Prove tecniche di Manipolazione

di Giovanna Canzano – Prove tecniche di manipolazione della libertà? Oggi con Grillo?
Antonio Caracciolo – Accetto le domande così come formulate, rispondenti del resto a un diffuso modo di rappresentare le cose. Devo però fare un’analisi e decostruzione della domanda stessa prima di poter rispondere, giacché sempre qualsiasi domanda condiziona in un certo qual modo la risposta che a essa si voglia dare.
Intanto, chi manipola chi? E di quale libertà stiamo parlando? Esattamente, in questo momento, ho appena finito di ascoltare una “informazione” televisiva sulle “espulsioni” di alcuni senatori. Si capisce bene come nel dare la notizia lo scopo non sia quello di informare su un fatto accaduto, ma di orientare un risultato politico che si desidera: “la perdita di pezzi del Movimento”. L’intento di chi redige la notizia è chiaro: di ridurre cioè la propensione dell’elettorato verso il Movimento, almeno quella parte influenzabile dai media stessi. Sembra quasi un’applicazione di Sun Tzu, il famoso stratega cinese del VI a.C, anziché un’informazione giornalistica. Si tende cioè a produrre confusione e smarrimento, a suscitare l’impressione di essere dalla parte perdente e quindi di arrendersi a chi viene fatto apparire come il vincitore. Insomma, l’informazione non è qui un fatto cognitivo, ma un fenomeno di psicologia sociale certamente interessante da studiare.
Prima di rispondere vorrei perciò fare una premessa che è del resto parte della risposta.
Se vogliamo parlare di “libertà” e nella specie di “libertà di stampa”, io incomincerei con il volgere lo sguardo sugli stessi media. In una precedente occasione io ebbi a distinguere fra “libertà di stampa” e “libertà di pensiero” ponendo le due cose come contrapposte e non sinonimiche o intercambiabili. La “libertà di stampa” è da noi in Italia più che altrove un esercizio di manipolazione dei fatti allo scopo di influenzare il pensiero altrui, che a causa dello scarso livello di istruzione e formazione critica si ritiene di poter condizionare con una informazione scientemente falsa, tendenziosa, partigiana. Da noi il giornalista considera se stesso principalmente come “opinionista”, dando alla sua soggettiva opinione un grande valore cui i fatti devono sottostare. Si sente una specie di sacerdote, anzi un alto prelato legittimato a sentenziare su tutto ciò che accade o non accade. Assai spesso il giornalista milita in un partito e lo si trova candidato a elezioni. Conduttori e talker televisivi passano con grande disinvoltura dai parlamenti o perfino da poltrone di governo agli studi televisivi e alla redazioni dei giornali. Non è questo chiaramente un illecito penale, ma in un tribunale come ci si può affidare ad un giudice che fino al giorno prima si conosceva come un proprio avversario politico o una controparte in un qualsiasi interesse o situazione? Come si può credere alla sua oggettività? Se il nostro fine è la pura conoscenza dei fatti e delle cose come la si può attingere da persone i cui interessi sono contrapposti ai nostri o le cui finalità consistono proprio nel condurci dove loro vogliono e dove hanno interesse che noi andiamo? Sto parlando dei giornalisti, una categoria che merita più di ogni altra di sparire non tanto per la sua inutilità ai fini della conoscenza pura del mondo delle idee platoniche, ma soprattutto per la sua pericolosità sociale e per la loro natura antidemocratica. Grazie alla rete, ognuno di noi è in grado di produrre conoscenze e di comunicarle al mondo intero. Il rispetto del principio deontologico “i fatti separati dalle opinioni” è un valore non più sentito e anzi apertamente sconfessato da quanti esercitano la professione giornalistica. Tutti i quotidiani hanno un finanziamento pubblico e dipendono dal governo o dalla proprietà dei mezzi televisivi ed è a loro che rispondono, non ai Lettori o ai cittadini utenti e abbonati a forza. Tutta questa impalcatura ha un senso e si regge in quanto i cittadini debbano essere convinti, persuasi, indotti a votare questo o quel partito, questo o quel personaggio. Dico: votare. Parlo cioè dell’istituto della “rappresentanza politica”, ritenuto cardine imprescindibile della nostra forma di democrazia. Io mi reco ogni cinque anni in un seggio elettorale e consegno la mia vita e il mio destino a personaggi che ignoro e mi ignorano. Li sollevo al di sopra di me e divento uno strumento delle loro ambizioni, della loro fortuna, del loro potere. Naturalmente, essi diranno che “servono il Paese”, ma sarebbe facile obiettare che vi è una bella differenza fra il servire comandando e disponendo della vita e degli avere degli altri e il dover ubbidire pagando le tasse e accettando ogni sofferenza, privazione e emarginazione, per non poter fare altro.
Il male in sé è dunque la “rappresentanza politica”, a prescindere che un presidente del consiglio sia migliore o peggiore di un altro: sono tutti oppressori liberi da ogni vincolo di mandato. Se ci affamano dopo averci promesso posti di lavoro, non portano mai pena e la colpa è sempre degli altri. Se vi è bel tempo primaverile, il merito è sempre loro. Questa musica cambia con il Movimento Cinque Stelle che punta alla democrazia diretta e alla mobilitazione diretta dei cittadini. Ripeto: mobilitazione diretta e non mera “partecipazione” come fatto prodromico di una nuova “rappresentanza politica”, che resta sempre quel male contro cui si è sempre opposto il pensiero anarchico. Va perciò sottolineato che il Movimento Cinque Stelle in quanto forma embrionale di democrazia diretta non è per sua natura rappresentabile. Nessuno può rappresentare il Movimento Cinque Stelle e fanno bene ogni volta gli Attivisti a precisar che parlano sempre a titolo personale. L’istituto della “rappresentanza politica” è contrario e opposto al principio della “democrazia diretta”, che per gli uni non è altro che una “utopia” impossibile, e per taluni altri addirittura una “idiozia”.  Sarà la storia di questa generazione e la lotta, anzi la “guerra”, in corso, a pronunciare il verdetto. È una scommessa che si sta giocando sotto i nostri occhi che i signori giornalisti, i media, fanno di tutto per bendare.
Grillo e Casaleggio? Il loro ruolo? Qui è un poco più difficile rispondere, ma io penso che per quanto sopra detto neppure Grillo e Casaleggio possono dire di “rappresentare” il Movimento Cinque Stelle, pur da loro fondato e creato. Non bisogna confondere la “rappresentanza” del Movimento con l’«autorevolezza» che essi hanno indubbiamente e indiscutibilmente dentro il Movimento. Ho detto: Auctoritas. Non Potestas. Non si deve confondere l’«Autorità» che a essi è riconosciuta con il concreto «Potere» di espellere un attivista o portavoce indegno del Movimento, per averne tradito i principi. Ogni entità politica (uno Stato, un partito, una chiesa, una qualsiasi associazione, ecc.) vuole esistere e conservarsi nel suo essere. E pertanto sono lecite le forme organizzative e disciplinari finalizzate allo scopo, fermo restando che esse non contrastino con norme di ordinamenti superiori.
Al momento, se ho ben compreso la struttura del Movimento, Beppe Grillo ha una sola arma a disposizione: la proprietà privata del Logo che porta il suo nome. Egli può quindi spedire una lettera raccomandata a chiunque faccia uso indebito del suo nome. Non manda a nessuno plotoni di esecuzione o squadroni della morte, ma ha il solo potere di dire: caro mio, tu da oggi non sei più autorizzato a fare uso del mio nome. Tu non rappresenti il Movimento Cinque Stelle da me fondato e di cui sono e mi dichiaro garante. Se è così e confronto la forma organizzativa del Movimento alla struttura tradizionale dei partiti, finanziati con denaro pubblico, io non riesco a immaginare un potere più blando, mite, dolce, gratuito.Giovanna Canzano 2– Quella della libertà di opinione e di pensiero  è stato oggetto di suoi studi e pubblicazioni, oggi, queste libertà le garantisce ancora la politica?

Antonio Caracciolo – In questo Paese la “politica” non ha mai garantito nessuna libertà di opinione e di pensiero, o per meglio dire: ha solo garantito e imposto un pensiero e una cosiddetta “opinione pubblica”, allineata e conformista, che meglio potrebbe essere definita “opinione pubblicata” di pochi personaggi che intendono in tal modo esercitare la loro “influenza”, per farne un partito. Non parlo a vuoto. Mi è rimasta impressa una sortita televisiva di Eugenio Scalfari, il quale tranquillamente parlava del quotidiano “La repubblica” e del fatto che esso esercita una “influenza” sui suoi lettori. Scalfari non si faceva nessuno scrupolo ad ammettere l’esistenza di un “partito” formato da quei cazzoni che comprano o leggono il quotidiano di De Benedetti non per venire informati sui fatti che accadono, ma per farsi condurre con l’anello al naso. Cito ancora una volta John Pilger, quando dice che l’informazione giornalistica e televisiva è una «emanazione del potere».
A far data dal rogo di Giordano Bruno e del processo di Galileo direi che in Italia si è totalmente incapaci di immaginarsi cosa possa essere un pensiero autenticamente libero, ma si è altrettanto feroci nel rivendicare e spacciare come “libertà di pensiero e di stampa” la propria intolleranza e i propri pregiudizi. Per esprimere questo fenomeno io uso l’espressione “antifascismo fascista”, dove ci si riferisce a una narrazione non storicamente contestualizzata di ciò che il fascismo è stato effettivamente, conoscibile solo con i metodi del lavoro storiografico, peraltro non libero e fortemente ideologizzato o marginalizzato quando esce fuori dai canoni ufficiali. Ma, pur assumendo una simile narrazione, la si contraddice poi clamorosamente, dimostrandosi apertamente “fascisti” secondo la definizione di fascismo che si è pur data. Dunque: “antifascisti fascisti”, grammaticamente un nonsenso, ma un’espressione concettualmente sostenibile, se si tiene conto della su definizione. In nome della ipervalutazione della propria “opinione” e dei propri pregiudizi si toglie la libertà agli altri, in quanto la loro “opinione” non la si riconosce come “manifestazione di un pensiero” bensì si pretende che sia un “crimine” da punire con la messa alla “gogna” e con il carcere duro, anzi con la tortura carceraria, dove capita di apprendere come una mezza dozzina di persone vengono ammassate in celle di tre metri per quattro ed il malcapitato di nulla altro è colpevole se non che di una “opinione”.

Giovanna Canzano 3- Un esempio pratico di “antifascismo fascista”?

Antonio Caracciolo – Proprio l’altra sera, su Rainews24, mi è capitato di ascoltare un’intervista a Domenico Gallo, di cui è appena uscito un libro. Gallo, che è un magistrato di Cassazione, diceva che l’attuale progetto di legge elettorale Renzi-Berlusconi è peggiore della legge Acerbo. Questa consentì al partito fascista di conquistare tutto il potere e di riformare lo stato italiano nel modo che sappiamo e che sempre vituperiamo, quando parliamo del ventennio, dove tuttavia non furono poche le cose fatte in 14 anni di potere effettivo, come si legge in un libro del compianto Alberto B. Mariantoni. L’imbarazzo del mezzo bisto di Rainews24 era davvero divertente. Cercava in tutti i modi di ridimensionare la portata delle affermazioni dell’Alto Magistrato di Cassazione, che era invece convinto e determinato nella sua affermazione.
Posso continuare ancora con un altro esempio. Il Signor Renzi fa consistere tutta la sua proposta politica nella grande trovata dell’abolizione del Senato e del bicameralismo perfetto, che era stato concepito proprio per precludere ogni possibilità di un ritorno del fascismo. Non doveva mai più succedere che con colpi di maggioranza parlamentare venisse sovvertita la natura e la forma dello stato, come era avvenuto per la nascita e avvento del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Da qui la rigidità della nostra costituzione, il cui contenuto essenziale non fu peraltro una “libera” espressione della volontà del popolo italiano, ma un dettato imposto dagli accordi di Yalta, dove i vincitori stabilirono che i vinti avrebbero dovuto darsi nuove costituzioni conformi agli esiti della guerra e della sconfitta subita. Le guerre non si perdono invano e chi le vince vuole eternare la sua vittoria. Non solo l’Italia ma tutta l’Europa continua a essere attraverso la NATO una terra di occupazione americana e con l’imminente Trattato transatlantico – su cui i media si guardano bene dall’informare i cittadini che sanno tutto di Dudù – verrà ad essere completo il nostro status coloniale. Le vicende in corso in Ucraina, presentate come la volontà del popolo ucraino di entrare in una opprimente e affamante Europa da dove noi cerchiamo di uscire, si spiegano con l’espansione imperiale della NATO, che tenta di mettere in scacco la Russia, con grave rischio per la pace mondiale e senza nessun utile per l’Europa.
Se si va a prendere il recentissimo libro di Alan Friedman, si apprende che nell’abitazione romana di Berlusconi, in via del Plebiscito, antistante a Palazzo Venezia, dove risiedeva Mussolini, vi è un sopramobile del Settecento con la scritta: “I vincitori scrivono la storia”. È quanto succede con l’attuale sistema dell’informazione, come abbiamo già detto. Quindi, non bisogna essere ingenui e non ci si devono fare illusioni, quando i Signori della carta stampata e dei talk show ci parlano di libertà, di democrazia, di pensiero, ecc., che verrebbe a mancare se toccano i loro privilegi o quando vengono espulsi i portavoci infedeli del Movimento Cinque Stelle, un elemento di novità e di disturbo nel sistema mediatico. Per questo lo attaccano in tutti i modi, cercando di non farlo crescere oltre il temibile 25 % al quale sarebbe ancora attestato secondo i loro stessi sondaggi e malgrado i continui attacchi.
A detta di un Mario Mauro la legge elettorale in discussione è stata concepita interamente contro Il Movimento Cinque Stelle, che si immagina al terzo posto non destinato al ballottaggio. Dunque, la guerra mediatica contro il Movimento è assai aspra, senza esclusioni di colpi e di menzogne, decisiva per la sopravvivenza di un sistema corrotto e corruttore che pretende di essere la cura di un male di cui è causa.

Giovanna Canzano 4– Grillo e Casaleggio hanno creato un movimento politico dove vige diciamo l’«Inquisizione»?

Antonio Caracciolo – Mi sembra di aver già risposto al senso di questa domanda con quanto sopra detto e illustrato. Non ripeto concetti espressi, ma integro per la parte restante. «Inquisizione» di che? Forse si intende dire che un cittadino, una volta eletto in una assemblea, se ne può tranquillamente infischiare degli elettori e degli scopi per i quali si è ottenuto il loro voto? Forse si intende dire che gli impegni e le promesse elettorali sono ordinarie menzogne “democratiche” di cui ci si può subito dimenticare appena proclamati i risultati elettorali? Non dimentichiamoci che andare in Parlamento ma anche nei Consigli regionali significa ritrovarsi un reddito mensile impensabile per i comuni mortali. E non è che la base per ulteriori scalate e privilegi. Siamo evidentemente abituati, o meglio ci hanno assuefatti all’idea che una volta eletti i signori Onorevoli sono sganciati da ogni rendicontazione non solo di carattere monetario. I media tendono ad accreditare come “libertà” questo principio di assoluta e criminale “irresponsabilità”. Agli “espulsi” del Movimento non è stata peraltro comminata nessuna sorta di fustigazione corporale, ma è stata semplicemente ed unicamente dichiarata la loro non appartenenza ulteriore al Movimento, da essi palesemente tradito o dal quale non godono più la fiducia. Nei programmi del Movimento è previsto l’istituto del recall, per il quale può essere ritirata la fiducia e il mandato ai parlamentati eletti. Questo naturalmente richiede un accurato esame di ciò che i parlamentari hanno fatto o non fatto nell’esercizio del loro mandato. È «Inquisizione» questa?

Giovanna Canzano 5- Il suddetto movimento gode di molto credito tra le masse disagiate che popolano la nostra Italia, diciamo masse che, senza un movimento a toglier loro la libertà di agire, potrebbero invadere le piazze, manifestando il loro malcontento. Cosa si aspettano dal M5S?

Antonio Caracciolo – Non mi pare esatto rappresentare il Movimento come una mera espressione, una “protesta” di disgraziati e infelici, che oltre ad essere “disgraziati” sarebbero pure stupidi non sapendo a chi dare utilmente il loro consenso, una volta esclusi i partiti tradizionali, gli unici a voler occupare la piazza e la scena: non avrai altro partito all’infuori di me! “Masse disagiate” che dovrebbero continuare ad avere fiducia in chi li ha condotti alla rovina in decenni e decenni di governi dove i “duellanti” del sistema bipolare si sono infine rivelati “compari” che a turno si spartivano privilegi e risorse di un regime consociativo, dove non vi è mai stato una vera opposizione. Questa rappresentazione del Movimento come luogo della “protesta”  che non ha “proposta”  non corrisponde alla realtà ed è dettata dalla politica mediatica sopra descritta. Il Movimento ha carattere non violento, ma questo non significa che ha carattere “reazionario” in quanto andrebbe a frenare una “santa” violenza delle “masse”, che avrebbero altrimenti manifestato il loro “malcontento” nelle piazze. L’Italia non è la Libia, o la Siria, o l’Ucraina,  dove i Governi Atlantici sobillano manifestanti ingannati o prezzolati, mettendo loro in mano le armi, per rovesciare governi legittimi. Da noi i Gasparri propongono gli “arresti preventivi” degli studenti che intendono scendere in piazza, i Gasparri immortalati con il dito medio alzato protetto da tre fila di poliziotti contro i manifestanti “eversivi”. Potrei continuare con altri esempi dell’apparato repressivo che in Italia – occupata da oltre 100 basi americane – stroncherebbe senza scrupoli qualsiasi seria insurrezione di “masse” sempre più impoverite e prive di ogni prospettiva futura. Le rivoluzioni pur legittime non sono strategicamente diverse da una guerra e non si improvvisano con assoluta mancanza di mezzi, uomini, strategie. In Italia è possibile solo una grande repressione oltre che la lenta morte per fame e per suicidio dei cittadini impoveriti e privi di prospettive. Il Movimento ha saputo dare la giusta forma alla “protesta” possibile, avendo una grandissima “proposta”, espressa nella formula “tutti a casa” ovvero “nessuna alleanza”, formule che gli “espulsi” dal Movimento hanno disatteso. A ciò si aggiunge il pragmatismo che distingue nei lavori parlamentari fra cose utili al popolo e cose inutili e dannose, approvando le une e respingendo le altre. Venir meno ai principi del “tutti a casa” e “nessuna alleanza” significherebbe tradire ancora una volta le speranze del popolo italiano.
Io credo poi che non bisogna essere necessariamente “disagiati” per accorgersi che tutto il sistema politico insediatosi dal dopoguerra ad oggi è  giunto al capolinea e che non possa offrire niente di buono. Che senso potrebbe avere un “dialogo” con “ladri” cui si imputa un ladrocinio mai cessato e rimasto intatto? L’avanzata inesorabile della crisi strutturale e permanete, non ciclica e passeggera del sistema, va producendo quella “trasmutazione dei valori” di cui parla continuamente Nietzsche in tutta la sua opera. Questa “trasmutazione” può avere un valore liberatorio, è trasversale e prescinde dal proprio status economico e sociale: chi ha la visione del giusto e del vero può bene accorgersi dell’esistenza di un Movimento popolare, portatore di vero “cambiamento” e vera speranza.  In realtà il regime ha una grande paura di un Movimento. Se si considera la vasta Astensione elettorale e il 25 % del Movimento, si tocca con mano quanto poco i partiti rappresentino gli italiani, ma grazie all’amplificazione mediatica agiscono come se tutto il Paese fosse con loro. La struttura del Movimento consente di “espellere” ogni suo membro di cui venga scoperta l’inaffidabilità e l’insincerità. Un Movimento è tale ed ha senso sono se cresce continuamente e racchiude in sé il tutto, è “ecumenico”, come ebbe a dire Grillo. I “partiti” invece sono sempre è soltanto una ristretta “parte” che può perfino trovarsi in contrapposizione con il Bene Comune e con la Salvezza nazionale. Il Signor Renzi spera di attirare a sé parlamentari ed elettori del Movimento, o meglio di togliere loro visibilità istituzionale attraverso una legge truffaldina, peggiore del Porcellum e della legge Acerbi. Nella cultura politica italiana oltre che la libertà di pensiero e di espressione manca pure il principio della coerenza, per la quale il politico che fa il contrario di ciò che ha pubblicamente detto dovrebbe avere il pudore di ritirarsi lui nella sua casa, nel suo privato senza dover essere cacciato dalle assemblee elettive, dove è indegnamente e fraudolentemente giunto.

Giovanna Canzano 6- La libertà di pensiero è molto sentita tra gli intellettuali specie nei regimi totalitari.  Con Grillo, che ha ‘plagiato’ gli aderenti al suo movimento a non esprimere le loro opinioni, si sta dando inizio ad un regime totalitario senza resistenza?

Antonio Caracciolo – Questa domanda sul “plagio” – che peraltro non è più neppure più un reato – è davvero inaccettabile. Verso Grillo vi è da parte di ogni sincero militante una grande e meritato devozione, ma non è né sudditanza né “plagio”. Se mai la domanda dovrebbe essere spedita a un altro indirizzo. Nessuno dice a Berlusconi (e ora a Renzi) di aver “plagiato” il suo elettorato, ma lo avrebbe fatto Beppe Grillo che non ha mai ricoperto nessuna carica pubblica, ma al cui “carisma” chiunque può sottrarsi più di quanto non possano i “nominati” da Berlusconi, in ultimo un Toti è stato preso direttamente dall’organico di Mediaset e spostato in politica, per fare il “consigliere politico” del Capo e Padrone. Di soldi nel Movimento non ne circolano e nessuno si arricchisce occupando posti e cariche. Appunto perché si vuol essere degni del Movimento ognuno sente la responsabilità di dare un valore aggiunto a ciò che Grillo e Casaleggio hanno creato. Personalmente, non conosco Grillo. Non ho mai parlato con lui. Seguo le sue affermazioni pubbliche e le sue prese di posizione con il massimo raziocinio critico. Ogni attivista non lesina a Beppe tutte le critiche che gli vengono in mente. Sono spesso infondate ma in tal modo si dimostra a se stessi di essere liberi nel poterle fare e si respinge qualsiasi addebito di essere stati “plagiati” o di non aver dato un’adesione consapevole e motivata al Movimento. Personalmente, non avrei alcuna remora o impedimento nel formulare rilievi critici, ma trovo sempre contenuti forti di pensiero politico in ogni affermazione di Beppe Grillo, letta nel suo contesto originale e non nelle manipolazioni e caricature fatte dai media. La mia preoccupazione, espressa più volte nei luoghi del Movimento, è che debba sorgere e svilupparsi una nuova cultura politica sulle basi pratiche e concettuali date da Grillo e Casaleggio. Il più grande pericolo del Movimento lo avremmo se dopo un certo tempo esso non fosse capace di camminare con le proprie gambe, anche quando Grillo e Casaleggio non dovessero più esserci (Dio li conservi!).  Si badi: una nuova cultura politica non in opposizione o in contrasto, ma ad integrazione in un processo continuo di sviluppo, conservando come un bene imprescindibile l’unità del Movimento e fustigando chi ad essa attenti. Quando gli attuali governi avranno finito di rovinarci e saranno fuggiti con il bottino, sarà necessaria tutta la genialità degli italiani per ricostruire dalle fondamenta un paese distrutto. Se è davvero questo lo scenario, qualsiasi “dialogo” con questi governi, qualsiasi “fiducia” in bianco non può essere altro che “connivenza” con il “nemico” e “tradimento” di quanti hanno riposto nel Movimento la loro ultima speranza. Esagero? Se altri è il Messia, ne saremo contenti e lo riconosceremo: non lo metteremo in croce. Ma poiché vediamo avanzare non il Messia ma l’Anticristo, saremmo irresponsabili a dare a questi partiti, ai Duellanti Comparu, qualsiasi apertura di credito.
Sarebbe sbagliato concepire il Movimento come qualcosa di statico e concluso. Vi è una dialettica interna, che non è quella degli “espulsi” che altro avevano in mente e che hanno tradito l’unità del Movimento. Per evitare attacchi strumentali al Movimento sarebbe opportuno che nella prossima redazione del Programma venisse incluso come punto autonomo il principio della libertà di pensiero, di espressione, di ricerca, di insegnamento, di critica politica. Non solo. Andrebbe poi fatta una accurata revisione di tutta la legislazione vigente per abrogare tutte quelle norme che di fatto ostacolano la libertà di pensiero e tutelano altri interessi su cui andrebbe fatta una seria riflessione.

Giovanna Canzano 7– La ‘rete’ –  tanto utilizzata dal Movimento Cinque Stelle – può essere lo strumento adatto per raggiungere i suoi scopi?

Antonio Caracciolo – Ci vogliono forse ancora alcuni decenni, o mezzo secolo, per valutare a pieno la rivoluzione che si avuta con la diffusione di internet, la cui tecnologia è ancora in fase di sviluppo. La differenza tra la rete e i media tradizionali è nella loro natura e nel modo in cui interagiscono o non interagiscono con i destinatari delle informazioni.
I media sono una forma di comunicazione verticale, dove il “messaggio” parte da un centro di potere e si indirizza ai molti che rischiano realmente di venire “plagiati” da informazioni false e manipolate. La rete è uno strumento di comunicazione orizzontale e interattivo, dove ognuno comunica con l’altro e dove ognuno che sia capace di produrre conoscenze può renderle immediatamente e gratuitamente disponibili non a milioni, ma a miliardi di persone, potenzialmente all’Umanità intera. I rischi che da taluni si paventano direi strumentalmente non sono diversi dal cattivo uso, anche illecito e criminale, che di qualsiasi altro portato della scienza e della tecnica si possa fare. Il “crimine” esiste solo nella “volontà” e nel “fine” illecito, mai nel “mezzo” che è in se neutro: il male non è nel coltello ma in chi se ne serve per uccidere un essere umano, per compiere un “omicidio”. Dalla rete può venire più il bene che non il male. Se si considera quanto costano le attuali elezioni politiche cartacee e quanto sarebbe facile a costi minimi trasformarle in consultazione elettroniche, ecco che la “democrazia diretta” diventerebbe una possibilità concreta e reale, non una “utopia” e meno che mai una “idiozia”. Al contrario è oggi una “idiozia suicida” continuare il sistema della “rappresentanza politica”, affidando la propria vita a chi ci ha portati all’attuale disastro.
In Italia la rete non è sviluppata come in altri paesi, ma il suo sviluppo è necessario per la crescita dell’economia e dell’occupazione. Il Movimento Cinque Stelle nasce quasi per miracolo dalla rete e si sviluppa con la rete, ma non si limita solo questo: non è una realtà virtuale, ma vi è una sostanza umana che si ritrova nelle riunioni in luoghi fisici. I nemici del Movimento scommettono e sperano in una sua rapida scomparsa, evocando il movimento di Giannini, l’Uomo Qualunque, che ebbe una fiammata e di cui oggi si sa poco o nulla.  Gli Attivisti del Movimento sono normali cittadini che non perseguono fini di potere, non cercano vantaggi e privilegi. Nella generale scomparsa dei valori si sente ancora chi pronuncia la parola patria e dichiara di essere disposto a morire per essa.

Fonte: RINASCITA
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