uguale per tutti”, mentre l’immunità specifica è costituita da cellule istruite a riconoscere un particolare microrganismo patogeno. Però l’immunità specifica, per poter funzionare adeguatamente deve interagire con l’immunità innata, altrimenti l’immunità specifica “funziona a metà”, cioè riesce a sconfiggere il microrganismo, però non riesce a mantenere una memoria a lungo termine, ma soprattutto non riesce a specializzarsi adeguatamente. Questo determinerà, nel caso di una seconda reinfezione da parte dello stesso microbo, una risposta più bassa rispetto alle aspettative (infatti, se il nostro organismo, alla prima infezione del patogeno A, riesce a specializzarsi bene grazie ad un’ottima interazione con l’immunità innata, la seconda volta che lo incontrerà, lo debellerà facilmente, anche senza l’insorgenza della malattia-vedi le famose reinfezioni dell’influenza nello stesso anno, spesso dura molto meno rispetto alla prima infezione-, ma se non avviene questo dialogo, avremo una risposta secondaria che simula la prima volta).

Gli adiuvanti hanno il compito di stimolare in maniera adeguata l’immunità innata, per permettere un’adeguata risposta dell’immunità specifica. Un esempio di adiuvante è il SALE DI ALLUMINIO, il quale non determina una risposta antigenica da parte dell’immunità, quindi non può dare problemi allergici (visto che non determina risposta antigenica). Il sale di alluminio, quiindi, NON è TOSSICO!

Altro elemento che è stato sotto i riflettori (ma che ora non lo è più, visto che è stato tolto dalle composizioni monodose vaccinali), è il TIOMERSALE.

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Il tiomersale è un composto a base di mercurio che il nostro organismo riesce a decomporre in etilmercurio e tiosalicilato, componenti che non creano danno all’organismo (attualmente il tiomersale si trova nell’inchiostro dei tatuaggi). L’etilmercurio non è da confondere con il metilmercurio, il componenete tossico del mercurio.

Il tiomersale veniva usato come elemento conservante nei vaccini quando questi non erano monodose. Oltre per l’inutilità attuale del tiomersale nei set vaccinali, è stato tolto per principio precauzionale, ma studi hanno confermato la mancanza di correlazione tra tiomersale e autismo (infatti il tiomersale è stato tolto, ma i casi di autismo continuano comunque ad aumentare).

VACCINARSI OGGI

Bisogna vaccinarsi. E’ importante per diversi motivi. Il più importante è che permettiamo al nostro organismo di proteggersi nei confronti di microrganismi che possono deteminare l’insorgenza di patologie gravissime, che possono portare anche a morte.

Il secondo motivo importante è che più individui sono vaccinati per un certo patogeno, più lo stesso patogeno si troverà incapace di infettare e replicarsi e quindi diraderà la sua presenza, fino alla scomparsa, come è successo con il vaiolo umano. Inoltre questa vaccinazione di massa aiuta quelle persone che non sono vaccinate contro quel microrganismo e sarà minima la probabilità che quel soggetto si infetti: questo effetto secondario viene chiamato effetto gregge (quindi, carissimi non vaccinati, ringraziate chi si vaccina perché, in buona parte, protegge anche voi!). E’ il problema sorto con l’influenza H1N1 che imperversava qualche anno fa: essendo comparsa nei primi anni del Novecento (influenza Spagnola, 1918-1920, che fece 30 MILIONI DI MORTI), le persone sopravvissute erano persone che avevano sconfitto l’influenza, quindi immunizzate e non più a rischio di morire per l’influenza (se in buona salute, naturalmente. Chi ha complicanze polmonari ha un maggiore rischio di contrarre delle complicanze associate alla patologia influenzale, fino alla peggiori delle situazioni, quindi ecco l’importanza per questi soggetti ammalati di effettuare la vaccinazione antinfluenzale). Fino a quando c’è stato un numero elevato di queste persone con protezione anticorpale, questo ha permesso di evitare pandemie di H1N1, quindi un effetto gregge “naturale”. Quando è diminuita questa percentuale, ecco la ricomparsa della H1N1.

L’effetto gregge per le patologie associate a microrganismi con elevato rischio di morte e sequele gravissime, che possono portare anche a sopravvivere e non a vivere, ora, si sta mitigando a causa del numero diminuito di persone immunizzate. Gli ultimi dati sono allarmanti: secondo il Presidente della Società Italiana di Pediatria, Giovanni Corsello, c’è un calo al di sotto del 95% delle vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite ed epatite B (ricordo che in Spagna è ritornato lo spettro della difterite, con la prima morte dopo 30 anni che si pensava debellata alle nostre latitudini grazie alla campagna vaccinale in atto) e il calo sotto l’86% delle vaccinazioni contro morbillo, parotite e rosolia. I vaccini hanno salvato circa 2 milioni e mezzo di vite l’anno, 5 al minuto e che, ancora oggi, una malattia come il morbillo può risultare mortale. Questo calo mette a rischio l’immunità di gregge e aumenta il rischio di insorgenza di patologie mortali.

Gli ultimi dati ci mettono in fondo alla classifica europea di vaccinati, il che mette in pericolo la salute pubblica.

Questo drastico calo ha portato il ritorno di morti per malattie come la pertosse, la difeterite, il morbillo. Inoltre ricompaiono persone che presentano i sintomi di chi ha avuto una malattia e si porte i prodromi della stessa.

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Casi di morbillo negli USA.

CONCLUSIONI

Vaccinarsi? SI

Contro quali malattie? Quelle base (Quindi morbillo, rosolia, parotite, pertosse, tetano, diofettrite, epatite B) e poi secondo indicazione medica. Prendiamo come esempio il vaccino antinfluenzale: chi deve farlo? In particolar modo persone anziane, persone con patologie che in caso di influenza possano aggravare la loro situazione, bambini piccoli.

Il vaccino può salvare la tua vita e quella altrui: non bisogna lasciarsi abbindolare da chi vuole far sembrare un complotto ciò che non lo è. Purtroppo articoli contro la profilassi vaccinale ne esitono a iosa, che hanno una cassa di risonanza talmente ampia che sta mettendo a rischio una protezione creata nel tempo, con il ritorno di patologie che hanno messo in ginocchio il mondo intero nelle epoche passate, mettendo a rischio le nostre vite e le vite dei nostri figli.

A causa di un articolo del 1998, rivelatasi falso, la voglia di cercare continuamente una colpa esterna (anche quando non c’è), ha portato ad un picco negativo dei vaccinati.

Fiumi e fiumi di parole si sono spese per sottolineare che Wakefield ha fatto delle indagini pseudoscientifiche, abbindolato dai soldi (vedi i 500mila euro dati da un legale e il brevetto del vaccino trivalente scomposto) e dalla pubblicità.

Le prove scientifiche della sicurezza dei vaccini ci sono; le prove sulla mancata sicurezza dei vaccini non ci sono, visto che queste “fantomatiche” prove si basano sull’alterata lettura
(voluta o no?) di dati scientifici, mescolando in un unico calderone tutti i vaccini, senza indicare una tipologia ben precisa, visto la variegata presenza di tipologie vaccinali viste sopra,indicano la malevolenza di certe dichiarazioni che inducono le persone ad uno stato di allerta, di paura, dove l’allerta e la paura non dovrebbe esserci.

Notizie di giudici che condannano a pagare le spese mediche di persone che sono state giudicate vittime autistiche a causa del vaccino sono fatti di ordinaria follia perché l’AUTISMO NON E’ CAUSATO DALLA SOMMINISTRAZIONE DEI VACCINI!vaccinazione

Non lasciamo vincere gli antivaccinisti. Non lasciamo vincere le malattie che i nostri avi hanno continuamente tentato di debellare e/o controllare ed hanno esultato quando c’è stata la speranza di sopravvivere a queste malattie. Facciamo vincere la razionalità e la verità: I VACCINI SALVANO LA VITA.

Bertozzi Annalisa

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Fonti:
-Immunologia cellulare e molecolare, Abul K. Abbas, Settima edizione, edizione italiana a cura di Silvano Sozzani, 2012
-Salute e Bugie, di Salvo di Grazia, Chiarelettere, 2014
http://goo.gl/kBzYNy
http://www.focus.it/scienza/salute/autismo-questo-sconosciuto

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https://azioneprometeo.wordpress.com/2015/10/09/vaccino-o-non-vaccino-questo-e-il-quesito/

Vaccino o non vaccino? Questo è il quesito…

Premetto che non sono uno scienziato, tantomeno un medico, quindi non mi permetterò di affrontare il tema dal punto di vista tecnico perché ritengo di non averne le competenze. Ma su tutte le materie in cui non abbiamo competenze specifiche dovremo forse evitare di farci una nostra opinione? Certamente no, anzi, è importante che tutti ci interessiamo di tutto, ma badiamo bene a considerare verità assoluta la nostra conclusione personale. Questo è un aspetto importante in tutti i campi. Fatevi una vostra opinione, nutrite pure dei dubbi, ma se il campo non appartiene alle vostre esperienze e competenze, mantenete delle riserve, non fatevi travolgere. Sempre! Invito a leggere tutto il testo per capire come l’ho analizzato dall’esterno prima di giungere alla mia personale conclusione.

vaccino-bambinoPersonalmente ero interessato ad affrontare l’aspetto legato all’approccio con cui la gente si informa sui vaccini. Lo farò sia come appassionato studioso di sociologia, sia come ricercatore storico quale sono. Innanzitutto faccio notare l’aspetto mediatico del fenomeno antivaccinazione. La maggior parte della campagna contro i vaccini appartiene al mondo di internet. Numerosi, infatti, sono i blog e i siti dedicati alla lotta contro i vaccini.

Per prima cosa evidenzio che nella psiche del moderno “informato alternativo”, internet rappresenta la fonte più sicura in cui trovare informazione. Ovviamente è un concetto che condivido in buona parte. La differenza generale tra l’informazione tradizionale dei media mainstream e quella del web, sta nella dipendenza dal profitto dell’industria mediatica nel primo caso e la libertà intellettuale dei blogger nel secondo. Esistono però altre differenze, e non sempre corrispondono ad un vantaggio/svantaggio.
Ad esempio è stato dimostrato che l’80% delle notizie mandate in onda in televisione o scritte su un quotidiano hanno un’unica medesima fonte. Eppure rimaneggiamenti e interpretazioni rendono la stessa notizia, della stessa fonte, completamente differente a seconda che si legga L’Unità o che si guardi il TG5.
In antitesi il web è caratterizzato dal fatto che una stessa informazione può avere un numero svariatamente elevato di fonti. Questo potrebbe essere positivo dal punto di vista del pluralismo delle argomentazioni ma può dare spazio ad un contenuto verosimile in cui siano racchiuse fonti attendibili con fonti non attendibili. Questo accade per l’impreparazione professionale che spesso contraddistingue un blogger.
La stessa reinterpretazione e manipolazione che troviamo nei telegiornali e nei giornali rispetto ad una fonte primigena, avviene tranquillamente anche su internet. Un blog riprende un articolo di un altro sito rimanipolandolo, questi a sua volta aveva recuperato stralci di vari articoli in altre pagine web e così via… rendendo praticamente impossibile verificare le fonti.

Quello che è accaduto con la storia dei vaccini è invece un caso peculiare. Internet si è praticamente comportato come un media mainstream, ovvero i blogger hanno prelevato quasi tutte le loro argomentazioni da un’unica fonte: lo studio del medico Andrew Wakefield pubblicato nel 1998 sul Lancet (prestigiosa rivista scientifica). Nello studio si metteva in correlazione la vaccinazione con disturbi dello sviluppo, e il medico in una serie di conferenze sostenne che l’autismo era una conseguenza del vaccino trivalente MPR (anti morbillo, parotite, rosolia).
Lo studio fu molto contestato perché non seguiva un metodo scientifico richiesto per qualsiasi studio. Nel suo caso il campione di pazienti era ridotto e alcuni test erano discutibili, al che fu ritenuto che le conclusioni dello studio erano state forzate. Il medico consigliò di fare una vaccinazione singola per ognuna delle tre malattie, però man mano che la discussione sui vaccini è circolata in internet si è trasformata e molti sono arrivati alla conclusione che non si deve assolutamente sottoporre i bambini a nessuno dei tre vaccini. Comunque il risultato fu un crollo delle vaccinazioni di morbillo in UK con un’epidemia localizzata ad un migliaio di casi e 2 decessi. La vicenda del medico è lunga e complessa, ma termina con un secondo studio dello stesso medico che tende a sbugiardare se stesso cercando di riparare al danno.
In ogni caso, il fatto che lo stesso fronte antivaccino non è univoco (chi vuole abolire la trivalente, chi vuole dilazionare in più anni i vaccini, chi vuole abolire alcuni vaccini, chi addirittura vuole l’abolizione totale dei vaccini) dimostra che non esiste un serio studio di riferimento che li faccia concordare. Un po’ come quando nei primi secoli del cristianesimo i vescovi si riunirono per decidere quale fosse la natura della trinità. Non era scritto da nessuna parte, nemmeno sulla Bibbia, quindi ognuno interpretava a propria maniera e il movimento cristiano si spaccò: ortodossi, ariani, nestoriani, ecc presero ognuno la propria strada.

I blog antivaccino prendono spunto da altri siti che fanno principalmente riferimento a questo testo e completano con ulteriori argomentazioni legate a esperienze di casi in cui i bambini hanno subito danni o sono deceduti con il trattamento vaccinale. Alcuni casi sono fasulli, molti altri invece sono reali, altri invece vengono collegati ai vaccini quando questa relazione non è confutata dai medici. Il fatto stesso che il danno accada dopo la somministrazione del vaccino, cosa che spesso convince i genitori del nesso tra i due, non è sufficiente a sostenere tale relazione. Lo sarebbe se i casi fossero migliaia in un lasso di tempo piuttosto breve. L’esempio più pratico che viene in mente riguarda la segnalazione dell’aumento del 270% di bambini autistici dopo il vaccino. Sapendo che solo dai primi anni ’90 l’autismo viene registrato e analizzato per verificarne eventuali incrementi, mi piacerebbe sapere rispetto a cosa si riferiscano questi dati. Perché lo studio da cui prendono spunto relaziona più che altro la correlazione tra l’età dei genitori e l’autismo, vertendo sul fatto che quasi il 70% dei bambini autistici nasce da coppie con madri adolescenti o con uomini ultracinquantenni. Quindi chi utilizza uno studio finalizzato a rivelare qualcosa di diverso dalla sua conclusione, sta forzando le proprie tesi.

Leggere di singoli casi riportati come esempio influisce spesso nel convincerci della ragione degli antivaccinisti. Questo fenomeno psicologico avviene anche in altri settori e può essere facilmente analizzato secondo la scienza della sociologia mediatica. Per facilitarne la comprensione agiamo per parallelismo con il fenomeno della sicurezza.
Uno degli argomenti principali dei telegiornali sono gli episodi di cronaca nera: omicidi, rapine, stupri, ecc. Aumentare il numero dei servizi che li riguardano, o semplicemente descrivere con maggior precisione i dettagli scabrosi delle vicende, attiva la sfera emotiva del nostro cervello e indirettamente ci fa percepire minor senso di sicurezza, paura e frustrazione. Il fatto che gli omicidi riportati in televisione sia doppio rispetto all’anno precedente, non è dimostrazione che vi sia stato un aumento degli omicidi nel paese. Infatti, nonostante sembri che la sicurezza sia sempre più a rischio, i dati del Ministero degli Interni mostrano l’opposto: un netto calo negli ultimi 10 anni degli episodi di violenza, avvenuto progressivamente ogni anno.
Per questo, i casi particolari non devono mai, e dico mai, essere presi in considerazione per una ricerca da svolgere ad ampio spettro.
Sia ben inteso che ogni qualvolta troviate un caso specifico trattato in favore di un argomento generalizzato, esso è stato scelto solo ed esclusivamente per il suo valore emotivo nei confronti di voi che state accingendovi a leggere. Se devo essere convinto di qualcosa, devo essere convinto con la trattazione di un tema e con il ragionamento, non con metodi atti a colpire l’istinto e l’emotività.

Foto tratta dalla pagina Fb: Italia Unita per la Scienza

Foto tratta dalla pagina Fb: Italia Unita per la Scienza

Dopo l’attacco dell’11 settembre, con le ricevute minacce di un attacco batteriologico con il vaiolo (potrebbe essere solo stata propaganda della paura in puro stile americano), il governo degli USA mise a disposizione il vaccino del vaiolo per gli americani che lo volessero. Furono vaccinati 350.000 americani, circa 1 su 20 mila ha manifestato problemi di infiammazione cardiaca, e si sono verificati 2 decessi. I casi di decesso da vaccino esistono e sono sempre esistiti, ma a questo punto forse è più l’aspetto etico che quello scientifico a contraddistinguere la discussione. Ovviamente gli ufficiali medici dovrebbero valutare patologie e rischi per ogni singolo paziente, e queste morti non dovrebbero accadere, ma ammettendo che la perfezione è impossibile da raggiungere, possiamo sopportare la morte di pochi bambini a causa dell’inettitudine in confronto alla morte di centinaia di loro per epidemia?

Da ricercatore storico mi sento anche in dovere di insegnare come approcciarsi a tale materia. Cosa centrerà con l’argomento dite voi? Centra dal momento che i profani si approcciano alla storia considerando le dinamiche e la cultura dominante nel mondo attuale, senza calarsi nel tempo e ragionare un discorso con il pensiero e le dinamiche del passato.

Spesso il sunto della discussione sui vaccini ruota attorno ad un punto non sempre specificato, ma sicuramente sottinteso. Un concetto in linea col pensiero del lettore che percepisce la linea di principio: “i vaccini servono all’industria farmaceutica per trarre un enorme profitto”.
La mia risposta? È assolutamente vero. Questo significa che i vaccini fanno male? Non è detto. Anche con il cibo le multinazionali dell’agroalimentare fanno valanghe di soldi, ma questo significa che il cibo fa male? Forse non è salutare come una volta, forse in alcuni casi è veramente nocivo, ma mangiare è funzionale alla vita dell’essere umano? Si. Lo stesso potremo dirlo delle automobili o di altri prodotti.
Esattamente intorno a questo punto, le persone ragionano in maniera del tutto fuori luogo non considerando la storia dei vaccini che comincia nel XIX secolo! Le dinamiche finanziarie e commerciali che esistono oggi non sono sempre state le stesse. La vaccinazione in Italia fu diffusa dal medico Luigi Sacco che operava nell’allora Repubblica Cisalpina (era il periodo delle guerre napoleoniche). Non esistevano le multinazionali, ne tantomeno le società di capitali, esisteva solo un medico che diminuì drasticamente i decessi di vaiolo iniettando il virus “Vaccino” (di origine bovina) che era simile al vaiolo umano. All’epoca gli antivaccinisti erano le alte autorità ecclesiastiche, considerandolo un’insana e innaturale commistione tra uomo e animale.

Durante una ricerca storica si utilizza il rigore del metodo scientifico. Cosa significa? Il metodo può rivelarsi utile nella vita in qualsiasi forma di ricerca. Quando devo analizzare un episodio storico devo incrociare le fonti, devo contestualizzarle, posso ragionare ipoteticamente qualora le fonti non siano sufficienti a ricostruire una storia ma devo evitare forzature in ciò che non è evidente. Quello che accade nella mente di un “complottista” è essenzialmente l’opposto. Si basa sul percorso più semplice per arrivare ad una conclusione, traguardando invece la complessità del discorso.
Spesso mi è capitato di interpretare documenti di un unico archivio (ad esempio l’Archivio di Stato) in un’unica maniera. Poi, intrecciando quei documenti con quelli di altri archivi, con i giornali dell’epoca che ne davano un’interpretazione, con la cultura dell’epoca e con i fatti conseguenti, si riesce ad avere un quadro più chiaro.
Limitarsi alla semplificazione di un fenomeno per comprenderlo più facilmente è il modo migliore per sbagliarsi. Che i vaccini siano una fonte di profitto non lo escludo, ne sono sicuro. Ma dire che ogni azienda farmaceutica si comporta alla stessa maniera o dire che per questo i vaccini fanno male è oltremodo assurdo. Ed oltraggioso aggiungerei, nei confronti di persone come il dott. Jonas Salk che, scoperto il vaccino contro la poliomelite decise di non brevettarlo affinché tutti potessero godere dei frutti della scienza a basso costo.

Azione Prometeo non è un movimento politico, è un blog che cerca di stimolare un dibattito e cerca in certi casi, come questo, di evitare che in argomenti complessi come quelli scientifici vengano accettate delle verità senza riserve. Sui vaccini è tutto sicuro e chiaro allora? Forse no. Nei primi anni ’90 l’allora “poco onorevole” Ministro della Salute De Lorenzo percepì una tangente dalla Glaxo –SmithKline, una società che commercializza il vaccino antiepatite B. Il fatto che l’obbligatorietà di quel vaccino fosse stata promulgata proprio sotto l’amministrazione De Lorenzo fa sentire odor di bruciato a chiunque… Questo significa che il vaccino è pericoloso? Non si può sostenere, forse la tangente è per favorire un prodotto buono rispetto ad un altro prodotto buono ma dal costo inferiore. Chi può dirlo se non la magistratura? Io non ho le basi per sentenziare…
Qualcuno potrebbe anche obiettare che, essendo l’epatite una malattia tipica della trasmissione di sangue o delle cure dentistiche, non dovrebbe essere iniettata in un bambino prima dei quattro anni. Ma questo vuol forse dire che i vaccini fanno male? Assolutamente no, si può contestare il metodo, si può contestare l’integrità del mondo dei vaccini, ma se dei vaccini funzionavano senza interessi commerciali alla fine del 1700 non vedo perché dovremo rinunciare a una tecnologia per ritornare ai salassi del medioevo.

L’invito che vi faccio è quello di mantenere il dubbio piuttosto, ma non giungere a conclusioni forzate quando le premesse non pendono a favore di una tesi. Partite come me dal presupposto che chiunque abbia una conoscenza scientifica leggermente superiore alla nostra, con un lessico tecnico e qualche formuletta algebrica, potrebbe affascinarci con le sue argomentazioni. Se il contenuto viene poi esaltato con degli esempi che colpiscono la vostra emotività ci vuole poco per diventare noi stessi sostenitori di una nuova fede.
Interessatevi che è buona cosa, ma state sempre distaccati da cose complesse. Dopotutto 400 anni fa Galileo non poteva sostenere l’eliocentrismo, perché all’epoca non vigeva la regola del “metodo scientifico” ma del palese ed evidente. Ciò che era palese ed evidente per gli uomini dal punto di vista della Terra (ovvero che il Sole gravitava attorno ad essa) non lo era dal punto di vista della scienza.

Se volete delucidazioni tecniche relativamente al mondo dei vaccini, attendete la nostra Annalisa, studentessa in medicina (quindi per i complottisti non è ancora un medico che percepisce provvigioni illegali sui farmaci prescritti) che sta scrivendo un dettagliato articolo frutto di ricerche personali e che sarà pubblicato prossimamente sul blog.

Questa è la mia analisi, e dei consigli pratici su come affrontare le milioni di informazioni che ci giungono ogni giorno. Intestardirsi non serve, mia madre diceva che “solo gli stupidi non cambiano mai idea”. Personalmente ho cambiato spesso idea, ma in molti casi, non sempre la conclusione a cui si arriva determina una certezza. Le azioni umane sono piene di eccezioni, e non escludo che anche sui vaccini si verifichino, ma questo non farà di me un antivaccinista.

Alberto Fossadri

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Fonti:

https://www.autismspeaks.org/science/science-news/large-study-parent-age-autism-finds-increased-risk-teen-moms
– http://www.nature.com/mp/journal/vaop/ncurrent/full/mp201570a.html
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/04/vaccino-non-meccanismo-causa-effetto-autismo-bimbo-nacque-prematuro/1474845/
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/18/leggenda-dellautismo-causato-dai-vaccini/355655/
http://www.studiomedicodestefanis.it/Vaccini/Vaccini31.htm
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/06/15/de-lorenzo-condannato-andra-in-carcere.html

Le scienze non hanno MAI ucciso nessuno

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Immagine presa dalla pagina facebook Italia Unita per la Scienza

“A una grande scoperta scientifica corrisponde una critica opposta e contraria”.

Così si potrebbe riassumere quel che accade sui social network in seguito agli annunci della NASA o di qualsiasi altra sensazionale scoperta e/o ricerca in campo scientifico che coinvolge anche gran parte dei media.
Siamo nel 2015 (se non ricordo male) e molte (troppe) persone ancora non hanno capito come funzionano le scienze, lo sviluppo scientifico e soprattutto la differenza tra ricerca scientifica e applicazione.
Non sono ancora inserito in quest’ambito, lo ammetto, ma so almeno in modo superficiale la differenza e i limiti che le scienze ammettono al loro interno, cosa di cui invece molti non fanno troppo caso (o anche troppo).
Post come quello sottostante non sono rari sui social il giorno dopo questi grandi annunci.

Immagine presa dalla pagina facebook

Immagine presa dalla pagina facebook “Contro i poteri forti”

Perché attaccare in questo modo la ricerca scientifica?
Rispondo subito alla domanda posta da quei post: esistono forme di vita intelligenti sulla Terra?
Sì, e non siete voi a quanto pare.

Forse non si ricordano alcune cose, ma una in particolare: le scienze non hanno MAI ucciso nessuno!
E ora gli animalisti penseranno che sono un insensibile perché tanti animali vengono magari non uccisi ma maltrattati e usati come cavie; altri penseranno ai medici di cui ogni tanto parlano al TG che sbagliano le operazioni; altri ancora penseranno alle compagnie farmaceutiche, alle scie chimiche, alle radiazioni, alla bomba atomica,…
State tutti sbagliando. O meglio, avete ragione che dei morti riguardo a quel che ho elencato ora ci sono stati, ma non sono state le scienze a farlo e non sempre sono gli scienziati o i medici e ricercatori (ricordando che oltre a questo sono anche esseri umani in grado di sbagliare).
Già che ci siamo perché non prendersela con Maxwell?
Maxwell nel 1864 scrisse “A Dynamical Theory of the Electromagnetic Field” dove “per la prima volta propose che la natura ondulatoria della luce fosse la causa dei fenomeni elettrici e magnetici”[1].
Grazie a lui abbiamo fatto passi enormi nella comprensione dei fenomeni elettromagnetici.
Non incolperei certo lui delle morti dei fulminati fino ad ora deceduti né di tutti i problemi del 1800 non  risolti.
Vogliamo parlare di Einstein? Lui ha elaborato una delle teorie che ora è tra i pilastri della fisica moderna e senza la quale non avremmo, ad esempio, i GPS. Ha contribuito ovviamente anche alla costruzione degli acceleratori di particelle che han permesso ulteriori scoperte e rivoluzioni. Poi commette un errore: pubblica i suoi studi. Eh già: queste scienze purtroppo vanno rese pubbliche per poter permettere a tutti di farne beneficio, confrontare, criticare e migliorare le teorie elaborate. Questi suoi studi finiscono per far costruire la bomba atomica, l’arma peggiore che l’umanità abbia mai creato, e uccide migliaia di migliaia di persone e causa una tensione alla fine del secondo conflitto mondiale tra USA e URSS, non concluso prima del 1991[2]. Ma…fu proprio Einstein a volere tutto ciò? Ovviamente no! E accusarlo di essere il padre della bomba atomica non ha alcun senso. E anche in questo caso di certo non lo si può accusare di aver privato la società della sua intelligenza per risolvere altri “più grandi problemi”.
Se proprio vogliamo fare i pignoli citiamo Diesel e il suo motore che oggi inquina le città di tutto il mondo e ci sta uccidendo pian piano causando il surriscaldamento globale.

Ma diciamo che le questioni di moralità colpiscono poco: qui interessa l’aspetto economico della ricerca scientifica.
“Perché dovremmo pagare cifre astronomiche per mandare sonde su pianeti inutili come Marte? Usiamoli per trovare acqua nelle zone desertiche!”.
Marte è nulla: guardiamo alla Luna.
A parte le mille invenzioni complottistiche dietro all’allunaggio da parte degli astronauti dell’Apollo 11 (ho una notizia per voi: è avvenuto davvero!) , c’è chi è ancora convinto che non ha portato a nulla. Denaro investito per qualche sasso e per qualche filmato e foto di uomini sulla Luna, solo curiosità?
Se anche fosse, le scienze nascono appunto da quella. Inoltre dire che non ha portato a nulla è un errore madornale. Se ora abbiamo i sistemi di sicurezza più efficienti nelle autovetture (tra cui l’ABS), se abbiamo i voli aerei più sicuri (nonché i voli low cost), se potete avere ecografie e risonanze magnetiche, se potete fare le foto ai gattini con le reflex e se potete vedere il tempo che probabilmente farà domani lo dovete alle missioni sulla Luna e alle missioni spaziali in generale. E non solo: le missioni spaziali fanno anche girare l’economia industriale[3].
La missione Mars One, che porterà dei coloni su Marte entro il 2030 circa, e già l’attuale ISS prevedono sistemi di riciclo dell’acqua con cui è possibile sopravvivere per parecchio tempo e stan cercando di migliorare ulteriormente queste tecnologie per poter favorire anche una possibile coltivazione su Marte[4].

Tutto questo panegirico per dirvi cosa? Che le scienze sono forse l’attività meno capita dall’uomo.
Non per il fatto che usano una matematica più complessa o concetti che non si possono comprendere, ma per il semplice fatto che non si comprende la precarietà e temporaneità delle scienze. Una teoria scientifica che perdura nel tempo è un evento strano, nonché preoccupante: ogni soluzione rimane temporanea e si spera sempre in un miglioramento e per questo si continua a far ricerca, sempre sempre più ricerca.
Inoltre bisogna saper distinguere tra chi fa ricerca e chi applica le ricerche, nonché chi le utilizza e come le utilizza. Una cosa è usare E=mc2 per studiare il mondo microscopico, un’altra è costruirci armi, un’altra ancora è ordinare di utilizzarle.
Altra cosa: le scienze non sono magia! Non danno le soluzioni immediate. Per questo le ricerche richiedono fondi e tempo, necessari entrambi per arrivare a risposte concrete e che si possono rivelare rivoluzionare, a volte anche negli ambiti meno attesi. Se non si trovano queste soluzioni, bisogna continuare a cercare e ricercare. I problemi non si risolvono attaccando chi ti sta aiutando perché ti sembra che ci stia impiegando troppo tempo o perché non lo fa come pensi dovrebbe farlo: se non sei del settore non puoi giudicare qualcosa che non conosci.
E se siamo proprio preoccupati per il ritorno economico e sociale non mi stancherò mai di riportare un aneddoto che mi raccontò il mio professore di fisica al Liceo.
Un ricercatore vissuto tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800 ricevette la visita di un ministro nel luogo dove faceva ricerca. Il ministro era incuriosito dalle ricerche dello scienziato (o meglio, voleva capire dove finivano i soldi dati alla ricerca). Arrivato di fronte a uno dei suoi macchinari, con (finto) interesse gli rivolse una domanda poco conosciuta dai ricercatori: “A che serve?”.
“Ancora non lo so” rispose lui “ma sono sicuro che il suo governo  riuscirà a metterci una tassa sopra”.
Il nome di questo ricercatore era Faraday. Vi sembra così inutile e uno spreco di denaro la corrente elettrica?

Stefano Migliorati

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Note:
1. https://it.wikipedia.org/wiki/James_Clerk_Maxwell per altre informazioni su Maxwell
2. Prendo come riferimento la data in cui l’Unione Sovietica cessa di esistere, anche se molti fanno coincidere la fine della Guerra Fredda con la caduta del muro di Berlino nel novembre del 1989;
3. A che serve l’esplorazione spaziale? Da Galielo a Plutone, conferenza online realizzata da Italia Unita per la Scienza il 7 agosto 2015;
4. Informazioni in più sul sistema del riciclo dell’acqua su questo post sulla pagina facebook Chi ha paura del buio?

La vita non è facile per nessuno, e allora? – Elogio a una grande donna di scienza

di Stefano Migliorati

Alcuni personaggi storici, per quanto lontani da noi nel tempo e nello spazio, hanno avuto rilevanza sulla maggior parte dei fenomeni, degli oggetti, delle tecnologie e della società che oggi ci circondano. Una considerazione banale ma che spesso scordiamo.
Esistono poi figure del passato che hanno superato quella barriera del tempo e le cui vicende diventano non solo rilevanti ma anche odierne, attuali.
Una di queste figure nacque a Varsavia il 7 novembre del 1867, sesta figlia di due insegnanti. Il suo nome era Maria Salomea Skłodowksa.

Parte I: gli studi, la carriera nascente e il matrimonio

Fin da subito si distinse per la sua abilità nello studio e per il suo interesse per le scienze. Quando nel 1891 si trasferisce a Parigi per proseguire i suoi studi, trova un ambiente di grande tensione politica e sociale: la guerra franco-prussiana e il “caso Dreyfus” hanno fatto nascere nella popolazione un forte senso di nazionalismo e di attaccamento alla tradizione. In ambito accademico però le cose vanno molto bene: si laurea alla Sorbona in Fisica nel 1893 e ottiene la laurea in Matematica l’anno seguente. Il 1894 è importante non solo per la sua seconda laurea ma anche per un incontro fortunato con quello che il 25 luglio del 1895 sarebbe divenuto suo marito. Uomo di scienza, otto anni più di lei, si trovò da subito in sintonia. Lavorarono egregiamente a livello accademico così come coppia. Il nome di quest’uomo era Pierre Curie e dal giorno del suo matrimonio Maria sarebbe stata conosciuta come Marie Curie.

Curie, Marie: in laboratorio all'Università di Parigi, 1925

Curie, Marie: in laboratorio all’Università di Parigi, 1925

Non bisogna però pensare a lei come all’ennesima “grande donna dietro il grande uomo”. Lavoravano esattamente alla pari.
Nel 1898 in soli cinque mesi riuscirono a scoprire due nuovi elementi, il polonio (dedicato alla terra natia di Maria) e il radio, che fu al centro delle ricerche di tutta la vita della scienziata. La scoperta di questi elementi, nonché di una particolare proprietà di questi di emettere radiazioni (al tempo non si aveva ancora un’idea chiara di cosa fossero e a cosa fossero dovute; la spiegazione fu data solo in futuro grazie ad altre teorie) furono al centro dei loro studi. Questa proprietà fu chiamata radioattività , nome derivante per l’appunto dall’elemento scoperto da Marie e Pierre.
Dopo il dottorato di Maria in Fisica con una tesi sulla radioattività nel 1903, il 10 dicembre dello stesso anno lei, suo marito e Henri Bequerel, altro grande scienziato che lavorò sulla radioattività e svolse molti esperimenti, ricevettero il premio Nobel della Fisica per lo studio della radioattività. Dopo questa gioia e l’arrivo della secondogenita (la primogenita nata nel 1895) nel 1904, la tragedia: il 19 aprile del 1906 Pierre Curie muore in un incidente stradale, travolto da una carrozza. Per Marie il colpo è forte. Riesce ad affrontare il dolore in un solo modo, cioè immergendosi completamente nel lavoro. Ma per quanto ciò le dia un po’ di pace, il dolore rimane profondo. Scrive infatti nel suo diario:
“Non riesco a pensare più a nulla che sia capace di darmi un po’ di gioia, tranne forse la ricerca scientifica. Ma in verità neppure quella, poiché seppure ottenessi qualche risultato sarei triste per il fatto che tu non sarai qui a condividerlo con me.”. Scrive questo diario come se si stesse rivolgendo direttamente al marito e ammette che rimane in laboratorio anche per sentirlo più vicino.
Passano circa 8 mesi e la sua carriera fa un nuovo balzo in alto: le viene offerta la cattedra di Fisica generale alla Sorbona, la stessa cattedra che ricopriva il marito. Lei accetta.
Il 5 novembre 1906 alla prima lezione sono presenti centinaia di persone tra studenti, professori e semplici curiosi. Perché? Beh, è la prima donna ad avere una cattedra alla Sorbona. Per questo l’evento suscita tanto interesse. Inoltre la vedova Curie è appena uscita dal periodo di lutto e ha occupato il ruolo del marito. Ma se il pubblico si aspettava un qualcosa di più “spettacolare”, Marie si limitò a proseguire come se nulla fosse le lezioni del marito.
Dentro di lei però è tormentata, depressa, molto triste: avere il ruolo del marito non è facile. Affronta però  la situazione con notevole forza, anche se questa comincia a vacillare.

Parte II: il nuovo amore e i nuovi problemi

Trova conforto e amicizia nella figura di Paul Langevin, già collega ed ex studente di Pierre. Amicizia che pian piano diventa sempre più intima fino a divenire un amore discreto, privato. Paul è sposato con Jeanne Desfosses, matrimonio che però già da anni è in crisi. La gelosia della moglie nei confronti della scienziata con cui Paul passava la maggior parte del tempo, sfocia irruentemente dopo il luglio del 1910 quando Paul e Marie affittano un appartamento in zona Sorbona. La moglie è furibonda e arriva pure a minacciare di morte Marie. Per evitare che le tensioni diventino insostenibili, si arriva a un “accordo”: Paul e Marie non si dovranno più vedere e frequentare, né per lavoro né per altro.
Un congresso a Bruxelles però fa rincontrare i due amanti. Ed è allora che la donna, stanca di compromessi e di reprimere quei sentimenti, scrive una lettera a Paul, decisa a risolvere la cosa una volta per tutte.
Non vuole solo una vita felice con lo scienziato, vuole anche metterlo in guardia affermando che la moglie sta compromettendo il suo umore e il suo lavoro. Scrive infatti in quella lettera:
“Tua moglie non è capace di provar pace mentre tu eserciti la tua libertà, proverà sempre a importi ogni genere di costrizione, per motivi di ogni sorta: interessi materiali, capricci, mera vanità.”.
Suggerisce pure una soluzione ai suoi problemi, una soluzione drastica: la separazione.
“Se si procedesse con la separazione, tua moglie smetterebbe ben presto di dedicarsi ai figli, che non è capace di crescere e che l’annoiano, e tu potresti progressivamente incaricarti della loro educazione. Infine, Paul mio, non bisogna considerare solo i tuoi figli. Ci sei tu, il tuo futuro di scienziato la tua vita morale e intellettuale.[…]Devi rendertene conto. Non puoi vivere né respirare né lavorare in un ambiente come quello in cui ti trovi ora.”.
Suggerisce pure di iniziare ad evitarla e di trasferirsi via da lei. Leggendo le lettere sembra quasi più preoccupata per lui che per la loro relazione. Riferisce che non solo lei ma anche gli amici e gli studenti lo vedono sempre più afflitto.
Ma nel frattempo il lavoro e la carriera di Marie non possono fermarsi e, se nell’ambito privato vive questa situazione, nell’autunno del 1910 la scienziata su suggerimento di alcuni colleghi si candida a un posto vacante nella divisione di Fisica dell’Accademia delle Scienze francese. Altro candidato è Edouard Branly, fisico che ebbe un ruolo fondamentale nelle comunicazioni senza fili ma dal curriculum certamente minore rispetto a quello di Marie, tanto minore che le imprese scientifiche della scienziata diventano il motivo per cui non dovrebbe essere scelta per tale posto. “Ha ricevuto ormai tutti i riconoscimenti possibili, diversi premi dell’Accademia, candidature a un gran numero di organizzazioni, un laboratorio e una cattedra alla Sorbona dove tutto ciò che desiderava le è stato servito su un piatto d’argento” riporta L’Action française, quotidiano di destra nazionalista. Ma non solo questa testata giornalistica è schierata contro la “femminea eccentricità” di Marie: Le Figaro e tutte le riviste conservatrici vogliono sminuire il contributo scientifico offerto da  Madame Curie, accusandola addirittura che dopo la morte del marito non avrebbe più realizzato nulla di buono. Questi attacchi alla sua figura funzionano e il 23 gennaio 1911 risulta sconfitta in favore del tradizionale e conservatore Branly.

Parte III: diffamazione, il secondo Nobel e la rivincita

Purtroppo questo suo “ardire” a un posto alto all’interno dell’Accademia smuove molti animi intenzionati ad abbattere la sua gloria. Prima tra tutte Jeanne Langevin, la moglie di Paul. Sembrerebbe che la moglie abbia mandato qualcuno all’appartamento di Paul e Marie e abbia sottratto le loro lettere. Madame Curie ora è allarmata, soprattutto per l’uso che potrebbe farne la donna.
A fine ottobre parte per Bruxelles al primo Congresso Solvay, a cui partecipano tra i tanti anche Einstein, Planck, Rutherford, Perrin e Paul Langevin. Lei è l’unica donna.

Congresso Solvay, 1911

Congresso Solvay, 1911

Il giorno dopo la fine del congresso su Le Journal appare questo titolo: “Storia d’amore: Madame Curie e il professor Langevin”. L’articolo riporta informazioni fornite dalla madre di Jeanne che affermano che Marie avrebbe allontanato Paul dalla famiglia per fuggire con lui.
“La vedova di Pierre Curie, la grande scienziata che stava per entrare nell’ Istituto di Francia, la celebre, illustre Marie Curie ha portato via il marito a mia figlia e il padre ai miei nipoti…”.
Seppur Marie tenta di rispondere con una smentita al Temps, ormai la notizia pare divenuta inarrestabile, come pure l’opinione pubblica, ulteriormente rafforzata dal Petit Journal (famoso per le invettive contro Dreyfus) che riporta un’intervista della moglie di Langevin che getta le basi per una campagna contro Marie Curie, descrivendola come “una «sconsiderata» tutta dedita a cose «maschili» quali «i libri, il laboratorio, la gloria», parole che dimostravano a pieno il pensiero dell’epoca riguardo il rapporto donne-scienze.
Ma finalmente una buona notizia, anzi una notizia unica e di cui nella storia fino ad oggi è stata protagonista solamente Marie Curie: l’assegnazione del premio Nobel per la Chimica per l’isolamento del radio e del polonio. Sembra capitata a proposito, in mezzo a quello scandalo sulla sua vita privata che nulla ha a che vedere con i suoi meriti scientifici. La notizia però rimane nel silenzio, nessuno ne viene a sapere nulla. L’Accademia di Svezia non appoggia questo gossip e le vuole consegnare comunque il premio. Per Marie questa è una grande vittoria e decisa scrive nuovamente al Temps parole che dovrebbero riecheggiare spesso nella storia:
“Considero abominevole l’intrusione della stampa e dell’opinione pubblica nella vita privata. Tale ingerenza assume un aspetto particolarmente criminale quando coinvolge persone che hanno manifestamente dedicato la loro vita a occupazioni elevate e di utilità generale […].”

Parole che, assieme alle minacce di denunce e provvedimenti giudiziari nel caso di nuove intromissioni nella sua vita privata, non fermano gli attacchi alla scienziata. Albert Einstein, amico di Marie, le scrive poiché “irritato per il modo in cui la feccia si permette di reagire contro di lei […]. Sono tuttavia convinto che lei provi disprezzo per questa marmaglia, sia che essa finga deferenza sia che cerchi di sfogare attraverso di lei il proprio desiderio di facili emozioni. Sento il bisogno di dirle quanto ammiri il suo spirito, la sua forza e la sua onestà. Mi ritengo fortunato ad averla conosciuta personalmente a Bruxelles […]. Se questa marmaglia continua a occuparsi di lei, semplicemente smetta di leggere tutte quelle sciocchezze e le lasci alle vipere per cui sono state fabbricate.”.

Quello stesso giorno, il 23 novembre 1910, Gustave Téry pubblica sull’Œuvre le lettere private di Madame Curie e Monsieur Langevin. Si aggiungono dunque le accuse di essere una straniera, pure ebrea (come suggerisce il suo secondo nome, Salomea) che ha voluto allontanare un brav’uomo dalla sua famiglia legittima. Questa pubblicazione, assieme ad un duello tra Téry e Langevin che finisce nella resa di entrambi ma che fa molta notizia, giunge fino a Stoccolma. Svante Arrhenius, Nobel per la Chimica nello stesso anno in cui Marie e Pierre lo ricevettero per la Fisica, le scrive:
“Una lettera a lei attribuita a lei è stata pubblicata da un giornale francese di cui sono giunte alcune copie fin qui  […], ho perciò chiesto ai colleghi cosa ritenevano fosse opportuno fare nella mutata situazione, considerevolmente aggravata, tra l’altro, dal ridicolo duello ingaggiato da M. Langevin. Quest’ultimo avvenimento ha dato l’impressione, che mi auguro errata, che la corrispondenza pubblicata non fosse una contraffazione. Tutti i miei colleghi ritengono più opportuno che lei, il 10 dicembre, non venga, perciò la prego di trattenersi in Francia; non possiamo prevedere cosa potrebbe accadere qui in occasione del conferimento del premio. Se l’Accademia avesse creduto alla possibilità che la lettera in questione fosse autentica, con tutta probabilità non le avrebbe assegnato il premio se non dopo una plausibile dimostrazione della sua falsità.Spero quindi che telegraferà a M. Aurivillius o anche a me dicendo che le è impossibile venire […] e che invierà una lettera in cui dichiara di non voler accettare il premio prima di una pubblica sconfessione delle accuse nei suoi confronti, durante il processo Langevin”.

Marie non sopporta tale affronto, questi ipotetici problemi di ordine pubblico, e vuole vedere riconosciuti i suoi meriti.
“Se questi fossero i sentimenti condivisi dagli accademici,” scrive in una lettera di risposta il 5 dicembre 1911 “ne sarei profondamente delusa. Tuttavia non credo spetti a me fare confetture sulle opinioni o le intenzioni dell’Accademia; devo quindi agire secondo le mie proprie convinzioni. Sarebbe da parte mia un grave errore seguire la sua raccomandazione. Il premio, infatti, mi è stato assegnato per la scoperta del radio e del polonio, e credo non vi sia alcun rapporto tra la mia opera scientifica e le vicende della mia vita privata […]. In linea di principio non posso ammettere che le calunnie e le maldicenze della stampa influenzino l’apprezzamento accordato al mio lavoro scientifico.”.
Quando si presenta alla consegna del premio, nel discorso ufficiale dell’11 dicembre rivendica tutte le sue scoperte scientifiche (compiute anche con il marito) e l’importanza delle sue ricerche sulla radioattività che han permesso notevoli passi avanti nella ricerca, motivo per il quale è probabilmente stata scelta per il Nobel.  Il premio riconosciutole e il discorso mettono finalmente a tacere tutti i chiacchiericci sulla vicenda.
E Paul Langevin? Tra lui e Marie finisce la storia d’amore e torna dalla moglie e si trova una nuova amante più discreta.

Parte IV: la malattia, la notorietà e l’amore per le scienze

Da qui in poi la vita di Marie scorre di certo più tranquilla da questo punto di vista. Ma la malattia causata dalla continua esposizione alle radiazioni, la fa sentire sempre più stanca. Ciò non le impedisce di proseguire il suo lavoro: proprio durante la Prima Guerra Mondiale si impegna per la costruzione di apparecchi portatili (caricate su camion, per quanto portatili) per le radiografie sul campo di battaglia, scende lei stessa nelle zone di guerra con la figlia Irène per aiutare con le radiografie e fonda l’Institut du Radium (attualmente Institut Curie).

Institut du radium, 1936

Institut du radium, 1936

Per quanto Marie ritenga la guerra un atto cruento che va ripudiato e per quanto lotti anche per la pace tra i popoli, facendosi in futuro promotrice della Commissione internazionale per la cooperazione intellettuale, fa un’importante riflessione come introduzione del suo saggio La radiologia e la guerra.
La storia della radiologia di guerra offre un esempio sorprendente dell’insospettata ampiezza che, in certe situazioni, può avere l’applicazione di scoperte di ordine puramente scientifico. […] La grande catastrofe che si è scatenata sull’umanità, e che ha accumulato un numero spaventoso di vittime, ha fatto sorgere per reazione l’ardente desiderio di salvare tutto quel che era possibile salvare, di sfruttare tutti i mezzi per risparmiare e proteggere delle vite umane. […] Da allora, ciò che era sembrato difficile e problematico è divenuto fattibile e ha ricevuto una soluzione immediata; il materiale e il personale si sono moltiplicati come per incanto; tutti coloro che non capivano hanno ceduto e compreso, coloro che ignoravano hanno appreso, coloro che erano indifferenti si sono votati alla causa.
Conclude scrivendo: L’intera comunità civilizzata ha il dovere categorico di vegliare sul campo della scienza pura dove vengono elaborate le idee e le scoperte, di proteggerla e incoraggiare i lavoratori dando loro il supporto necessario. E’ solo in questo modo che una nazione può crescere e perseguire un’evoluzione armoniosa verso un ideale lontano.”.

I problemi però non sono finiti per Marie: malgrado la sua notorietà, non ha fondi sufficienti per proseguire le ricerche all’Institut. Gli amici le dicono che se lei e suo marito si fossero preoccupati di far valere i loro diritti sulle ricerche, avrebbe ora certamente più fondo economico per proseguire il suo lavoro. Ma Marie non si pente di quella scelta. Infatti dice: “L’umanità ha certamente bisogno di persone pratiche, capaci di ottenere il massimo dal loro lavoro e, senza dimenticare il bene generale, di salvaguardare i propri interessi. Ma ha anche bisogno di sognatori a tal punto attratti dai liberi esisti di un’impresa da considerare impossibile prestare la minima attenzione ai propri benefici materiali. In effetti questi sognatori non meritano la ricchezza, poiché non l’hanno desiderata. Tuttavia, una società ben organizzata dovrebbe assicurare a questi lavoratori tutti i mezzi necessari a raggiungere i loro obiettivi, all’interno di una vita sgombra da preoccupazioni materiali e votata alla ricerca disinteressata.”.

Marie Curie in America con le sue due figlie e Marie

Marie Curie in America con le sue due figlie e Marie “Missy” Meloney

Una giornalista americana Marie “Missy” Meloney si interessa molto alla causa di Marie Curie e decide di aiutarla: pubblica un’intervista con la scienziata e la invita in America. Marie accetta l’invito e pare con le sue figlie. Viene accolta come una celebrità: si dedicano canzoni, balli e opere teatrali al radio e alla stessa Curie e si riesce a far ascoltare alle conferenze, ottiene lauree ad honorem, premi e, infine, uno degli obiettivi che si era posta la giornalista. Il 20 maggio il presidente Harding consegna a Marie Curie un grammo di radio del valore di 121407 dollari: la sua ricerca è salva. Riprende il suo lavoro ma le condizioni di salute peggiorano sempre di più. I dati sul radio sono ormai certi: l’esposizione è la causa della malattia di Madame Curie e di tutti i morti in laboratorio. Ciò non la ferma: fonda un Istituto del Radio a Varsavia e continua a lavorare anche con la Commissione internazionale.
Ad un convegno madrileno della Commissione sull’”Avvenire della cultura”, Marie Curie pronuncia grandi e forti parole sulla bellezza della scienza e della sua avventura con essa.
“Sono tra coloro che pensano che la scienza possegga una grande bellezza. Uno scienziato, nel suo laboratorio, non è solo un tecnico: è anche un bambino messo di fronte a fenomeni naturali che lo affascinano come una favola. Non dobbiamo far credere che l’intero progresso scientifico possa essere ridotto a dei meccanismi, a delle macchine, a degli ingranaggi, sebbene anch’essi abbiano a loro volta una propria bellezza. Io non credo che, nel nostro mondo, lo spirito di avventura rischi di sparire. Se intorno a me vedo qualcosa di vitale, è proprio questo spirito di avventura, che sembra indistruttibile ed è una forma di curiosità. Cosa saremmo senza la curiosità dell’intelletto? Proprio questa è la bellezza e la nobiltà della scienza: l’inestinguibile desiderio di ampliare le frontiere del sapere, di braccare i segreti della materia e della vita senza avere idee preconcette sulle loro eventuali ripercussioni.”.

Maria Salomea Skłodowska, nota a noi e a tutto il mondo come Marie Curie, morì il 4 luglio 1934 nel sanatorio di Passy.

Questa è la storia di Maria, della donna e della scienziata. E’ stata ed è tuttora una figura di nota importanza per la ricerca scientifica ma non solo: è l’esempio di un nuovo modo di pensare per la sua epoca, dell’emancipazione femminile e della lotta ai tradizionalismi dannosi. E’ inoltre un esempio dell’amore che si può provare per le scienze, tale da continuare i suoi studi sulla radioattività malgrado sapesse dei danni provocati dal radio (ancora adesso i suoi appunti sono radioattivi e per consultarli è necessario prendere alcune accortezze mediche).
Scienza pura, progresso scientifico, il merito, la lotta ai pregiudizi, la ricerca scientifica: lei ha trattato e rivoluzionato tutti questi ambiti e ci ha mostrato come si può tener testa anche alle maldicenze più diffuse ed essere premiati per quel che si è fatto.

Tutto questo a pensarci bene è molto attuale: viviamo in un’epoca in cui siamo circondati di tecnologia e di scienze ma nessuno se ne accorge e anzi, spesso ci copriamo occhi e orecchie e diciamo: “A che cosa serve la ricerca scientifica?”. E’ una domanda inutile. E’ la domanda più inutile che si possa fare, soprattutto se si pone con uno Smartphone tra le mani o se si scrive su un social network.
Questa donna, accolta addirittura come un’eroina e come una celebrità negli stati uniti dei primi anni del XX secolo, è l’immagine più moderna di quello che significa ricerca scientifica e progresso. Dovrebbe essere lei l’idolo di molti giovani, la donna con maggiore influenza su loro al posto di qualche pop star dedita ad una vita di lusso sfrenato e al ribellarsi alle convenzioni sociali (che tanto da quanto si può osservare cambiano ogni giorno). Dice Brian Greene, fisico teorico famoso per il suo contributo alla teoria delle stringhe: “When kids look up to great scientists the way they do to great musicians and actors, civilization will jump to the next level” (“Quando i bambini guarderanno i grandi scienziati nel modo in cui guardano i grandi musicisti e attori, la civiltà passerà al livello successivo”). Dobbiamo attendere ancora quel momento…o ci siamo già passati e ce ne siamo semplicemente dimenticati? O forse attendiamo una scoperta più grandiosa e “utile” del bosone di Higgs o di come è fatto Plutone o di cosa c’è sulla Luna.
La cosa che più ci teneva a sottolineare Madame Curie era il bisogno di curiosità fine a se stessa, della sete del sapere. E ora ce n’è bisogno qua, nel nostro Paese.
“La vita non è facile per nessuno, e allora? Bisogna perseverare e avere fiducia in se stessi. Dobbiamo credere di essere portati per qualcosa e che questo qualcosa vada raggiunto ad ogni costo”: queste sono altre bellissime parole della scienziata che rivoluzionò il mondo scientifico e che ancora oggi rimane il simbolo della conoscenza, della pace, della ricerca scientifica e della lotta per raggiungere i propri obiettivi, costi quel che costi.

Fonti:
-Marie Curie, La vita non è facile, e allora? Lettere di un genio forte e curioso, L’Orma editore, luglio 2015;

http://archiviostorico.corriere.it/1995/giugno/10/MARIE_CURIE_prima_immortale_co_0_9506109055.shtml

https://it.wikipedia.org/

 

 

 

 

Hanno creato l’ANTIMATERIA!

Si chiama Asacusa l’esperimento che, per la prima volta, è riuscito a produrre un fascio di atomi di anti-idrogeno. Il risultato è presentato in un articolo pubblicato oggi su Nature Communications, nel quale la collaborazione scientifica del Cern di Ginevra spiega di aver “isolato” 80 atomi di anti-idrogeno 2,7 metri a valle della sorgente.

“Il risultato appena pubblicato – spiega Luca Venturelli dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) di Brescia e dell’Università di Brescia, coordinatore del gruppo italiano dell’esperimento – rende molto più concreta e vicina la possibilità di realizzare misure di precisione con gli atomi di anti-idrogeno”. “E sondare le caratteristiche dell’antimateria – prosegue Venturelli – può aiutare a risolvere uno dei grandi misteri della fisica moderna: la prevalenza di materia rispetto all’antimateria nell’universo visibile”.

Una tecnica innovativa. Oggi è possibile produrre quantità significative di anti-idrogeno mescolando antielettroni (detti anche positroni) e antiprotoni a bassa energia prodotti dal deceleratore di antiprotoni del Cern. La difficoltà però sta nel mantenere gli antiatomi prodotti lontano dalla materia ordinaria, per evitare che annichilino: materia e antimateria, infatti, quando entrano in contatto si annichilano vicendevolmente. Per fare ciò gli esperimenti hanno sfruttato finora leproprietà magnetiche dell’anti-idrogeno utilizzando campi magnetici fortemente non uniformi per “intrappolare” gli antiatomi abbastanza a lungo per studiarli.

Tuttavia, i campi magnetici perturbano questi sistemi di anti-atomi compromettendo così la precisione delle misure e quindi lo studio del loro comportamento. Per consentire una spettroscopia pulita ad alta risoluzione, la collaborazione Asacusa ha sviluppato una tecnica innovativa: produrre un fascio di antiparticelle in modo da studiare gli antiatomi “in volo”, lontano dai campi magnetici. A 2,7 metri di distanza dalla sorgente, infatti, l’influenza dei campi magnetici utilizzati inizialmente per produrre gli antiatomi è piccola, quindi lo stato del sistema subisce perturbazioni minime.

Al momento del Big Bang, materia e antimateria si sono prodotte in uguali quantità. Ma noi oggi viviamo in un mondo fatto di materia e dell’antimateria primordiale non è mai stata trovata traccia. La materia ha quindi prevalso sull’antimateria e l’origine di questa asimmetria non è nota. Essendo composto da un singolo protone e un singolo elettrone, l’idrogeno è il più semplice atomo esistente e uno dei sistemi investigati con maggior precisione e meglio compreso nella fisica moderna. Confrontare atomi di idrogeno e anti-idrogeno costituisce uno dei modi migliori per eseguire test di alta precisione sulla simmetria tra materia e antimateria. Gli spettri di idrogeno e anti-idrogeno sono previsti essere identici: ogni piccola differenza tra loro potrebbe aiutare a risolvere il mistero dell’asimmetria e aprire una finestra sulla “nuova fisica”.

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Fonte: http://www.ingegneri.info/antimateria-isolata-per-la-prima-volta-al-cern_news_x_21119.html

GOOGLE premia italiana di 26 anni

Renderà più facile ai ricevitori satellitari sulla Terra trovare il segnale del satellite più vicino, anche da luoghi remoti. Promette sviluppi anche sullo studio dei terremoti

Un software aperto e utilizzabile da tutti, che consente di sfruttare le reti di posizionamento satellitare, soprattutto il nuovo sistema europeo Galileo, più preciso del Gps americano: è grazie al lavoro su questo progetto che una giovane ricercatrice italiana è risultata tra i vincitori del Google Summer of Code 2013, programma globale che offre agli studenti la possibilità di fruire di borse di studio per scrivere codici di software open source. Si tratta di Mara Branzanti, 26 anni, che sta svolgendo un dottorato in Geomatica all’Università di Roma La Sapienza.

“Il software a cui lavoro serve a decodificare il segnale di Galileo. Essendo open source – spiega la Branzanti a Tmnews – potrà essere usato da chiunque e interfacciato con qualsiasi ricevitore. Funzionava già con il Gps e potrà usare entrambi i sistemi”. Non solo, ma sarà aggiornabile a ogni nuovo tassello della rete Galileo, che attualmente conta solo 4 satelliti ma entro il 2020 dovrebbe averne una trentina.

E in futuro sarà utilizzabile su smartphone dotati di ricevitore di segnali di posizionamento satellitari o da sistemi di navigazione delle autovetture. “Al momento non ci occupiamo di questi aspetti – puntualizza -. Per ora funziona con semplici chip, ma se in futuro si vorrà inserire questo software in vari dispositivi sarà sicuramente possibile”.

La ricercatrice italiana ha ottenuto la Borsa di Google proponendo la sua collaborazione a uno dei progetti presentati da una delle organizzazioni “mentori”, la fondazione Centre Tecnològic de Telecomunicacions de Catalunya. Di recente il lavoro della Branzanti è stato menzionato anche dalla Commissione europea, che l’ha ospitata all’evento di presentazione dell’acquisizione del segnale Galileo al centro spaziale del Fucino.

Lavorando a distanza si crea un rapporto del tutto particolare tra il ricercatore e l’organizzazione mentore, fatto di contatti quotidiani solo tramite ’la rete’. “Ci scambiamo dati praticamente tutti i giorni. Invio report sui progressi compiuti e se incontro dei problemi li condivido con loro. Però non ci siamo mai visti”.

L’opportunità di entrare in questo progetto ha decretato l’impossibilità di concedersi una pausa estiva. “Sono nel pieno del lavoro – prosegue la Branzanti – è iniziato a metà giugno e dovrà finire il 27 settembre”. E la ricercatrice guarda anche alle opportunità di più lungo termine che potranno venire da questa esperienza. “Il dottorato dura tre anni e io sono a metà. Mi piacerebbe molto continuare a lavorare su Galileo che ha richiamato un forte interesse dell’Unione europea. E parallelamente vorrei portare avanti anche il lavoro sullo studio dei terremoti tramite la Geomatica”.

Perché il ramo su cui la ricercatrice ha deciso di specializzarsi – la Geomatica appunto che è la scienza che studia la Terra tramite le informazioni satellitari, e che in Italia non ha una facoltà universitaria ad hoc a differenza di altri paesi – ha richiamato il suo interesse proprio per lo studio dei terremoti tramite la rete Gps. Su questo ha già collaborato ad un software innovativo con Mattia Giovanni Crespi, professore ordinario di Topografia e Cartografia de la Sapienza con cui sta svolgendo il dottorato. E chissà, magari la maggior precisione del sistema Galileo promette potrà consentire miglioramenti anche in questo ramo.

Il programma Galileo vale 5 miliardi, chiamato così in onore dell’astronomo italiano Galilei, è stato creato dall’Ue e dall’Agenzia Spaziale Europea con l’obiettivo di fornire un sistema di posizionamento ad alta precisione su cui le nazioni europee possano contare, indipendente dai sistemi di Russia e Stati Uniti. Il Google Summer of Code invece, dal 2005 (anno di istituzione) ad oggi, ha visto una partecipazione di circa 6.000 studenti e oltre 3.000 enti mentori provenienti da 100 Paesi.

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Fonte: http://www.lastampa.it/2013/08/06/tecnologia/google-premia-ricercatrice-italiana-per-software-aperto-che-aiuter-galileo-h2rPSkIRTWYV3RxAIYRphM/pagina.html

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È THOC2 a compromettere lo sviluppo del cervelletto

Una nuova malattia genetica ereditaria È stata scoperta da un gruppo di genetisti della Città della Salute e della Scienza di Torino. Il gene THOC2, quando mutato, è collegato infatti a ritardo mentale e atassia. Lo studio, pubblicato sul Journal of Medical Genetics, ha riguardato una giovane paziente affetta da atassia (alterata coordinazione dei movimenti) e ritardo mentale e grazie a una collaborazione internazionale, il gruppo di genetisti del Centro Regionale di Genetica Medica di Torino, coordinato da Alfredo Brusco e Eleonora Di Gregorio, ha identificato l’alterazione genetica associata a un alterato sviluppo del cervelletto.

Sono cosi risultati alterati nella paziente due geni: PTK2 e THOC2. Lo sguardo dei ricercatori si è concentrato su THOC2, riconosciuto come principale responsabile della patologia, “risultato fondamentale nello sviluppo e nella maturazione corretta dei neuroni”. “Questo lavoro – spiegano gli specialisti della Città della Salute e delle Scienze di Torino – aggiunge un tassello alla comprensione delle basi genetiche dei ritardi mentali, una categoria molto eterogenea di malattie”.

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Fonte: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/15589-atassia-italiani-scoprono-il-gene-mutato?refresh_ce