Rispolverare la contrapposizione fascismo – antifascismo

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Scontri al funerale di Erich Priebke

In questi giorni stiamo assistendo ad un macabro rito, e non è quello del funerale di Erich Priebke, l’ufficiale nazista responsabile dell’eccidio delle fosse Adreatine; il rito in questione è l’antagonismo rispolverato costantemente dai media per difendere l’élite dominante, la classe politica borghese. Una pratica che si usa spesso nei momenti di forte tensione per spaccare alla base qualsiasi movimento e per dare ad ognuno un “colore” o un credo denigrato dai più.

Fino a due settimane fa pochi sapevano rispondere alla domanda: «Sa chi è Erich Priebke?» Oggi invece siamo tutti consapevoli chi è costui, cosa ha fatto in un determinato momento del passato, e ci ergiamo a paladini della Resistenza inneggiando slogan antifascisti e arrivando a scontri di piazza con i naziskin persino durante le esequie. Però dalla consapevolezza (parziale) si escludono le responsabilità di altri, come la fazione stalinista delle brigate partigiane che sfruttò “l’occasione” per far eliminare dai tedeschi i contendenti partigiani trotzkisti di Bandiera Rossa. E viceversa i neonazisti intonano canti nostalgici e rispondono alla provocazione mediatica nel modo più stupido attirando l’odio popolare su di sé.

1968 1 marzo Roma Inizio degli scontri a Valle Giulia, facoltˆ di Architettura

La “battaglia” di Valle Giulia a Roma (1968)

La realtà è che il Sistema ha bisogno nei momenti della sua vulnerabilità di rispolverare antichi rancori, e riaccendere le lotte fascisti – antifascisti, comunisti – anticomunisti, e spesso tenta di dare colore a movimenti che non ne hanno per spingere la popolazione al disinteresse verso le loro posizioni e all’odio verso i loro membri. E’ il caso dei No TAV, additati come no global, comunisti, e in ultima terroristi. Anche durante il movimento studentesco esploso nel 1968 si verificò questa prassi che finì per spaccare il movimento e assoggettarlo ai partiti dell’arco parlamentare (mentre inizialmente fu scollegato). La ribellione degli studenti si sviluppò soprattutto a Roma, dove nacquero diversi gruppi tutti portatori di idee nuove, legate all’esperienza critica del passato. Col tempo, il sistema partitocratico iniziò la sua infiltrazione: il Partito Comunista sciolse la sua federazione giovanile, la FGCI, per costringere i suoi membri giovani ad infiltrarsi nel movimento studentesco ed egemonizzare il pensiero guida del movimento, così come mandò le sue “guardie bianche” a selezionare i sovversivi per espellerli; l’MSI invece, chiamò a raccolta i suoi giovani spingendoli allo scontro con gli studenti ergendosi così a paladini dell’ordine sociale. Da infiltrazioni e attacchi, i vari movimenti iniziarono a prendere posizione verso i partiti tradizionali, diventandone l’ombra e perdendo lo slancio innovativo iniziale.
Gli unici gruppi che non si lasciarono influenzare dai partiti, e che resistevano alle aggressioni squadriste dei missini, si basavano su idee socialiste e di sinistra nazionale e venivano identificati come “comunisti” dalla destra e come “fascisti” dalla sinistra. I giornalisti coniarono per loro un nomigliolo dispregiativo che tendeva a ridicolizzarli: Nazi-Maoisti. Così i ragazzi di Primula Goliardica, Giovane Europa e Lotta di Popolo venivano attaccati sia sul piano politico che mediatico. Quando poi, fu l’ora delle bombe, e della strategia della tensione, il movimento fu spezzato e l’ordine ristabilito.

Oggi il tema si ripropone, fascismo e comunismo di fatto non esistono più come forza politica organica, i vari movimenti che si rifanno a quelle ideologie non sono coesi tra loro e godono di uno scarso consenso popolare, ormai assuefatto al regime democratico liberale. Nei momenti in cui il neoliberismo e la democrazia rappresentativa partitica vengono messi in discussione, creare la divisione e l’odio reciproco nella classe dei lavoratori è la soluzione a tutti i problemi. Dopo oltre 2000 anni la locuzione latina DIVIDE ET IMPERA è la logica corrente del potere, e milioni di cittadini ancora ci cascano come polli…

Alberto Fossadri

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