Il ruolo pedagogico e educativo della RAI

Una riflessione per l’avvenire. Andrebbe vista così la fiction “Non è mai troppo tardi”, dedicata alla figura di Alberto Manzi, il maestro che negli anni sessanta insegnò dagli schermi Rai a leggere e scrivere a milioni di italiani adulti analfabeti. La fiction, interpretata da Claudio Santamaria per la regia di Giacomo Campiotti, è trasmessa da Rai Uno il 24 e 25 febbraio in prima serata. L’esperienza televisiva di Manzi testimoniò con efficacia la vocazione educativa del servizio pubblico radiotelevisivo. Una vocazione seriamente posta in dubbio dagli sviluppi successivi del sistema televisivo, che costrinsero la Rai a competere con le tv private. Molto è cambiato dagli anni sessanta, ma i dati Auditel non consentono a nessuno di negare seriamente il persistente legame del pubblico con le reti Rai. Tutti, però, avvertono la necessità di ridefinire la missione del servizio pubblico, in un ambiente comunicativo sempre più cross-mediale. Si potrebbe cominciare a ridiscutere la missione “educativa” della televisione. Perché la funzione pedagogica della tv non è solo quella del maestro Manzi, che certo appartiene alla storia televisiva, ma è ancora ben presente oggi: sulle reti Rai e su quelle commerciali, sebbene con distinte finalità. Sono almeno due i Non-è-mai-troppo-tardi-Maestro-Manzisignificati di “tv pedagogica”. Il primo si riferisce alla televisione pubblica orientata, nei primi dieci anni della sua storia, a guidare l’audience su percorsi educativi intesi a recuperare carenze scolastiche, povertà linguistiche, sottosviluppo culturale. In seguito, il termine pedagogico designa una televisione appesantita da sistemi di controllo sul piano politico e culturale. L’avvento delle televisioni commerciali segnò, insieme alla fine del monopolio, la crisi del “modello pedagogico”. Un modello nel quale convivevano istanze educative di grande valore dal punto di vista sociale e culturale, insieme a rigide convenzioni ideologiche. Dagli anni ottanta, sotto la pressione della concorrenza, l’istanza pedagogica del servizio pubblico è apparsa un peso di cui liberarsi, per correre più velocemente nella competizione con i privati. Si assiste così a un’omologazione dei modelli televisivi pubblico e privato. Ciò ha reso più difficile nel corso degli anni distinguere nettamente i due profili televisivi, soprattutto nelle fasce orarie di maggior ascolto. La tv pubblica deve riaffermare il suo carattere educativo come un tratto distintivo: sulla base di un progetto orientato a incrementare le competenze e le conoscenze del pubblico, infantile e adulto. Anche la tv commerciale ha un orientamento pedagogico: lo assume però dal mercato. Essa forma il pubblico a una visione del mondo in cui contano i valori d’uso delle merci e il loro potere simbolico. A ben vedere, insomma, la “dimensione educativa” della tv si fa più pervasiva, sebbene meno nettamente definita. S’insinua in programmi d’intrattenimento, nello spazio dato a un argomento culturale; ed entra nelle fiction popolari, i cui protagonisti sono spesso alle prese con problemi la cui soluzione implica conoscenze e maturità di scelte. D’altro canto, i programmi di divulgazione culturale e scientifica cercano una spettacolarità che tradizionalmente non apparteneva a questo genere di trasmissioni, per lo più austere nel linguaggio e nell’impianto televisivi. Piero Angela, con i suoi programmi, dimostra che è possibile costruire un solido rapporto con il largo pubblico, facendo della cultura una forma d’intrattenimento televisivo. I canali tematici possono dare spazi impensabili alle scienze e alle arti. La televisione pubblica può ben rispondere al bisogno diffuso di “saperne di più” sul mondo che ci circonda. Con un’avvertenza: una televisione “che sa di scuola” non è televisione e non riesce a essere scuola. Inizialmente, la tv pubblica non ha fatto che “trasmettere scuola”. Ha assunto cioè la “tele-visione” come mera tecnologia, con cui riprendere e trasmettere a distanza eventi sociali, manifestazioni sportive, concerti, spettacoli teatrali e lezioni scolastiche. La televisione ha poi preso le distanze dalla scuola. Ma la Rai possiede le risorse tecnologiche e creative per elaborare un nuovo linguaggio didattico; declinato su format televisivi diversi e facendo così della divulgazione scientifica e culturale un autentico genere televisivo. Per un pubblico che di conoscenze ha bisogno più del pane.

POTREBBERO INTERESSARTI:
– Perché i MASS MEDIA mentono
– Obiettivo: distruggere la famiglia
– L’incontro nella Fragilità

– Facebook – Ambigua creazione dell’uomo

Fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23050

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...