I Diritti del Nascituro: una proposta all’UE

In esecuzione l’iniziativa “UNO DI NOI”

Molte organizzazioni europee pro-life (per la vita) hanno svolto un lavoro intenso impegnandosi nella tutela della vita dando origine all’iniziativa europea “Uno di Noi”.

Di che cosa si tratta?

Si tratta, in generale, di una raccolta firme per tutelare il diritto alla vita degli esseri umani NON ancora nati. Si richiede cioè, con questa raccolta europea di firme, di aggiungere in ogni documento di diritto o Trattato europeo dove si parli di tutela della vita umana o del diritto alla vita, la specificazione “dal concepimento”, riconoscendo così la dignità del nascituro e il suo diritto in Europa a ricevere tutela legale. Più specificatamente, si chiede all’Europa di porre fine al finanziamento di attività che presuppongono la distruzione di embrioni umani in ambito di ricerca e nelle pratiche di sanità pubblica che presuppongono la violazione del diritto alla vita.
Il vescovo di Brescia Luciano Monari, in una lettera d’inizio anno indirizzata ai sacerdoti e ai religiosi della sua Diocesi, sottolinea l’importanza non solo di affermare a livello civile un caposaldo della democrazia, cioè del riconoscimento dell’uguaglianza dei diritti di tutti gli uomini, ma anche e soprattutto del valore della vita umana sin dal suo concepimento, punto centrale e fondamentale dell’antropologia e dell’etica cattolica. Richiamando ciò che ha detto il Santo Padre nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2013: “Operatori di pace sono coloro che amano, difendono, e promuovono la vita nella sua integralità”.
Il Papa Benedetto XVI sottolinea anche, nel commento all’Angelus della Seconda Domenica di Avvento, come nell’incontro tra Maria e la cugina Elisabetta e quindi pure tra Gesù e Giovanni rispettivamente nel grembo delle loro madri, i due siano in rapporto tra loro, sin dal concepimento. Addirittura il Beato Giovanni Paolo II ne fece oggetto d’insegnamento attraverso l’Enciclica “Evangelium Vitae”.

Per chi fosse interessato ad approfondire visitare il sito http://www.mpv.org/mpv/download/UnodiNoi/homepage.html

“Dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, le iniziative che hanno raccolto almeno un milione di cittadini europei appartenenti ad almeno sette Stati possono ottenere una discussione, con la loro partecipazione, dinanzi alle istituzioni europee. Il 1° Aprile, primo giorno in cui era giuridicamente possibile porre la richiesta, è stata presentata la domanda affinché ogni essere umano sia riconosciuto come “UNO DI NOI” fin dal suo concepimento in ogni azione svolta direttamente dall’Unione Europea.”

Uteri in “affitto”

Un altro discorso che forse sarebbe meglio affrontare, dato che trova poco spazio nei giornali odierni, è quello dell’affitto di uteri per portare gravidanze assistite il cui unico scopo è generare un bambino che verrà poi dato in adozione alla coppia che “commissiona” la gravidanza. Proprio così, ci sono coppie, sia etero che omosessuali, che previo pagamento “comprano” le gravidanze. Nei paesi del terzo mondo, già noti per il turismo sessuale, si viene a creare anche la singolare situazione del turismo medico.

Più nello specifico cosa accade?

Avviene che donne, e spesso ragazze giovani, in situazioni economiche indigenti, accettano di avere delle gravidanze per conto di terzi anche per 360 €. In effetti, già nel giugno scorso, l’incremento delle donne indiane disposte a sottoporsi al trattamento era balzato alle cronache dopo la morte di una di loro. Premila Vaghela, la donna che all’età di 30 anni, dopo ripetuti trattamenti ormonali, non era riuscita a concludere la gravidanza morendo prima di partorire. Il quotidiano inglese The Guardian, fra i pochi a raccontare la morte della Vaghela, aveva sottolineato che la donna era solo una delle tante, riportando i numeri di un’industria che solo in India fattura ogni anno più di 2 milioni di dollari.

Le cifre si aggirano intorno ai 25 mila parti di bambini indiani, già nati tramite fecondazione artificiale da madri surrogate. E parlano di cliniche che si diffondono sopratutto nelle parti più povere del paese, dove si trovano donne disperate e disposte a tutto in cambio di pochi spiccioli. Ci si chiede, se è naturale l’illegalità della compravendita di bambini, per quale motivo dovrebbe essere legale una gravidanza sottoposta a contrattazione di mercato?

Daniela Scuri e Alberto Fossadri

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