DESTRA, SINISTRA e l’evoluzione del pensiero politico

L’evoluzione del pensiero politico corrente è da ricercare in quella che fu la Rivoluzione Francese, una rivoluzione prima di tutto culturale che ebbe le sue radici nei salotti degli intellettuali illuministi e che permise, durante la rivoluzione, la nascita di movimenti soprattutto radicali e repubblicani, come i montagnardi, i giacobini, i sanculotti, i girondini ecc.

–          Il vero significato della Rivoluzione

La vera Rivoluzione, non è da intendersi quella parte violenta che iniziò con la presa della Bastiglia e in cui giocò un ruolo fondamentale la popolazione francese. Quelle azioni crude e feroci servirono a difendere il nuovo ordine sociale che venne costituito sulla spinta del pensiero liberale. Prima del 1789, i re governavano per diritto divino sulla popolazione, e il concetto di merito e di uguaglianza di fronte alla legge e di fronte a Dio non era scontato come lo intendiamo oggi. Prima di allora gli uomini lavoravano la terra che apparteneva alla comunità, ma questa era amministrata dall’aristocrazia e dal clero per mandato divino, così come i monarchi venivano solitamente incoronati dal Papa poiché come appare negli atti antichi, il monarca era Re per Grazia di Dio. Solo in seguito alla Rivoluzione francese troviamo negli atti di tutta Europa la dicitura “Re per Grazia di Dio e per volontà della Nazione” ovvero del popolo. Quindi, l’accettazione della sovranità di un monarca piuttosto che di un governo non veniva più approvata dall’alto, dal Regno dei Cieli, ma dal popolo. Questa è la vera Rivoluzione avvenuta non con gli scontri tra le strade di Parigi, ma con la convocazione degli Stati Generali il 5 maggio 1789.

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Stati Generali 1789

Gli Stati Generali erano un organo antichissimo dello stato francese ed avevano potere di limitazione dei poteri stessi del monarca. Venivano convocati da questi solo in casi di estrema necessità e pericolo. Quest’organo apparteneva al sistema feudale ed in esso si presentavano le tre classi sociali della tradizione medievale: l’aristocrazia, il clero e il terzo stato (rappresentanti della popolazione). Sebbene i deputati del terzo stato fossero in maggioranza, l’assemblea decideva per tradizione il voto per ordine. In questo modo ognuna delle tre classi sociali aveva diritto ad esprimere un solo voto. Siccome gli interessi di clero e aristocrazia spesso coincidevano, il terzo stato che pur rappresentava il 98% dei francesi non contava alcunché. La discussione sul sistema di voto, se per ordine o per testa, provocò già di per sé una prima rivoluzione: i deputati del terzo stato infatti rifiutarono il titolo di rappresentanti di un ordine per assumere quello di deputati dei comuni e quindi della nazione e votarono unanimi per il “voto per testa”. L’aristocrazia ovviamente, si contrappose a questo voto imitata dal clero, quest’ultimo però con una maggioranza risicata, ostacolata dai rappresentanti del basso clero che si rivelarono fondamentali in seguito.

Il 10 giungo i rappresentanti dei comuni invitarono gli altri delegati a procedere i lavori in un assemblea comune (i tre ordini per tradizione procedevano ai lavori in camere separate). L’aristocrazia rifiutò, ma nei giorni successivi, l’adesione sempre crescente da parte dei rappresentanti del basso clero permise di iniziare i lavori il 15 giugno. In quel giorno la nuova assemblea assunse il nome di Assemblea Nazionale. L’abolizione degli ordini in questa assemblea e il voto per testa, distrusse le vecchie istituzioni feudali, da quel momento sarebbe esistita solo la Nazione!

–          La nascita di Destra e Sinistra

Questa nuova assemblea, non riconosciuta dal Re, venne fortemente ostacolata, ma l’onda rivoluzionaria si abbatté con violenza sull’Ancien Régime al punto che il 19 giugno il clero votò per entrare a far parte di questa nuova assemblea, e solo l’aristocrazia restò inflessibile al cambiamento. Dopo una settimana di forti tensioni, il 27 giugno 1789, vero giorno simbolo della Rivoluzione, il Re fu costretto ad invitare formalmente aristocrazia e clero ad unirsi all’Assemblea Nazionale. È a questo punto che i deputati Conservatori (aristocrazia e clero), che inizialmente avevano cercato di opporsi ai cambiamenti e all’abbattimento dell’Ancien Régime, entrati in aula sedettero alla destra del Presidente d’Assemblea. Nella cultura cristiana infatti, la destra è simbolo della Giustizia Divina: “la destra del Signore ha fatto meraviglie” oppure “il Cristo siede alla destra del Padre”.  I deputati Progressisti invece, dalle idee radicali e democratiche sedettero a sinistra.

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Quarto Stato – Giuseppe Pelizza da Volpedo

Il progressivo sviluppo sociale e politico basato su questo nuovo ordine nella visione nazionale è stato ostacolato dalle monarchie europee che videro in esso un pericolo. Ed a ragion di veduta, poiché questa visione, metteva in discussione tutto il costrutto dell’ordinamento dell’epoca. È così che la Francia dovette affrontare in pochi anni un numero eccezionale di guerre. E non solo resisterà, ma questi conflitti consentiranno l’esportazione delle nuove idee in tutta Europa. Le armate di Napoleone diffusero questi principi in tutti i luoghi dove li portarono i loro stivali. Nonostante la Restaurazione il pensiero collettivo mutò radicalmente. Opporsi significò per l’Europa solamente un nuovo periodo di rivolte e scontri sociali. I moti del 1848 che infiammarono tutte le città del vecchio continente ne furono la prova.

Con la nascita dei regimi liberali emerge il concetto di individuo e quello di proprietà: quest’ultima è vista come lo spazio giuridicamente intangibile in cui l’individuo soddisfa le proprie esigenze. Nasce il concetto di capitalista: cioè colui che considera la proprietà come un proprio spazio intangibile dove esercitare la propria libertà. L’importanza dell’impresa non verte sulla cosa prodotta ma sul capitalista proprietario. Questi, scritti in poche righe, sono le basi fondanti di tutto lo stato liberale (assieme alla rappresentanza parlamentare ed al governo della legge). La politica liberale, come già detto si divide in destra e sinistra, che a fine ottocento iniziano a rappresentare l’una il capitale e l’altra il lavoro. Ma col tempo e con l’introduzione delle masse nella politica questo modello inizia ad essere messo in discussione.

–          La Venuta del Socialismo

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Karl Marx

È in seguito ai moti e alle rivolte che attorno alla metà del XIX secolo sconvolsero le nazioni europee (qui si inseriscono il Risorgimento Italiano e l’unificazione della Germania) che iniziano a svilupparsi nella cultura della sinistra ottocentesca, nuovi pensieri che vanno ad analizzare la questione sociale, quella del proletariato (detto appunto Quarto Stato). Nell’Europa di quegli anni, il campo economico è dominato dalla dottrina liberista. Soprattutto nell’Inghilterra Vittoriana della Rivoluzione Industriale, dove i lavoratori (anche donne e minori) sono altamente sfruttati e l’impresa privata assume un potere spropositato che acuisce il divario economico tra ricchi e poveri e sfocia in gravi crisi sociali dovute anche all’aumento demografico. Ed è proprio in Inghilterra che molti pensatori iniziano a concentrarsi sulla questione sociale, sulla regolamentazione del mercato, della proprietà privata e sul problema della redistribuzione della ricchezza. Tra loro vi sono Karl Marx, che con il suo Capitale critica l’ascesa del Capitalismo, ma anche Giuseppe Mazzini, un progressista che critica la lotta di classe marxista e pone l’accento sulla cooperazione tra le classi. Il suo punto di vista sarà in seguito raccolto da alcuni ideologi del fascismo italiano. Sempre in Inghilterra appunto nel 1864 nasce l’Associazione Internazionale dei Lavoratori. È dunque l’epoca del Socialismo, il movimento operaio che sarà anche il primo movimento di massa della storia. Il socialismo nasce come ideologia rivoluzionaria. Se la rivoluzione francese è stata fatta dai borghesi, il socialismo lo avrebbero fatto i proletari: gli operai e i contadini. Ma appena nato, il socialismo era già diviso in correnti.
Bakunin ad esempio, sarà fortemente influente in Italia soprattutto nell’ambiente romagnolo, è il principale esponente dell’Anarchismo, basato sull’idea libertaria della totale libertà degli individui contrapposto ad ogni ordine costituito, compreso lo Stato; sul confederalismo e le comunità municipali. Il marxismo invece, dopo l’esperienza della Comune di Parigi (1871), e la stesura del Manifesto del Partito Comunista di Marx, inizia ad imporsi come modello di riferimento per tutti coloro che rifiutano lo Stato liberal-democratico. Questo anche perché l’Internazionale Socialista viene egemonizzata dal pensiero di Marx, prima espellendo i mazziniani, poi gli anarchici.

Andrea Costa

Andrea Costa

Anche in Italia sorgono i primi movimenti operai sull’onda dell’Internazionale, ma più influenzati dalla presenza di pensatori anarchici che caratterizzeranno il movimento operaio italiano di una sfumatura particolare. Il primo deputato socialista eletto in Italia (nel 1881) fu Andrea Costa, fondatore del Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna, amico di Bakunin e amante di Anna Kuliscioff, ma è con Filippo Turati, che nel frattempo aveva fondato il Partito Operaio Italiano, che unisce le forze nel 1893 e fonda il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani. Questo è contrapposto alla cosiddetta Sinistra Storica, proprio perché “rivoluzionario”, inteso che portava l’idea di una società diversa da quella costruita con l’odrinamento democratico liberale, e perciò il partito venne dichiarato fuorilegge durante la repressione crispina.

Si nota già una grande dicotomia, tra l’aggettivo “sinistra” e il pensiero socialista. Infatti per essere definito di sinistra, un movimento deve appartenere all’arco liberal-democratico, perché dovrebbe rappresentare una fazione di quel concetto. Mentre invece, il socialismo, sebbene tese ad imporsi in maniera legale e all’interno dell’aula parlamentare avrebbe volentieri sovvertito le istituzioni statali per il rifiuto stesso del concetto liberale. Infatti, fino all’avvento del fascismo, il socialismo è diviso principalmente in due correnti: i Riformisti, guidati da Turati e in seguito anche da Matteotti, che sono veramente una forza di sinistra: accettano un regime liberal-democratico ma in esso vogliono compiere delle riforme di carattere sociale, germe di quella che diventerà la socialdemocrazia. Poi troviamo i Massimalisti, la componente rivoluzionaria, quella che vuole trasformare radicalmente lo Stato e che sotto la guida di Nicola Bombacci, nel biennio rosso (1919-1920) scatena le rivolte operaie sull’esempio della Rivoluzione d’Ottobre avvenuta nella Russia del 1917 al grido di “tutto il potere ai soviet”. Intendeva così portare una nuova forma di governo basata sui Consigli Operai. I massimalisti spesso vengono identificati con “estrema sinistra”, ma non essendo astrazione del concetto liberale non è corretto inserirli forzatamente all’interno di quest’arco, proprio perché non vi appartengono. A riprova dell’errore, tra loro troviamo molti rivoluzionari che in seguito saranno definiti di “estrema destra”, come Benito Mussolini. Basti questo per capire che il regime democratico-liberale tenta in tutti i modi di identificare gli altri

Giornale FUTURISTA di Marinetti riportante la nascita dei Fasci di Combattimento e descritti quale movimento di estrema sinistra

Giornale FUTURISTA di Marinetti riportante la nascita dei Fasci di Combattimento e descritti quale movimento di estrema sinistra

in se stesso collocando alle sue estremità i movimenti che non gli appartengono. Giusto per impedirne la comprensione dei differenti punti di vista, esattamente come anche gli altri regimi tentano di fare con i movimenti a loro estranei.

Dal movimento socialista italiano quindi, nascono due grandi correnti, entrambe nate dall’ala massimalista: l’una, guidata da Bombacci, Bordiga, Gramsci, Gennari e Graziadei si scinde dal PSI per fondare (su invito di Lenin) il Partito Comunista d’Italia nel 1921. L’altra guidata da Benito Mussolini, si avvicina al pensiero nazionalista e pur mantenendo un programma socialista rifiuta la lotta di classe come soluzione al problema del conflitto tra capitale e lavoro. Nascono in questo modo i Fasci Italiani di Combattimento (1919) che si evolvono poi nel Partito Nazionale Fascista (1921).

Spesso, l’errore che si commette è quello di identificare il Comunismo come sinistra e il Fascismo come destra, considerando tali movimenti come l’estremizzazione di Capitale e Lavoro. Invece questi movimenti non confermano il concetto di destra e sinistra, nel loro intento sono infatti nati per superarlo definitivamente. Il concetto di democrazia liberale infatti è avverso ad entrambi i movimenti, i quali vogliono superarlo per creare l’uno la democrazia socialista e l’altro la democrazia corporativa (anche se poi il regime mussoliniano non porterà mai a termine questo programma, fermandosi  ad un regime autoritario sorretto dal capitale borghese, per tornare poi a rispolverare il concetto durante la R.S.I. che infatti venne definita Repubblica SOCIALE e non fascista come desiderava Hitler).

La stessa Unione Sovietica, prima di diventare una dittatura autoritaria sotto la spinta delle purghe staliniane, rappresentò un interessante esperimento di democrazia partecipata con la costituzione dei Soviet:

organi assembleari in cui contadini e operai potevano esprimere le loro opinioni su tematiche nazionali per alzata di mano, e che eleggevano i loro rappresentanti (con diritto di revoca immediata) che avrebbero presieduto i soviet superiori.

Questi regimi differenti da quello liberale vengono definiti totalitari, o total-unitari, perché sono regimi che i liberali definiscono “a partito unico” ma perché i partiti sono un’affermazione propria del liberalismo. Con la costituzione dei soviet per esempio, o della democrazia corporativa, i partiti non avrebbero avuto senso di esistere. Questi tipi di regime sono differenti dai regimi “autoritari”, perché i regimi autoritari sono dei governi oppressivi che rappresentano realmente un’estremizzazione dei concetti di destra e di sinistra e non portano un nuovo modello sociale (un esempio sono le dittature appoggiate dal potere lobbista o da esigenze geopolitiche di stati superiori come USA, Russia o Cina). Quindi sono di fatto delle “zone grigie” che devono per forza di cose evolversi nel tempo o in regimi totalitari o in democrazie liberali. Ma cercare, a tutti i costi, di far rientrare i totalitarismi nelle categorie “destra e sinistra” è il modo migliore per non comprenderne la natura e per espropriargli l’elemento rivoluzionario di cui sono dotati.

Soviet di Pietrogrado - 1917

Soviet di Pietrogrado – 1917

–          La Guerra Fredda

Dopo la normalizzazione seguita dagli accordi di Yalta (1945), per vedere un nuovo fermento di idee bisognò attendere gli anni della contestazione giovanile, ed in particolar modo il 1968. Si precisa che questo saggio non è un’esaltazione del dissenso, ed infatti anticipo che il tanto celebrato e decantato ’68 si concluse con un fallimento. Nel marzo del 1968 si susseguirono diversi scontri in tutt’Europa, in Italia il più celebre fu la Battaglia di Valle Giulia a Roma dove studenti neofascisti ed estremisti rossi si trovarono per la prima volta a combattere assieme per occupare le facoltà di architettura e lettere.

Siccome tra loro vi erano numerosi missini (iscritti all’MSI), il partito di destra ergendosi a tutore dell’ordine mal digerì questo comportamento dei suoi. Almirante andò direttamente sul posto e questi venne cacciato dai molti missini del FUAN presenti all’interno dell’università. Alcuni ragazzi di destra di fatto si staccarono dagl’ideali del partito ed insieme al movimento Primula Goliardica e ai movimenti marxisti-leninisti collaborarono alla difesa dell’università e costruirono dei dibattiti il cui filo comune era la distruzione della società liberal-borghese, l’anti-imperialismo americano e sovietico, il contrasto alla società del consumismo di massa alimentato dal potere finanziario.

Da questi dibattiti, influenzati anche dal maggio francese e ispirati dai movimenti di liberazione nazionale sorti in varie parti del mondo, quali l’OLP, l’IRA, l’ETA e stimolati da modelli alternativi propri soprattutto dei paesi sudamericani, nacquero in tutta Italia dei movimenti che si fusero in Lotta di Popolo. Avevano principalmente quale modello di riferimento il giustizialismo argentino, alcuni elementi portati in auge dalla pubblicazione in Cina del Libretto Rosso di Mao (1966), ma soprattutto le esperienze del Che Ernesto Guevara. Era di fatto la riedizione italiana del Socialismo Nazionale (nulla a che vedere col Nazismo), un socialismo che rifiuta la lotta di classe ed esalta la sovranità nazionale. Nei loro dibattiti veniva proposta la necessità dell’affrancazione nazionale alla questione energetica e petrolifera, per potersi sganciare dalle politiche atlantiche. Vennero ben accolte le emancipazioni di alcuni stati mediterranei, soprattutto la Libia di Gheddafi, ma si cercò anche di stimolare un modello di europeismo che poi sarà ignorato completamente dalla storia e reso impraticabile da Maastricht.

Fiorenti nella contestazione sono stati anche i gruppi marxisti-leninisti che reintrodussero l’idea di partecipazione tramite i consigli operai. Ma tutti questi movimenti, così come quelli socialisti nazionali, non riuscirono ad andare oltre la discussione ed imporsi nel pensiero collettivo. Questo non significa che non avessero valide alternative, anzi. Il nuovo mondo che si erano trovati ad affrontare era diverso da quello in cui erano catapultati i rivoluzionari delle epoche precedenti. L’industria mediatica e la comunicazione di massa aveva tutto il potere per educare le masse e metterle al riparo da pensieri “eversivi”. Se ai tempi di Marx la religione era l’oppio dei popoli, che tramite la paura e la superstizione impediva il riscatto del proletariato, nella società moderna quel compito narcotizzante lo ebbero (e lo hanno) i mass media. E dove non arrivò la televisione, ci pensò il sistema. Alcuni settori deviati dello Stato dovevano sopprimere la contestazione. Dapprima radicalizzando lo scontro, riproponendo i vecchi schemi fascismo-antifascismo, e comunismo-anticomunismo, non solo contro lo Stato, ma anche tra gruppi di contestatori. Il passo successivo è stato compiuto dalle bombe. Tramite la strategia della tensione, studiata e applicata in ambienti NATO, alcuni settori deviati dello Stato, i vertici militari, politici, imprenditoriali e giudiziari, pensarono bene di utilizzare una delle frange che si ergeva a difensore della civiltà (l’estremismo di destra) per scatenare sugli oppositori al regime democratico una grandiosa campagna di diffamazione: scatenando pesanti attacchi terroristici ed attribuendone la colpa ai neonati movimenti giovanili. In questo modo la distruzione del consenso garantì una certa distanza di sicurezza tra le nuove idee e quella gran parte degl’italiani (o europei) che nulla volevano avere a che fare con la violenza.

–          Dopo la caduta dell’Impero del Male

Con la fine della Guerra Fredda e la caduta del Comunismo, il modello liberale in politica e liberista in economia è diventato imperante e domina tutt’ora incontrastato. Gli stessi partiti italiani che facevano riferimento a Mosca si sono riciclati in quella socialdemocrazia tipica degli Stati Uniti e che nulla ha a che vedere con i concetti socialisti. Così il PCI è diventato DS e poi PD, ma in esso sono racchiuse le dottrine liberiste che tanto Marx quanto Mussolini avevano cercato di contrastare. Oggi nella sinistra italiana, come in tutta la sinistra europea è morto il concetto di lotta di classe e sono stati cancellati i programmi di sviluppo del welfare. Così come per molti movimenti che si identificano col fascismo si sono sottolineate le caratteristiche nazionaliste, xenofobe e anticomuniste, e quindi assimilabili al concetto di destra ma non rientranti per forza nell’ottica del fascismo originario. E quindi invece che presentarsi con la componente rivoluzionaria e alternativa allo stato liberal-democratico tipica del fascismo sansepolcrista, si mostrano come difensori di quella stessa demoplutocrazia che Mussolini e Gentile disprezzavano. L’MSI di Almirante e i movimenti che vi ruotavano attorno infatti, si sono atteggiati a reazionari difensori dell’ordine e degli interessi atlantici.

Ad oggi il parlamento italiano non ha visto la presenza di una qualche componente rivoluzionaria dalla fine dell’Unione Sovietica (1991). Questi ultimi vent’anni sono corrisposti ad una politica di Restaurazione europea (esattamente come quella seguita alle vicende napoleoniche) che ha imposto uno sfrenato modello capitalista, dove lavoro e capitale si sono separati e sotto la spinta neoliberista stanno entrando in una nuova fase di evoluzione: dove tutti i diritti acquisiti e i progressi nel campo sociale stanno per cedere sotto la pressione di privatizzazioni e deregolamentazioni. Dal 2013, si è però affermata in Italia una nuova formazione

Beppe Grillo

Beppe Grillo

proposta da Grillo: il Movimento 5 stelle. Nel suo programma, oltre a voler ripensare i concetti di lavoro e produzione, si intende portare un nuovo modello di democrazia partecipata. Al pari dei rivoluzionari di inizio ‘900, questo movimento ha avuto la lungimiranza di volerla applicare ai moderni mezzi di comunicazione che consentono una partecipazione in assemblee pubbliche via web, un accesso e una condivisione delle conoscenze e delle informazioni in tempo reale. La cosiddetta e-democracy, è un’idea che arriva dalla scandinavia e dal nord-europa dove sono nati nei primi anni 2000 movimenti simili. Quando il M5S dice di non appartenere né alla destra né alla sinistra ha pienamente ragione di affermarlo. Si sta infatti proponendo come modello alternativo alla democrazia liberale, che di fatto rappresenta un modello settecentesco applicato in un mondo in continua evoluzione. Accelerato dalla globalizzazione,  e non più in grado di rispondere alle esigenze della società, viene infatti continuamente anticipato dal mercato (oltre al fatto che spesso il mercato sfrutta gli indici economici per influenzare votazioni referendarie o politiche).

La possibilità che la democrazia non sia sola espressione partitica e si riassuma in una delega del potere decisionale ogni 5 anni, ma si sviluppi anche con la partecipazione diretta alle discussioni legislative insieme ai parlamentari eletti è considerevolmente differente da ciò cui siamo abituati.
Dobbiamo considerare che le persone informate e veramente in grado di scegliere rappresentano una scarsa percentuale nella popolazione, mentre le altre sono fortemente condizionate dal potere mediatico che risponde solamente al mercato e al potere finanziario. Quindi prende spazio la convinzione che solo le persone dotte e realmente interessate potranno prendere parte al ruolo di partecipi dell’attività legislativa. E l’e-democracy può permetterlo senza costringere i disinteressati e coloro che si occupano principalmente delle proprie attività individuali a restarne fuori. Questi infatti si dovrebbero in tal modo autoescludere dalla vita politica del paese.

Questo  concetto è rivoluzionario e perciò, pur non appartenendo né alla sfera socialista, né a quella fascista si sta imponendo come nuovo modello antagonista al liberalismo e alla democrazia rappresentativa. Ma il Movimento di Grillo deve stare attento, il rischio per i 5 stelle è quello di abituarsi alla forma liberale cui volontariamente hanno scelto di partecipare per imporsi legalmente. Devono regolarizzare l’obiettivo di imporre questa nuova forma di governo, inserendola in un programma specifico di riforma dello Stato. Questo per evitare la deriva della sua stessa natura, così come capitò alla mancata occasione della Rivoluzione Russa del 1917. Lì i bolscevichi ottennero il potere sulla spinta dello slogan “tutto il potere ai soviet”, ma non dogmatizzando all’interno della nuova società il ruolo di questi consigli operai, pian piano il loro ruolo venne snaturato e il paese ripiombò nell’autocrazia. Le rivoluzioni sono necessarie al progresso, ma occorre fare estrema attenzione ai rischi che si corrono sull’onda dell’euforia popolare.

Alberto Fossadri

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I neofascisti e il governo De Gasperi

Presentiamo un documento recuperato dal ricercatore Giuseppe Casarrubea che inchioda il governo De Gasperi nella presunta collusione con frange neofasciste (già ampiamente discusse nel quadro della strage di Portella della Ginestra) e non solo. Infatti si evince la complicità delle autorità militari americane con esponenti di spicco dell’ex Partito Nazionale Fascista e membri delle forze armate italiane legati a quell’ambiente.De-Gasperi-neofascistiTraduzione:

8 ottobre 1946 dipartimento occidentale
un gruppo neo fascista a Roma ufficiale americano coinvolto

Il seguente report è stato trasmesso per telegramma datato ottobre 5 da

voci di corridoio a Roma riportano dell attività di un centro neofascista nel quale secondo alcuni reports   alcuni ufficiale americani sono coinvolti. Un nome viene riportato quello del capitano Corso dello staff dell’intelligence americana a Roma.

Dopo aver fatto delle investigazioni, lo abbiamo informato con quanto segue:
(i)un Gruppo neo fascista é attivo a Roma nel quale, i seguenti , sono i prominenti cospiratori:

(a) colonnello Agrifoglio, ex capo del S.I.M.
(b) Augusto Turatti, ex segretario partito fascista
(c) Isielo Corso, sottosegretario ministero dell’interno
(d) Leone Santoro, dell’ufficio politico del ministero dell’interno
(E) Luigi Ferrari, capo della polizia di Roma
(F) i fratelli Michele e Salvatore Scalera ex intimi di Mussolini e Ciano é stato riportato che hanno finanziato il movimento Uomo Qualunque nei primi stadi
(G) Giuseppe Naldi e suo fratello Filippo Naldi RAL di il quale ha preso contatto con l’ambasciata britannica nel febbraio di quest’anno con lo scopo di ritardare le lezioni per conto dell estrema destra

(ii)con questo gruppo anche diversi ufficiale americani di estrazione italiana che includono il capitano Corso descritto sopra, coinvolti intimamente e attivamente

(iii) Corso ha avuto per un certo periodo uno stretto rapporto con Agrifoglio attraverso la mediazione di Bolaffio  dell’ufficio italiano dei collegamenti(?) E ha tenuto informato Agrifoglio sull’intelligence alleate, sulle direttive della security e sulla polizia.

(iv) Corso è ora sotto osservazione dell’agenzia della sicurezza americana, e Washington verrà informata quando i dati saranno completi.

Copia a mr. Malford: W.I.S

(L’ambasciatore é stato informato ed  starebbe, per quel che sappiamo,relazionando all’ufficio estero sulla base delle informazioni fornite da…

Traduzione di Emanuela Salogni

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ROTARY, il club della paraMassoneria

I Rotary Club così come i Lions Club sono associazioni umanitarie la cui filosofia può essere letta nella chiave delle Costituzioni di Anderson, che dal 1723 sono il riferimento della Massoneria. L’unica cosa che le differenzia dalla Massoneria tradizionale è l’assenza di esoterismo, anche se non manca certo l’utilizzo delle simbologie.

Il Rotary è nato il 23 febbraio del 1905 a Chicago (Illinois, USA). I fondatori erano 4: Gustav Loehr, ingegnere minerario, S. Schiele, negoziante di carbone, H. Shorey, sarto e Paul Percival Harrys, avvocato. Il nome Rotary fu proposto da Harrys poiché i 4 fondatori si riunivano a rotazione nei loro studi ed officine professionali. Durante la Convention di Duluth nel 1912, i rotaryani decisero di assume come loro simbolo una ruota blu con 24 denti e 6 raggi. Essa simboleggia la ruota dei carri dei pionieri dell’avventura americana, iniziatasi nel Seicento, coi Padri Pellegrini, che dall’Inghilterra e dall’Olanda si diressero nel nord America per vivere più liberalmente il loro protestantesimo puritano e calvinista. I denti rappresentano un ingranaggio meccanico, che significa la rivoluzione industriale e una concezione del mondo o filosofia marcatamente tecnologica e tecnocratica, con un richiamo alla inter-attività e inter-dipendenza tra i membri del Rotary, simili alle rotelle di un grande ingranaggio. Tuttavia, vi è anche una simbologia più nascosta, segreta o esoterica di tale emblema.

Rotary-LionsLa ruota è “un simbolo antichissimo, presente in tutte le culture. Assumerla come allegoria del progresso è ad un tempo corretto e riduttivo. La ruota partecipa alla perfezione suggerita dal cerchio, (…). Essa si riferisce, inoltre, al movimento e al divenire (…), tensione verso elevati standard (professionali, etici, personali), (…) calati nella (…) realtà di una concretezza operativa (…). Ma la ruota è anche larota mundi’, simbolo del mondo (…), che contiene luniverso entro la sua circonferenza”.

La vocazione rotaryana implica universalità e mondialismo planetario. Il Rotary aspira ad “abbracciare entro la propria circonferenza luniversalità delle nazioni, delle razze, delle culture”. Il colore blu rappresenta la tensione cosmica, come l’acqua del mare, la volta del cielo (e della loggia massonica) e sta a significare la volontà di riunificate tutte le nazioni in un Nuovo Ordine Mondiale più ampio (vedi la bandiera dell’ONU e della NATO) mediante un sentimento di amicizia filantropica. I 6 raggi della ruota blu, sono il simbolo di un’emanazione, la quale si propaga dal centro della ruota dentata verso tutti gli altri enti, i quali non sono creati ex nihilo da Dio, ma emanano dall’Indeterminato o dall’Architetto dell’Universo. Il colore blu è circondato dal giallo oro, per significare l’eccellenza, che è il quarto concetto della filosofia rotaryana (tecnocrazia, mondialismo, filantropia ed eccellenza), vale a dire il rotaryano è un iniziato, non uno qualsiasi, fa parte di una elite tradizionale e non della gente comune, che tende ad una perfezione sempre maggiore, all’infinito.

La storia

La vitalità dei vari club rotaryani sparsi nel mondo (27. 000, con 1. 200. 000 soci, in 150 nazioni) trae origine dallo spirito americanista, essendo nato a Chicago 115 anni fa. Chicago nei primi del Novecento contava già 2 milioni di abitanti, in essa erano assai vivi i “valori umanistici dellademocrazia e della solidarietà sociale’ ”. Proprio in quegli anni l’America cominciava a diventare una super-potenza a livello mondiale; infatti dopo la guerra contro la Spagna (1898), Cuba, Portorico e le Filippine passarono sotto l’orbita statunitense.
Questo sentimento americanissimo di imporsi all’attenzione del mondo intero non è estraneo al desiderio rotaryano di espansione totale e sovrannazionale.

Il 20 novembre 1923, presso l’esclusivo Ristorante Cova di Milano, viene ufficialmente inaugurato il primo club Rotary d’Italia. Milano fu scelta come sede poiché si preparava a divenire la capitale economica della penisola. L’ispiratore di tale fondazione non fu un milanese, né un lombardo, né tanto meno un padano-italiano ma un inglese, sir James Henderson (che a quanto pare ricopre un ruolo anche nelle ombrose vicende degli ultimi attimi di Mussolini), affiancato dal suo amico Leo Giulio Culletton. Quest’ultimo avrebbe voluto che il club rotaryano italiano fosse del tutto simile a quelli americani, ossia ultra-democratico, mentre Henderson propendeva per un Rotary italiano elitario ed aristocratico, con CostituzioniMassonichemembri influenti dell’alta borghesia ed imprenditoria, (tra essi figurano Motta, Falk, Pirelli, Borletti). Dopo Milano il Rotary si espande verso Trieste, Genova e il Piemonte (con Vittorio Emanuele III come socio), per giungere sino a Firenze, Roma (con Arnaldo Mussolini, sino a quando il regime tollerava tacitamente il club), Napoli e Palermo, i nomi dei vip aumentano: Giovanni Agnelli, Marzotto, Giovanni Treccani, Guglielmo Marconi, Nel 1925 il fascismo entra in collisione col club a causa delle sue origini demo-plutocratiche, del suo pacifismo e del suo mondialismo. Nel 1928 la Chiesa cattolica attacca il Rotary (vedi padre Pirri, in L’Osservatore Romano, 15 febbraio 1928) accusandolo di para-massoneria, poiché “la sua morale non è che un travestimento di quella massonica”.

In effetti è da dedurre che i Rotary Club, così come i Lions Club iniziarono a diffondersi dopo che il regime fascista decretò l’illegalità della Massoneria nella seconda metà degli anni ’20. Si deve altresì ricordare che ben 11 dei membri del Gran Consiglio Fascista della riunione del 15 dicembre 1922 dalla quale ebbe vita, risultavano massoni: Acerbo, Dudan, Balbo, Rossi, Farinacci, Torre, Starace, Teruzzi, Postiglione, Rocca e Grandi. Di loro 3 appartenevano a Piazza del Gesù, 7 al Grande Oriente e 1 (Farinacci) ad entrambe.
Nonostante il regime fu così accanito contro la massoneria, dopo che il Re accettò la presidenza onoraria del Rotary, quasi tutti i membri della corte vi entrarono
di conseguenza, garantendo anche una certa protezione al club.

La dottrina rotaryana

I rotaryani su impulso del presidente del club di Roma sen. Guido Biscaretti, approvano al Congresso Nazionale di Napoli il 29 maggio 1929 una dichiarazione con la loro autodefinizione. Tale dichiarazione fu poi presentata alla conferenza di Dallas come proposta per il 46° distretto (Italia) e dopo un’opportuna modifica approvata nella seguente forma:

Il Rotary non ha carattere religioso o politico e pertanto non ha mai inteso né intende formare alcun partito o setta, né adottare uno speciale codice morale. Dato che uomini di differenti religioni possono appartenervi, il R. ha assoluto rispetto della fede religiosa dei suoi membri. Organizzato in 52 paesi, in ognuno di essi il R. impronta la sua attività al sincero rispetto e alla salvaguardia degli istituti politici e religiosi della nazione, e richiede ai suoi membri di essere assolutamente leali verso gli ideali religiosi e morali e i più alti interessi dei rispettivi paesi, pur cooperando alla più cordiale comprensione fra le nazioni.

Testo che può entrare nel contesto delle Costituzioni di Anderson del 1723 e che imprime una certa puzza di massoneria al Rotary. La vera pericolosità del Rotary, non già nell’ordire rivoluzioni, bensì nel ritenersi e operare quale istituzione sovranazionale, coordinata da un unico centro e di carattere tecnocratico ed elitario: – nell’essere insomma, scriveva un dotto e impegnato rapporto di polizia, – la Massoneria di Ramsey, in veste nuova ed inattaccabile, rivolta ad una “realtà” futura.

A conferma di un legame o collegamento tra il Rotary International e la Massoneria, c’è la scoperta di un distintivo con la ruota del Rotary che circonda la squadra e il compasso con la lettera ‘G’ all’interno, e poi similmente una busta che ha una etichetta che dice: ‘LOGGIA ROTARIANA N° 4195. Una loggia Massonica per Membri del Movimento Rotary il cui distintivo è nell’Emblema’ (vedi foto).

rotarian-lodge

La Loggia Rotariana N° 4195 di Londra ricevette l’autorizzazione della Gran Loggia Unita di Inghilterra il 3 Novembre 1920. La loggia ebbe 29 membri fondatori, che erano tutti membri del Rotary Club di Londra, che a quel tempo aveva oltre 300 membri. La loggia esiste ancora e si riunisce presso la Freemasons Hall di Great Queen Street a Londra. E si badi che questa non è la sola loggia rotariana sotto la Gran Loggia Unita d’Inghilterra, in quanto ne esistono altre.

Alberto Fossadri

Alcuni Rotariani famosi

  • Dott. Albert Schweitzer – medico e filantropo
  • Generale Douglas MacArthur, USA
  • Generale Augusto Pinochet, ex dittatore del Cile
  • Prescott Bush, USA
  • Soleiman Frangieh, Libano
  • Konosuke Matsushita, Giappone
  • Principe Bernardo d’Olanda
  • Neville Chamberlain, ex Primo Ministro del Regno Unito
  • George W. Bush, membro onorario del Rotary Club di Washington, nominato dall’ex presidente del RI Frank Devlyn con una cerimonia tenutasi alla Casa Bianca il 2 luglio 2001
  • Hassan II, re del Marocco
  • Principe Ranieri III di Monaco
  • Albert Sabin – scopritore vaccino antipolio
  • Rita Levi Montalcini – ricercatrice premio Nobel
  • Silvio Berlusconi – imprenditore e politico
  • Amedeo duca di Savoia
  • Umberto Agnelli – imprenditore
  • Indro Montanelli – giornalista
  • Leopoldo Pirelli – imprenditore
  • Gugliemo Marconi – scienziato
  • John F. Kennedy – Presidente USA
  • Arnaldo Mussolini – giornalista
  • sir Winston Churchill, Primo Ministro inglese
  • Walt Disney, art director
  • Thomas A. Edison, inventore
  • Edward VIII, Duca di Windsor
  • Dwight D. Eisenhower, Presidente USA
  • Thor Heyerdahl, esploratore
  • Charles Lindbergh, pilota aeronautico
  • Ronald W. Reagan, Presidente USA
  • Franklin D. Roosevelt, Presidente USA
  • Margaret Thatcher, Primo Ministro inglese

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Fonti:
-http://www.rotarynovafeltria.it/ROTARY/rotarianifamosi.html
-Storia della Massoneria Italiana dalle origini ai giorni nostri – Aldo A. Mola
-http://goo.gl/kXLVG
-http://goo.gl/3LJ6K

Lo scandalo della Banca Romana (1893)

Tra il 1848 e il 1859 i moti risorgimentali che sconvolsero il nord Italia, e poco dopo la grandiosa spedizione dei mille guidata da Giuseppe Garibaldi, portarono alla nascita del Regno d’Italia nel 1861. Il nuovo Stato inglobò le istituzioni degli altri staterelli, tra queste vi furono le varie banche d’emissione. Nel nascente stato italiano, quindi, le banche che potevano emettere moneta erano 5: la Banca nazionale del Regno d’Italia, la Banca nazionale toscana, il Banco di Sicilia, il Banco di Napoli e la Banca toscana di Credito nata nel 1870.

Palazzo Maffei-Marescotti sede della banca

Palazzo Maffei-Marescotti sede della banca

Quando nel 1870 l’esercito italiano irruppe a Roma con la breccia di Porta Pia, decretando la fine del millenario Stato Pontificio, si aggiunse alle banche d’emissione la celebre Banca Romana.
Dopo lo spostamento della capitale del regno da Firenze a Roma, la città vide un vero e proprio boom edilizio e nel giro di circa vent’anni raddoppiò le proprie dimensioni. In questo clima non tardarono ad arrivare gli speculatori e tra loro c’erano banche che fornivano prestiti a chiunque, prestando soldi anche a società che, appena esplosa la bolla immobiliare, fallirono e finirono per trascinare con loro anche le stesse banche che li avevano aiutati. Solo la Banca Romana sembrava non risentirne. Ecco allora che il Ministro Miceli nel 1889 avviò un’indagine ispettiva su tutti gli istituti di emissione. L’inchiesta fu affidata al senatore Giuseppe Giacomo Alvisi e al funzionario del Tesoro Gustavo Biagini.
Ne risultò che il governatore della banca Bernardo Tanlongo aveva coperto quelle perdite con emissione di denaro non autorizzata. Dalla relazione che venne resa nota il 20 dicembre 1892 si riscontrò un ammanco di 9 milioni di lire ed un’emissione di ben 113 milioni a fronte dei 60 concessi su autorizzazione in base all’oro di cui disponeva. 40 milioni di questi risultava stampata con gli stessi codici di matricola di banconote già in circolazione e dunque si trattava di vere e proprie banconote false.
Benito MussoliniNell’indagine restarono coinvolti ben 22 parlamentari tra cui il presidente del consiglio Giolitti e il suo predecessore Crispi. Il presidente Giolitti aveva tentato di arginare il caos finanziario in cui versava il paese istituendo varie commissioni d’inchiesta, ma la sua posizione era così compromessa da costringerlo alle dimissioni.

Il processo si concluse con l’assoluzione totale degli imputati dato che nel frattempo sparirono numerose prove, ma le banche d’emissione vennero liquidate dalla nascente Banca d’Italia, affiancata dal Banco di Napoli e dal Banco di Sicilia che poi vennero a loro volta inglobate da Banca d’Italia nel 1926.
Il governo di Mussolini trasformerà poi Banca d’Italia in istituto di diritto pubblico nel 1936, permettendo al capitale privato delle casse di risparmio di prendere parte alle quote dell’istituto bancario. La sua gestione assunse un ruolo statale e venne affidata ad un governatore che divenne responsabile delle attività svolte dalla banca.

Alberto Fossadri e Annalisa Bertozzi