Obiettivo: distruggere la famiglia

Le politiche a favore della famiglia si sa, ultimamente sono passate di moda. In tutta la storia italiana il nucleo familiare ha svolto un ruolo sociale importante e riconosciuto. L’enciclopedia Treccani ne dà la seguente definizione:

Istituzione fondamentale in ogni società umana, attraverso la quale la società stessa si riproduce e perpetua, sia sul piano biologico, sia su quello culturale.

Insomma la famiglia è il modello base di ogni società, ed è fondamentale per ogni interazione umana. C’è un ulteriore ruolo sociale che solo la famiglia è in grado di interpretare, ed è quello su cui cercherò di concentrarmi: la protezione della prole dalla società stessa. Ovvero, riportando il concetto nell’occidente capitalista, la famiglia difende i valori umani e limita il condizionamento della società di consumo. E’ inutile dire che chiunque sia cresciuto in una famiglia “comune” ha assimilato dai propri genitori virtù, vizi, credenze e pregiudizi per il solo fatto di avere dei punti di riferimento, questo senza intralciare l’individualità di ciascuno. Mentre se prendiamo il caso di figli cresciuti in famiglie “allargate”, ragazzi con genitori separati, figure paterne doppie, fratellastri, o semplicemente famiglie separate in casa con padri spesso assenti o “impegnati” con le amanti, questi casi (in generale) soffrono della mancanza di punti di riferimento, spesso rifiutano gli insegnamenti e i dogmi dei genitori naturali perché rifiutano in principio di riconoscersi in essi e creano un vuoto di identità che va colmato con valori auto-assimilati.
Ma dove voglio arrivare: una persona che auto-assimila valori, magari in fase adolescenziale, o peggio durante l’infanzia (i periodi più vulnerabili dell’essere umano), generalmente non è in grado di valutare i messaggi della società perché non ha l’esperienza per farlo e perché non c’è nessuno che possa indirizzare le scelte del ragazzo o che possa impostarlo su una certa etica.
Dunque, nell’epoca della comunicazione di massa, l’individuo fuori dal contesto sociologico della famiglia diviene facile preda della dottrina capitalista, sempre pronta ad infondere le sue “regole del buon consumatore”.

Per comprendere basterebbe sapere che oggi, la pubblicità indirizzata ai bambini viene attentamente studiata da psicologi, che si avvalgono di studi di settore secondo cui, tra il 20% e il 40% degli acquisti di un prodotto per bambini, il genitore è stato spinto dall’insistenza del proprio figlio. Le corporations studiano questi comportamenti e aiutano i nostri figli a cercare comportamenti sempre più insistenti. Una delle regole fondamentali delle multinazionali, è quella di stabilire un rapporto con gli uomini sin da piccoli, cosicché da adulti saranno in loro pugno. Questa è la chiave della vittoria del capitalismo. Secondo Pier Paolo Pasolini, la società di consumo è riuscita laddove il fascismo ha fallito. Ha ottenuto l’omologazione di massa che Mussolini aveva tanto sperato quando intendeva “fascistizzare” gli italiani.

«Le corporations devono agire sul target della popolazione, hanno bisogno di una massa irrazionale di persone che acquisti beni di cui non hanno bisogno. Vanno sviluppati i cosiddetti “desideri creati”, quindi devi creare dei desideri, devi imporre alla gente la filosofia della futilità, devi farla concentrare sulle cose più insignificanti della vita, come gli articoli alla moda. L’ideale è avere individui completamente dissociati gli uni dagli altri, la cui concezione di se stessi, il proprio valore è solo: quanti desideri creati posso soddisfare?» [cit. Noam Chomsky]

Il problema diventa difficile da districare, quando le stesse lobbies appoggiano alcune specifiche richieste di diritti, giusti e sacrosanti, con il solo obiettivo di scardinare i valori del modello base: la famiglia.

Nel caso particolare, il diritto richiesto dalle associazioni gay al matrimonio. Nulla in contrario a due persone che si amano, e che decidono di passare il resto della loro vita assieme. E’ condivisibile anche che queste persone possano usufruire di tutele della convivenza, come il diritto ad ereditare dal proprio partner, o il diritto di ricevere un’adeguata assistenza durante i problemi di salute di un membro della coppia. Ma questa forma di pseudo-famiglia, non può essere riconosciuta come “famiglia”, giacché il temine “famiglia elementare” racchiude genitori e figli, quindi riconoscere una coppia omosessuale come famiglia non vieta, almeno terminologicamente, l’adozione di una prole.
Certo, una sentenza emessa pochi mesi fa dichiara che un coppia di omosessuali non ha capacità differenti nell’educazione dei figli. Ma un fatto è la capacità di educare, un altro è quello che io personalmente posso fare come genitore ed individuo nell’educare. Cosa intendo dire, che un omosessuale può infondere ad un bambino dei valori non meno significativi di qualsiasi altra persona, ma nel limite della sua identità individuale. Pensano in molti, che si riceve qualcosa dalla propria madre che il padre non potrà mai dare, perché ella è donna. Viceversa, l’uomo trasmette al figlio delle caratteristiche che sono proprie del genere maschile. Inutile negare che la stessa appartenenza di sesso di due genitori, rende la loro educazione (non per incompetenza) incompleta perchè vincola i punti di riferimento ad un solo genere.
Non è moralismo, è la tanto decantata differenza di genere! Non è essere razzista o omofobo credere nella diversità delle persone, anzi, il mondo è bello perché è vario e la donna ha sue qualità proprie, e viceversa l’uomo, senza sminuire l’importanza dell’una e dell’altro e senza mettere l’uno in posizione di superiorità sull’altro.
Anche Nietzesche sosteneva questa differenza affermando che tra i due generi, quello che odia maggiormente è la donna, e sempre la donna è colei che ama di più. O meglio, la donna sembra nutrire sentimenti più intensi, tant’è vero che non v’è nulla di più forte in natura dell’amore che la madre prova per i suoi figli.
Anche la scienza marca alcune differenze: la logopedia insegna che il gentilsesso acquisisce una capacità maggiore nella comunicazione ed  è più avvezzo al rischio, mentre il sesso maschile pare avere abilità maggiori nell’arte matematica e risulta essere più aggressivo (causa il testosterone).
Insomma, ogni genere ha la sua parte da scoprire, ed ogni comportamento è importante per la prole che lo deve vivere sulla propria pelle, nel proprio nucleo famigliare. Ecco perché una coppia di omosessuali non potrà mai essere una famiglia “uguale”, solo per la mancanza della differenza di genere.

Detto questo, rincresce vedere che la strumentalizzazione del fenomeno gay da parte di potentati economici, che non tengono al diritto degli omosessuali ma guardano solo il loro portafoglio, sta sfruttando alcune persone inconsapevoli che si sentono emarginate, trasformandole in un’arma a loro favore, per scardinare, una volta per tutte, quell’elemento basilare della società che resiste da millenni.

Se non fosse vero non si capirebbe il motivo che avrebbe l’industria mediatica a proferire tanta importanza al tema e a concedere così tanto spazio a questo dibattito, nonostante vi siano problemi anche più gravi attualmente, di cui si parla decisamente meno. Dallo sfruttamento della prostituzione, a fenomeni di disagio sociale sempre crescenti, causa la crisi, così come il diritto dell’acqua pubblica e quello alla salute. Tutte tematiche che non hanno una prospettiva nel business di chi scende in campo nella difesa di questi diritti fondamentali. Ad esempio, quando in Francia lo scontro sociale si ampliava sulla legge delle unioni omosessuali, nessun telegiornale trasmetteva la notizia di altre due importanti leggi discusse in Francia nello stesso periodo: quelle che vietano l’obsolescenza programmata, ovvero, quella pratica diffusa nei paesi capitalisti di produrre oggetti che si deteriorano o che si rompono non appena scade la garanzia. Quella abitudine che non è frutto del progresso, ma dell’avidità; se Thomas Edison inventò una lampadina che durava 100 anni, perchè quelle che compro durano al massimo 5 anni? Ma ai giornalisti italiani questo non interessa, perchè anche le nostre grandi industrie temono queste leggi, mentre appoggiano i diritti gay. Porsi una domanda non è omofobia, si chiama ragionare. Le corporations hanno bisogno che voi abbiate fiducia in loro, hanno bisogno che crediate nei valori che cercano di inculcarvi, non lasciate che la famiglia, ultimo ostacolo contro lo strapotere dei plutocrati, venga distrutta nella sua integrità.

Alberto Fossadri

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One thought on “Obiettivo: distruggere la famiglia

  1. perfettamente d’accordo, c’è da dire che le donne sono brave anche in matematica tanto quanto, la differenza è la procreazione ed il pensiero ad esso legato con comportamenti ancestrali

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