Quello che non funziona nel M5s

E’ logico che questo articolo viene da una critica personale, che a mia volta sottopongo alla critica ben accetta del lettore. Secondo i canoni etici che ho sposato trovo che diverse questioni all’interno del Movimento 5 stelle andrebbero discusse in un confronto congressuale. Non entrando nel merito del lavoro dei parlamentari, che secondo me è ottimo sia per quanto riguarda l’operato sia per quanto riguarda l’esempio, vorrei stimolare la coscienza degli iscritti su delle tematiche che, è chiaro, non sono condivise da tutti.

m5s

Punto primo, ci si è dati un regolamento e una forma organica suddivisa per compiti. Quando il movimento è entrato a far parte del parlamento italiano, senza che i membri si conoscessero; senza aver ancora sperimentato i propri meccanismi interni; la forma scelta era perfetta. Il regolamento è molto valido tutt’ora, ma la forma organica?

Ora che c’è un corpo parlamentare con l’esperienza sufficiente, e la base ha assimilato alcune pratiche (tra cui lo sviluppo di temi e l’organizzazione di incontri sul territorio a supporto dei parlamentari e dei consiglieri), direi che nella struttura organizzativa c’è qualcosa da rivedere.
E’ vero che il merito a Beppe Grillo è indiscusso, ed è vero che deve continuare a svolgere il ruolo di megafono, lui che è capace e carismatico come pochi in Italia, e che avendo concepito il movimento sa bene da quali principi nasce. Ma è altrettanto vero che questo ruolo viene adombrato da certe questioni che non appaiono chiare, e quando una cosa appare poco chiara il dubbio oscura anche le parole più belle.

Chi sottopone le domande referendarie agli iscritti? Non i parlamentari. E come vengono sottoposte le domande?
Spesso le consultazioni online del movimento sono state sottoposte ottimamente, con una spiegazione e un’indirizzo d’informazione il più super partes possibile. Ne sono un esempio le consultazioni per step sulla creazione di una proposta di legge elettorale, seguiti dal prof. Aldo Giannuli e con una spiegazione esaustiva per ogni situazione tra quelle sottoposte; un’altra è stata la consultazione per la scelta del gruppo parlamentare europeo, spiegata bene e senza forzature (anche se precedenti dichiarazioni di Beppe Grillo e suoi post hanno palesemente proteso gli iscritti verso l’UKIP di Farage).
Alcune delle chiamate a raccolta referendaria invece, sono state di tutt’altro tono, come quella per l’espulsione di Artini e Pinna. Tralasciamo pure il fatto che non si è proceduto da regolamento come nelle altre situazioni, non passando per l’assemblea che avrebbe garantito una difesa agli accusati; dopotutto se si vuole essere i portatori della civiltà sarebbe quantomeno giusto rispettare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che all’art. 11 recita: «Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa». Al di là di questo, il modo utilizzado per esprimere la richiesta di espulsione non è stato per nulla democratico. Chiunque abbia letto qualcosa di psicologia può cogliere una certa tendenza in alcuni dei quesiti posti ai votanti, e sa bene come sia persuasiva una domanda posta in questa maniera:

I cittadini deputati Massimo Artini e Paola Pinna stanno violando da troppo tempo il codice di comportamento dei Parlamentari M5S sulla restituzione di parte dello stipendio [ecc. ecc.] Sei d’accordo che Pinna e Artini NON possano rimanere nel Movimento 5 Stelle?

Perchè insisto nel ritenere persuasiva la domanda? Perchè in essa è già contenuta la risposta! Non ti chiedo direttamente di votare SI all’espulsione, ma implicitamente ti sto chiedendo di conformarti al mio modo di vedere le cose. Di seguito trovi un importante e semplice esperimento al riguardo.

Dopotutto se io dicessi che sto per porti una domanda, ma qualsiasi cosa tu pensi non devi pensare ad un animale grigio, all’atto della domanda “conosci un animale con le zanne?” potresti rispondermi con “certamente, un cinghiale!” ma non potresti assolutamente negare di aver pensato ad un elefante. Questo perchè ho evocato nella tua mente un’immagine specifica a cui volevo farti arrivare, e dire che Artini ha violato il regolamento ma chiedo comunque un tuo parere equivale a dirti che “sicuramente Artini ha sbagliato” e quindi tu sai già che chi sbaglia paga, quindi la risposta è scontata. La soggezione che si cerca di usare su una massa di persone porterà spesso ad ottenere risultati superiori al 50%. Perciò quel voto, non è democraticamente valido. Se poi si considera che dalla segnalazione agli iscritti del problema, fino al termine del voto, ci sono volute poche ore… la possibilità che uno si documenti per tempo, e abbia un momento per riflettere sulla responsabilità di giudicare una persona, mettendo quindi in discussione tutto un intero operato e le conseguenze che questa scelta potrebbe avere su questa persona, è incredibile pensare a quanto il metodo sia sfasato! Dopotutto se i giurati solitamente hanno bisogno di un po’ di tempo per deliberare è anche a fronte di questo problema. Chiedere poi che uno possa difendersi lo avrei trovato un tantino più civile, altrimenti nasce nell’iscritto il dubbio che l’accusatore teme la difesa e non è sicuro della validità della sua tesi (e questo a mio avviso scredita maggiormente un movimento rispetto al malcomportamento di uno dei suoi membri).

Credo che la responsabilità dello staff non sia sempre in linea con le idee di democrazia diretta. Un direttivo come quello istituito quest’oggi con l’abdicazione di Grillo ad altri 5 eredi è già qualcosa di meglio. Ma la scelta dei 5 deputati è stata a pura discrezionalità di Beppe Grillo, e discrezionalità è indice di autorità (istituzione che ha potere decisionale in un ambito specifico o più ambiti). Sarebbe corretto che il gruppo parlamentare (eletto dalla base) possa eleggere nel proprio seno un direttivo, ratificato dalla base e con possibilità di revoca dalla base stessa per sfiducia. A questo punto, oltre al bellissimo meccanismo della partecipazione ai disegni di legge già presente, si dovrebbe istituire un format dove gli iscritti possano proporre referendum interni, al fine di togliere certe scelte strategiche dalla discrezionalità di singole persone. Se questo non avviene il movimento 5 stelle resta nell’ambito della democrazia rappresentativa anche se con delle differenze, ma non potrà mai parlare appieno di democrazia diretta.

Lo stesso discorso vale per lo staff che gestisce la strategia comunicativa. Su molto di quanto detto riguardo alle televisioni mi trovo in accordo, tempo fa scrissi un articolo sul Perchè i Mass-Media mentono, e ne conosco i meccanismi. Ma sono ancora convinto che qualche messaggio è possibile farlo passare. E non si tratta di andare alla ricerca di voti, ma i 5 stelle si devono rendere conto, e sono sempre stati i primi a dirlo, che il paese cambia solo quando cambierà la mentalità degli italiani. Quindi più che un motivo di elettorato dovrebbe essere un motivo culturale a spingere i 5 stelle a portare un’idea nuova nelle case degli italiani. Non si può sperare di ribaltare i dogmi della civiltà attuale nella mente di 40enni e 50enni solo pubblicando articoli su facebook e sul blog. Altrimenti non resta che aspettare che le vecchie generazioni muoiano… basterà attendere 40 anni, poi forse queste idee saranno accettate, ma non abbiamo tutto questo tempo, e probabilmente queste idee saranno già obsolete allora.

Poi, diciamola tutta, se il 5 stelle vuole fare un’informazione solo su internet, almeno la faccia bene diamine! Vedere post su facebook e twitter dal titolo “Hanno approvato una porcata! Guarda qui …link…” poi clicchi e appare qualche notizia vecchia di mesi, oppure il sensazionalismo utilizzato nel comunicare le notizie senza distinguere tra quelle gravi e meno gravi, tra quelle importanti e meno importanti. Tutto questo atteggiamento è sinonimo di voler solo attirare click senza apportare un vero interesse all’argomento. Nessuna anticipazione, nessuna serietà, nessuna professionalità e nemmeno una seria continuità nello stimolare i lettori verso un argomento specifico (in questo periodo ci si sarebbe dovuti concentrare sulla battaglia del Jobs Act). Conosco moltissimi grillini che hanno tolto il “mi piace” alle pagine legate al 5 stelle, tze tze, e la cosa, solo per questo motivo.

Mi piacerebbe sapere chi ha scelto lo staff comunicativo, e perchè gli iscritti non possono avere voce in capitolo, l’obiettivo che lo staff si è posto è palesemente sbagliato! L’obiettivo dovrebbe essere quello di propagare le proprie idee e far conoscere il proprio operato, non quello di attirare click a vanvera. In fondo se ci pensate, le persone realmente interessate ad un argomento sono quelle che lo approfondiscono, che ne parlano agli altri e che a loro volta contribuiscono ad alimentare la catena di informazione. Quelle appunto, che dopo 50 click sensazionalistici smettono di seguire il blog perchè perdono la fiducia nella fonte e ritengono l’annuncio uno spam senza serietà, come risultato di una divulgazione nel puro stile di Fan Page e Giornalettismo. Le altre persone invece… quei click guadagnati in più, sono proprio le persone che dopo poco si dimenticano, non approfondiscono e non aiutano a divulgare. Che la strategia comunicativa sia sbagliata lo confermano i numeri, non per aver perso voti, ma perchè sono calati coloro che si interessano di seguire i lavori dei parlamentari 5 stelle, e proporzionalmente è calata la propaganda che ognuno di loro faceva all’interno delle proprie case, dai propri nonni, nei circoli e nei bar.

Alberto Fossadri

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Prove tecniche di Manipolazione

di Giovanna Canzano – Prove tecniche di manipolazione della libertà? Oggi con Grillo?
Antonio Caracciolo – Accetto le domande così come formulate, rispondenti del resto a un diffuso modo di rappresentare le cose. Devo però fare un’analisi e decostruzione della domanda stessa prima di poter rispondere, giacché sempre qualsiasi domanda condiziona in un certo qual modo la risposta che a essa si voglia dare.
Intanto, chi manipola chi? E di quale libertà stiamo parlando? Esattamente, in questo momento, ho appena finito di ascoltare una “informazione” televisiva sulle “espulsioni” di alcuni senatori. Si capisce bene come nel dare la notizia lo scopo non sia quello di informare su un fatto accaduto, ma di orientare un risultato politico che si desidera: “la perdita di pezzi del Movimento”. L’intento di chi redige la notizia è chiaro: di ridurre cioè la propensione dell’elettorato verso il Movimento, almeno quella parte influenzabile dai media stessi. Sembra quasi un’applicazione di Sun Tzu, il famoso stratega cinese del VI a.C, anziché un’informazione giornalistica. Si tende cioè a produrre confusione e smarrimento, a suscitare l’impressione di essere dalla parte perdente e quindi di arrendersi a chi viene fatto apparire come il vincitore. Insomma, l’informazione non è qui un fatto cognitivo, ma un fenomeno di psicologia sociale certamente interessante da studiare.
Prima di rispondere vorrei perciò fare una premessa che è del resto parte della risposta.
Se vogliamo parlare di “libertà” e nella specie di “libertà di stampa”, io incomincerei con il volgere lo sguardo sugli stessi media. In una precedente occasione io ebbi a distinguere fra “libertà di stampa” e “libertà di pensiero” ponendo le due cose come contrapposte e non sinonimiche o intercambiabili. La “libertà di stampa” è da noi in Italia più che altrove un esercizio di manipolazione dei fatti allo scopo di influenzare il pensiero altrui, che a causa dello scarso livello di istruzione e formazione critica si ritiene di poter condizionare con una informazione scientemente falsa, tendenziosa, partigiana. Da noi il giornalista considera se stesso principalmente come “opinionista”, dando alla sua soggettiva opinione un grande valore cui i fatti devono sottostare. Si sente una specie di sacerdote, anzi un alto prelato legittimato a sentenziare su tutto ciò che accade o non accade. Assai spesso il giornalista milita in un partito e lo si trova candidato a elezioni. Conduttori e talker televisivi passano con grande disinvoltura dai parlamenti o perfino da poltrone di governo agli studi televisivi e alla redazioni dei giornali. Non è questo chiaramente un illecito penale, ma in un tribunale come ci si può affidare ad un giudice che fino al giorno prima si conosceva come un proprio avversario politico o una controparte in un qualsiasi interesse o situazione? Come si può credere alla sua oggettività? Se il nostro fine è la pura conoscenza dei fatti e delle cose come la si può attingere da persone i cui interessi sono contrapposti ai nostri o le cui finalità consistono proprio nel condurci dove loro vogliono e dove hanno interesse che noi andiamo? Sto parlando dei giornalisti, una categoria che merita più di ogni altra di sparire non tanto per la sua inutilità ai fini della conoscenza pura del mondo delle idee platoniche, ma soprattutto per la sua pericolosità sociale e per la loro natura antidemocratica. Grazie alla rete, ognuno di noi è in grado di produrre conoscenze e di comunicarle al mondo intero. Il rispetto del principio deontologico “i fatti separati dalle opinioni” è un valore non più sentito e anzi apertamente sconfessato da quanti esercitano la professione giornalistica. Tutti i quotidiani hanno un finanziamento pubblico e dipendono dal governo o dalla proprietà dei mezzi televisivi ed è a loro che rispondono, non ai Lettori o ai cittadini utenti e abbonati a forza. Tutta questa impalcatura ha un senso e si regge in quanto i cittadini debbano essere convinti, persuasi, indotti a votare questo o quel partito, questo o quel personaggio. Dico: votare. Parlo cioè dell’istituto della “rappresentanza politica”, ritenuto cardine imprescindibile della nostra forma di democrazia. Io mi reco ogni cinque anni in un seggio elettorale e consegno la mia vita e il mio destino a personaggi che ignoro e mi ignorano. Li sollevo al di sopra di me e divento uno strumento delle loro ambizioni, della loro fortuna, del loro potere. Naturalmente, essi diranno che “servono il Paese”, ma sarebbe facile obiettare che vi è una bella differenza fra il servire comandando e disponendo della vita e degli avere degli altri e il dover ubbidire pagando le tasse e accettando ogni sofferenza, privazione e emarginazione, per non poter fare altro.
Il male in sé è dunque la “rappresentanza politica”, a prescindere che un presidente del consiglio sia migliore o peggiore di un altro: sono tutti oppressori liberi da ogni vincolo di mandato. Se ci affamano dopo averci promesso posti di lavoro, non portano mai pena e la colpa è sempre degli altri. Se vi è bel tempo primaverile, il merito è sempre loro. Questa musica cambia con il Movimento Cinque Stelle che punta alla democrazia diretta e alla mobilitazione diretta dei cittadini. Ripeto: mobilitazione diretta e non mera “partecipazione” come fatto prodromico di una nuova “rappresentanza politica”, che resta sempre quel male contro cui si è sempre opposto il pensiero anarchico. Va perciò sottolineato che il Movimento Cinque Stelle in quanto forma embrionale di democrazia diretta non è per sua natura rappresentabile. Nessuno può rappresentare il Movimento Cinque Stelle e fanno bene ogni volta gli Attivisti a precisar che parlano sempre a titolo personale. L’istituto della “rappresentanza politica” è contrario e opposto al principio della “democrazia diretta”, che per gli uni non è altro che una “utopia” impossibile, e per taluni altri addirittura una “idiozia”.  Sarà la storia di questa generazione e la lotta, anzi la “guerra”, in corso, a pronunciare il verdetto. È una scommessa che si sta giocando sotto i nostri occhi che i signori giornalisti, i media, fanno di tutto per bendare.
Grillo e Casaleggio? Il loro ruolo? Qui è un poco più difficile rispondere, ma io penso che per quanto sopra detto neppure Grillo e Casaleggio possono dire di “rappresentare” il Movimento Cinque Stelle, pur da loro fondato e creato. Non bisogna confondere la “rappresentanza” del Movimento con l’«autorevolezza» che essi hanno indubbiamente e indiscutibilmente dentro il Movimento. Ho detto: Auctoritas. Non Potestas. Non si deve confondere l’«Autorità» che a essi è riconosciuta con il concreto «Potere» di espellere un attivista o portavoce indegno del Movimento, per averne tradito i principi. Ogni entità politica (uno Stato, un partito, una chiesa, una qualsiasi associazione, ecc.) vuole esistere e conservarsi nel suo essere. E pertanto sono lecite le forme organizzative e disciplinari finalizzate allo scopo, fermo restando che esse non contrastino con norme di ordinamenti superiori.
Al momento, se ho ben compreso la struttura del Movimento, Beppe Grillo ha una sola arma a disposizione: la proprietà privata del Logo che porta il suo nome. Egli può quindi spedire una lettera raccomandata a chiunque faccia uso indebito del suo nome. Non manda a nessuno plotoni di esecuzione o squadroni della morte, ma ha il solo potere di dire: caro mio, tu da oggi non sei più autorizzato a fare uso del mio nome. Tu non rappresenti il Movimento Cinque Stelle da me fondato e di cui sono e mi dichiaro garante. Se è così e confronto la forma organizzativa del Movimento alla struttura tradizionale dei partiti, finanziati con denaro pubblico, io non riesco a immaginare un potere più blando, mite, dolce, gratuito.Giovanna Canzano 2– Quella della libertà di opinione e di pensiero  è stato oggetto di suoi studi e pubblicazioni, oggi, queste libertà le garantisce ancora la politica?

Antonio Caracciolo – In questo Paese la “politica” non ha mai garantito nessuna libertà di opinione e di pensiero, o per meglio dire: ha solo garantito e imposto un pensiero e una cosiddetta “opinione pubblica”, allineata e conformista, che meglio potrebbe essere definita “opinione pubblicata” di pochi personaggi che intendono in tal modo esercitare la loro “influenza”, per farne un partito. Non parlo a vuoto. Mi è rimasta impressa una sortita televisiva di Eugenio Scalfari, il quale tranquillamente parlava del quotidiano “La repubblica” e del fatto che esso esercita una “influenza” sui suoi lettori. Scalfari non si faceva nessuno scrupolo ad ammettere l’esistenza di un “partito” formato da quei cazzoni che comprano o leggono il quotidiano di De Benedetti non per venire informati sui fatti che accadono, ma per farsi condurre con l’anello al naso. Cito ancora una volta John Pilger, quando dice che l’informazione giornalistica e televisiva è una «emanazione del potere».
A far data dal rogo di Giordano Bruno e del processo di Galileo direi che in Italia si è totalmente incapaci di immaginarsi cosa possa essere un pensiero autenticamente libero, ma si è altrettanto feroci nel rivendicare e spacciare come “libertà di pensiero e di stampa” la propria intolleranza e i propri pregiudizi. Per esprimere questo fenomeno io uso l’espressione “antifascismo fascista”, dove ci si riferisce a una narrazione non storicamente contestualizzata di ciò che il fascismo è stato effettivamente, conoscibile solo con i metodi del lavoro storiografico, peraltro non libero e fortemente ideologizzato o marginalizzato quando esce fuori dai canoni ufficiali. Ma, pur assumendo una simile narrazione, la si contraddice poi clamorosamente, dimostrandosi apertamente “fascisti” secondo la definizione di fascismo che si è pur data. Dunque: “antifascisti fascisti”, grammaticamente un nonsenso, ma un’espressione concettualmente sostenibile, se si tiene conto della su definizione. In nome della ipervalutazione della propria “opinione” e dei propri pregiudizi si toglie la libertà agli altri, in quanto la loro “opinione” non la si riconosce come “manifestazione di un pensiero” bensì si pretende che sia un “crimine” da punire con la messa alla “gogna” e con il carcere duro, anzi con la tortura carceraria, dove capita di apprendere come una mezza dozzina di persone vengono ammassate in celle di tre metri per quattro ed il malcapitato di nulla altro è colpevole se non che di una “opinione”.

Giovanna Canzano 3- Un esempio pratico di “antifascismo fascista”?

Antonio Caracciolo – Proprio l’altra sera, su Rainews24, mi è capitato di ascoltare un’intervista a Domenico Gallo, di cui è appena uscito un libro. Gallo, che è un magistrato di Cassazione, diceva che l’attuale progetto di legge elettorale Renzi-Berlusconi è peggiore della legge Acerbo. Questa consentì al partito fascista di conquistare tutto il potere e di riformare lo stato italiano nel modo che sappiamo e che sempre vituperiamo, quando parliamo del ventennio, dove tuttavia non furono poche le cose fatte in 14 anni di potere effettivo, come si legge in un libro del compianto Alberto B. Mariantoni. L’imbarazzo del mezzo bisto di Rainews24 era davvero divertente. Cercava in tutti i modi di ridimensionare la portata delle affermazioni dell’Alto Magistrato di Cassazione, che era invece convinto e determinato nella sua affermazione.
Posso continuare ancora con un altro esempio. Il Signor Renzi fa consistere tutta la sua proposta politica nella grande trovata dell’abolizione del Senato e del bicameralismo perfetto, che era stato concepito proprio per precludere ogni possibilità di un ritorno del fascismo. Non doveva mai più succedere che con colpi di maggioranza parlamentare venisse sovvertita la natura e la forma dello stato, come era avvenuto per la nascita e avvento del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Da qui la rigidità della nostra costituzione, il cui contenuto essenziale non fu peraltro una “libera” espressione della volontà del popolo italiano, ma un dettato imposto dagli accordi di Yalta, dove i vincitori stabilirono che i vinti avrebbero dovuto darsi nuove costituzioni conformi agli esiti della guerra e della sconfitta subita. Le guerre non si perdono invano e chi le vince vuole eternare la sua vittoria. Non solo l’Italia ma tutta l’Europa continua a essere attraverso la NATO una terra di occupazione americana e con l’imminente Trattato transatlantico – su cui i media si guardano bene dall’informare i cittadini che sanno tutto di Dudù – verrà ad essere completo il nostro status coloniale. Le vicende in corso in Ucraina, presentate come la volontà del popolo ucraino di entrare in una opprimente e affamante Europa da dove noi cerchiamo di uscire, si spiegano con l’espansione imperiale della NATO, che tenta di mettere in scacco la Russia, con grave rischio per la pace mondiale e senza nessun utile per l’Europa.
Se si va a prendere il recentissimo libro di Alan Friedman, si apprende che nell’abitazione romana di Berlusconi, in via del Plebiscito, antistante a Palazzo Venezia, dove risiedeva Mussolini, vi è un sopramobile del Settecento con la scritta: “I vincitori scrivono la storia”. È quanto succede con l’attuale sistema dell’informazione, come abbiamo già detto. Quindi, non bisogna essere ingenui e non ci si devono fare illusioni, quando i Signori della carta stampata e dei talk show ci parlano di libertà, di democrazia, di pensiero, ecc., che verrebbe a mancare se toccano i loro privilegi o quando vengono espulsi i portavoci infedeli del Movimento Cinque Stelle, un elemento di novità e di disturbo nel sistema mediatico. Per questo lo attaccano in tutti i modi, cercando di non farlo crescere oltre il temibile 25 % al quale sarebbe ancora attestato secondo i loro stessi sondaggi e malgrado i continui attacchi.
A detta di un Mario Mauro la legge elettorale in discussione è stata concepita interamente contro Il Movimento Cinque Stelle, che si immagina al terzo posto non destinato al ballottaggio. Dunque, la guerra mediatica contro il Movimento è assai aspra, senza esclusioni di colpi e di menzogne, decisiva per la sopravvivenza di un sistema corrotto e corruttore che pretende di essere la cura di un male di cui è causa.

Giovanna Canzano 4– Grillo e Casaleggio hanno creato un movimento politico dove vige diciamo l’«Inquisizione»?

Antonio Caracciolo – Mi sembra di aver già risposto al senso di questa domanda con quanto sopra detto e illustrato. Non ripeto concetti espressi, ma integro per la parte restante. «Inquisizione» di che? Forse si intende dire che un cittadino, una volta eletto in una assemblea, se ne può tranquillamente infischiare degli elettori e degli scopi per i quali si è ottenuto il loro voto? Forse si intende dire che gli impegni e le promesse elettorali sono ordinarie menzogne “democratiche” di cui ci si può subito dimenticare appena proclamati i risultati elettorali? Non dimentichiamoci che andare in Parlamento ma anche nei Consigli regionali significa ritrovarsi un reddito mensile impensabile per i comuni mortali. E non è che la base per ulteriori scalate e privilegi. Siamo evidentemente abituati, o meglio ci hanno assuefatti all’idea che una volta eletti i signori Onorevoli sono sganciati da ogni rendicontazione non solo di carattere monetario. I media tendono ad accreditare come “libertà” questo principio di assoluta e criminale “irresponsabilità”. Agli “espulsi” del Movimento non è stata peraltro comminata nessuna sorta di fustigazione corporale, ma è stata semplicemente ed unicamente dichiarata la loro non appartenenza ulteriore al Movimento, da essi palesemente tradito o dal quale non godono più la fiducia. Nei programmi del Movimento è previsto l’istituto del recall, per il quale può essere ritirata la fiducia e il mandato ai parlamentati eletti. Questo naturalmente richiede un accurato esame di ciò che i parlamentari hanno fatto o non fatto nell’esercizio del loro mandato. È «Inquisizione» questa?

Giovanna Canzano 5- Il suddetto movimento gode di molto credito tra le masse disagiate che popolano la nostra Italia, diciamo masse che, senza un movimento a toglier loro la libertà di agire, potrebbero invadere le piazze, manifestando il loro malcontento. Cosa si aspettano dal M5S?

Antonio Caracciolo – Non mi pare esatto rappresentare il Movimento come una mera espressione, una “protesta” di disgraziati e infelici, che oltre ad essere “disgraziati” sarebbero pure stupidi non sapendo a chi dare utilmente il loro consenso, una volta esclusi i partiti tradizionali, gli unici a voler occupare la piazza e la scena: non avrai altro partito all’infuori di me! “Masse disagiate” che dovrebbero continuare ad avere fiducia in chi li ha condotti alla rovina in decenni e decenni di governi dove i “duellanti” del sistema bipolare si sono infine rivelati “compari” che a turno si spartivano privilegi e risorse di un regime consociativo, dove non vi è mai stato una vera opposizione. Questa rappresentazione del Movimento come luogo della “protesta”  che non ha “proposta”  non corrisponde alla realtà ed è dettata dalla politica mediatica sopra descritta. Il Movimento ha carattere non violento, ma questo non significa che ha carattere “reazionario” in quanto andrebbe a frenare una “santa” violenza delle “masse”, che avrebbero altrimenti manifestato il loro “malcontento” nelle piazze. L’Italia non è la Libia, o la Siria, o l’Ucraina,  dove i Governi Atlantici sobillano manifestanti ingannati o prezzolati, mettendo loro in mano le armi, per rovesciare governi legittimi. Da noi i Gasparri propongono gli “arresti preventivi” degli studenti che intendono scendere in piazza, i Gasparri immortalati con il dito medio alzato protetto da tre fila di poliziotti contro i manifestanti “eversivi”. Potrei continuare con altri esempi dell’apparato repressivo che in Italia – occupata da oltre 100 basi americane – stroncherebbe senza scrupoli qualsiasi seria insurrezione di “masse” sempre più impoverite e prive di ogni prospettiva futura. Le rivoluzioni pur legittime non sono strategicamente diverse da una guerra e non si improvvisano con assoluta mancanza di mezzi, uomini, strategie. In Italia è possibile solo una grande repressione oltre che la lenta morte per fame e per suicidio dei cittadini impoveriti e privi di prospettive. Il Movimento ha saputo dare la giusta forma alla “protesta” possibile, avendo una grandissima “proposta”, espressa nella formula “tutti a casa” ovvero “nessuna alleanza”, formule che gli “espulsi” dal Movimento hanno disatteso. A ciò si aggiunge il pragmatismo che distingue nei lavori parlamentari fra cose utili al popolo e cose inutili e dannose, approvando le une e respingendo le altre. Venir meno ai principi del “tutti a casa” e “nessuna alleanza” significherebbe tradire ancora una volta le speranze del popolo italiano.
Io credo poi che non bisogna essere necessariamente “disagiati” per accorgersi che tutto il sistema politico insediatosi dal dopoguerra ad oggi è  giunto al capolinea e che non possa offrire niente di buono. Che senso potrebbe avere un “dialogo” con “ladri” cui si imputa un ladrocinio mai cessato e rimasto intatto? L’avanzata inesorabile della crisi strutturale e permanete, non ciclica e passeggera del sistema, va producendo quella “trasmutazione dei valori” di cui parla continuamente Nietzsche in tutta la sua opera. Questa “trasmutazione” può avere un valore liberatorio, è trasversale e prescinde dal proprio status economico e sociale: chi ha la visione del giusto e del vero può bene accorgersi dell’esistenza di un Movimento popolare, portatore di vero “cambiamento” e vera speranza.  In realtà il regime ha una grande paura di un Movimento. Se si considera la vasta Astensione elettorale e il 25 % del Movimento, si tocca con mano quanto poco i partiti rappresentino gli italiani, ma grazie all’amplificazione mediatica agiscono come se tutto il Paese fosse con loro. La struttura del Movimento consente di “espellere” ogni suo membro di cui venga scoperta l’inaffidabilità e l’insincerità. Un Movimento è tale ed ha senso sono se cresce continuamente e racchiude in sé il tutto, è “ecumenico”, come ebbe a dire Grillo. I “partiti” invece sono sempre è soltanto una ristretta “parte” che può perfino trovarsi in contrapposizione con il Bene Comune e con la Salvezza nazionale. Il Signor Renzi spera di attirare a sé parlamentari ed elettori del Movimento, o meglio di togliere loro visibilità istituzionale attraverso una legge truffaldina, peggiore del Porcellum e della legge Acerbi. Nella cultura politica italiana oltre che la libertà di pensiero e di espressione manca pure il principio della coerenza, per la quale il politico che fa il contrario di ciò che ha pubblicamente detto dovrebbe avere il pudore di ritirarsi lui nella sua casa, nel suo privato senza dover essere cacciato dalle assemblee elettive, dove è indegnamente e fraudolentemente giunto.

Giovanna Canzano 6- La libertà di pensiero è molto sentita tra gli intellettuali specie nei regimi totalitari.  Con Grillo, che ha ‘plagiato’ gli aderenti al suo movimento a non esprimere le loro opinioni, si sta dando inizio ad un regime totalitario senza resistenza?

Antonio Caracciolo – Questa domanda sul “plagio” – che peraltro non è più neppure più un reato – è davvero inaccettabile. Verso Grillo vi è da parte di ogni sincero militante una grande e meritato devozione, ma non è né sudditanza né “plagio”. Se mai la domanda dovrebbe essere spedita a un altro indirizzo. Nessuno dice a Berlusconi (e ora a Renzi) di aver “plagiato” il suo elettorato, ma lo avrebbe fatto Beppe Grillo che non ha mai ricoperto nessuna carica pubblica, ma al cui “carisma” chiunque può sottrarsi più di quanto non possano i “nominati” da Berlusconi, in ultimo un Toti è stato preso direttamente dall’organico di Mediaset e spostato in politica, per fare il “consigliere politico” del Capo e Padrone. Di soldi nel Movimento non ne circolano e nessuno si arricchisce occupando posti e cariche. Appunto perché si vuol essere degni del Movimento ognuno sente la responsabilità di dare un valore aggiunto a ciò che Grillo e Casaleggio hanno creato. Personalmente, non conosco Grillo. Non ho mai parlato con lui. Seguo le sue affermazioni pubbliche e le sue prese di posizione con il massimo raziocinio critico. Ogni attivista non lesina a Beppe tutte le critiche che gli vengono in mente. Sono spesso infondate ma in tal modo si dimostra a se stessi di essere liberi nel poterle fare e si respinge qualsiasi addebito di essere stati “plagiati” o di non aver dato un’adesione consapevole e motivata al Movimento. Personalmente, non avrei alcuna remora o impedimento nel formulare rilievi critici, ma trovo sempre contenuti forti di pensiero politico in ogni affermazione di Beppe Grillo, letta nel suo contesto originale e non nelle manipolazioni e caricature fatte dai media. La mia preoccupazione, espressa più volte nei luoghi del Movimento, è che debba sorgere e svilupparsi una nuova cultura politica sulle basi pratiche e concettuali date da Grillo e Casaleggio. Il più grande pericolo del Movimento lo avremmo se dopo un certo tempo esso non fosse capace di camminare con le proprie gambe, anche quando Grillo e Casaleggio non dovessero più esserci (Dio li conservi!).  Si badi: una nuova cultura politica non in opposizione o in contrasto, ma ad integrazione in un processo continuo di sviluppo, conservando come un bene imprescindibile l’unità del Movimento e fustigando chi ad essa attenti. Quando gli attuali governi avranno finito di rovinarci e saranno fuggiti con il bottino, sarà necessaria tutta la genialità degli italiani per ricostruire dalle fondamenta un paese distrutto. Se è davvero questo lo scenario, qualsiasi “dialogo” con questi governi, qualsiasi “fiducia” in bianco non può essere altro che “connivenza” con il “nemico” e “tradimento” di quanti hanno riposto nel Movimento la loro ultima speranza. Esagero? Se altri è il Messia, ne saremo contenti e lo riconosceremo: non lo metteremo in croce. Ma poiché vediamo avanzare non il Messia ma l’Anticristo, saremmo irresponsabili a dare a questi partiti, ai Duellanti Comparu, qualsiasi apertura di credito.
Sarebbe sbagliato concepire il Movimento come qualcosa di statico e concluso. Vi è una dialettica interna, che non è quella degli “espulsi” che altro avevano in mente e che hanno tradito l’unità del Movimento. Per evitare attacchi strumentali al Movimento sarebbe opportuno che nella prossima redazione del Programma venisse incluso come punto autonomo il principio della libertà di pensiero, di espressione, di ricerca, di insegnamento, di critica politica. Non solo. Andrebbe poi fatta una accurata revisione di tutta la legislazione vigente per abrogare tutte quelle norme che di fatto ostacolano la libertà di pensiero e tutelano altri interessi su cui andrebbe fatta una seria riflessione.

Giovanna Canzano 7– La ‘rete’ –  tanto utilizzata dal Movimento Cinque Stelle – può essere lo strumento adatto per raggiungere i suoi scopi?

Antonio Caracciolo – Ci vogliono forse ancora alcuni decenni, o mezzo secolo, per valutare a pieno la rivoluzione che si avuta con la diffusione di internet, la cui tecnologia è ancora in fase di sviluppo. La differenza tra la rete e i media tradizionali è nella loro natura e nel modo in cui interagiscono o non interagiscono con i destinatari delle informazioni.
I media sono una forma di comunicazione verticale, dove il “messaggio” parte da un centro di potere e si indirizza ai molti che rischiano realmente di venire “plagiati” da informazioni false e manipolate. La rete è uno strumento di comunicazione orizzontale e interattivo, dove ognuno comunica con l’altro e dove ognuno che sia capace di produrre conoscenze può renderle immediatamente e gratuitamente disponibili non a milioni, ma a miliardi di persone, potenzialmente all’Umanità intera. I rischi che da taluni si paventano direi strumentalmente non sono diversi dal cattivo uso, anche illecito e criminale, che di qualsiasi altro portato della scienza e della tecnica si possa fare. Il “crimine” esiste solo nella “volontà” e nel “fine” illecito, mai nel “mezzo” che è in se neutro: il male non è nel coltello ma in chi se ne serve per uccidere un essere umano, per compiere un “omicidio”. Dalla rete può venire più il bene che non il male. Se si considera quanto costano le attuali elezioni politiche cartacee e quanto sarebbe facile a costi minimi trasformarle in consultazione elettroniche, ecco che la “democrazia diretta” diventerebbe una possibilità concreta e reale, non una “utopia” e meno che mai una “idiozia”. Al contrario è oggi una “idiozia suicida” continuare il sistema della “rappresentanza politica”, affidando la propria vita a chi ci ha portati all’attuale disastro.
In Italia la rete non è sviluppata come in altri paesi, ma il suo sviluppo è necessario per la crescita dell’economia e dell’occupazione. Il Movimento Cinque Stelle nasce quasi per miracolo dalla rete e si sviluppa con la rete, ma non si limita solo questo: non è una realtà virtuale, ma vi è una sostanza umana che si ritrova nelle riunioni in luoghi fisici. I nemici del Movimento scommettono e sperano in una sua rapida scomparsa, evocando il movimento di Giannini, l’Uomo Qualunque, che ebbe una fiammata e di cui oggi si sa poco o nulla.  Gli Attivisti del Movimento sono normali cittadini che non perseguono fini di potere, non cercano vantaggi e privilegi. Nella generale scomparsa dei valori si sente ancora chi pronuncia la parola patria e dichiara di essere disposto a morire per essa.

Fonte: RINASCITA
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La critica: M5s vota sul reato di clandestinità

Oggi il blog di Beppe Grillo invita gli iscritti al Movimento 5 Stelle ad esprimere il proprio voto online riguardo all’abolizione dell’art. 10 bis T.U. 286/98 che concerne il reato di clandestinità.

Dare la possibilità alla propria base di esprimere il proprio parere è una scelta ammirabile, ma le modalità utilizzate in quest’occasione sono quantomeno deludenti. Non è stato impostato in precedenza alcun tipo di dibattito serio, chiunque abbia tentato di capire cosa comportasse l’abolizione di questo reato si è dovuto scontrare con opinioni contrastanti emerse dai giornali, ma potersi identificare in una posizione chiara e personale è quasi impossibile.

Anche lo stesso Grillo ha commesso un errore grave: ha praticamente “oscurato” l’argomento sul suo blog dove fino ad oggi non se n’era più parlato, mentre in un post di ottobre aveva quasi sconfessato la proposta che i parlamentari pentastellati avevano allora portato in commissione. Con la dichiarazione «Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità […] il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico» mostrava di non voler nemmeno tentare di spiegare ai cittadini la proposta che potrebbe anche essere valida. Ed è triste vedere un portavoce di un movimento politico importante che ha paura che i cittadini e i suoi elettori “possano non capire”.

La messa in votazione è stata richiesta a causa di un provvedimento urgente al Senato, ma questo ha spaccato i voti che in buona parte saranno stati espressi per partito preso, quindi, chi avrà paura di qualche conseguenza negativa, per il solo sentore che l’abrogazione consisterebbe nel rendere legale la presenza clandestina sul territorio nazionale, avrà votato per il mantenimento della norma tale e quale (9.093 voti); mentre avrà votato a favore (15.839 voti) chi ha capito che l’abolizione porterebbe ad uno snellimento della burocrazia e dei costi della giustizia mantenendo il procedimento di espolsione. Sono pronto a scommettere che la maggior parte tra questi non ha avuto una visione lucida della proposta e si è fidata dei rappresentanti in parlamento, di fatto “delegando”. Sarebbe stato però interessante vedere pro e contro di tutte le proposte, senza un SI o un NO tout-court. Questa situazione crea il presupposto per cui diversi giornalisti ed intellettuali ostili al movimento potranno dire che il 5 stelle fonda le sue scelte sulla base di slogan da palcoscenico, ed in questo singolo caso corrisponderebbe a verità. Critiche in tal senso le si possono leggere anche nei commenti degli stessi elettori nel post odierno. sul blog di Grillo. Sarebbe appunto interessante sapere degli oltre 24 mila elettori, quanti si sono sentiti soddisfatti del dibattito.

Questo articolo non entra nel merito alla proposta, ma guarda alle modalità con cui è stata esposta e messa in votazione. In questo caso Beppe Grillo ha messo i suoi stessi elettori nella posizione di decidere senza avere approfondito il tema, e quindi senza conoscerlo, mettendo in pericolo il lavoro che i suoi stessi parlamentari hanno svolto per mesi. Probabile che qualcuno giunga a conclusioni contrarie alle mie perchè magari è uno degli elettori informati, ma questo non basta a smontare una critica che spero possa essere più costruttiva per un Movimento che ha comunque il pregio di tentare una via democratica nuova.

Alberto Fossadri

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DESTRA, SINISTRA e l’evoluzione del pensiero politico

L’evoluzione del pensiero politico corrente è da ricercare in quella che fu la Rivoluzione Francese, una rivoluzione prima di tutto culturale che ebbe le sue radici nei salotti degli intellettuali illuministi e che permise, durante la rivoluzione, la nascita di movimenti soprattutto radicali e repubblicani, come i montagnardi, i giacobini, i sanculotti, i girondini ecc.

–          Il vero significato della Rivoluzione

La vera Rivoluzione, non è da intendersi quella parte violenta che iniziò con la presa della Bastiglia e in cui giocò un ruolo fondamentale la popolazione francese. Quelle azioni crude e feroci servirono a difendere il nuovo ordine sociale che venne costituito sulla spinta del pensiero liberale. Prima del 1789, i re governavano per diritto divino sulla popolazione, e il concetto di merito e di uguaglianza di fronte alla legge e di fronte a Dio non era scontato come lo intendiamo oggi. Prima di allora gli uomini lavoravano la terra che apparteneva alla comunità, ma questa era amministrata dall’aristocrazia e dal clero per mandato divino, così come i monarchi venivano solitamente incoronati dal Papa poiché come appare negli atti antichi, il monarca era Re per Grazia di Dio. Solo in seguito alla Rivoluzione francese troviamo negli atti di tutta Europa la dicitura “Re per Grazia di Dio e per volontà della Nazione” ovvero del popolo. Quindi, l’accettazione della sovranità di un monarca piuttosto che di un governo non veniva più approvata dall’alto, dal Regno dei Cieli, ma dal popolo. Questa è la vera Rivoluzione avvenuta non con gli scontri tra le strade di Parigi, ma con la convocazione degli Stati Generali il 5 maggio 1789.

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Stati Generali 1789

Gli Stati Generali erano un organo antichissimo dello stato francese ed avevano potere di limitazione dei poteri stessi del monarca. Venivano convocati da questi solo in casi di estrema necessità e pericolo. Quest’organo apparteneva al sistema feudale ed in esso si presentavano le tre classi sociali della tradizione medievale: l’aristocrazia, il clero e il terzo stato (rappresentanti della popolazione). Sebbene i deputati del terzo stato fossero in maggioranza, l’assemblea decideva per tradizione il voto per ordine. In questo modo ognuna delle tre classi sociali aveva diritto ad esprimere un solo voto. Siccome gli interessi di clero e aristocrazia spesso coincidevano, il terzo stato che pur rappresentava il 98% dei francesi non contava alcunché. La discussione sul sistema di voto, se per ordine o per testa, provocò già di per sé una prima rivoluzione: i deputati del terzo stato infatti rifiutarono il titolo di rappresentanti di un ordine per assumere quello di deputati dei comuni e quindi della nazione e votarono unanimi per il “voto per testa”. L’aristocrazia ovviamente, si contrappose a questo voto imitata dal clero, quest’ultimo però con una maggioranza risicata, ostacolata dai rappresentanti del basso clero che si rivelarono fondamentali in seguito.

Il 10 giungo i rappresentanti dei comuni invitarono gli altri delegati a procedere i lavori in un assemblea comune (i tre ordini per tradizione procedevano ai lavori in camere separate). L’aristocrazia rifiutò, ma nei giorni successivi, l’adesione sempre crescente da parte dei rappresentanti del basso clero permise di iniziare i lavori il 15 giugno. In quel giorno la nuova assemblea assunse il nome di Assemblea Nazionale. L’abolizione degli ordini in questa assemblea e il voto per testa, distrusse le vecchie istituzioni feudali, da quel momento sarebbe esistita solo la Nazione!

–          La nascita di Destra e Sinistra

Questa nuova assemblea, non riconosciuta dal Re, venne fortemente ostacolata, ma l’onda rivoluzionaria si abbatté con violenza sull’Ancien Régime al punto che il 19 giugno il clero votò per entrare a far parte di questa nuova assemblea, e solo l’aristocrazia restò inflessibile al cambiamento. Dopo una settimana di forti tensioni, il 27 giugno 1789, vero giorno simbolo della Rivoluzione, il Re fu costretto ad invitare formalmente aristocrazia e clero ad unirsi all’Assemblea Nazionale. È a questo punto che i deputati Conservatori (aristocrazia e clero), che inizialmente avevano cercato di opporsi ai cambiamenti e all’abbattimento dell’Ancien Régime, entrati in aula sedettero alla destra del Presidente d’Assemblea. Nella cultura cristiana infatti, la destra è simbolo della Giustizia Divina: “la destra del Signore ha fatto meraviglie” oppure “il Cristo siede alla destra del Padre”.  I deputati Progressisti invece, dalle idee radicali e democratiche sedettero a sinistra.

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Quarto Stato – Giuseppe Pelizza da Volpedo

Il progressivo sviluppo sociale e politico basato su questo nuovo ordine nella visione nazionale è stato ostacolato dalle monarchie europee che videro in esso un pericolo. Ed a ragion di veduta, poiché questa visione, metteva in discussione tutto il costrutto dell’ordinamento dell’epoca. È così che la Francia dovette affrontare in pochi anni un numero eccezionale di guerre. E non solo resisterà, ma questi conflitti consentiranno l’esportazione delle nuove idee in tutta Europa. Le armate di Napoleone diffusero questi principi in tutti i luoghi dove li portarono i loro stivali. Nonostante la Restaurazione il pensiero collettivo mutò radicalmente. Opporsi significò per l’Europa solamente un nuovo periodo di rivolte e scontri sociali. I moti del 1848 che infiammarono tutte le città del vecchio continente ne furono la prova.

Con la nascita dei regimi liberali emerge il concetto di individuo e quello di proprietà: quest’ultima è vista come lo spazio giuridicamente intangibile in cui l’individuo soddisfa le proprie esigenze. Nasce il concetto di capitalista: cioè colui che considera la proprietà come un proprio spazio intangibile dove esercitare la propria libertà. L’importanza dell’impresa non verte sulla cosa prodotta ma sul capitalista proprietario. Questi, scritti in poche righe, sono le basi fondanti di tutto lo stato liberale (assieme alla rappresentanza parlamentare ed al governo della legge). La politica liberale, come già detto si divide in destra e sinistra, che a fine ottocento iniziano a rappresentare l’una il capitale e l’altra il lavoro. Ma col tempo e con l’introduzione delle masse nella politica questo modello inizia ad essere messo in discussione.

–          La Venuta del Socialismo

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Karl Marx

È in seguito ai moti e alle rivolte che attorno alla metà del XIX secolo sconvolsero le nazioni europee (qui si inseriscono il Risorgimento Italiano e l’unificazione della Germania) che iniziano a svilupparsi nella cultura della sinistra ottocentesca, nuovi pensieri che vanno ad analizzare la questione sociale, quella del proletariato (detto appunto Quarto Stato). Nell’Europa di quegli anni, il campo economico è dominato dalla dottrina liberista. Soprattutto nell’Inghilterra Vittoriana della Rivoluzione Industriale, dove i lavoratori (anche donne e minori) sono altamente sfruttati e l’impresa privata assume un potere spropositato che acuisce il divario economico tra ricchi e poveri e sfocia in gravi crisi sociali dovute anche all’aumento demografico. Ed è proprio in Inghilterra che molti pensatori iniziano a concentrarsi sulla questione sociale, sulla regolamentazione del mercato, della proprietà privata e sul problema della redistribuzione della ricchezza. Tra loro vi sono Karl Marx, che con il suo Capitale critica l’ascesa del Capitalismo, ma anche Giuseppe Mazzini, un progressista che critica la lotta di classe marxista e pone l’accento sulla cooperazione tra le classi. Il suo punto di vista sarà in seguito raccolto da alcuni ideologi del fascismo italiano. Sempre in Inghilterra appunto nel 1864 nasce l’Associazione Internazionale dei Lavoratori. È dunque l’epoca del Socialismo, il movimento operaio che sarà anche il primo movimento di massa della storia. Il socialismo nasce come ideologia rivoluzionaria. Se la rivoluzione francese è stata fatta dai borghesi, il socialismo lo avrebbero fatto i proletari: gli operai e i contadini. Ma appena nato, il socialismo era già diviso in correnti.
Bakunin ad esempio, sarà fortemente influente in Italia soprattutto nell’ambiente romagnolo, è il principale esponente dell’Anarchismo, basato sull’idea libertaria della totale libertà degli individui contrapposto ad ogni ordine costituito, compreso lo Stato; sul confederalismo e le comunità municipali. Il marxismo invece, dopo l’esperienza della Comune di Parigi (1871), e la stesura del Manifesto del Partito Comunista di Marx, inizia ad imporsi come modello di riferimento per tutti coloro che rifiutano lo Stato liberal-democratico. Questo anche perché l’Internazionale Socialista viene egemonizzata dal pensiero di Marx, prima espellendo i mazziniani, poi gli anarchici.

Andrea Costa

Andrea Costa

Anche in Italia sorgono i primi movimenti operai sull’onda dell’Internazionale, ma più influenzati dalla presenza di pensatori anarchici che caratterizzeranno il movimento operaio italiano di una sfumatura particolare. Il primo deputato socialista eletto in Italia (nel 1881) fu Andrea Costa, fondatore del Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna, amico di Bakunin e amante di Anna Kuliscioff, ma è con Filippo Turati, che nel frattempo aveva fondato il Partito Operaio Italiano, che unisce le forze nel 1893 e fonda il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani. Questo è contrapposto alla cosiddetta Sinistra Storica, proprio perché “rivoluzionario”, inteso che portava l’idea di una società diversa da quella costruita con l’odrinamento democratico liberale, e perciò il partito venne dichiarato fuorilegge durante la repressione crispina.

Si nota già una grande dicotomia, tra l’aggettivo “sinistra” e il pensiero socialista. Infatti per essere definito di sinistra, un movimento deve appartenere all’arco liberal-democratico, perché dovrebbe rappresentare una fazione di quel concetto. Mentre invece, il socialismo, sebbene tese ad imporsi in maniera legale e all’interno dell’aula parlamentare avrebbe volentieri sovvertito le istituzioni statali per il rifiuto stesso del concetto liberale. Infatti, fino all’avvento del fascismo, il socialismo è diviso principalmente in due correnti: i Riformisti, guidati da Turati e in seguito anche da Matteotti, che sono veramente una forza di sinistra: accettano un regime liberal-democratico ma in esso vogliono compiere delle riforme di carattere sociale, germe di quella che diventerà la socialdemocrazia. Poi troviamo i Massimalisti, la componente rivoluzionaria, quella che vuole trasformare radicalmente lo Stato e che sotto la guida di Nicola Bombacci, nel biennio rosso (1919-1920) scatena le rivolte operaie sull’esempio della Rivoluzione d’Ottobre avvenuta nella Russia del 1917 al grido di “tutto il potere ai soviet”. Intendeva così portare una nuova forma di governo basata sui Consigli Operai. I massimalisti spesso vengono identificati con “estrema sinistra”, ma non essendo astrazione del concetto liberale non è corretto inserirli forzatamente all’interno di quest’arco, proprio perché non vi appartengono. A riprova dell’errore, tra loro troviamo molti rivoluzionari che in seguito saranno definiti di “estrema destra”, come Benito Mussolini. Basti questo per capire che il regime democratico-liberale tenta in tutti i modi di identificare gli altri

Giornale FUTURISTA di Marinetti riportante la nascita dei Fasci di Combattimento e descritti quale movimento di estrema sinistra

Giornale FUTURISTA di Marinetti riportante la nascita dei Fasci di Combattimento e descritti quale movimento di estrema sinistra

in se stesso collocando alle sue estremità i movimenti che non gli appartengono. Giusto per impedirne la comprensione dei differenti punti di vista, esattamente come anche gli altri regimi tentano di fare con i movimenti a loro estranei.

Dal movimento socialista italiano quindi, nascono due grandi correnti, entrambe nate dall’ala massimalista: l’una, guidata da Bombacci, Bordiga, Gramsci, Gennari e Graziadei si scinde dal PSI per fondare (su invito di Lenin) il Partito Comunista d’Italia nel 1921. L’altra guidata da Benito Mussolini, si avvicina al pensiero nazionalista e pur mantenendo un programma socialista rifiuta la lotta di classe come soluzione al problema del conflitto tra capitale e lavoro. Nascono in questo modo i Fasci Italiani di Combattimento (1919) che si evolvono poi nel Partito Nazionale Fascista (1921).

Spesso, l’errore che si commette è quello di identificare il Comunismo come sinistra e il Fascismo come destra, considerando tali movimenti come l’estremizzazione di Capitale e Lavoro. Invece questi movimenti non confermano il concetto di destra e sinistra, nel loro intento sono infatti nati per superarlo definitivamente. Il concetto di democrazia liberale infatti è avverso ad entrambi i movimenti, i quali vogliono superarlo per creare l’uno la democrazia socialista e l’altro la democrazia corporativa (anche se poi il regime mussoliniano non porterà mai a termine questo programma, fermandosi  ad un regime autoritario sorretto dal capitale borghese, per tornare poi a rispolverare il concetto durante la R.S.I. che infatti venne definita Repubblica SOCIALE e non fascista come desiderava Hitler).

La stessa Unione Sovietica, prima di diventare una dittatura autoritaria sotto la spinta delle purghe staliniane, rappresentò un interessante esperimento di democrazia partecipata con la costituzione dei Soviet:

organi assembleari in cui contadini e operai potevano esprimere le loro opinioni su tematiche nazionali per alzata di mano, e che eleggevano i loro rappresentanti (con diritto di revoca immediata) che avrebbero presieduto i soviet superiori.

Questi regimi differenti da quello liberale vengono definiti totalitari, o total-unitari, perché sono regimi che i liberali definiscono “a partito unico” ma perché i partiti sono un’affermazione propria del liberalismo. Con la costituzione dei soviet per esempio, o della democrazia corporativa, i partiti non avrebbero avuto senso di esistere. Questi tipi di regime sono differenti dai regimi “autoritari”, perché i regimi autoritari sono dei governi oppressivi che rappresentano realmente un’estremizzazione dei concetti di destra e di sinistra e non portano un nuovo modello sociale (un esempio sono le dittature appoggiate dal potere lobbista o da esigenze geopolitiche di stati superiori come USA, Russia o Cina). Quindi sono di fatto delle “zone grigie” che devono per forza di cose evolversi nel tempo o in regimi totalitari o in democrazie liberali. Ma cercare, a tutti i costi, di far rientrare i totalitarismi nelle categorie “destra e sinistra” è il modo migliore per non comprenderne la natura e per espropriargli l’elemento rivoluzionario di cui sono dotati.

Soviet di Pietrogrado - 1917

Soviet di Pietrogrado – 1917

–          La Guerra Fredda

Dopo la normalizzazione seguita dagli accordi di Yalta (1945), per vedere un nuovo fermento di idee bisognò attendere gli anni della contestazione giovanile, ed in particolar modo il 1968. Si precisa che questo saggio non è un’esaltazione del dissenso, ed infatti anticipo che il tanto celebrato e decantato ’68 si concluse con un fallimento. Nel marzo del 1968 si susseguirono diversi scontri in tutt’Europa, in Italia il più celebre fu la Battaglia di Valle Giulia a Roma dove studenti neofascisti ed estremisti rossi si trovarono per la prima volta a combattere assieme per occupare le facoltà di architettura e lettere.

Siccome tra loro vi erano numerosi missini (iscritti all’MSI), il partito di destra ergendosi a tutore dell’ordine mal digerì questo comportamento dei suoi. Almirante andò direttamente sul posto e questi venne cacciato dai molti missini del FUAN presenti all’interno dell’università. Alcuni ragazzi di destra di fatto si staccarono dagl’ideali del partito ed insieme al movimento Primula Goliardica e ai movimenti marxisti-leninisti collaborarono alla difesa dell’università e costruirono dei dibattiti il cui filo comune era la distruzione della società liberal-borghese, l’anti-imperialismo americano e sovietico, il contrasto alla società del consumismo di massa alimentato dal potere finanziario.

Da questi dibattiti, influenzati anche dal maggio francese e ispirati dai movimenti di liberazione nazionale sorti in varie parti del mondo, quali l’OLP, l’IRA, l’ETA e stimolati da modelli alternativi propri soprattutto dei paesi sudamericani, nacquero in tutta Italia dei movimenti che si fusero in Lotta di Popolo. Avevano principalmente quale modello di riferimento il giustizialismo argentino, alcuni elementi portati in auge dalla pubblicazione in Cina del Libretto Rosso di Mao (1966), ma soprattutto le esperienze del Che Ernesto Guevara. Era di fatto la riedizione italiana del Socialismo Nazionale (nulla a che vedere col Nazismo), un socialismo che rifiuta la lotta di classe ed esalta la sovranità nazionale. Nei loro dibattiti veniva proposta la necessità dell’affrancazione nazionale alla questione energetica e petrolifera, per potersi sganciare dalle politiche atlantiche. Vennero ben accolte le emancipazioni di alcuni stati mediterranei, soprattutto la Libia di Gheddafi, ma si cercò anche di stimolare un modello di europeismo che poi sarà ignorato completamente dalla storia e reso impraticabile da Maastricht.

Fiorenti nella contestazione sono stati anche i gruppi marxisti-leninisti che reintrodussero l’idea di partecipazione tramite i consigli operai. Ma tutti questi movimenti, così come quelli socialisti nazionali, non riuscirono ad andare oltre la discussione ed imporsi nel pensiero collettivo. Questo non significa che non avessero valide alternative, anzi. Il nuovo mondo che si erano trovati ad affrontare era diverso da quello in cui erano catapultati i rivoluzionari delle epoche precedenti. L’industria mediatica e la comunicazione di massa aveva tutto il potere per educare le masse e metterle al riparo da pensieri “eversivi”. Se ai tempi di Marx la religione era l’oppio dei popoli, che tramite la paura e la superstizione impediva il riscatto del proletariato, nella società moderna quel compito narcotizzante lo ebbero (e lo hanno) i mass media. E dove non arrivò la televisione, ci pensò il sistema. Alcuni settori deviati dello Stato dovevano sopprimere la contestazione. Dapprima radicalizzando lo scontro, riproponendo i vecchi schemi fascismo-antifascismo, e comunismo-anticomunismo, non solo contro lo Stato, ma anche tra gruppi di contestatori. Il passo successivo è stato compiuto dalle bombe. Tramite la strategia della tensione, studiata e applicata in ambienti NATO, alcuni settori deviati dello Stato, i vertici militari, politici, imprenditoriali e giudiziari, pensarono bene di utilizzare una delle frange che si ergeva a difensore della civiltà (l’estremismo di destra) per scatenare sugli oppositori al regime democratico una grandiosa campagna di diffamazione: scatenando pesanti attacchi terroristici ed attribuendone la colpa ai neonati movimenti giovanili. In questo modo la distruzione del consenso garantì una certa distanza di sicurezza tra le nuove idee e quella gran parte degl’italiani (o europei) che nulla volevano avere a che fare con la violenza.

–          Dopo la caduta dell’Impero del Male

Con la fine della Guerra Fredda e la caduta del Comunismo, il modello liberale in politica e liberista in economia è diventato imperante e domina tutt’ora incontrastato. Gli stessi partiti italiani che facevano riferimento a Mosca si sono riciclati in quella socialdemocrazia tipica degli Stati Uniti e che nulla ha a che vedere con i concetti socialisti. Così il PCI è diventato DS e poi PD, ma in esso sono racchiuse le dottrine liberiste che tanto Marx quanto Mussolini avevano cercato di contrastare. Oggi nella sinistra italiana, come in tutta la sinistra europea è morto il concetto di lotta di classe e sono stati cancellati i programmi di sviluppo del welfare. Così come per molti movimenti che si identificano col fascismo si sono sottolineate le caratteristiche nazionaliste, xenofobe e anticomuniste, e quindi assimilabili al concetto di destra ma non rientranti per forza nell’ottica del fascismo originario. E quindi invece che presentarsi con la componente rivoluzionaria e alternativa allo stato liberal-democratico tipica del fascismo sansepolcrista, si mostrano come difensori di quella stessa demoplutocrazia che Mussolini e Gentile disprezzavano. L’MSI di Almirante e i movimenti che vi ruotavano attorno infatti, si sono atteggiati a reazionari difensori dell’ordine e degli interessi atlantici.

Ad oggi il parlamento italiano non ha visto la presenza di una qualche componente rivoluzionaria dalla fine dell’Unione Sovietica (1991). Questi ultimi vent’anni sono corrisposti ad una politica di Restaurazione europea (esattamente come quella seguita alle vicende napoleoniche) che ha imposto uno sfrenato modello capitalista, dove lavoro e capitale si sono separati e sotto la spinta neoliberista stanno entrando in una nuova fase di evoluzione: dove tutti i diritti acquisiti e i progressi nel campo sociale stanno per cedere sotto la pressione di privatizzazioni e deregolamentazioni. Dal 2013, si è però affermata in Italia una nuova formazione

Beppe Grillo

Beppe Grillo

proposta da Grillo: il Movimento 5 stelle. Nel suo programma, oltre a voler ripensare i concetti di lavoro e produzione, si intende portare un nuovo modello di democrazia partecipata. Al pari dei rivoluzionari di inizio ‘900, questo movimento ha avuto la lungimiranza di volerla applicare ai moderni mezzi di comunicazione che consentono una partecipazione in assemblee pubbliche via web, un accesso e una condivisione delle conoscenze e delle informazioni in tempo reale. La cosiddetta e-democracy, è un’idea che arriva dalla scandinavia e dal nord-europa dove sono nati nei primi anni 2000 movimenti simili. Quando il M5S dice di non appartenere né alla destra né alla sinistra ha pienamente ragione di affermarlo. Si sta infatti proponendo come modello alternativo alla democrazia liberale, che di fatto rappresenta un modello settecentesco applicato in un mondo in continua evoluzione. Accelerato dalla globalizzazione,  e non più in grado di rispondere alle esigenze della società, viene infatti continuamente anticipato dal mercato (oltre al fatto che spesso il mercato sfrutta gli indici economici per influenzare votazioni referendarie o politiche).

La possibilità che la democrazia non sia sola espressione partitica e si riassuma in una delega del potere decisionale ogni 5 anni, ma si sviluppi anche con la partecipazione diretta alle discussioni legislative insieme ai parlamentari eletti è considerevolmente differente da ciò cui siamo abituati.
Dobbiamo considerare che le persone informate e veramente in grado di scegliere rappresentano una scarsa percentuale nella popolazione, mentre le altre sono fortemente condizionate dal potere mediatico che risponde solamente al mercato e al potere finanziario. Quindi prende spazio la convinzione che solo le persone dotte e realmente interessate potranno prendere parte al ruolo di partecipi dell’attività legislativa. E l’e-democracy può permetterlo senza costringere i disinteressati e coloro che si occupano principalmente delle proprie attività individuali a restarne fuori. Questi infatti si dovrebbero in tal modo autoescludere dalla vita politica del paese.

Questo  concetto è rivoluzionario e perciò, pur non appartenendo né alla sfera socialista, né a quella fascista si sta imponendo come nuovo modello antagonista al liberalismo e alla democrazia rappresentativa. Ma il Movimento di Grillo deve stare attento, il rischio per i 5 stelle è quello di abituarsi alla forma liberale cui volontariamente hanno scelto di partecipare per imporsi legalmente. Devono regolarizzare l’obiettivo di imporre questa nuova forma di governo, inserendola in un programma specifico di riforma dello Stato. Questo per evitare la deriva della sua stessa natura, così come capitò alla mancata occasione della Rivoluzione Russa del 1917. Lì i bolscevichi ottennero il potere sulla spinta dello slogan “tutto il potere ai soviet”, ma non dogmatizzando all’interno della nuova società il ruolo di questi consigli operai, pian piano il loro ruolo venne snaturato e il paese ripiombò nell’autocrazia. Le rivoluzioni sono necessarie al progresso, ma occorre fare estrema attenzione ai rischi che si corrono sull’onda dell’euforia popolare.

Alberto Fossadri

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Grillo e Casaleggio – dov’è il trucco?

Sulla Casaleggio Associati si è scritto di tutto, dalla partnership con JP Morgan ai proventi di camera e senato che invece Grillo “gira” a Gianroberto. Ma davvero Casaleggio sta sfruttando il 5 stelle?

Ebbene, nel 2007 la società vantava profitti per 660.000 €, ora chissà quanto saranno lievitati!! Nel 2011 l’utile è indietreggiato a 87.000 € e nel 2012 la società ha esposto una perdita di 58.000 €: E’ ANDATA IN ROSSO!

Per i fondi destinati ai gruppi di Camera e Senato è lo stesso capogruppo al Senato Vito Crimi ad assicurare: “La gestione dei fondi sarà ad esclusivo utilizzo dei gruppi. Non saranno gestiti da Grillo e Casaleggio”.
Beh, se questo è “l’investimento” che Casaleggio avrebbe fatto per sfondare nell’alta finanza, non sembra avere grande effetto. Basti che lo stesso Sasson che spesso viene tirato in ballo ha lasciato mesi fa la società. Anche per attacchi subiti direttamente nei Meetup dai grillini (che forse tanto discepoli, adepti e cagnolini ubbidienti a tutto e tutti non lo sono…).

Ma in fondo è stata la stessa stampa di regime a fornire ai “complottisti” le risorse su cui speculare. Quella stessa stampa che ha in astio il movimento 5 stelle perchè se esso realizzasse l’abolizione dei fondi pubblici ai giornali, molte delle principali testate andrebbero incontro al fallimento. Fate due conti…

Ad alcuni poi (anche interni al movimento) dà fastidio il guadagno che Beppe Grillo incamera dagli sponsor collegati alsuo Blog, approfittando del fatto che (anche grazie alle visite degli uteniti del movimento) è uno dei blog più visitati al mondo. E’ un’opinione rispettabile, ma bisogna anche considerare il costo dei server che Grillo mette a disposizione gratuita agli iscritti del movimento (anche per scrivere contro di lui e contro Casaleggio nei post del gruppo). Il costo dei server si aggira attorno ai 100.000 € l’anno. Spese che per un movimento che intende fare politica senza contributi pubblici diventerebbero gravose. Specialmente trattandosi di una guerra mediatica continua di giornali e partiti per cui i rimborsi elettorali forniscono anche spazi enormi di pubblicità sul web.

Inoltre, per una ricerca di metodo scientifico non è sufficiente collegare una società come la Casaleggio ad una grande banca come JP Morgan per “dimostrare” che anch’essa rientra nel disegno del complotto massonico per il controllo sociale. Già il fatto di non distinguere la partnership dalla partecipazione azionaria è sinonimo di prendere le informazioni con sufficienza. Casaleggio infatti fornisce ad Enamics ed altre società una consulenza. BEN DIVERSO dalla spartizione degli utili che sarebbe la conseguenza di una partecipazione azionaria. La partnership è una collaborazione regolamentata da contratto.
Dato che molte società (anche piccole) hanno contratti con colossi finanziari, non significa che siano coinvolti nella speculazione internazionale. Anzi, magari ne escono con le gambe rotte. Un esempio: il comune di Milano (che è un ente certamente più grande della Casaleggio Associati per capitale investito) è stata giocata proprio da 4 banche che avevano speculato sul comune con il solito giochetto dei derivati finanziari facendogli investire in una maxi-operazione 1,68 miliardi di euro. Le quattro banche sono state in seguito condannate al risarcimento verso il comune. Le condannate sono Deutsche Bank, Depfa, Ubs ed anche la nostra cara JP Morgan… Confrontando la cifra sopra riportata con il giro d’affari ben più modesto (1.4 milioni) della Casaleggio, dubito che i banchieri americani siano così indaffarati a perdere 3-4 anni per aspettare un boom miliardario di Gianroberto, proprio perchè alle grandi società d’investimenti interessano i profitti immediati, e ben più golosi, come quello sopra riportato.

Parlando di un progetto per far emergere DAL NULLA un movimento che poi verrebbe controllato dai colossi finanziari, ricordo che nessuna società fa progetti utopici a lungo termine, altrimenti avrebbe investito (con grande probabilità) una marea spropositata di fondi in giornali e pubblicità in modo di far crescere i consensi al 5 stelle. Se quest’ultimo fosse realmente nelle mani dei poteri forti. Ma così non è stato, e così non è…

Alberto Fossadri

Vedi anche:
La critica: M5s vota sul reato di clandestinità
fondi pubblici ai giornali

Fonti:
-http://www.ehiweb.it/glossario/P/Partnership
-http://www.corriere.it/politica/12_settembre_13/casaleggio-ilmondo-movimento-cinque-stelle_3801c318-fdd7-11e1-ae02-425b67d1a375.shtml
-http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-12-20/derivati-milano-quattro-banche-064142.shtml?uuid=AbgzEmDH
-http://www.repubblica.it/politica/2013/03/04/news/riunione_parlamentari_m5s-53830046/
-http://www.corriere.it/politica/12_settembre_23/enrico-sassoon-lascio-casaleggio-beppe-grillo-movimento-5-stelle_dc73830e-0549-11e2-b23b-e7550ace117d.shtml