Post-STORIA, il futuro in BIANCO e NERO

La geopolitica internazionale segue l’evoluzione storica tracciata dalla televisione, ma lo fa in senso contrario ad essa; pochi canali in bianco e nero sono il segno di un tempo passato,che solo le generazioni non più giovanissime possono ricordare, per arrivare ai giorni nostri dove una moltitudine di canali a colori esprimono svariati contenuti.
La storia degli eventi geopolitici che si sta delineando percorre simbolicamente questo tracciato, ma in senso opposto.

Le parti in gioco

Quella che oggi sembra essere una seconda “guerra fredda”, cioè la situazione di tensione continua tra un blocco occidentale capeggiato dagli Stati Uniti e la Russia sulle questioni internazionali, non è altro che il frutto di una visione diversa del mondo, del futuro da tracciare e da percorrere per i prossimi decenni.
Da una parte l’occidente del modello “libertino”, dell’economia globale, per la cancellazione dell’identita’, delle sovranità, delle tradizioni e dell’etica; un occidente che mette a valore unico le comodità tecniche e un’inappellabile modernità materiale. Non più modello da inseguire per il resto del mondo ma macchina da guerra colonizzatrice, che impone la propria legge in campo culturale ed economico al resto del pianeta. Seppur più vasto e popolato, lo sta trascinando in una pericolosa avventura in mare aperto, nonostante gli evidenti scricchiolii ed il continuo imbarcare acqua della propria nave, che sempre più velocemente si sta inabissando. L’occidente, che stringe tra le mani bandiera di libertà, non lascia il diritto al resto del pianeta di organizzare una visione del futuro diversa dalla propria, basata sulle proprie tradizioni culturali, religiose, etiche; non permette di perseguire la missione storica dei vari popoli, ne di organizzare i propri modelli economici, giuridici, sociali, tecnologici ne politici.
L’occidente che vuole imporre un modello unico, universale, non è altro che un fenomeno locale sul pianeta ed i suoi tentativi di imposizione, si scontrano inevitabilmente con altre civiltà e culture; così nascono, quelle situazioni di tensione che non sempre finiscono con una “guerra fredda”.
Dall’altra parte non più l’Unione Sovietica, come nel passato, ma la Russia.
Un paese multiculturale che nega le pretese universali di un mondo globale occidentalizzato, che propone una visione multipolare, dove una varietà di culture libere di organizzare come meglio credono e con i propri mezzi, il loro futuro e sviluppo, tracciano obiettivi e delineano le proprie direzioni. Una nazione che crede nella cooperazione e nella solidarietà come punti d’incontro tra nazioni sovrane cultutralmente diverse, ma che vogliono raggiungere obiettivi condivisi. Non più l’Unione Sovietica, che imponeva anch’essa un modello unico, seppur in netto contrasto con quello occidentale, ma un modello semplicemente diverso che non può considerarsi, come in passato, anti-occidentale.
La russia infatti ha fatto pendolo tra un modello occidentalizzato e un proprio modello, che gli ha permesso di tornare alla ribalta tra le potenze mondiali raggiungendo un alto livello economico, militare e di aver ritrovato un peso specifico importante a livello geopolitico, visto che, si è delineata come paese leader per un blocco alternativo a quello capeggiato dagli Stati Uniti, per molti paesi asiatici, sudamericani e balcani che la vedono come primo affidale partner ed alleato.

Cosa succederà?

Con delle premesse di questo tipo, dove le parti contrapposte si trovano in continuo disaccordo sulle questioni internazionali e dove spesso una parte punta il dito contro l’altra, si può capire che un confronto sia imminente e che seppur rimandabile, prima o poi si dovrà affrontare. Chi il confronto oggi non lo può sostenere, è senza dubbio la Russia, per questo continua il suo pendolo di sfrenata occidentalizzazione alternata a decisioni e momenti di completa anti-occidentalizzazione.
Oggi la Russia, per potersi porre a modello alternativo necessita ancora di tempo per costruire una via propria da percorrere su solide basi di specificità morale, di giustizia, di religione e tradizione, che comunismo, post-comunismo e le sirene libertine occidentali degli anni passati avevano distrutto. La Russia deve ricostruire il proprio senso storico di nazione, ritornare anello unico di 2 mondi straordinari e completamente diversi, quali l’Europa e L’estremo Oriente. L’alternanza di scelte economiche e politiche che oscillano tra occidentalizzazione sfrenata e anti-occidentalizzazione sono il metodo, che il governo russo sta attuando da anni per cercare di guadagnare tempo, prima del confronto.
L’occidente da parte sua, oggi, può dirsi già pronto al confronto e si sta spingendo ad accelerare i tempi aumentando le tensioni, minacciando sempre più spesso di portare il mondo verso il baratro di una nuova guerra mondiale, ma qualcosa le impedisce di fare il passo decisivo limitando a continue e pericolose provocazioni e scaramucce la propria azione.putin-obama

Chi impedisce il confronto

Un possibile confronto tra questi blocchi porterebbe l’intero pianeta nel baratro di una nuova guerra mondiale le cui conseguenze avrebbero ritorsioni per un lunghissimo tempo sull’umanità. Nessun angolo del pianeta, nessuna nazione, potrebbe non subire direttamente o indirettamente questa situazione, tantomeno la Cina e l’Europa.
Cosi lontane e così diverse Europa e Cina si trovano ad essere, da anni, gli aghi della bilancia di una situazione che potrebbe cambiare il corso della storia.
Si spiegano così, da entrambe gli schieramenti, i continui “paternariati ed abbracci” per una e per l’altra parte seppur con metodi diversi. L’occidente che colonizza distruggendo gli stati nazionali imponendone la propria economia, cultura e dipendenza; dall’altra la cooperazione, i trattati e gli accordi commerciali che legano le nazioni alla Russia per comuni interessi.
La Cina si è legata negli ultimi anni ed è divenuto partner fondamentale della Russia, ha un’economia in forte espansione e scongiura un confronto tra i blocchi con i quali ha vantaggiosi rapporti economico commerciali. L’Europa che vive una situazione completamente diversa dal punto di vista economico è semplicemente troppo fresca per un’altra guerra, ed ancora fortunatamente, troppo diversa nonostante il progetto di unificazione in atto, per poter essere manipolata come un unico stato alleato.

Conclusione

A breve il percorso inesorabile della crisi economica e della globalizzazione, che l’occidente non accenna a fermare ed a cui non vuol rinunciare, accellera quel processo di avvicinamento ad un confronto inevitabile, tanto quanto l’atteggiamento pendolante della Russia prima o poi dovrà cessare, per capire a quale futuro vuole legarsi, se a quello dell’occidente o ad uno proprio. Europa e Cina sono chiamate nel frattempo a scegliere di schierarsi a favore della Storia o a dar vita alla Post-Storia.
La prima iniziata secoli fa, dove le diverse culture ed i vari popoli hanno portato un mondo a colori, ricco di varietà culturali, scoperte tecnologiche e scentifiche; l’altra, che ha già portato una parte del mondo alla standardizzazione, alla distruzione dell’etica, della morale e delle culture, per la creazione di un mondo in bianco e nero universalmente monocromatico e in grave crisi identitaria.

Opinione dell’autore

Europa Alzati!
Perde il senso dell’equilibrio,
colui che poggia i piedi sull’instabile terreno degli istinti.

Matteo Piantoni

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Stampa italiana leccapiedi del SIONISMO

Il giornalismo italiano, o almeno gran parte di esso, è costruito sulla menzogna. Ed è forse la situazione attuale in Terra Santa che lo dimostra, che dimostra una stampa italiana completamente sbilanciata a favore di Israele, che non offre spazi a intellettuali contrari a questa logica se non per sbeffeggiarli e ridicolizzarli (perchè quando non hai argomenti a tuo favore, per annullare chi la pensa diversamente devi usare la satira e l’ironia basata sui luoghi comuni, com’è stato fatto con l’ex parlamentare Vattimo).

Per secoli ebrei e arabi hanno convissuto nella terra dei Patriarchi pressoché in una convivenza pacifica, non senza problemi e scontri, ma comunque senza che una parte opprimesse l’altra. L’arrivo degli ebrei europei dopo la seconda guerra mondiale e la creazione di uno stato ebraico hanno dato inizio alla vera divisione: agli ebrei (in minoranza demografica) fu dato gran parte del territorio, e agli arabi la parte residua. ne seguirono diversi conflitti che hanno costretto il popolo palestinese a vivere in piccoli lembi di terra, senza poter essere riconosciuti a livello internazionale come Stato, questo perché Israele occupa parte di questo territorio e se la comunità internazionale dovesse riconoscere lo stato Palestinese agli ebrei toccherebbe abbandonare le terre che occupano ma che non sono loro!

Così questi palestinesi vivono in paesi separati gli uni dagli altri da presidi militari Israeliani, per passare da un paese ad un altro per vari motivi: farsi visitare da un medico; fare acquisti; trovare parenti; ci si trova costretti a continui controlli da parte di militari di un altro paese, spesso ostili, che non si fanno scrupoli di arrestare bambini di appena 11 anni per il solo motivo di aver sventolato la bandiera palestinese. Questo popolo si trova ricattato con l’acqua, separato da muraglioni; nella striscia di Gaza non hanno nemmeno la totale libertà di pescare nel proprio mare… La Palestina è de facto un enorme lager a cielo aperto.

Palestina-Israele

Trovo inconcepibile e assurdo l’utilizzo smodato che si fa della tragedia della Shoah per giustificare le malefatte del governo Israeliano. E’ il peggior modo per ricordare le vittime del nazismo, e mi ripugna che il Ministro Mogherini sia andata al memoriale dell’Olocausto a Gerusalemme, per ricordare i bambini morti nei lager tedeschi per dare manforte al grande impegno mediatico a sostegno di Israele, proprio mentre dall’altra parte del paese i raid israeliani colpivano con le loro bombe “intelligenti” un orfanotrofio… i bambini palestinesi valgono forse meno? Se la risposta è si, allora non c’è dubbio: stiamo sostenendo una tesi razzista ed omicida.
Mi ripugna anche l’ignoranza che si trasmette ai telespettatori, Vattimo per fare l’esempio più recente, è stato accusato di antisemitismo perchè sosteneva Hamas contro gli ebrei. Poveri pennivendoli cretini… giusto per informazione, gli ebrei giunti dall’europa, sono di fatto europei, discendenti di quegli ebrei deportati dai romani nel 70 d.C. e mischiati per duemila anni con le popolazioni europee, quindi sono di fatto un popolo indoeuropeo. I palestinesi invece… sono effettivamente una popolazione semitica (che significa originario della penisola arabica). Dunque è un paradosso, chi sostiene Israele potrebbe essere accusato di antisemitismo e non viceversa!

Per la stampa daltronde, troppo occupata a servire i loro finanziatori più che il popolo, ha il solo obiettivo di creare confusione, di sviare la realtà. Per cui ci fanno credere che l’anno prossimo la crisi sarà finita, che i russi sono cattivi e gli americani buoni. E quindi mentono su quello che è un paese allo stremo, la cui reazione è una logica conseguenza della vita a cui sono costretti. Se viveste come i palestinesi, probabilmente ora sareste i primi a fabbricare un razzo qassam. Non ho mai sostenuto una risposta violenta, ma è logico pensare che se picchi dieci persone con il bastone, forse non tutte saranno disposte a porti l’altra guancia…
Il fatto reale, che le TV comunque faticano a tenere nascosto, è che una guerra dove solo i palestinesi muoiono potrebbe essere equiparata alla parola genocidio, esattamente come i serbi fecero ai kosovari. Perchè in Kosovo (dove avevamo interessi economici e politici) questa strage veniva chiamata “pulizia etnica” e in Palestina lo stesso concetto non è applicabile? Per via del terrorismo? Andiamo… sappiamo tutti che la risposta peggiore che si può dare al terrorismo è l’occupazione militare e il bombardamento indiscriminato. Un esempio europeo? Il Bloody Sunday di Belfast, in Irlanda del Nord, quando l’esercito britannico sparò su una manifestazione di indipendentisti uccidendo ragazzini e vecchi. Mai più di allora l’IRA ebbe gioco facile ad arruolare nuovi adepti, e così per molti anni l’organizzazione terroristica irlandese spadroneggiò in quella che sembrava più una guerra civile.
Lo stesso vale per Hamas, pensate che dopo aver distrutto case e aver ucciso civili inermi Hamas si sia indebolito? No, il contrario! Ma se siete seguaci della logica della rappresaglia, della legge del taglione, allora dimostra quanto sia evoluta questa nostra “civiltà”. Il terrorismo continuerà ad esistere fino a quando i palestinesi non saranno in grado di poter decidere da soli cosa fare delle loro vite e delle loro terre. In Italia i partigiani hanno forse fatto diversamente?!

La parola poco usata dai mezzi di comunicazione (per paura che potreste informarvi al riguardo) è SIONISMO. Il sionismo è di fatto un nazionalismo ebraico che non ha nulla a che vedere con la religione, e non è differente dai vari nazionalismi europei (da cui nacquero appunto il Nazionalsocialismo e il Fascismo). La disonestà intellettuale dei “divulgatori di falsità” italiani impedisce alla gente di venire a contatto con quelle realtà che dall’interno del mondo ebraico lottano il sionismo e vorrebbero maggiori libertà per il popolo palestinese. Neturei Karta è un gruppo di ebrei ultra-ortodossi, residenti nel quartiere di Mea Shearim a Gerusalemme, che considerano il sionismo una distorsione della vera natura ebraica. Il rabbino Meir Hirsch, attuale leader del gruppo, da anni si oppone all’occupazione dei territori palestinesi, intrattenendo rapporti stretti con i nemici storici diIsraele: Ahmadinejad, Hezbollah e Hamas.

Neturei Karta

Vi sono anche grandi intellettuali che si oppongono al sionismo, Zeev Sternell per esempio, professure all’università di Gerusalemme, uno dei massimi storici ed esperti mondiali del fascismo italiano, che perse la madre e la sorella a causa dei nazisti (è un ebreo di origine polacca), è un grande sostenitore dell’antisionismo ed è stato nel mirino di un attentato contro la sua persona per questo. Ilan Pappé, storico israeliano, ha sostenuto che durante la Nakba (1947-48) le autorità ebraiche agli ordini di Ben Gurion praticarono una vera e propria pulizia etnica sistematicamente pianificata che portò all’espulsione di circa ottocentomila profughi palestinesi. E ancora, il giornalista Michel Warschawski che nel 1982, quando il governo Israeliano permise il massacro dei palestinesi di Sabra e Chatila da parte delle milizie cristiano-maronite (fra 762 e 3.500 morti), riuscì a condurre in piazza 400 mila concittadini israeliani per manifestare il loro dissenso, e poco dopo fond’ò l’Alternative Information Center (Aic), per combattere la disinformazione israeliana nei confronti dei palestinesi. Un altro nome eccellente da raffigurare nella schiera degli antisionisti è Noam Chomsky, americano di una famiglia ebraica riconosciuto come il più grande sociologo del mondo. Secondo Chomsky l’occidente, e i sionisti ebrei, ricorrono la logica della conquista come mezzo per portare la civiltà ai barbari, esattamente come fecero gli americani con i nativi. La cosa più mostruosa è proprio questa: siamo sicuri che dobbiamo esportare il nostro modello di civiltà nel resto del mondo perchè questo è (dal nostro punto di vista) l’unico modo decente per vivere… E’ questa arroganza che fa di noi degli esseri volgari. Sottolineiamo che quelle popolazioni sono contro gli omosessuali, sono per la sharia, e ci arroghiamo il diritto di dovergli insegnare cos’è la civiltà. Devono essere i palestinesi a determinare il loro corso, e chissà, se magari non sia un semplice contadino palestinese ad insegnare qualcosa a personaggi culturalmente squallidi come i conduttori de La Zanzara.

Alberto Fossadri

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DEMOCRATURA

Di Marco Travaglio – Ecco cosa accadrà se le “riforme” di Renzi, Berlusconi & C. entreranno in vigore: un regime da “uomo solo al comando” senza opposizioni né controlli né garanzie. Cari lettori, scriveteci il vostro pensiero sul modo migliore di opporci al rischio di questo disegno incostituzionale e piduista.

democratura

1. CAMERA. La legge elettorale Italicum made in Renzi, Boschi, Berlusconi e Verdini conferma le liste bloccate (incostituzionali) del Porcellum, con la sola differenza che saranno un po’ più corte. La sostanza è che i 630 deputati saranno ancora nominati dai segretari dei partiti maggiori. Quelli medio-piccoli invece resteranno fuori da Montecitorio grazie a soglie di sbarramento spropositate: 4,5% per quelli coalizzati, l’8% per quelli che corrono da soli e il 12% per le coalizioni. Per ottenere subito il premio di maggioranza, il primo partito (o coalizione) deve raccogliere almeno il 37% dei voti: nel qual caso gli spetta il 55% dei seggi, pari a 340 deputati. Se invece nessuno arriva al 37%, i primi due classificati si sfidano al ballottaggio e chi vince (con almeno il 51%, è ovvio) incassa 327 deputati. Cioè: chi ha meno voti (37% o più) ha più seggi e chi ha più voti (51% o più) ha meno seggi. Una follia. Ma non basta: prendiamo una coalizione con un partitone al 20% e cinque partitini al 4% ciascuno. Totale: 40%, con premio al primo turno. Siccome nessuno dei partitini alleati supera il 4,5%, il partito del 20% incamera il 55% dei seggi. E governa da solo, confiscando il potere legislativo, che di fatto coincide con l’esecutivo a colpi di decreti e fiducie.

   2. SENATO. Con la riforma costituzionale, il “Senato delle Autonomie” sarà formato da 100 senatori non eletti: 95 saranno scelti dai consigli regionali (74 tra i consiglieri e 21 tra i sindaci) e 5 dal Quirinale (più i senatori a vita). Sindaci e consiglieriscadranno ciascuno insieme alle rispettive giunte comunali e regionali, trasformando Palazzo Madama in un albergo a ore: andirivieni continuo e maggioranze affidate al caso, anzi al caos. Di norma anche il Senato sarà appannaggio della maggioranza di governo. E comunque non potrà più controllare l’esecutivo: i senatori non voteranno più la fiducia né saranno chiamati ad approvare, emendare, bocciare le leggi. Esprimeranno solo pareri non vincolanti, salvo per le norme costituzionali. E seguiteranno a eleggere con i deputati il capo dello Stato e i membri del Csm e della Consulta di nomina parlamentare.

   3. OPPOSIZIONE. Nell’unico ramo del Parlamento ancora dotato del potere legislativo, cioè la Camera, i dissensi interni ai partiti di governo potranno essere spenti con il metodo Mineo e Mauro: chi non garantisce il voto favorevole in commissione alle leggi volute dall’esecutivo sarà essere espulso e sostituito da un soldatino del premier. Quanto al dissenso esterno, i partiti di opposizione saranno in parte decimati dalle soglie dell’Italicum. Per i superstiti, la riforma costituzionale disarma le minoranze istituzionalizzando la “ghigliottina” calata dalla presidente Laura Boldrini contro il M5S che tentava di impedire la conversione in legge del decreto-regalo alle banche: corsia preferenziale per i ddl e i dl del governo, che andranno subito all’ordine del giorno per essere approvati entro due mesi, con sostanziale divieto di ostruzionismo e strozzatura degli emendamenti.

   4. CAPO DELLO STATO. Malgrado lo snaturamento del Senato, che finora contribuiva per 1/3 all’Assemblea dei mille grandi elettori (nel 2013 erano 319 senatori, 630 deputati e 58 delegati regionali) e in futuro sarà relegato al 10%, nessuna modifica è prevista per l’elezione del presidente della Repubblica. Quindi potrà sceglierselo il premier (anche se ha preso soltanto il 20% dei voti) dopo il terzo scrutinio, quando la maggioranza dei 2/3 scende al 51%. Forte del 55% dei deputati da lui nominati, gli basteranno 33 senatori per raggiungere la maggioranza semplice dell’Assemblea e mandare al Quirinale un suo fedelissimo. Il che trasforma il ruolo di “garanzia” del Presidente in una funzione gregaria del governo e della maggioranza: il capo del primo partito si sceglie il capo dello Stato che poi lo nomina capo del governo e firma i suoi ministri e poi le sue leggi e decreti. Inoltre, dopo il precedente “monarchico-presidenzialista” di Napolitano, a colpi di invasioni di campo, il nuovo inquilino del Quirinale potrà arrogarsi enormi poteri d’interferenza in tutti i campi, giustizia in primis.

   5. CORTE COSTITUZIONALE. Se tutto cambia nella selezione di deputati e senatori, nulla cambia nell’elezione dei giudici costituzionali. Chi va al governo con l’Italicum (anche col 20% dei voti) controllerà direttamente o indirettamente ben 10 dei 15 giudici costituzionali: i 5 nominati dal Parlamento e i 5 scelti dal capo dello Stato (gli altri 5 li designano le varie magistrature). Così, occupati i poteri esecutivo e legislativo, il premier espugna anche il supremo organo di garanzia costituzionale. E sarà molto difficile che la Consulta possa ancora bocciare le leggi incostituzionali, o dare torto al potere politico nei conflitti di attribuzione con gli altri poteri dello Stato.

   6. CSM E MAGISTRATI. Anche la norma del governo Renzi che anticipa la pensione dei magistrati dagli attuali 75 anni a 70 può diventare una lesione dell’indipendenza della magistratura. Il risultato infatti è la decapitazione degli uffici giudiziari, guidati perlopiù da magistrati ultrasettantenni. E i nuovi capi di procure, tribunali e Cassazione li nominerà il nuovo Csm, che sarà eletto nei prossimi giorni: per 2/3 (membri togati) dai magistrati e per 1/3 (membri laici). I laici, dopo l’accordo Renzi-B., saranno tutti (tranne forse uno indicato dai 5Stelle) di osservanza governativa. Tra questi verrà poi scelto il vicepresidente, indicato dal premier, mentre il presidente sarà Napolitano e poi il suo successore, anch’egli di stretta obbedienza renziana. Così i nuovi vertici della magistratura li sceglierà il Csm più “governativo” degli ultimi 40 anni, previo “concerto” del ministro della Giustizia Orlando. Ad aumentare l’influenza politica c’è poi il progetto ideato da Violante e ventilato da Renzi di togliere al Csm i procedimenti disciplinari di secondo grado per far giudicare i magistrati da un’Alta Corte nominata per 1/3 dal Parlamento e per 1/3 dal Quirinale, cioè a maggioranza partitica.

   7. PROCURATORI E PM. Per normalizzare le procure della Repubblica non c’è neppure bisogno di una legge: basta la lettera di Napolitano al vicepresidente del Csm Vietti che ha modificato il voto del Csm sul caso Bruti Liberati-Robledo e ha imposto una lettura molto restrittiva dell’ordinamento giudiziario Mastella-Castelli del 2006-2007: il procuratore capo diventa il padre-padrone dell’azione penale e dei singoli pm, che vengono espropriati della garanzia costituzionale di autonomia e indipendenza “interna” (contro le interferenze e i soprusi dei capi). Secondo il Quirinale, “a differenza del giudice , le garanzie di indipendenza ‘interna’ del Pm riguardano l’Ufficio nel suo complesso e non il singolo magistrato” (e chissà mai chi può insidiare l’indipendenza “interna” di un’intera Procura). Così, nel silenzio del Csm e dell’Anm, il procuratore viene autorizzato addirittura a violare le regole organizzative da lui stesso stabilite, togliendo fascicoli scomodi gli aggiunti e ai sostituti, e avocandoli a sé senza dare spiegazioni. Per assoggettare procure e tribunali, basterà controllare un pugno di procuratori, senza più il bilanciamento del “potere diffuso” dei singoli pm.

   8. IMMUNITÀ. L’articolo 68, concepito dai padri costituenti per tutelare i parlamentari di minoranza da eventuali iniziative persecutorie di giudici troppo vicini al governo su reati politici, diventa sempre più uno strumento del governo per mettere i propri uomini al riparo dalla giustizia. L’immunità parlamentare, prevista in Costituzione per le Camere elettive, viene estesa a un Senato non elettivo, composto da sindaci e consiglieri regionali che per legge ne sono sprovvisti. Basterà che un consiglio regionale li nomini senatori, e nel tragitto dalla loro città a Roma verranno coperti dallo scudo impunitario, che impedirà a magistrati di arrestarli, intercettarli e perquisirli senza l’ok di Palazzo Madama. Il voto sulle autorizzazioni a procedere rimane sia alla Camera sia al Senato a maggioranza semplice (51%). Il che consentirà alle forze di governo (anche col 20% di elettori, ma col 55% di deputati) di salvare i propri fedelissimi a Montecitorio e di nascondere a Palazzo Madama i sindaci e i consiglieri regionali delinquenti. E poi, volendo, di mandare in galera gli esponenti dell’opposizione. 

   9. INFORMAZIONE. Le due leggi che l’hanno assoggettata al potere politico nel Ventennio B. – la Gasparri sulle tv e la Frattini sul conflitto d’interessi – restano più che mai in vigore. E nessuno, neppure a parole, si propone di cancellarle. Così la televisione rimane quasi tutta proprietà dei partiti. Il governo domina la Rai (rapinata di 150 milioni, indebolita dall’evasione del canone, fiaccata dai pessimi rapporti fra Renzi e il dg Gubitosi, e in preda alla consueta corsa sul carro del vincitore). E Berlusconi controlla controlla Mediaset (anch’essa talmente in crisi da riservare al governo Renzi trattamenti di superfavore). Intanto i giornali restano in mano a editori impuri: imprenditori, finanzieri, banchieri, palazzinari (per non parlare di veri o finti partiti, con milioni di fondi pubblici), perlopiù titolari di aziende assistite e/o in crisi e dunque ricattabili dal governo, anche per la continua necessità di sostegni pubblici per stati di crisi e prepensionamenti. Governativi per vocazione o per conformismo o per necessità.

   10. CITTADINI. Espropriati del diritto di scegliersi i parlamentari, scippati della sovranità nazionale (delegata a misteriose e imperscrutabili autorità europee), i cittadini non ancora rassegnati a godersi lo spettacolo di una destra e di una sinistra sempre più simili e complici, che fingono di combattersi solo in campagna elettorale, possono rifugiarsi in movimenti anti-sistema ancora troppo acerbi per proporsi come alternativa di governo (come il M5S); o inabissarsi nel non-voto (che sfiora ormai il 50%). In teoria, la Costituzione prevede alcuni strumenti di democrazia diretta. Come i referendum abrogativi: che però, prevedibilmente, saranno sempre più spesso bocciati dalla Consulta normalizzata. E le leggi d’iniziativa popolare (peraltro quasi mai discusse dal Parlamento): ma i padri ricostituenti hanno pensato anche a queste, quintuplicando la soglia delle firme necessarie, da 50 a 250 mila. Casomai qualcuno s’illudesse ancora di vivere in una democrazia.

Firma la petizione del Fatto Quotidiano per salvare la democrazia, clicca qui.

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 06/0/2014.

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DESTRA, SINISTRA e l’evoluzione del pensiero politico

L’evoluzione del pensiero politico corrente è da ricercare in quella che fu la Rivoluzione Francese, una rivoluzione prima di tutto culturale che ebbe le sue radici nei salotti degli intellettuali illuministi e che permise, durante la rivoluzione, la nascita di movimenti soprattutto radicali e repubblicani, come i montagnardi, i giacobini, i sanculotti, i girondini ecc.

–          Il vero significato della Rivoluzione

La vera Rivoluzione, non è da intendersi quella parte violenta che iniziò con la presa della Bastiglia e in cui giocò un ruolo fondamentale la popolazione francese. Quelle azioni crude e feroci servirono a difendere il nuovo ordine sociale che venne costituito sulla spinta del pensiero liberale. Prima del 1789, i re governavano per diritto divino sulla popolazione, e il concetto di merito e di uguaglianza di fronte alla legge e di fronte a Dio non era scontato come lo intendiamo oggi. Prima di allora gli uomini lavoravano la terra che apparteneva alla comunità, ma questa era amministrata dall’aristocrazia e dal clero per mandato divino, così come i monarchi venivano solitamente incoronati dal Papa poiché come appare negli atti antichi, il monarca era Re per Grazia di Dio. Solo in seguito alla Rivoluzione francese troviamo negli atti di tutta Europa la dicitura “Re per Grazia di Dio e per volontà della Nazione” ovvero del popolo. Quindi, l’accettazione della sovranità di un monarca piuttosto che di un governo non veniva più approvata dall’alto, dal Regno dei Cieli, ma dal popolo. Questa è la vera Rivoluzione avvenuta non con gli scontri tra le strade di Parigi, ma con la convocazione degli Stati Generali il 5 maggio 1789.

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Stati Generali 1789

Gli Stati Generali erano un organo antichissimo dello stato francese ed avevano potere di limitazione dei poteri stessi del monarca. Venivano convocati da questi solo in casi di estrema necessità e pericolo. Quest’organo apparteneva al sistema feudale ed in esso si presentavano le tre classi sociali della tradizione medievale: l’aristocrazia, il clero e il terzo stato (rappresentanti della popolazione). Sebbene i deputati del terzo stato fossero in maggioranza, l’assemblea decideva per tradizione il voto per ordine. In questo modo ognuna delle tre classi sociali aveva diritto ad esprimere un solo voto. Siccome gli interessi di clero e aristocrazia spesso coincidevano, il terzo stato che pur rappresentava il 98% dei francesi non contava alcunché. La discussione sul sistema di voto, se per ordine o per testa, provocò già di per sé una prima rivoluzione: i deputati del terzo stato infatti rifiutarono il titolo di rappresentanti di un ordine per assumere quello di deputati dei comuni e quindi della nazione e votarono unanimi per il “voto per testa”. L’aristocrazia ovviamente, si contrappose a questo voto imitata dal clero, quest’ultimo però con una maggioranza risicata, ostacolata dai rappresentanti del basso clero che si rivelarono fondamentali in seguito.

Il 10 giungo i rappresentanti dei comuni invitarono gli altri delegati a procedere i lavori in un assemblea comune (i tre ordini per tradizione procedevano ai lavori in camere separate). L’aristocrazia rifiutò, ma nei giorni successivi, l’adesione sempre crescente da parte dei rappresentanti del basso clero permise di iniziare i lavori il 15 giugno. In quel giorno la nuova assemblea assunse il nome di Assemblea Nazionale. L’abolizione degli ordini in questa assemblea e il voto per testa, distrusse le vecchie istituzioni feudali, da quel momento sarebbe esistita solo la Nazione!

–          La nascita di Destra e Sinistra

Questa nuova assemblea, non riconosciuta dal Re, venne fortemente ostacolata, ma l’onda rivoluzionaria si abbatté con violenza sull’Ancien Régime al punto che il 19 giugno il clero votò per entrare a far parte di questa nuova assemblea, e solo l’aristocrazia restò inflessibile al cambiamento. Dopo una settimana di forti tensioni, il 27 giugno 1789, vero giorno simbolo della Rivoluzione, il Re fu costretto ad invitare formalmente aristocrazia e clero ad unirsi all’Assemblea Nazionale. È a questo punto che i deputati Conservatori (aristocrazia e clero), che inizialmente avevano cercato di opporsi ai cambiamenti e all’abbattimento dell’Ancien Régime, entrati in aula sedettero alla destra del Presidente d’Assemblea. Nella cultura cristiana infatti, la destra è simbolo della Giustizia Divina: “la destra del Signore ha fatto meraviglie” oppure “il Cristo siede alla destra del Padre”.  I deputati Progressisti invece, dalle idee radicali e democratiche sedettero a sinistra.

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Quarto Stato – Giuseppe Pelizza da Volpedo

Il progressivo sviluppo sociale e politico basato su questo nuovo ordine nella visione nazionale è stato ostacolato dalle monarchie europee che videro in esso un pericolo. Ed a ragion di veduta, poiché questa visione, metteva in discussione tutto il costrutto dell’ordinamento dell’epoca. È così che la Francia dovette affrontare in pochi anni un numero eccezionale di guerre. E non solo resisterà, ma questi conflitti consentiranno l’esportazione delle nuove idee in tutta Europa. Le armate di Napoleone diffusero questi principi in tutti i luoghi dove li portarono i loro stivali. Nonostante la Restaurazione il pensiero collettivo mutò radicalmente. Opporsi significò per l’Europa solamente un nuovo periodo di rivolte e scontri sociali. I moti del 1848 che infiammarono tutte le città del vecchio continente ne furono la prova.

Con la nascita dei regimi liberali emerge il concetto di individuo e quello di proprietà: quest’ultima è vista come lo spazio giuridicamente intangibile in cui l’individuo soddisfa le proprie esigenze. Nasce il concetto di capitalista: cioè colui che considera la proprietà come un proprio spazio intangibile dove esercitare la propria libertà. L’importanza dell’impresa non verte sulla cosa prodotta ma sul capitalista proprietario. Questi, scritti in poche righe, sono le basi fondanti di tutto lo stato liberale (assieme alla rappresentanza parlamentare ed al governo della legge). La politica liberale, come già detto si divide in destra e sinistra, che a fine ottocento iniziano a rappresentare l’una il capitale e l’altra il lavoro. Ma col tempo e con l’introduzione delle masse nella politica questo modello inizia ad essere messo in discussione.

–          La Venuta del Socialismo

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Karl Marx

È in seguito ai moti e alle rivolte che attorno alla metà del XIX secolo sconvolsero le nazioni europee (qui si inseriscono il Risorgimento Italiano e l’unificazione della Germania) che iniziano a svilupparsi nella cultura della sinistra ottocentesca, nuovi pensieri che vanno ad analizzare la questione sociale, quella del proletariato (detto appunto Quarto Stato). Nell’Europa di quegli anni, il campo economico è dominato dalla dottrina liberista. Soprattutto nell’Inghilterra Vittoriana della Rivoluzione Industriale, dove i lavoratori (anche donne e minori) sono altamente sfruttati e l’impresa privata assume un potere spropositato che acuisce il divario economico tra ricchi e poveri e sfocia in gravi crisi sociali dovute anche all’aumento demografico. Ed è proprio in Inghilterra che molti pensatori iniziano a concentrarsi sulla questione sociale, sulla regolamentazione del mercato, della proprietà privata e sul problema della redistribuzione della ricchezza. Tra loro vi sono Karl Marx, che con il suo Capitale critica l’ascesa del Capitalismo, ma anche Giuseppe Mazzini, un progressista che critica la lotta di classe marxista e pone l’accento sulla cooperazione tra le classi. Il suo punto di vista sarà in seguito raccolto da alcuni ideologi del fascismo italiano. Sempre in Inghilterra appunto nel 1864 nasce l’Associazione Internazionale dei Lavoratori. È dunque l’epoca del Socialismo, il movimento operaio che sarà anche il primo movimento di massa della storia. Il socialismo nasce come ideologia rivoluzionaria. Se la rivoluzione francese è stata fatta dai borghesi, il socialismo lo avrebbero fatto i proletari: gli operai e i contadini. Ma appena nato, il socialismo era già diviso in correnti.
Bakunin ad esempio, sarà fortemente influente in Italia soprattutto nell’ambiente romagnolo, è il principale esponente dell’Anarchismo, basato sull’idea libertaria della totale libertà degli individui contrapposto ad ogni ordine costituito, compreso lo Stato; sul confederalismo e le comunità municipali. Il marxismo invece, dopo l’esperienza della Comune di Parigi (1871), e la stesura del Manifesto del Partito Comunista di Marx, inizia ad imporsi come modello di riferimento per tutti coloro che rifiutano lo Stato liberal-democratico. Questo anche perché l’Internazionale Socialista viene egemonizzata dal pensiero di Marx, prima espellendo i mazziniani, poi gli anarchici.

Andrea Costa

Andrea Costa

Anche in Italia sorgono i primi movimenti operai sull’onda dell’Internazionale, ma più influenzati dalla presenza di pensatori anarchici che caratterizzeranno il movimento operaio italiano di una sfumatura particolare. Il primo deputato socialista eletto in Italia (nel 1881) fu Andrea Costa, fondatore del Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna, amico di Bakunin e amante di Anna Kuliscioff, ma è con Filippo Turati, che nel frattempo aveva fondato il Partito Operaio Italiano, che unisce le forze nel 1893 e fonda il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani. Questo è contrapposto alla cosiddetta Sinistra Storica, proprio perché “rivoluzionario”, inteso che portava l’idea di una società diversa da quella costruita con l’odrinamento democratico liberale, e perciò il partito venne dichiarato fuorilegge durante la repressione crispina.

Si nota già una grande dicotomia, tra l’aggettivo “sinistra” e il pensiero socialista. Infatti per essere definito di sinistra, un movimento deve appartenere all’arco liberal-democratico, perché dovrebbe rappresentare una fazione di quel concetto. Mentre invece, il socialismo, sebbene tese ad imporsi in maniera legale e all’interno dell’aula parlamentare avrebbe volentieri sovvertito le istituzioni statali per il rifiuto stesso del concetto liberale. Infatti, fino all’avvento del fascismo, il socialismo è diviso principalmente in due correnti: i Riformisti, guidati da Turati e in seguito anche da Matteotti, che sono veramente una forza di sinistra: accettano un regime liberal-democratico ma in esso vogliono compiere delle riforme di carattere sociale, germe di quella che diventerà la socialdemocrazia. Poi troviamo i Massimalisti, la componente rivoluzionaria, quella che vuole trasformare radicalmente lo Stato e che sotto la guida di Nicola Bombacci, nel biennio rosso (1919-1920) scatena le rivolte operaie sull’esempio della Rivoluzione d’Ottobre avvenuta nella Russia del 1917 al grido di “tutto il potere ai soviet”. Intendeva così portare una nuova forma di governo basata sui Consigli Operai. I massimalisti spesso vengono identificati con “estrema sinistra”, ma non essendo astrazione del concetto liberale non è corretto inserirli forzatamente all’interno di quest’arco, proprio perché non vi appartengono. A riprova dell’errore, tra loro troviamo molti rivoluzionari che in seguito saranno definiti di “estrema destra”, come Benito Mussolini. Basti questo per capire che il regime democratico-liberale tenta in tutti i modi di identificare gli altri

Giornale FUTURISTA di Marinetti riportante la nascita dei Fasci di Combattimento e descritti quale movimento di estrema sinistra

Giornale FUTURISTA di Marinetti riportante la nascita dei Fasci di Combattimento e descritti quale movimento di estrema sinistra

in se stesso collocando alle sue estremità i movimenti che non gli appartengono. Giusto per impedirne la comprensione dei differenti punti di vista, esattamente come anche gli altri regimi tentano di fare con i movimenti a loro estranei.

Dal movimento socialista italiano quindi, nascono due grandi correnti, entrambe nate dall’ala massimalista: l’una, guidata da Bombacci, Bordiga, Gramsci, Gennari e Graziadei si scinde dal PSI per fondare (su invito di Lenin) il Partito Comunista d’Italia nel 1921. L’altra guidata da Benito Mussolini, si avvicina al pensiero nazionalista e pur mantenendo un programma socialista rifiuta la lotta di classe come soluzione al problema del conflitto tra capitale e lavoro. Nascono in questo modo i Fasci Italiani di Combattimento (1919) che si evolvono poi nel Partito Nazionale Fascista (1921).

Spesso, l’errore che si commette è quello di identificare il Comunismo come sinistra e il Fascismo come destra, considerando tali movimenti come l’estremizzazione di Capitale e Lavoro. Invece questi movimenti non confermano il concetto di destra e sinistra, nel loro intento sono infatti nati per superarlo definitivamente. Il concetto di democrazia liberale infatti è avverso ad entrambi i movimenti, i quali vogliono superarlo per creare l’uno la democrazia socialista e l’altro la democrazia corporativa (anche se poi il regime mussoliniano non porterà mai a termine questo programma, fermandosi  ad un regime autoritario sorretto dal capitale borghese, per tornare poi a rispolverare il concetto durante la R.S.I. che infatti venne definita Repubblica SOCIALE e non fascista come desiderava Hitler).

La stessa Unione Sovietica, prima di diventare una dittatura autoritaria sotto la spinta delle purghe staliniane, rappresentò un interessante esperimento di democrazia partecipata con la costituzione dei Soviet:

organi assembleari in cui contadini e operai potevano esprimere le loro opinioni su tematiche nazionali per alzata di mano, e che eleggevano i loro rappresentanti (con diritto di revoca immediata) che avrebbero presieduto i soviet superiori.

Questi regimi differenti da quello liberale vengono definiti totalitari, o total-unitari, perché sono regimi che i liberali definiscono “a partito unico” ma perché i partiti sono un’affermazione propria del liberalismo. Con la costituzione dei soviet per esempio, o della democrazia corporativa, i partiti non avrebbero avuto senso di esistere. Questi tipi di regime sono differenti dai regimi “autoritari”, perché i regimi autoritari sono dei governi oppressivi che rappresentano realmente un’estremizzazione dei concetti di destra e di sinistra e non portano un nuovo modello sociale (un esempio sono le dittature appoggiate dal potere lobbista o da esigenze geopolitiche di stati superiori come USA, Russia o Cina). Quindi sono di fatto delle “zone grigie” che devono per forza di cose evolversi nel tempo o in regimi totalitari o in democrazie liberali. Ma cercare, a tutti i costi, di far rientrare i totalitarismi nelle categorie “destra e sinistra” è il modo migliore per non comprenderne la natura e per espropriargli l’elemento rivoluzionario di cui sono dotati.

Soviet di Pietrogrado - 1917

Soviet di Pietrogrado – 1917

–          La Guerra Fredda

Dopo la normalizzazione seguita dagli accordi di Yalta (1945), per vedere un nuovo fermento di idee bisognò attendere gli anni della contestazione giovanile, ed in particolar modo il 1968. Si precisa che questo saggio non è un’esaltazione del dissenso, ed infatti anticipo che il tanto celebrato e decantato ’68 si concluse con un fallimento. Nel marzo del 1968 si susseguirono diversi scontri in tutt’Europa, in Italia il più celebre fu la Battaglia di Valle Giulia a Roma dove studenti neofascisti ed estremisti rossi si trovarono per la prima volta a combattere assieme per occupare le facoltà di architettura e lettere.

Siccome tra loro vi erano numerosi missini (iscritti all’MSI), il partito di destra ergendosi a tutore dell’ordine mal digerì questo comportamento dei suoi. Almirante andò direttamente sul posto e questi venne cacciato dai molti missini del FUAN presenti all’interno dell’università. Alcuni ragazzi di destra di fatto si staccarono dagl’ideali del partito ed insieme al movimento Primula Goliardica e ai movimenti marxisti-leninisti collaborarono alla difesa dell’università e costruirono dei dibattiti il cui filo comune era la distruzione della società liberal-borghese, l’anti-imperialismo americano e sovietico, il contrasto alla società del consumismo di massa alimentato dal potere finanziario.

Da questi dibattiti, influenzati anche dal maggio francese e ispirati dai movimenti di liberazione nazionale sorti in varie parti del mondo, quali l’OLP, l’IRA, l’ETA e stimolati da modelli alternativi propri soprattutto dei paesi sudamericani, nacquero in tutta Italia dei movimenti che si fusero in Lotta di Popolo. Avevano principalmente quale modello di riferimento il giustizialismo argentino, alcuni elementi portati in auge dalla pubblicazione in Cina del Libretto Rosso di Mao (1966), ma soprattutto le esperienze del Che Ernesto Guevara. Era di fatto la riedizione italiana del Socialismo Nazionale (nulla a che vedere col Nazismo), un socialismo che rifiuta la lotta di classe ed esalta la sovranità nazionale. Nei loro dibattiti veniva proposta la necessità dell’affrancazione nazionale alla questione energetica e petrolifera, per potersi sganciare dalle politiche atlantiche. Vennero ben accolte le emancipazioni di alcuni stati mediterranei, soprattutto la Libia di Gheddafi, ma si cercò anche di stimolare un modello di europeismo che poi sarà ignorato completamente dalla storia e reso impraticabile da Maastricht.

Fiorenti nella contestazione sono stati anche i gruppi marxisti-leninisti che reintrodussero l’idea di partecipazione tramite i consigli operai. Ma tutti questi movimenti, così come quelli socialisti nazionali, non riuscirono ad andare oltre la discussione ed imporsi nel pensiero collettivo. Questo non significa che non avessero valide alternative, anzi. Il nuovo mondo che si erano trovati ad affrontare era diverso da quello in cui erano catapultati i rivoluzionari delle epoche precedenti. L’industria mediatica e la comunicazione di massa aveva tutto il potere per educare le masse e metterle al riparo da pensieri “eversivi”. Se ai tempi di Marx la religione era l’oppio dei popoli, che tramite la paura e la superstizione impediva il riscatto del proletariato, nella società moderna quel compito narcotizzante lo ebbero (e lo hanno) i mass media. E dove non arrivò la televisione, ci pensò il sistema. Alcuni settori deviati dello Stato dovevano sopprimere la contestazione. Dapprima radicalizzando lo scontro, riproponendo i vecchi schemi fascismo-antifascismo, e comunismo-anticomunismo, non solo contro lo Stato, ma anche tra gruppi di contestatori. Il passo successivo è stato compiuto dalle bombe. Tramite la strategia della tensione, studiata e applicata in ambienti NATO, alcuni settori deviati dello Stato, i vertici militari, politici, imprenditoriali e giudiziari, pensarono bene di utilizzare una delle frange che si ergeva a difensore della civiltà (l’estremismo di destra) per scatenare sugli oppositori al regime democratico una grandiosa campagna di diffamazione: scatenando pesanti attacchi terroristici ed attribuendone la colpa ai neonati movimenti giovanili. In questo modo la distruzione del consenso garantì una certa distanza di sicurezza tra le nuove idee e quella gran parte degl’italiani (o europei) che nulla volevano avere a che fare con la violenza.

–          Dopo la caduta dell’Impero del Male

Con la fine della Guerra Fredda e la caduta del Comunismo, il modello liberale in politica e liberista in economia è diventato imperante e domina tutt’ora incontrastato. Gli stessi partiti italiani che facevano riferimento a Mosca si sono riciclati in quella socialdemocrazia tipica degli Stati Uniti e che nulla ha a che vedere con i concetti socialisti. Così il PCI è diventato DS e poi PD, ma in esso sono racchiuse le dottrine liberiste che tanto Marx quanto Mussolini avevano cercato di contrastare. Oggi nella sinistra italiana, come in tutta la sinistra europea è morto il concetto di lotta di classe e sono stati cancellati i programmi di sviluppo del welfare. Così come per molti movimenti che si identificano col fascismo si sono sottolineate le caratteristiche nazionaliste, xenofobe e anticomuniste, e quindi assimilabili al concetto di destra ma non rientranti per forza nell’ottica del fascismo originario. E quindi invece che presentarsi con la componente rivoluzionaria e alternativa allo stato liberal-democratico tipica del fascismo sansepolcrista, si mostrano come difensori di quella stessa demoplutocrazia che Mussolini e Gentile disprezzavano. L’MSI di Almirante e i movimenti che vi ruotavano attorno infatti, si sono atteggiati a reazionari difensori dell’ordine e degli interessi atlantici.

Ad oggi il parlamento italiano non ha visto la presenza di una qualche componente rivoluzionaria dalla fine dell’Unione Sovietica (1991). Questi ultimi vent’anni sono corrisposti ad una politica di Restaurazione europea (esattamente come quella seguita alle vicende napoleoniche) che ha imposto uno sfrenato modello capitalista, dove lavoro e capitale si sono separati e sotto la spinta neoliberista stanno entrando in una nuova fase di evoluzione: dove tutti i diritti acquisiti e i progressi nel campo sociale stanno per cedere sotto la pressione di privatizzazioni e deregolamentazioni. Dal 2013, si è però affermata in Italia una nuova formazione

Beppe Grillo

Beppe Grillo

proposta da Grillo: il Movimento 5 stelle. Nel suo programma, oltre a voler ripensare i concetti di lavoro e produzione, si intende portare un nuovo modello di democrazia partecipata. Al pari dei rivoluzionari di inizio ‘900, questo movimento ha avuto la lungimiranza di volerla applicare ai moderni mezzi di comunicazione che consentono una partecipazione in assemblee pubbliche via web, un accesso e una condivisione delle conoscenze e delle informazioni in tempo reale. La cosiddetta e-democracy, è un’idea che arriva dalla scandinavia e dal nord-europa dove sono nati nei primi anni 2000 movimenti simili. Quando il M5S dice di non appartenere né alla destra né alla sinistra ha pienamente ragione di affermarlo. Si sta infatti proponendo come modello alternativo alla democrazia liberale, che di fatto rappresenta un modello settecentesco applicato in un mondo in continua evoluzione. Accelerato dalla globalizzazione,  e non più in grado di rispondere alle esigenze della società, viene infatti continuamente anticipato dal mercato (oltre al fatto che spesso il mercato sfrutta gli indici economici per influenzare votazioni referendarie o politiche).

La possibilità che la democrazia non sia sola espressione partitica e si riassuma in una delega del potere decisionale ogni 5 anni, ma si sviluppi anche con la partecipazione diretta alle discussioni legislative insieme ai parlamentari eletti è considerevolmente differente da ciò cui siamo abituati.
Dobbiamo considerare che le persone informate e veramente in grado di scegliere rappresentano una scarsa percentuale nella popolazione, mentre le altre sono fortemente condizionate dal potere mediatico che risponde solamente al mercato e al potere finanziario. Quindi prende spazio la convinzione che solo le persone dotte e realmente interessate potranno prendere parte al ruolo di partecipi dell’attività legislativa. E l’e-democracy può permetterlo senza costringere i disinteressati e coloro che si occupano principalmente delle proprie attività individuali a restarne fuori. Questi infatti si dovrebbero in tal modo autoescludere dalla vita politica del paese.

Questo  concetto è rivoluzionario e perciò, pur non appartenendo né alla sfera socialista, né a quella fascista si sta imponendo come nuovo modello antagonista al liberalismo e alla democrazia rappresentativa. Ma il Movimento di Grillo deve stare attento, il rischio per i 5 stelle è quello di abituarsi alla forma liberale cui volontariamente hanno scelto di partecipare per imporsi legalmente. Devono regolarizzare l’obiettivo di imporre questa nuova forma di governo, inserendola in un programma specifico di riforma dello Stato. Questo per evitare la deriva della sua stessa natura, così come capitò alla mancata occasione della Rivoluzione Russa del 1917. Lì i bolscevichi ottennero il potere sulla spinta dello slogan “tutto il potere ai soviet”, ma non dogmatizzando all’interno della nuova società il ruolo di questi consigli operai, pian piano il loro ruolo venne snaturato e il paese ripiombò nell’autocrazia. Le rivoluzioni sono necessarie al progresso, ma occorre fare estrema attenzione ai rischi che si corrono sull’onda dell’euforia popolare.

Alberto Fossadri

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Sondaggio: Quale politico italiano rimpiangi?

L’Italia dimostra ora una grave crisi di rappresentanza, una carenza nella politica di essere interprete dei bisogni reali del paese e di garantire una sovranità alla nazione nel contesto tanto europeo quanto internazionale. Ma l’Italia ha vantato grandi personaggi politici; discussi, non sempre condivisi, democratici o autoritari, ma che in comune hanno avuto una certa abilità politica o una conoscenza ideologica e dottrinale non indifferente. Con questo sondaggio vogliamo tastare quali sono i politici più ricordati, più affezionati agli italiani e leggendo sopra le righe potremo scoprire una tendenza popolare a ricercare nelle politiche di questi vecchi personaggi una risposta alla crisi attuale.

Sono concesse 2 risposte e tra i tanti che abbiamo voluto inserire c’è la possibilità di aggiungere un vostro personaggio.

Il paradosso dell’incostituzionalità del Porcellum

Sulla sentenza della Corte Costituzionale emanata ieri riguardo la legge elettorale, più nota come Porcellum, si è aperta una vera falla nel sistema democratico costituito.

Se una legge elettorale non è costituzionale, ne consegue che non sono legittimi tutti gli eletti secondo tale legge, come se non fossero mai stati eletti. Quindi tutte le leggi promulgate da quel parlamento sono state approvate da chi non aveva nessun titolo per farlo, e allo stesso modo tutte le tasse che sono state aggiunte. Il problema si complica però considerando che tutte le persone elette da un parlamento illegittimo non hanno nessun diritto di esercitare la loro carica, e non sono valide tutte le loro decisioni.
Di conseguenza il Parlamento elegge un Presidente della Repubblica (secondo mandato senza precedenti e già oggetto di critiche sulla sua costituzionalità), senza nessun titolo per farlo. Quindi un Napolitano incostituzionale garante della Costituzione che i partiti (eletti incostituzionalmente) vogliono cambiare… ma c’è di più, i parlamentari hanno eletto anche la Corte Costituzionale, che ha delegittimato la legge, quindi gli eletti, e quindi se stessa! E di conseguenza tutte le proprie decisioni, compresa la sentenza d’incostituzionalità della legge elettorale.
Quindi se la legge elettorale è valida, allora è incostituzionale, e dunque non è valida… se invece è incostituzionale allora è stata dichiarata tale da qualcuno che non aveva il potere di farlo. Un paradosso degno di una lezione di logica.
Fortuna che il governo le leggi non le rispetta comunque…

Lorenzo Piana

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Da SEL: una proposta di legge contro l’OBSOLESCENZA PROGRAMMATA

Di Roberta Ragni

Combattere l’obsolescenza programmata dei beni di consumo per tutelare il consumatore, permettere una reale e leale concorrenza di mercato e attivare conseguentemente la creazione di posti di lavoro legati alle pratiche di manutenzione e riparazione dei beni di consumo. Sono questi gli obiettivi della proposta di legge contro l’obsolescenza programmata, della quale verrà calendarizzata la discussione in Aula a breve.

“Ritengo la proposta di legge una rivoluzione nell’ambito del rapporto tra consumatori e aziende produttrici o importatrici ed anche nel modo diaffrontare la problematica questione dello smaltimento dei rifiuti, agendo affinché ne vengano prodotti meno”, ci spiega l’Onorevole Luigi Lacquaniti, Capogruppo di SEL in Commissione attività produttive, commercio e turismo, che presenterà la proposta di legge in conferenza stampa nei prossimi giorni presso la sala stampa della Camera dei Deputati.

DEFINIZIONE – Per obsolescenza programmata s’intende: “l’insieme delle tecniche con cui un produttore, come definito dall’articolo 103, comma 1, lettera d) del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, si avvale per ridurre la durata o l’uso potenziale di un prodotto immesso sul mercato, così da sostituirlo nell’arco di un breve periodo; la strategia di pianificazione industriale adottata dal produttore per indurre la sostituzione di un prodotto con un nuovo modello, dotato di migliorie di apparati o funizioni complementari ulteriori, immesso sul mercato in un momento successivo; l’insieme delle tecniche di cui il produttore si avvale, nella fasi di progettazione e di realizzazione di prodotto, per rendere di fatto impossibile la riparazione, la sostituzione o la ricarica delle sue parti componenti”, si legge nella proposta, che intende mettere in campo una serie di azioni di contrasto.

1) PROROGA DELLA GARANZIA

In linea con quanto fatto in altri paesi, nella PdL, viene previsto l’aumento del periodo di garanzia da 2 anni ad almeno 5 anni per i beni di consumo, con esclusione dei beni per i quali è ragionevole una lunga aspettativa di vita (ad esempio: frigoriferi, lavatrici, forni, automobili ecc.), ai quali va applicata una garanzia fino a 10 anni.

2) OBBLIGO FORNITURA PARTI CAMBIABILI

L’estensione del periodo di garanzia è uno strumento efficace, ma non sufficiente, per combattere l’obsolescenza. Ecco, allora, entrare in scena la possibilità di riparare i beni acquistati. Il “ricambio”, che può essere considerato come qualsiasi parte staccabile del bene, dovrà essere disponibile per un tempo che sarà pari al tempo in cui il bene è in commercio, più 5 anni dall’uscita di produzione o dal cambio di modello. Il costo della parte di ricambio dovrà essere proporzionale al prezzo di vendita del bene.

3) ISTRUZIONI PER LA RIPARAZIONE

Il consumatore dovrà essere informato in fase di acquisto sulla possibilità di riparazione (ad esempio indicando le parti disponibili, preventivi, indirizzi dei centri assistenza). Al fine di incentivare la formazione di attività dedicate alla manutenzione e riparazione, il produttore dovrà rendere disponibili e fruibili le informazioni per la riparazione anche utilizzando i moderni sistemi di informazione.

4) INFORMAZIONE 

L’approvazione della legge sarà accompagnata da una campagna nazionale d’informazione che illustri ai cittadini cosa sia l’obsolescenza programmata e quali sono le misure messe in atto per contrastarla, e dei nuovi diritti di cui il consumatore può godere.

5) ONERE DELLA PROVA

Nel “Codice di Consumo” è previsto, in caso di vizio del bene, l’onere della prova. “La garanzia legale in Italia ed in altri Paesi dell’UE”, redatto dal Centro Europeo Consumatori Italia,Ufficio di Bolzano, spiega: “Fino a prova contraria si presume che un vizio manifestatosi entro i primi 6 mesi dalla consegna esistesse già al momento della consegna stessa. Il legislatore ha dunque previsto che l’onere della prova rimanga nei primi 6 mesi a carico del venditore. Sarà questi eventualmente a dover provare che il vizio nel prodotto è stato causato dal consumatore. Tale regola sull’imputazione della prova non trova applicazione quando sarebbe inconciliabile con la natura del bene (ad es. merce deperibile) o con la tipologia del vizio (normale usura). Dopo il decorrere di tale periodo iniziale, la necessità di fornire la prova per l’insorgere del vizio si sposta in capo al consumatore. Sarà lui a dover fornire gli elementi a riprova che il danno non è stato originato da un utilizzo erroneo o improprio del prodotto. Si tratta di prove che purtroppo non è semplice fornire, ma che anzi spesso richiedono costosi accertamenti tecnici e perizie di esperti. Va valutato molto bene se ne valga la pena”.

E’ chiaro, dice la PdL, che un periodo così breve e la difficoltà di dimostrare che il danno è riconducibile ad una errata progettazione e costruzione (o all’obsolescenza programmata) di fatto spinge il consumatore a non procedere. Nella PdL viene è prevista l’eliminazione dell’onere della prova a carico del consumatore.

6) VERIFICA

Partendo dal presupposto che i beni di consumo devono essere progettati e costruiti per durare, il legislatore deve ipotizzare tutti gli strumenti per debellare l’obsolescenza programmata. Nella PdL è previsto che il Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso i suoi organi ispettivi nonché attraverso enti od organi di certificazione e controllo specificamente autorizzati, effettui sui beni di consumo delle verifiche di funzionamento e di durata. Nella PdL è previsto che il Ministero dello Sviluppo Economico rediga un elenco delle imprese produttrici che utilizzano tecniche o strategie industriali di obsolescenza programmata.

7) FORMAZIONE

La PdL prevede, che le regioni favoriscano e incentivino corsi per la formazione di giovani che intendano specializzarsi nella riparazione dei beni di consumo.

8) SANZIONI

Sono previste una serie di sanzioni, da 1.000 a 500.000 euro a seconda delle inosservanze alla legge riscontrate. Le sanzioni dovranno essere determinate tenendo in considerazione il prezzo di listino del bene, il numero di unità poste in vendita nonché il complessivo volume d’affari del produttore.

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Fonte: http://www.greenme.it/consumare/11643-obsolescenza-programmata-pdl