Studiare la storia non serve?

E’ un pensiero ricorrente nelle stanche menti dei giovani che sono costretti a studiare le nozioni basilari della storia a scuola. “A che mi serve storia?”. Certo, per un ragazzo che intraprende gli studi per diventare geometra, impiegato, o anche dottore, viene quasi logico rispondere che con la carriera che si spera di intraprendere, lo studio della storia sembra proprio non centrar nulla.

Già questo modo di pensare potrebbe essere analizzato e contestato. Una persona va a scuola per imparare un mestiere o per imparare a ragionare, a saper analizzare dati ed elaborarli e ad apprendere delle basi su cui sviluppare il proprio percorso di vita? Inteso sia come carriera che come cittadino. Eppure nella concezione dell’italiano medio il figlio viene mandato a scuola per imparare a fare il dottore, il perito o il ragioniere…
E’ tutto frutto di una mentalità imposta anche politicamente dagli ultimi governi, in particolare dal governo Berlusconi che voleva attuare le famose tre “i” (inglese, impresa, informatica) come elementi base su cui costituire l’insegnamento scolastico. Anche questa ragazzi, è storia! E il vostro modo di concepire la scuola ricade proprio in un fenomeno storico in cui prevaleva il motto “con la cultura non si mangia” (cit. Giulio Tremonti).
In questo modo le riforme scolastiche degli ultimi 30 anni sono state improntate a trasformare l’istruzione scolastica fornendole un approccio più tecnico, senza dover sottolineare che il risultato di questa scelta politica è stato il completo sfacelo del sistema educativo.
Se un ragazzo deve imparare un mestiere, il posto migliore per apprenderlo non è la scuola, ma il posto di lavoro. La scuola non deve sostituirsi all’esperienza lavorativa, così facendo ha solo dimostrato di fallire nel suo compito. La scuola deve fornire gli elementi con cui una persona è in grado di affrontare un problema, analizzarlo, porre una critica d’insieme e studiare una soluzione.

Fior di studi scientifici sostengono che il miglior insegnamento deriva ancora dagli studi classici.  Lo studio del latino ad esempio (si un’altra di quelle che “a che mi serve?”) è fondamentale per stimolare alcune capacità cognitive. Fare le versioni, stimola nella ricerca sintattica della frase latina (molto complessa rispetto alla nostra attuale struttura grammaticale) e permette alla nostra mente di allenare delle proprietà cognitive che abituano a cercare connessioni induttive. E’ noto da anni ad esempio che tra gli studenti delle facoltà di ingegneria, sebbene le difficoltà iniziali rispetto ai colleghi del liceo scientifico, nel lungo periodo emergono maggiormente gli studenti del classico. E com’è possibile penserete, visto che il liceo scientifico è più improntato allo studio della matematica? Semplicemente perchè nel classico viene insegnato un metodo di analisi ben più proficuo. Nelle scuole spagnole da circa un anno è stato introdotto addirittura il gioco degli scacchi, perchè stimola nei ragionamenti matematici e induce le persone a prendere delle decisioni logiche sotto pressione (il gioco degli scacchi è a tempo).

storiaRiflettete, è più utile che vi spieghino come si risolva un problema o come ragionare per risolverlo?
L’istinto del genitore mi farebbe pensare a una frase tipica: “comincia ad arrangiarti, che non sarò sempre qui ad aiutarti e a dirti cosa devi fare”. Come vedete, la risposta alla domanda è più che naturale. Se poi preferite che i vostri figli diventino dei robot come voleva Berlusconi, fate vobis, ma non lamentatevi se non avranno la fantasia e le capacità necessarie per costruirsi una strada da soli.

Il mio discorso era partito dalla storia. In tutto questo, la storia che ruolo ha? Stimola delle
particolari proprietà umane? Si.

La storia è lo studio dell’esperienza dell’intera umanità. Un amico un tempo mi disse che l’esperienza è come una torcia: fa luce solo a chi l’ha in mano. Ed è proprio così. Immaginate come una persona potrebbe sfruttare l’esperienza di tutta l’umanità. Questa visione d’insieme fa luce solo a quella data persona. La sua capacità di discernere tra le cose, e la sua capacità critica verso eventi, situazioni o fenomeni sociali è tanto maggiore quanto ne coglie gli effetti ridondanti nella storia.

Uno studio corretto della storia fornisce anche la capacità di capire che questa materia può essere letta in maniera diversa a seconda di come la si interpreta o peggio, di come politicamente la si vuole raccontare. Quando un individuo intuisce questo, è in grado di difendere la propria originalità dalla società conformista e dalle letture ideologiche stesse che essa fa della storia. Volenti o nolenti siamo tutti a contatto con la storia di qualcuno, o di un popolo, o di un fenomeno. La nostra stessa esperienza è storia. E tutte queste esperienze condizionano i nostri valori e le nostre opinioni, anche politiche.
Leggere la storia della guerra fredda narrata dai capitalisti occidentali è diversa da quella narrata dai comunisti orientali. Eppure entrambi si rifanno a corrette e reali fonti storiografiche che, purtroppo possono essere interpretate a seconda della volontà di escludere una o più fonti storiche dalla massa delle fonti esistenti. Raccontare una mezza verità equivale a mentire.

La storia fornisce le basi sociali per lo sviluppo della filosofia, e la filosofia altro non è che la nostra concezione della vita e il nostro modo di interagire con essa stessa.
La storia non è una materia astratta a se stante, ma si amalgama con tutte le altre materie, umanistiche e scientifiche. Si è iniziato a discutere di diritti delle donne quando apparirono donne come Marie Curie (doppio premio nobel per chimica e fisica), le sue grandi scoperte scientifiche iniziarono anche a far scricchiolare il concetto comunemente accettato dell’inferiorità femminile, aprendo un dibattito sociale; è storia!
Se Hemingway non avesse vissuto l’esperienza della prima guerra mondiale, forse non potremo godere dei suoi frutti letterari; è storia!
Se l’invenzione della carta e della stampa non fossero giunte in Europa nel 1400, non avremmo avuto il Rinascimento, la Riforma e l’esplosione del dibattito culturale che è stato reso possibile da ciò; è storia!

La storia è una grande esperienza ed un libro aperto sulla nostra esistenza. L’umanità può essere compresa da coloro che si cimentano in questo libro.
La storia è un flusso di vicende, a volte impetuoso come un fiume, travolge tutto e riflette il suo peso su intere generazioni. A volte invece procede volubile, incostante e si lascia domare da personaggi mediocri. La storia è caos, ma anche frutto di volontà precise. La storia è una commistione di emozioni, di speranze, di orrori e atrocità, è un insieme di successi e fallimenti.
La storia è la realizzazione del pensiero umano e la sua evoluzione. E’ un insieme di valori e controvalori, di lotte e cambiamenti, di scoperte e insabbiamenti. La storia è mistero e verità. La storia è la raffigurazione del desiderio di superare la nostra misera condizione di uomini. La storia è lo scontro tra l’Amore e l’Odio, è compassione e prevaricazione. E quando le nostre città scompariranno, e le nostre lingue moriranno, la storia ci sopravviverà e sarà l’unico giudice che misurerà ciò che abbiamo lasciato e ciò che siamo stati.

Alberto Fossadri

Vaccino o non vaccino? Questo è il quesito…

Premetto che non sono uno scienziato, tantomeno un medico, quindi non mi permetterò di affrontare il tema dal punto di vista tecnico perché ritengo di non averne le competenze. Ma su tutte le materie in cui non abbiamo competenze specifiche dovremo forse evitare di farci una nostra opinione? Certamente no, anzi, è importante che tutti ci interessiamo di tutto, ma badiamo bene a considerare verità assoluta la nostra conclusione personale. Questo è un aspetto importante in tutti i campi. Fatevi una vostra opinione, nutrite pure dei dubbi, ma se il campo non appartiene alle vostre esperienze e competenze, mantenete delle riserve, non fatevi travolgere. Sempre! Invito a leggere tutto il testo per capire come l’ho analizzato dall’esterno prima di giungere alla mia personale conclusione.

vaccino-bambinoPersonalmente ero interessato ad affrontare l’aspetto legato all’approccio con cui la gente si informa sui vaccini. Lo farò sia come appassionato studioso di sociologia, sia come ricercatore storico quale sono. Innanzitutto faccio notare l’aspetto mediatico del fenomeno antivaccinazione. La maggior parte della campagna contro i vaccini appartiene al mondo di internet. Numerosi, infatti, sono i blog e i siti dedicati alla lotta contro i vaccini.

Per prima cosa evidenzio che nella psiche del moderno “informato alternativo”, internet rappresenta la fonte più sicura in cui trovare informazione. Ovviamente è un concetto che condivido in buona parte. La differenza generale tra l’informazione tradizionale dei media mainstream e quella del web, sta nella dipendenza dal profitto dell’industria mediatica nel primo caso e la libertà intellettuale dei blogger nel secondo. Esistono però altre differenze, e non sempre corrispondono ad un vantaggio/svantaggio.
Ad esempio è stato dimostrato che l’80% delle notizie mandate in onda in televisione o scritte su un quotidiano hanno un’unica medesima fonte. Eppure rimaneggiamenti e interpretazioni rendono la stessa notizia, della stessa fonte, completamente differente a seconda che si legga L’Unità o che si guardi il TG5.
In antitesi il web è caratterizzato dal fatto che una stessa informazione può avere un numero svariatamente elevato di fonti. Questo potrebbe essere positivo dal punto di vista del pluralismo delle argomentazioni ma può dare spazio ad un contenuto verosimile in cui siano racchiuse fonti attendibili con fonti non attendibili. Questo accade per l’impreparazione professionale che spesso contraddistingue un blogger.
La stessa reinterpretazione e manipolazione che troviamo nei telegiornali e nei giornali rispetto ad una fonte primigena, avviene tranquillamente anche su internet. Un blog riprende un articolo di un altro sito rimanipolandolo, questi a sua volta aveva recuperato stralci di vari articoli in altre pagine web e così via… rendendo praticamente impossibile verificare le fonti.

Quello che è accaduto con la storia dei vaccini è invece un caso peculiare. Internet si è praticamente comportato come un media mainstream, ovvero i blogger hanno prelevato quasi tutte le loro argomentazioni da un’unica fonte: lo studio del medico Andrew Wakefield pubblicato nel 1998 sul Lancet (prestigiosa rivista scientifica). Nello studio si metteva in correlazione la vaccinazione con disturbi dello sviluppo, e il medico in una serie di conferenze sostenne che l’autismo era una conseguenza del vaccino trivalente MPR (anti morbillo, parotite, rosolia).
Lo studio fu molto contestato perché non seguiva un metodo scientifico richiesto per qualsiasi studio. Nel suo caso il campione di pazienti era ridotto e alcuni test erano discutibili, al che fu ritenuto che le conclusioni dello studio erano state forzate. Il medico consigliò di fare una vaccinazione singola per ognuna delle tre malattie, però man mano che la discussione sui vaccini è circolata in internet si è trasformata e molti sono arrivati alla conclusione che non si deve assolutamente sottoporre i bambini a nessuno dei tre vaccini. Comunque il risultato fu un crollo delle vaccinazioni di morbillo in UK con un’epidemia localizzata ad un migliaio di casi e 2 decessi. La vicenda del medico è lunga e complessa, ma termina con un secondo studio dello stesso medico che tende a sbugiardare se stesso cercando di riparare al danno.
In ogni caso, il fatto che lo stesso fronte antivaccino non è univoco (chi vuole abolire la trivalente, chi vuole dilazionare in più anni i vaccini, chi vuole abolire alcuni vaccini, chi addirittura vuole l’abolizione totale dei vaccini) dimostra che non esiste un serio studio di riferimento che li faccia concordare. Un po’ come quando nei primi secoli del cristianesimo i vescovi si riunirono per decidere quale fosse la natura della trinità. Non era scritto da nessuna parte, nemmeno sulla Bibbia, quindi ognuno interpretava a propria maniera e il movimento cristiano si spaccò: ortodossi, ariani, nestoriani, ecc presero ognuno la propria strada.

I blog antivaccino prendono spunto da altri siti che fanno principalmente riferimento a questo testo e completano con ulteriori argomentazioni legate a esperienze di casi in cui i bambini hanno subito danni o sono deceduti con il trattamento vaccinale. Alcuni casi sono fasulli, molti altri invece sono reali, altri invece vengono collegati ai vaccini quando questa relazione non è confutata dai medici. Il fatto stesso che il danno accada dopo la somministrazione del vaccino, cosa che spesso convince i genitori del nesso tra i due, non è sufficiente a sostenere tale relazione. Lo sarebbe se i casi fossero migliaia in un lasso di tempo piuttosto breve. L’esempio più pratico che viene in mente riguarda la segnalazione dell’aumento del 270% di bambini autistici dopo il vaccino. Sapendo che solo dai primi anni ’90 l’autismo viene registrato e analizzato per verificarne eventuali incrementi, mi piacerebbe sapere rispetto a cosa si riferiscano questi dati. Perché lo studio da cui prendono spunto relaziona più che altro la correlazione tra l’età dei genitori e l’autismo, vertendo sul fatto che quasi il 70% dei bambini autistici nasce da coppie con madri adolescenti o con uomini ultracinquantenni. Quindi chi utilizza uno studio finalizzato a rivelare qualcosa di diverso dalla sua conclusione, sta forzando le proprie tesi.

Leggere di singoli casi riportati come esempio influisce spesso nel convincerci della ragione degli antivaccinisti. Questo fenomeno psicologico avviene anche in altri settori e può essere facilmente analizzato secondo la scienza della sociologia mediatica. Per facilitarne la comprensione agiamo per parallelismo con il fenomeno della sicurezza.
Uno degli argomenti principali dei telegiornali sono gli episodi di cronaca nera: omicidi, rapine, stupri, ecc. Aumentare il numero dei servizi che li riguardano, o semplicemente descrivere con maggior precisione i dettagli scabrosi delle vicende, attiva la sfera emotiva del nostro cervello e indirettamente ci fa percepire minor senso di sicurezza, paura e frustrazione. Il fatto che gli omicidi riportati in televisione sia doppio rispetto all’anno precedente, non è dimostrazione che vi sia stato un aumento degli omicidi nel paese. Infatti, nonostante sembri che la sicurezza sia sempre più a rischio, i dati del Ministero degli Interni mostrano l’opposto: un netto calo negli ultimi 10 anni degli episodi di violenza, avvenuto progressivamente ogni anno.
Per questo, i casi particolari non devono mai, e dico mai, essere presi in considerazione per una ricerca da svolgere ad ampio spettro.
Sia ben inteso che ogni qualvolta troviate un caso specifico trattato in favore di un argomento generalizzato, esso è stato scelto solo ed esclusivamente per il suo valore emotivo nei confronti di voi che state accingendovi a leggere. Se devo essere convinto di qualcosa, devo essere convinto con la trattazione di un tema e con il ragionamento, non con metodi atti a colpire l’istinto e l’emotività.

Foto tratta dalla pagina Fb: Italia Unita per la Scienza

Foto tratta dalla pagina Fb: Italia Unita per la Scienza

Dopo l’attacco dell’11 settembre, con le ricevute minacce di un attacco batteriologico con il vaiolo (potrebbe essere solo stata propaganda della paura in puro stile americano), il governo degli USA mise a disposizione il vaccino del vaiolo per gli americani che lo volessero. Furono vaccinati 350.000 americani, circa 1 su 20 mila ha manifestato problemi di infiammazione cardiaca, e si sono verificati 2 decessi. I casi di decesso da vaccino esistono e sono sempre esistiti, ma a questo punto forse è più l’aspetto etico che quello scientifico a contraddistinguere la discussione. Ovviamente gli ufficiali medici dovrebbero valutare patologie e rischi per ogni singolo paziente, e queste morti non dovrebbero accadere, ma ammettendo che la perfezione è impossibile da raggiungere, possiamo sopportare la morte di pochi bambini a causa dell’inettitudine in confronto alla morte di centinaia di loro per epidemia?

Da ricercatore storico mi sento anche in dovere di insegnare come approcciarsi a tale materia. Cosa centrerà con l’argomento dite voi? Centra dal momento che i profani si approcciano alla storia considerando le dinamiche e la cultura dominante nel mondo attuale, senza calarsi nel tempo e ragionare un discorso con il pensiero e le dinamiche del passato.

Spesso il sunto della discussione sui vaccini ruota attorno ad un punto non sempre specificato, ma sicuramente sottinteso. Un concetto in linea col pensiero del lettore che percepisce la linea di principio: “i vaccini servono all’industria farmaceutica per trarre un enorme profitto”.
La mia risposta? È assolutamente vero. Questo significa che i vaccini fanno male? Non è detto. Anche con il cibo le multinazionali dell’agroalimentare fanno valanghe di soldi, ma questo significa che il cibo fa male? Forse non è salutare come una volta, forse in alcuni casi è veramente nocivo, ma mangiare è funzionale alla vita dell’essere umano? Si. Lo stesso potremo dirlo delle automobili o di altri prodotti.
Esattamente intorno a questo punto, le persone ragionano in maniera del tutto fuori luogo non considerando la storia dei vaccini che comincia nel XIX secolo! Le dinamiche finanziarie e commerciali che esistono oggi non sono sempre state le stesse. La vaccinazione in Italia fu diffusa dal medico Luigi Sacco che operava nell’allora Repubblica Cisalpina (era il periodo delle guerre napoleoniche). Non esistevano le multinazionali, ne tantomeno le società di capitali, esisteva solo un medico che diminuì drasticamente i decessi di vaiolo iniettando il virus “Vaccino” (di origine bovina) che era simile al vaiolo umano. All’epoca gli antivaccinisti erano le alte autorità ecclesiastiche, considerandolo un’insana e innaturale commistione tra uomo e animale.

Durante una ricerca storica si utilizza il rigore del metodo scientifico. Cosa significa? Il metodo può rivelarsi utile nella vita in qualsiasi forma di ricerca. Quando devo analizzare un episodio storico devo incrociare le fonti, devo contestualizzarle, posso ragionare ipoteticamente qualora le fonti non siano sufficienti a ricostruire una storia ma devo evitare forzature in ciò che non è evidente. Quello che accade nella mente di un “complottista” è essenzialmente l’opposto. Si basa sul percorso più semplice per arrivare ad una conclusione, traguardando invece la complessità del discorso.
Spesso mi è capitato di interpretare documenti di un unico archivio (ad esempio l’Archivio di Stato) in un’unica maniera. Poi, intrecciando quei documenti con quelli di altri archivi, con i giornali dell’epoca che ne davano un’interpretazione, con la cultura dell’epoca e con i fatti conseguenti, si riesce ad avere un quadro più chiaro.
Limitarsi alla semplificazione di un fenomeno per comprenderlo più facilmente è il modo migliore per sbagliarsi. Che i vaccini siano una fonte di profitto non lo escludo, ne sono sicuro. Ma dire che ogni azienda farmaceutica si comporta alla stessa maniera o dire che per questo i vaccini fanno male è oltremodo assurdo. Ed oltraggioso aggiungerei, nei confronti di persone come il dott. Jonas Salk che, scoperto il vaccino contro la poliomelite decise di non brevettarlo affinché tutti potessero godere dei frutti della scienza a basso costo.

Azione Prometeo non è un movimento politico, è un blog che cerca di stimolare un dibattito e cerca in certi casi, come questo, di evitare che in argomenti complessi come quelli scientifici vengano accettate delle verità senza riserve. Sui vaccini è tutto sicuro e chiaro allora? Forse no. Nei primi anni ’90 l’allora “poco onorevole” Ministro della Salute De Lorenzo percepì una tangente dalla Glaxo –SmithKline, una società che commercializza il vaccino antiepatite B. Il fatto che l’obbligatorietà di quel vaccino fosse stata promulgata proprio sotto l’amministrazione De Lorenzo fa sentire odor di bruciato a chiunque… Questo significa che il vaccino è pericoloso? Non si può sostenere, forse la tangente è per favorire un prodotto buono rispetto ad un altro prodotto buono ma dal costo inferiore. Chi può dirlo se non la magistratura? Io non ho le basi per sentenziare…
Qualcuno potrebbe anche obiettare che, essendo l’epatite una malattia tipica della trasmissione di sangue o delle cure dentistiche, non dovrebbe essere iniettata in un bambino prima dei quattro anni. Ma questo vuol forse dire che i vaccini fanno male? Assolutamente no, si può contestare il metodo, si può contestare l’integrità del mondo dei vaccini, ma se dei vaccini funzionavano senza interessi commerciali alla fine del 1700 non vedo perché dovremo rinunciare a una tecnologia per ritornare ai salassi del medioevo.

L’invito che vi faccio è quello di mantenere il dubbio piuttosto, ma non giungere a conclusioni forzate quando le premesse non pendono a favore di una tesi. Partite come me dal presupposto che chiunque abbia una conoscenza scientifica leggermente superiore alla nostra, con un lessico tecnico e qualche formuletta algebrica, potrebbe affascinarci con le sue argomentazioni. Se il contenuto viene poi esaltato con degli esempi che colpiscono la vostra emotività ci vuole poco per diventare noi stessi sostenitori di una nuova fede.
Interessatevi che è buona cosa, ma state sempre distaccati da cose complesse. Dopotutto 400 anni fa Galileo non poteva sostenere l’eliocentrismo, perché all’epoca non vigeva la regola del “metodo scientifico” ma del palese ed evidente. Ciò che era palese ed evidente per gli uomini dal punto di vista della Terra (ovvero che il Sole gravitava attorno ad essa) non lo era dal punto di vista della scienza.

Se volete delucidazioni tecniche relativamente al mondo dei vaccini, attendete la nostra Annalisa, studentessa in medicina (quindi per i complottisti non è ancora un medico che percepisce provvigioni illegali sui farmaci prescritti) che sta scrivendo un dettagliato articolo frutto di ricerche personali e che sarà pubblicato prossimamente sul blog.

Questa è la mia analisi, e dei consigli pratici su come affrontare le milioni di informazioni che ci giungono ogni giorno. Intestardirsi non serve, mia madre diceva che “solo gli stupidi non cambiano mai idea”. Personalmente ho cambiato spesso idea, ma in molti casi, non sempre la conclusione a cui si arriva determina una certezza. Le azioni umane sono piene di eccezioni, e non escludo che anche sui vaccini si verifichino, ma questo non farà di me un antivaccinista.

Alberto Fossadri

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Fonti:

https://www.autismspeaks.org/science/science-news/large-study-parent-age-autism-finds-increased-risk-teen-moms
– http://www.nature.com/mp/journal/vaop/ncurrent/full/mp201570a.html
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/04/vaccino-non-meccanismo-causa-effetto-autismo-bimbo-nacque-prematuro/1474845/
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/18/leggenda-dellautismo-causato-dai-vaccini/355655/
http://www.studiomedicodestefanis.it/Vaccini/Vaccini31.htm
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/06/15/de-lorenzo-condannato-andra-in-carcere.html

Sterile dibattito attorno a Miss Italia

La satira attorno alla gaffe della neo-eletta più bella d’Italia ci sta, ma la “polemica” fatta da coloro che seriamente hanno commentato l’accaduto è uno sterile dibattito. Non ha vinto la cattedra in una università, ma un concorso di bellezza.

Molte delle persone che se la prendono con Miss Italia perchè non è una professoressa di storia sono le stesse che per anni hanno votato la Carfagna, la Santanché, la Picierno (noti esempi di somma cultura).
Probabilmente gli stessi “giudici” della ragazza non sanno quando è iniziata e quando è finita la seconda guerra mondiale; ne sanno quanti sono i principi fondamentali della Costituzione; anzi, probabilmente devono ancora capire la differenza tra Presidente della Repubblica e Presidente del CdM.
Ma di cosa ci stupiamo, se alla domanda “Quale astro gravita intorno alla terra?” molti rispondono “il Sole”.
Per me non c’è alcuna differenza tra Miss Italia e tutte queste altre persone, che condannando e sbeffeggiando la Miss possono momentaneamente esporre la loro superiorità. Alla fine la dimostrazione che tutti questi grandi “dottori” siano degli impostori di egual ignoranza è solo rimandata.

Dopotutto il massimo del dibattito culturale a cui siete abituati sono le gaffe di Miss Italia o quelle di Luca Giurato, non passate certo il tempo a discutere delle scoperte del CERN o della NASA (anzi per molti di voi la ricerca spaziale è puro sperpero di denaro).

Tutti avete egual diritto di voto, sia voi che la Miss. E per me non c’è più palese dimostrazione di come la democrazia liberale sia nei fatti un fallimento.
Ricordate che i dotti raramente si ergono a inquisitori nei confronti di una persona. Il linciaggio di massa, miei cari, è lo sport preferito dal volgo analfabeta. Chi ne fa parte risponde solamente ad un istinto, ad un comportamento sociale, che vi permette di dire “io ci sono, e non sono messo come quella li”, per marcare una posizione, uno status, che la vostra misera mente non vi permetterebbe di raggiungere se non prendendo le distanze da chi ha giocato male le sue carte, e pubblicamente ha dimostrato di essere imbecille.

Ma che v’importa di giudicare, tanto se uno è uno stupido gli basta aprir bocca e subito te ne accorgi. Il discorso che ho fatto si può riassumere nelle parole di Confucio: «Quando incontri un uomo virtuoso pensa ad emularlo; quando incontri un uomo privo di valore, ripensa a te stesso e fatti l’esame di coscienza». A me pare che, più che farvi un esame di coscienza, abbiate voluto sottolineare: “io sono migliore di lei!”.

Alberto Fossadri

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L’Unità, Renzi, i debiti della Grecia e il festival dell’IPOCRISIA

Oggi riapre l’Unità, giornale di Antonio Gramsci, povero intellettuale comunista che ha avuto la disgrazia di dover accostare continuamente il proprio nome ad un giornale fallito, finanziato anni fa dal cane più ricco del mondo, pardon, dal pastore tedesco più ricco del mondo; un giornale dal passato comunista che fa da stampella al partito più liberista d’Italia, giusto per passare da Marx a Smith in faccia alle bandiere rosse.

Poi c’è la Grecia che rischia di fare la fine dell’Unità. Una Grecia che per la Merkel non fa i compiti e che per Renzi, ha “azzardato” il referendum. Come se c’era da aspettarselo da questi greci, ancora affezionati a quegli antichi modelli di Platone e Socrate per cui la gente contava ancora qualcosa (così almeno dovrebbe pensare uno che governa senza esser mai stato eletto).

Che cosa centra la Grecia con l’Unità? Semplice, che per Renzi la Grecia i debiti li deve pagare. Ma certo, intanto però i debiti che L’Unità S.p.a aveva con i creditori (più di 100 milioni di € di debito) sono stati pagati dal PD quando questi possedeva direttamente il giornale prima del fallimento del 1994? All’epoca il PD si chiamava PDS ed essendo lui il proprietario dell’Unità avrebbe dovuto saldare quel debito.

Un’inchiesta di REPORT che invito a vedere (link) rivela che il partito si accordò con i creditori per rateizzare il debito, ma successivamente il governo Prodi un po’ furbescamente creò una norma (le leggi ad personam non sono solo una prerogativa berlusconiana) che prevedeva la possibilità per i creditori di rivalersi sullo Stato quando un partito non era in grado di saldare un debito.

Nel 2007 il grande tesoriere dei DS Ugo Sposetti, utilizzando la scaltrezza del più abile dei truffatori, spostò l’immenso patrimonio immobiliare del partito all’interno di una fondazione. Perciò inattaccabile ai creditori. Questi, non potendo usufruire di alcun bene aggredibile sono andati a battere cassa a Palazzo Chigi per i restanti 110 milioni di €.

Quindi, il signor Renzi, prima di puntare il dito sui greci intimandogli di pagare i debiti e di fare i compiti, farebbe bene a pagare i debiti che il Partito Dittator… ehm, Democratico ha nei confronti degli italiani sia come istituzione politica che come governo. Eh, si! Perchè ricordo a LoRenzi il Magnifico che la Consulta ha reso incostituzionale la Legge Fornero e ha imposto al governo di dare ai lavoratori le pensioni che spettano loro di diritto.

Invece di contraddirsi quotidianamente da solo, il berlusconiano rampante che guida il PD dovrebbe iniziare a prepararsi il discorso del capitano che deve avvisare l’equipaggio che la nave sta affondando, perchè ormai è chiaro che di carte da giocare questo governo non ne ha nessuna. Comunque, ottimo bluff.

Alberto Fossadri

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I dati VERI dell’IMMIGRAZIONE

Parliamo di dati statistici, non di opinioni o percezioni…

Gli immigrati regolari in Italia sono 5 milioni 73 mila a fronte di una popolazione totale residente di 60 milioni 808 mila. Gli stranieri regolari rappresentano dunque l’8,3% della popolazione, mentre gli imigrati irregolari sono stimati in meno di mezzo milione di unità.

Considerando i clandestini stimati, gli immigrati rappresentano il 10,5% dei residenti nel paese. Il 53,1% degli immigrati sono di religione cristiana (i cattolici sono il 18,5% del totale), mentre quelli di fede musulmana rappresentano il 33,1% ma sono in minoranza (ditelo a Salvini).

Le rimesse degli immigrati in Italia ammontano a 5,5 miliardi di €. A causa della crisi sono calate (ammontavano a 6,8 MLD nel 2012). La crisi ha colpito maggiormente loro, gli immigrati senza lavoro nel 2013 sono saliti al 17,3% contro la disoccupazione di cittadini italiani pari all’11,5%.

Per quanto riguarda la criminalità è vero, a fronte di un 10,5% di popolazione straniera, la percentuale dei condannati immigrati corrisponde al 32,6% del totale. Anche se, tra gli immigrati regolari il tasso di delinquenza resta più basso con un incidenza tra 1,2% e 1,4% contro lo 0,75% tra i cittadini italiani. Tra gli over 40enni addirittura il dato percentuale è più alto per gli italiani. Per cui non è affatto vero il luogocomune che gli stranieri tendono a delinquere più degli italiani. La maggior disoccupazione tra immigrati regolari, le discriminazioni e lo sfruttamento in lavori degradanti e poco remunerativi favoriscono tra gli stranieri comportamenti fuori legge.

E’ però da segnalare un’altra anomalia rispetto alla percezione: le discriminazioni gravi verso gli stranieri non sono così diffuse come si tende a credere (ditelo ai centri sociali). I casi segnalati di discriminazione nel 2013 sono stati 1.142, ma è interessante notare che la maggior parte di questi sono da imputare ai mass media, le cui segnalazioni rappresentano il 34,2% del totale (non sarà a causa loro che viviamo tutti nel panico?). Si sa, forzare la notizia fa vendere il giornale…

Attenzione però ad un altro dato fuorviante, tra le condanne e le denuncie, sono considerati come reati anche gli atti legati al soggiorno clandestino (il reato di clandestinità è stato abolito nel 2014), per cui il dato di criminosità tra gli immigrati si abbassa.

Inoltre la percezione resa dai media è fuorviante anche per quanto concerne gli ingressi. Solo il 13% degli immigrati fa il suo ingresso via mare. Mentre non si accenna quasi mai al fatto che tra le 160.000 nuove unità di stranieri, gli ingressi dall’est Europa sono pari a 56.000 persone, di cui 26.000 dall’Ucraina e 14.000 dall’Albania). Le tre nazionalità principalmente coinvolte nel crimine risultano essere quella marocchina, quella albanese e quella tunisina. Soprattutto legati a organizzazioni criminali risultano essere i condannati di origine ucraina e albanese; quindi è meno probabile che tra i naufraghi del canale di sicilia si trovino delinquenti rispetto al flusso migratorio generale.

E’ fuor di dubbio che le politiche migratorie e quelle di integrazione siano fallimentari, così come un’equa distribuzione dei profughi e dei richiedenti asilo sul territorio nazionale. Un dato ancora più evidente è quello dell’informazione che ha completamente sbagliato il suo scopo. Anzi, a dir la verità all’industria dell’informazione importa guadagnare, e con la diffusione della percezione sbagliata sono riusciti ottimamente nel loro intento…

Questi sono i dati su cui basare un ragionamento di gestione politica degli ingressi in Italia, a cui si dovrebbe legare un approfondita ricerca nelle cause dell’immigrazione (prima degli anni ’90 non esisteva il problema) e una conoscenza del fenomeno che riguarda le organizzazioni che trafficano migranti, per capire come colpirle e come evitare la tratta.

Tutto il resto è fuffa, lasciatelo alla D’Urso…

Alberto Fossadri

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Fonti:
http://www.istat.it/it/immigrati/prodotti-editoriali/criminalit%C3%A0
http://www.istat.it/it/archivio/149003
http://criminologia.advcom.it/suppaimmi.htm
http://www.west-info.eu/it/immigrati-italia/
http://www.stranieriinitalia.it/attualita-5_3_milioni_di_immigrati_regolari_in_italia_aumentano_nonostante_la_crisi_19305.html
http://www.stranieriinitalia.it/images/sintesidossier29ott2014.pdf
http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2004/aprile/scheda-caritas-paesi-est.pdf
http://www.caritas.it/materiali/dossier_immigrazione/comunicato_criminalita_immigrati_06102009.pdf

Le famiglie “allargate” e quel problema fra 30 anni…

Nel pieno di quella che per molti è la rivoluzione culturale della famiglia, tra nuovi orizzonti, estremismi, irrigidimenti e speculazioni, ci aggrappiamo con profondo egoismo a quanto desideriamo in questo momento, a quello che ci fa comodo, ma troppo poco ci interroghiamo sugli effetti futuri dei cambiamenti che stiamo imprimendo a questa istituzione. La famiglia è il nucleo basilare della società, la famiglia è quel mattoncino che costituisce parte delle fondamenta del nostro habitat. La società perpetua su di essa, ed ogni riformazione che intendiamo darle influirà prepotentemente sulle generazioni future con i suoi aspetti positivi e negativi. Perfino i valori e le tradizioni nascono o muoiono a seconda della trasformazione che la famiglia subisce. Perciò non è tanto da prenderla alla leggera.

Solo pochi decenni fa abbiamo vissuto una prima potentissima trasformazione con la fine del millenario sistema patriarcale, e l’emergere di un nuovo asset familiare: i nonni emergono ora come una figura di appoggio al nucleo principale e non come figura d’imposizione e di dominio. Di conseguenza è aumentato il grado di indipendenza della donna, perchè è chiaro che ciò avvenne non tanto per un’evoluzione del pensiero, quanto per una necessità. Erano infatti decenni che si predicava l’emancipazione femminile ma solo in conseguenza della fine del patriarcato (collassato per motivi di evoluzione industriale e fine delle comunità rurali) questa ha iniziato a realizzarsi.

Oggi assistiamo ad uno smembramento del nucleo familiare, oltre al concepimento di famiglie alternative al concetto tradizionale uomo-donna. Il grande numero di fallimenti familiari con relazioni spaccate da innumerevoli divorzi o convivenze finite male è lievitato enormemente.
I freni inibitori delle tradizioni, che hanno impedito per molto tempo il proliferare delle convivenze si sono spenti, e da un lato è positivo in quanto con essi è finita la gogna verso coppie che un tempo sarebbero state definite di “concubini”, ma da un altro ha spalancato le porte a nuovi tipi di relazioni: troppo impulsive o con scarsa capacità di impegnarsi in qualcosa di serio. E ciò non si tradurrebbe in un danno sociale se, sbadatamente, a qualcuno non nascessero dei figli.

Il danno avviene quando chi non intendeva legarsi al proprio partner in maniera definitiva (e la legge lo consente), si trova responsabile di un bambino nato da una relazione troppo superficiale (e la legge lo impone). Per carità, non è la solita retorica di chi difende il matrimonio e attacca le coppie di fatto. E’ più che constatato che alcuni matrimoni falliscono anche con i figli di mezzo mentre alcune coppie non sposate che “intendono” avere figli riescano a restare unite.
Il contesto a cui mi riferisco è quello delle coppie che intendono andare a vivere assieme (sposandosi o meno) con una certa superficialità, e che con la stessa noncuranza hanno figli (voluti o meno).

Già oggi assistiamo a generazioni di persone che perdono punti di riferimento, o li spalmano su una serie infinita di parentele. Padri, madri e fratelli di primo e secondo matrimonio, nonni e cugini moltiplicati e zii a loro volta divorziati e risposati. Una promiscuità che fa paura a chi ancora non la vive e sembra troppo normale a chi invece la vive.
E’ indubbio che ci siano dei punti di riferimento sbiaditi. Anche perchè il senso stesso di responsabilità degli uni verso gli altri, o il senso di appartenenza viene meno. Se così non fosse non dovremo preoccuparci di nulla. Ma così sono convinto che lo sia e lo sarà. Un esempio? Mi piace vincere facile e soprattutto mi piace provocare, allora…

Immaginate fra 30 anni voi stessi ormai anziani; voi che vi siete risposati una seconda volta, voi che avete figli con entrambe le vostre mogli, che cercate oggi di passare un pò di tempo con gli uni e poi con gli altri, per accontentare tutti. Immaginatevi sofferenti e bisognosi delle cure e dell’affetto dei vostri cari… siate sinceri, quanti saranno desiderosi di aiutarvi? I figli che la vostra seconda moglie ha avuto col suo primo marito non credo proprio, e gli altri? Litigheranno su chi ha la responsabilità di assistervi, su chi ha avuto le maggiori attenzioni, e sarete fortunato se qualcuno di loro vi ospitasse a casa propria. Perchè in fondo, non siete stato al 100% padre suo, lo siete stato, ma condiviso con un’altra famiglia, con altri fratelli che egli non ritiene pienamente suoi (sappiamo quanto è infimo e profondo il senso e la natura del “possesso” anche in questioni sentimentali e di parentela…).
Così sceglieranno bene di mandarvi all’ospizio o affidarvi a una badante. Allora il problema principale sarà il costo che questi servizi avranno. E fra 30 anni non ci saranno più i vecchi di oggi che si sono accantonati il gruzzoletto, perchè la pacchia dei risparmi è finita, e con essa il welfare statale! Non ci sarà più nessuno ad aiutare un lavoratore/consumatore ormai esaurito.
Resterà un’alternativa a voi, abbandonati da tutti, e disprezzati come costo troppo oneroso dallo Stato: l’eutanasia! In fondo quanto potreste vivere sapendo che i vostri cari non desiderano aiutarvi?! Non ne varrebbe la pena giusto?!
Questo potrebbe valere soprattutto nel caso di una malattia, un tumore ad esempio va affrontato con la vicinanza dei propri familiari, e se nessuno ti manifestasse l’amore necessario? Potresti decidere di lascrarti morire. Dopotutto sta diventando una nuova moda il “diritto di scelta” di essere o meno curati, come ha fatto lo scorso anno l’americana Brittany Mainard che non intendeva affrontare le sofferenze della cura.
Aprire un dibattito sull’eutanasia sarebbe troppo lungo e ammetto che utilizzare il tema di questo articolo per parlarne sarebbe solo speculazione; però sono convinto che uno stato d’animo emotivamente scosso (come il caso di Brittany) non possa giustificarne il ricorso e nel futuro del mondo della terza età, per le situazioni che ho esposto, lo vedo come un’ombra molto minacciosa.

Confido ancora nella bontà dell’essere umano, e sono certo che in molte situazioni di famiglie “allargate” si formino ancora legami forti tra figlio e genitore, ma è così difficile immaginare il rischio che per molte persone questi esempi potrebbero tradursi in realtà?

Alberto Fossadri

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Le ceneri da cui sorge la fenice dell’integralismo islamico

Non dovrei essere io a dirlo, visto che ho 25 anni e sono cresciuto col mito del terrorismo islamico, ma devo ricordare alle generazioni che mi precedono alcune cose a cui sembra non diano peso. Prima del 2001, prima dell’attentato alle torri di New York, se avessi chiesto a qualcuno:“cos’è per lei l’integralismo islamico?” probabilmente avrei ricevuto delle risposte strambe tipo:“non saprei, forse… un tipo di pane arabo”.
L’integralismo islamico e, la sua forma violenta e terroristica sono sempre esistite. Per non andare troppo indietro nel tempo basti ricordare Settembre Nero e la strage delle olimpiadi in Germania. Eppure fino al 2001, se dicevi TERRORISMO, la gente immaginava quello di casa nostra, italiani con armi di fabbricazione cecoslovacca e volantini con la stella a cinque punte. L’integralismo islamico non era certo il fenomeno mediatico che è diventato oggi.
Ed è proprio questa la grande differenza tra il terrorismo arabo dell’OLP e degli anni ’70 – ’80 con quello attuale. La sua vocazione mediatica e propagandistica. E’ stato Bin Laden, nella sua geniale follia, a trasformare questo fenomeno in una istituzione del mondo arabo contro l’occidente. Non per fini religiosi, ma politici ed anticolonialisti.
Ce l’hanno coi cristiani non in quanto tali, ma perchè è un nesso logico per un semplice contadino delle vallate afghane, o per un operaio algerino; l’uomo bianco è sfruttatore, l’uomo bianco è cristiano, i cristiani sono sfruttatori. Questo banale parallelismo sarà forse un modo di pensare molto stupido, ed in effetti lo è, ma è esattamente la stessa cosa che fanno molti occidentali che studiano fino alla laurea. Gli arabi sono musulmani, alcuni musulmani fanno i terroristi, gli arabi sono pericolosi. Non ci spingiamo a ragionamenti difficili, perchè per noi è molto logica una risposta così semplice, ed in effetti è semplice anche per il pastore palestinese analfabeta.
Anche la famosa scrittrice Oriana Fallaci si lasciò scappare una proverbiale cazzata: “non tutti gli islamici sono terroristi, ma tutti i terroristi sono islamici”; una frase ripresa da molti in merito ai fatti di Parigi, dimenticando molto velocemente ciò che solo il mese scorso era emerso dagli archivi degli Stati Uniti. A Washington infatti si è confessato che la CIA fino ai giorni nostri ha praticato torture, forme di terrorismo e qualsiasi genere di violenza e crudeltà nei confronti di persone ritenute ostili agli interessi a stelle e strisce.

Tutti i terroristi sono islamici?! E la base di Fort Benning dove ogni anno l’esercito americano addestra 1000 Contras sudamericani in tecniche di commando, combattimento, tortura e contro insurrezione? La celebre School of the Americas è un centro terroristico sul suolo degli USA ed è finanziata dai contribuenti.

Immagini del massacro di Sabra e Chatila (1982) in un campo profughi di arabo-palestinesi, perpetrato ad opera di milizie libanesi cristiano-maronite contro persone inermi. I morti si stimano tra 750 e 3500.

Per tornare più a casa nostra, Gladio e gli altri servizi definiti “deviati” che cos’erano?! Siamo solo degli ipocriti se pretendiamo di rinfacciare a qualche popolo le sue colpe senza voler riconoscere le nostre. E poi, non capisco perchè mostriamo tanta indignazione quando questo fatto accade a Parigi, a Madrid o a Londra, quando ogni giorno degli innocenti musulmani muoiono per mano di terroristi musulmani a Timbuktu, Baghdad, Bombay… e pretendiamo di dire che i terroristi islamici vogliono la guerra santa con i cristiani. Fino ad oggi hanno ucciso soprattutto loro fratelli di religione con i loro attentati. E dei vignettisti cosa dire, fanno parte di quei 90 martiri della stampa e del giornalismo che sono morti nell’ultimo anno, al pari degli altri però. Sono più tanti gli Yusuf, i Mohammed e gli Akmed che lavoravano come reporter nei propri paesi, in Palestina, Libano, Siria, coloro che sono morti per diffondere l’informazione e la verità. Meritano forse meno rispetto?!

In questo momento sono davanti alla televisione, e sento solo una marea di cazzate su come risolvere il problema. C’è chi dice di chiudere le frontiere agli immigrati (ma i terroristi di parigi erano cresciuti e forse nati in Francia); c’è chi invoca forme di restrizione ad internet; c’è chi vuole intervenire (di nuovo) nei paesi dove questi si addestrano. Io invece sostengo, che in questi momenti è fondamentale far girare le rotelle del cervello più che le balle. Le risposte istintive non sono mai giuste quando si parla di politica internazionale.
Fondamentale è capire come è nato l’integralismo, tutti sappiamo (ripeto, solo dal 2001 ci siamo resi tutti conto che esiste) cos’è l’integralismo islamico, ma pochi sanno come e perchè è nato, e quali sono le differenze all’interno dei vari movimenti che lo compongono.
Per capire da dove emerge questo preoccupante fenomeno dobbiamo porci una domanda fondamentale: perchè ci odiano? Perchè per loro meritiamo tutta questa violenza? Se scendete con me nel passato, scoprirete che la loro violenza, nasce da violenze ancora peggiori.

Negli anni appena seguenti la seconda guerra mondiale, il colonialismo così come lo conoscevamo era alla frutta. I vari stati iniziarono ad ottenere un’indipendenza formale, ma di fatto le establishment dei vari paesi restarono sotto l’influenza ed il controllo dei paesi occidentali. Nacquero tra gli anni ’50 e ’60 numerosi movimenti politici, nazionalisti, panarabi, comunisti, socialisti, alcuni islamici e molti laici, perlopiù moderati con spirito di democratizzazione. Ma la democrazia, laddove c’erano risorse importanti come petrolio e gas, non era vista di buon occhio dall’occidente. Si sa, un popolo in democrazia potrebbe decidere di destinare i proventi dell’esportazione di greggio per svilupparsi, mentre a noi interessava che i paesi del medio oriente avessero dei governi in costante indebitamento, in modo che potessero tenere bassi i prezzi dei combustibili fossili e non rompessero le uova nei nostri panieri finché noi creavamo il paese dei balocchi a casa nostra sulle loro spalle.
Così abbiamo pensato bene di fare in modo che quei movimenti moderati, laici, che cercavano il dialogo e non lo scontro, cadessero sotto il peso del nostro terrorismo. Da allora in diversi decenni il popolo arabo e altri popoli hanno fatto ciò che era normale facessero: si sono estremizzati. Semplice causa ed effetto. Noi non abbiamo permesso ai movimenti moderati di emergere, e abbiamo dunque consegnato il consenso popolare ai membri più estremisti che nel tempo hanno catalizzato la rabbia di quei popoli oppressi.
Se poi ci mettiamo che a volte, per i nostri interessi abbiamo alimentato questi movimenti per scopi geopolitici (vedi Bin Laden e Al-Qaida in Afghanistan che ricevettero 3 miliardi di $ dagli USA per combattere contro i sovietici) capite bene che il mostro che tormenta i nostri sonni, lo abbiamo creato ed alimentato noi. La fenice araba del terrore è nata dalle ceneri di odio frutto della violenza che noi abbiamo diffuso e che ora, sta tornando al suo legittimo proprietario. Volete degli esempi? Di seguito vi fornirò tutti quelli che volete, buona paziente lettura, chissà se quanto leggerete ora non angoscerà le vostre anime più di quanto non fanno quelli che urlano Allah u’Akbar imbracciando un AK-47…

  1. 1953, in Iran regnava lo Scià di Persia, un monarca irrispettoso dei diritti del suo popolo e forte dell’appoggio britannico. Nel 1933 egli aveva concesso alla Anglo-Iranian Oil Company la concessione per lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio iraniano, fortemente invisa a tutti i cittadini iraniani perché per essi la concessione rappresentava il simbolo dell’oppressione e la sua cancellazione era per le masse popolari il principale obiettivo per l’indipendenza. Nei primi anni ’50 il movimento del Fronte Nazionale guidato da Mossadeq era composto da nazionalisti, laburisti, liberali e repubblicani. Voleva una monarchia costituzionale ed era il principale movimento di opposizione al rinnovo della concessione. Appena eletto primo ministro, Mossadeq mantenne la sua promessa e revocò la concessione, nazionalizzando il settore petrolifero. La risposta inglese non si fece attendere: congelamento dei beni iraniani nelle banche inglesi e blocco navale con l’impossibilità per l’Iran di esportare il proprio petrolio. Poco dopo, le altre riforme attuate dal governo Mossadeq, e la fuga dello Scià (ospitato in esilio a Roma) gli alienarono appoggi potenti e nel 1953 con un’operazione congiunta delle forze d’intelligence anglo-americane, sotto l’operato del direttore della CIA Allen Dulles, l’occidente scatenò l’Operazione Ajax. Destituito Mossadeq, lo Scià tornò in patria. Dopo l’attacco, essendosi presi carico della questione, gli USA posero comunque come condizione la fine del monopolio inglese dell’AIOC e l’affiancamento di altre compagnie petrolifere, tra cui la Royal Dutch Shell. L’impossibilità per i movimenti moderati di emergere, fu una delle cause principali della nascita dell’integralismo islamico che esplose con la rivoluzione komeinista del 1979.
  2. 1956, crisi di Suez. Il governo nazionalista e socialista di El Nasser in Egitto decide di nazionalizzare la Compagnia del canale di Suez, di proprietà anglo-francese, in modo da recuperare la piena indipendenza dell’Egitto e di gestire a beneficio del popolo egiziano il controllo di quell’importante via di comunicazione. Inghilterra e Francia intervennero militarmente, con l’appoggio di Israele, per difendere i loro interessi. Gli Stati Uniti inviarono i marines per evacuare gli stranieri, e si trovarono nella posizione di dover tentare una mediazione dato il rischio di un coinvolgimento diretto dell’Unione Sovietica. L’assurdità è che proprio in quel periodo gli USA erano impegnati nella critica internazionale all’URSS per il suo intervento nella repressione della rivolta ungherese, ma nel contempo non potevano giustificare un intervento simile svolto dai suoi stessi alleati in Egitto. La crisi di Suez aumentò nei paesi arabi il prestigio e l’influenza di Nasser, visto come vincitore contro l’imperialismo occidentale, e decretò la diffusione del panarabismo.
  3. Nel 1958 il Libano era retto dal Presidente filo-occidentale Camille Chamoun (cristiano maronita). Nello stesso anno Siria ed Egitto si unirono dando vita alla Repubblica Araba unita, sotto la spinta del nazionalismo panarabo di Nasser, e il Libano decise di non entrarvi nonostante il primo ministro libanese Rashid Karame fosse a favore dell’unione. Dopo che il Presidente Chamoun riuscì a modificare la Costituzione ad hoc per poter essere rieletto, i nazionalisti panarabi libanesi insorsero causando così un focolaio che sarebbe potuto esplodere in guerra civile. Chamoun, anche in questo caso non appoggiato dal primo ministro Karame, chiese ed ottenne dagli Stati Uniti l’intervento di 15.000 marines, facendo appello alla Dottrina Eisenhower, schiacciando in questo modo le rivolte.
  4. Sempre nel 1958 un colpo di stato organizzato in Iraq dal Partito Ba’th Arabo Socialista pose fine al dominio di re Faysal II e instaurò una repubblica in cui fu adottata una Costituzione Provvisoria che proclamava l’uguaglianza di tutti i cittadini iracheni davanti alla legge e garantiva loro libertà a prescindere dalla razza, nazionalità, lingua o religione. Il Primo Ministro Qāsim eliminò la messa al bando per il Partito Comunista e chiese l’annessione del Kuwait che allora era considerato territorio irakeno ma ancora sotto il controllo diretto della corona britannica. Gli Stati Uniti ammonirono la neonata repubblica di non interessarsi al Kuwait e nel 1961 l’Inghilterra abbandonò la gestione del Kuwait lascandolo però indipendente rispetto all’Iraq. Dallo smacco subito, Qāsim cercò altri partner nel mercato petrolifero che non fossero gli inglesi. Enrico Mattei, già amico di Qāsim, fiutò l’affare e contro il volere del premier Fanfani iniziò comunque delle trattative e inviò tecnici dell’ENI in Iraq. Il problema, fu che le grandi compagnie petrolifere anglo-americane chiamate “sette sorelle”, avevano stipulato nel 1928 in Scozia un accordo segreto. Questo accordo prevedeva che in un area stabilita con alcuni paesi mediorientali tra cui l’Iraq, definita da un tracciato chiamato poi “red line”, le compagnie avrebbero fatto cartello senza farsi concorrenza, ed avrebbero fatto in modo che altri competitor non s’immischiassero nell’affare. Morale della favola, Enrico Mattei fu ucciso l’anno seguente (ultime inchieste svolte nel 2008 hanno accertato attraverso esami metallurgici, che la scienza del tempo non permetteva, che a bordo dell’aereo su cui viaggiava esplose un ordigno), e il Primo Ministro Qāsim nel 1963 fu assassinato durante un altro colpo di stato.
  5. Congo, 1961. La grande colonia belga, che sotto l’assolutismo e la crudeltà di re Leopoldo II del Belgio aveva visto dimezzare la propria popolazione, ottenne l’indipendenza dalla madrepatria nel 1960. Il Belgio la concesse in poco tempo per timore di dover affrontare una guerra civile come quella che dissanguava la Francia in Algeria. Le libere elezioni furono vinte dal panafricano Patrice Lumumba, un uomo che intendeva portare maggior giustizia sociale nel suo paese, ma che si scontrò con i dirigenti belgi che amministravano ancora l’esercito e la vita pubblica del Congo. Il Belgio infatti, pur concedendo un’indipendenza sulla carta, voleva mantenere l’ingerenza nell’amministrazione del paese tramite suoi funzionari. Dopo la manifestata intransigenza di Lumumba, il Belgio finanziò ed appoggiò le mire secessioniste della regione mineraria del Katanga anche con l’invio di truppe. Gli Stati Uniti con la CIA appoggiarono dunque un golpe, avvenuto appena 6 mesi dopo le elezioni. Lumumba fu catturato con alcuni suoi compagni, vennero uccisi e i loro corpi fatti a pezzi e disciolti nell’acido. Patrice Lumumba è stato l’unico presidente eletto democraticamente nella storia del Congo.
  6. Indonesia, 1967. In questo paese dell’estremo oriente, gli Stati Uniti si sono resi responsabili di quello che la stessa CIA, in un rapporto del 1968, definì “il più grande massacro del XX secolo” (per quanto riguarda la repressione). All’epoca il Presidente indonesiano era Sukarno, che aveva aiutato il suo paese a prendere la propria indipendenza dall’Olanda e aveva una politica moderata, nazionalista e tinta di socialismo. Si prefiggeva lo scopo di fare da arbitro tra le diverse forze politiche, in modo da unire gli sforzi e mantenere una stabilità politica, di dialogo, e di tolleranza religiosa, in un paese che aveva 100 milioni di abitanti, 6 grandi religioni e 17 mila isole.
    Il suo concetto politico di nazionalismo unitario aperto all’internazionalismo, con politiche sociali fortemente influenzate dal marxismo, si riassume nel Nasakom (da NASionalisme, Agama, Komunisme). Non fu certo un regime democratico, Sukarno divenne Presidente a vita e sciolse il parlamento di eletti per averne uno di nominati. Ma non fu per questo che gli Stati Uniti lo deposero. Dopo la perdita della Cina 1949; la guerra di Korea 1953; e l’impantanamento in Vietnam 1965; l’estremo oriente stava sfuggendo dall’influenza capitalista, e Sukarno basava il suo governo sempre più sull’appoggio del Partito Comunista Indonesiano (PKI). In una politica atta ad innalzare il tenore di vita della popolazione e la costruzione di infrastrutture nazionali, Sukarno, con l’appoggio del sindacato comunista SOBSI, decise di basare il recupero di fondi da investire sul petrolio di cui l’arcipelago è ricco, ma che era l’interesse principale nel paese della compagnia anglo-olandese Royal Dutch Shell. Fondò quindi le imprese statali del gas e del petrolio Permina (1957) e Pertamin (1961), dalla cui fusione nacque poi Pertamina. Dopo aver fatto concorrenza alla Shell, nel 1965 Sukarno annunciò l’intera nazionalizzazione del petrolio.
    I servizi segreti anglo-americani che da anni finanziavano le opposizioni interne, soprattutto il Partito Socialista Indonesiano e le fazioni islamiste, riuscirono col finanziamento di alcune multinazionali a far scatenare un golpe che stabilì un governo “rivoluzionario” sull’isola di Giacarta che uccise tra l’altro, diversi generali dello Stato Maggiore politicamente centristi. Questa operazione tipicamente false-flag era un diversivo che diede la scusa all’esercito controllato dal Gen. Suharto di intervenire e prendere il controllo dell’isola con la giustificazione di difendere il regime di Sukarno. Suharto addossò la colpa del putsch ai comunisti ed iniziò contro di loro una feroce repressione. Di li a poco, il generale fece togliere il potere al Presidente Sukarno e divenne egli stesso dittatore dell’Indonesia. Suharto continuò la sua repressione contro gli oppositori ed in particolare contro i comunisti, l’intelligence occidentale, oltre ad aiutare nella propaganda, nella diffusione del razzismo contro i cinesi, e del fondamentalismo islamico contro gli atei comunisti, addestrarono ufficiali e l’ambasciata americana fornì all’esercito indonesiano una lista con i quadri del PKI. Il bilancio contabile della repressione non riesce a dare conto della barbarie degli atti: esecuzioni sommarie con fucilazioni e decapitazioni, fiumi pieni di cadaveri, campi di concentramento, stupri e poi prostituzione forzata, di tutto ciò dà atto il rapporto del 2012 della Commissione indonesiana per i diritti dell’uomo. La maggior parte delle violenze fu commessa da milizie di integralisti islamici come Nahdaltul Ulama e Muhammadiyah finanziati dall’occidente e appoggiati dall’esercito. Alla fine del massacro si contarono più di 1 milione di morti.
    Suharto fu pronto a mettere in atto le ricette liberali nel campo economico: austerità di bilancio, soppressione degli aiuti sociali, privatizzazioni  e riduzione delle tasse per le imprese, avvantaggiando multinazionali, come Shell o BP nel settore petrolifero, Nike e Adidas nel settore tessile ma aumentando ulteriormente il divario tra ricchi e poveri. Oggi in Indonesia 120 milioni di persone vivono con meno di 2 euro al giorno e il fondamentalismo islamico è divenuto un serio problema.
  7. Nigeria, 1967. Già insanguinata dagli scontri che durano tuttora fra un nord islamico ed un sud cristiano, fu sconvolta fino al 1970 dalla secessione di una delle regioni meridionali: il Biafra. Ne seguì un’asprissima lotta per impedire che la regione (una delle più ricche di petrolio di tutta l’Africa) si staccasse definitivamente dal paese. Benché ufficialmente gli stati occidentali non riconobbero la Repubblica del Biafra, molti di essi vi guardarono con interesse e simpatia. La CIA fornì aiuti al Biafra mediante un ponte aereo coperto e costituito ufficialmente da compagnie aeree private. Una di queste compagnie risultava di proprietà dell’ex colonnello delle SS naziste Otto Skorzeny, passato alla storia per aver liberato Mussolini dal Gransasso con il suo commando di parà ed esser poi stato riciclato dalla CIA in chiave antisovietica. La guerra si concluse dopo tre anni con la sconfitta dei separatisti e con 1.200.000 morti.
  8. 1973, l’anno cruciale del Sistema. Guerra dello Yom Kippur. Egitto e Siria attaccarono a sorpresa Israele approfittando della festività ebraica e delle allentate difese israeliane visto l’inizio del Ramadan per i musulmani. Lo scopo era quello di ridimensionare il peso politico-militare di Israele e riprendersi la penisola del Sinai e le alture del Golan strappate dagli Israeliani con la guerra dei sei giorni nel 1966.
    Appoggiati dalla quasi totalità dei paesi arabi la Siria e l’Egitto inizialmente riportarono delle considerevoli vittorie, salvo poi subentrare gli Stati Uniti e l’occidente a sostegno dello stato ebraico. Fu allora che i paesi arabi membri dell’OPEC, decisero di intimorire l’occidente ad appoggiare gli israeliani. Capirono che potevano usare il petrolio come un’arma contro l’imperialismo e coalizzatisi raddoppiarono di colpo il prezzo del greggio e ridussero le esportazioni ad occidente del 25% e bloccarono completamente le loro esportazioni verso gli USA. Gli stati arabi, nonostante diminuissero le esportazioni, aumentarono mostruosamente i loro capitali, mentre l’occidente arrancava nella peggiore crisi energetica della sua esistenza.
    Si trattava del colpo più devastante inflitto all’economia dell’occidente da parte di paesi del terzo mondo. Dalle nostre parti il prezzo della benzina arrivò a triplicarsi rispetto alle tariffe precedenti e in Italia il governo Rumor dovette applicare delle misure d’emergenza: l’austerity economica, quando la domenica era proibito utilizzare l’automobile, l’illuminazione stradale e commerciale fu ridotta; si applicarono decreti per l’edilizia volti a migliorarne l’efficienza energetica; si attuarono piani d’investimento per l’ENEL con il compito di costruire centrali nucleari.
    Insomma, questi pastori di cammelli ci avevano colpiti dritti dritti nel punto più debole, proprio come Paride scagliò la sua freccia nel tallone di Achille.
    Secondo le confessioni di quello che si è autodefinito un sicario dell’economia, John Perkins, gli USA cercarono di tramutare il rincaro del greggio da sciagura ad opportunità. Perkins era membro della National Security Agency (NSA) per cui operava nei paesi esteri cercando di promuovere gli interessi di alcune compagnie americane. La famiglia dei Saud, regnante in Arabia Saudita, affogava nei petrodollari: le fu proposto di investirli in titoli americani e in grandi opere. La Bechtel Corporation (la più grande compagnia edilizia statunitense) ricoprì il reame desertico di nuove città e di infrastrutture per lo più inutili; la famiglia Saud accettò di mantenere il greggio entro limiti di prezzo desiderabili per gli Usa, in cambio dell’assicurazione americana che Washington avrebbe sostenuto il loro potere per sempre. Da quel momento l’Arabia Saudita è diventata l’alleata più importante degli Stati Uniti. Qualora l’OPEC in futuro si fosse messo in testa di innalzare nuovamente il prezzo del petrolio o bloccarne le esportazioni, i sauditi avrebbero mantenuto i prezzi bassi, impedendo a qualsiasi coalizione di ricattare l’occidente. Dopotutto l’Arabia Saudita sarebbe sempre stata in grado di soddisfare la domanda americana, essendo essa stessa il primo produttore al mondo di petrolio. Il compromesso da pagare, era il semplice sostegno ad una casata reale assolutista il cui regime risiede nelle mani di un monarca con i pieni poteri civili e religiosi; dove il wahabismo (interpretazione fondamentalista del Corano) è la legge islamica dello stato, dove la pena di morte (per decapitazione) è spesso applicata senza un processo; l’oppressione verso le donne, gli omosessuali e le minoranze religiose fa preoccupare gli osservatori internazionali; la libertà di stampa è limitata; le organizzazioni politiche, i partiti, i sindacati e gli scioperi sono proibiti, così come le manifestazioni pubbliche; la tortura è ampiamente praticata e il paese è annoverato come uno dei tre principali paesi coinvolti nel traffico illegale di esseri umani e per ammissione dello stesso Dipartimento di Stato Americano, il governo saudita non fa nulla per cercare di mantenere gli standard occidentali atti a far fronte a questa grave violazione dei diritti umani.
    Eppure questi criminali cenano spesso alla Casa Bianca e mantengono intensi rapporti con alcune potenti famiglie americane, tra cui la famiglia Bush. In confronto Saddam Hussein era un santo.
    Breve parentesi, il noto terrorista Osama Bin Laden, era membro della prestigiosa famiglia saudita degli sceicchi Bin Laden. Al-Qaida venne inizialmente fondata per abbattere i regimi islamici filo-occidentali definiti dai qaedisti “ipocriti”. Bin Laden dopo essere stato accolto nel 1989 al rientro in patria come un eroe per aver distrutto i sovietici in Afghanistan con la sua “Legione Araba”, incontrò il re saudita al tempo dell’invasione irakena del Kuwait. Egli chiese al re di non affidarsi agli stranieri per difendere la nazione dal rischio di un coinvolgimento, ed in particolar modo chiedeva che fosse la sua Legione a difendere La Mecca e Medina (città sacre a tutto l’Islam). Non venne ascoltato e gli Stati Uniti vennero contattati per ricevere aiuti in contingenti militari (vennero inviati in Arabia Saudita 500.000 uomini in vista di una prossima invasione dell’Iraq, una forza immensa!). Bin Laden denunciò la completa dipendenza militare saudita che preferiva far difendere i siti musulmani ai cristiani, e in poco tempo fondò il suo gruppo terrorista. Così in moltissimi paesi arabi, il forte senso di dipendenza dei governi locali all’occidente fece nascere spontanee delle forme di resistenza che rispecchiassero le tradizioni e le culture locali.
    Tempo fa ascoltai un politico egiziano dai pensieri moderati. Egli affermava che se noi avessimo smesso di finanziare e sostenere i regimi autoritari, il terrorismo islamico sarebbe morto con essi così come è nato con essi.
  9. Libia, 1986. Di nuovo nel mirino anglo-americano il governo panarabo di Mu’ammar Gheddafi, reo soprattutto di aver nazionalizzato le compagnie petrolifere straniere e i possedimenti italiani, e di aver fatto chiudere le basi militari americane; si trovò colpito dall’interesse della lady di ferro britannica che autorizzò Ronald Reagan ad utilizzare le basi inglesi per bombardare la Libia. L’incursione aveva come obiettivo principale la residenza dello stesso Gheddafi che doveva morire sotto i raid occidentali. Il Ministro degli Affari Esteri libico, Mohammed Abdel-Rahman, sostiene che l’allora Presidente del Consiglio italiano, Bettino Craxi, gli avrebbe mandato un messaggio tramite un comune amico, uno o due giorni prima del bombardamento americano. Difficile conoscere momento e luogo esatti dell’attacco, ha dichiarato, ma alla fine la soffiata salvò la vita del Colonnello. Le sue rivendicazioni sono state confermate dall’allora Ministro degli Esteri italiano Giulio Andreotti che precisò: «L’incursione americana fu una misura completamente inappropriata, un errore enorme».
  10. Guerra Iran-Iraq, anni ’80. Gli Stati Uniti intervengono a fianco dell’Iraq scontrandosi con la flotta iraniana nel Golfo Persico. Insomma, contro lo stesso Iran a cui fino al mese precedente gli americani vendevano armi di nascosto, cosa emersa con lo scandalo Iran-Contras. Essendo l’Iran in posizione di vantaggio dopo gli ultimi sviluppi della guerra, il Pentagono decise di fornire a Saddam le informazioni d’intelligence di cui disponeva e le armi necessarie per arrestare l’avanzata iraniana. Ecco perché negli ambienti militari di Washington, negli anni precedenti all’invasione irakena del 2003, circolava una singolare battuta: «sappiamo benissimo che Saddam possiede armi di distruzione di massa, abbiamo le ricevute…».
  11. 1990, prima Guerra del Golfo. Con il dissolversi dell’Unione Sovietica, il gigante americano iniziò a monopolizzare il dominio sul terzo mondo e da allora la sua politica divenne più aggressiva. Questo nuovo periodo, accolto dal mondo con la visione dell’arrivo di una pace tanto sperata, si tramutò invece in un periodo in cui i conflitti si moltiplicarono e in alcuni casi sono aumentati d’intensità. L’invasione dell’Iraq è uno di questi, con l’utilizzo di un dispiegamento di forze (la coalizione comprendeva 35 stati e un totale di oltre 900.000 uomini) tra i più grandi dalla fine del secondo conflitto mondiale.
    Le cause che tutti conoscono (o meglio che ci hanno abituati a credere), furono l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq che voleva le ricche riserve di petrolio kuwaitiano, ed il conseguente mandato ONU per restituire la sovranità al piccolo emirato arabo.
    Qualche domanda è lecito porsela. Primo, perché Saddam, che di certo non era uno stupido, avrebbe dovuto scioccamente invadere un piccolo staterello alleato dei sauditi e degli americani (sapendo certamente che li avrebbe fatti andare su tutte le furie), per avere qualche pozzo di petrolio in più? L’Iraq era già il secondo produttore mondiale di petrolio… perché cavolo rischiare tanto per qualche barile in più?
    Secondo, consideriamo l’aspetto che la monarchia costituzionale che governava il Kuwait, all’epoca aveva qualche deficienza in fattore di diritti umani: potevano votare solo tra il 5 e il 15 % della popolazione; le donne non potevano votare, non accedevano ad incarichi amministrativi e non potevano passare la cittadinanza ai figli; l’omosessualità era ancora reato; era ed è uno dei peggiori paesi per quanto riguarda il traffico di esseri umani; dove i lavoratori sono stati oggetto di abusi fisici e sessuali, di mancato pagamento dei salari, di minacce, di reclusione a casa, e di ritenuta dei passaporti per limitare la loro libertà di movimento; è strano osservare che l’occidente sia intervenuto in forze così massicce per un paese di questo tipo, quando non interviene a favore di nazioni con uno sviluppo democratico decisamente superiore.
    Siccome sulle cause dell’invasione irakena del Kuwait ritengo che la visione adottata da tutti sia troppo semplicistica e non soddisfa la mia seppur modesta intelligenza, per convincermi di avere torto ad offendermi di accettare quella che mi sembrava essere una banale scusa che solo i lettori di Topolino potevano accogliere, ho pensato di analizzare meglio la situazione. Ho acclarato che il regime panarabo di Saddam Hussein negli anni ‘70 aveva elevato i diritti delle donne al pari di quelli maschili e aveva portato un codice civile simile a quelli occidentali sostituendo la sharia, ma soprattutto aveva nazionalizzato nel 1973 il settore petrolifero. Riuscì però furbamente ad ammorbidire la rabbia occidentale garantendo un profitto occidentale derivato dal continuo acquisto di armamenti ed equipaggiamenti militari con i ricavi del petrolio. In questo modo riuscì a destinare una piccola parte dei ricavi del petrolio a programmi sociali, riuscendo ad elevare in parte il tenore di vita della popolazione. Essendo scontente le compagnie petrolifere, ma contenti altri settori importanti della leadership industriale occidentale, i paesi “civili” avendo altri problemi in altri paesi tollerarono il regime di Saddam. Questo sodalizio continuò durante quasi tutti gli anni ’80, giacché la guerra fra Iran e Iraq garantiva all’occidente enormi profitti visto che si armavano e finanziavano entrambe le parti in lotta. Poi quando il conflitto terminò, Saddam ebbe la cattiva idea di destinare le ingenti somme ricavate con l’esportazione del petrolio a programmi più estesi di stato sociale. Aumentarono e si modernizzarono le infrastrutture del paese, l’istruzione e la sanità, già gratuite, migliorarono e il prezzo d’esportazione del petrolio fu innalzato (essendo finito il conflitto con l’Iran non c’era più bisogno di capitalizzazioni immediate delle risorse). Insomma l’Iraq iniziò ad avere la pretesa di migliorare la propria condizione e di imporre i suoi prezzi al mercato. Ops scusate, al “libero mercato”.
    Se ben ricordate l’accordo stipulato con l’Arabia Saudita (e quindi suoi satelliti come il Kuwait) cui accennavo prima, in caso si verificasse nuovamente una situazione simile a quella del 1973, gli amici degli Stati Uniti avrebbero dovuto tenere bassi i prezzi del greggio. E così accadde. Il Kuwait inflazionò il valore del suo petrolio. È come se voi possedeste un negozio di scarpe nel centro del vostro paese, a fianco di un altro negozio di scarpe, e la situazione del mercato vi imponesse di alzare il prezzo delle vostre scarpe. In quel caso vi trovereste il vicino del negozio che invece di seguire la vostra logica tiene basso il prezzo delle sue scarpe (anche se la realtà della situazione gli provocasse delle perdite) solo perché il mafioso del paese gli ha garantito che in qualsiasi caso aiuterà quel negoziante. Voi sareste costretti a chiudere (e in certi comuni italiani controllati dalla mafia funziona proprio così per eliminare la concorrenza).
    Nel medesimo tempo, il Kuwait iniziò a sfruttare i giacimenti di petrolio sul confine irakeno, giacimenti la cui capacità ricadeva anche su suolo irakeno (era una chiara provocazione). Saddam chiese al Kuwait di non ostacolare economicamente il mercato del petrolio e di smettere di sfruttare giacimenti il cui petrolio era anche irakeno. Ammonì pubblicamente il 17 luglio 1990 il Kuwait riferendo che la politica inflazionistica del petrolio attuata dal Kuwait sarebbe stata considerata un vero atto di guerra contro l’Iraq. Chiese quindi aiuto alla Lega Araba per far fronte alla questione. L’OPEC decise di innalzare il prezzo del greggio da 18 a 21 dollari al barile. Tale decisione a mio avviso corrisponde ad un’implicita ammissione di un organismo internazionale a sostegno delle ragioni del governo irakeno. Comunque il Kuwait continuò la sua politica inflazionistica e non rispose alle richieste irakene. Di conseguenza il 2 agosto l’Iraq diede inizio alle operazioni militari contro il Kuwait. Siccome questa strategia segue la logica derivante da quell’accordo segreto con l’Arabia Saudita, possiamo ben capire perché i sauditi si sentissero minacciati da un’eventuale allargamento al loro paese da parte dell’Iraq. Il resto della storia lo conosciamo tutti. L’ONU emanò una risoluzione contro l’Iraq e gli occidentali invasero il paese distruggendo l’esercito del baffone cattivo.
  12. 1992, anarchia in Somalia. Il corno d’Africa è una delle regioni più povere del mondo e sicuramente la più instabile e difficile in termini politici e umanitari. La Somalia in particolare, già divisa in periodo coloniale tra Francia, Inghilterra e Italia (quest’ultima ne controllava la maggior parte compresa la capitale Mogadiscio) vive dal 1991 un periodo di anarchia militare che è iniziato per la secessione del Somaliland ma nel tempo ha cambiato ed incrociato tra loro cause sempre nuove, dai signori della guerra con il loro traffico d’armi, alle giustificazioni etniche fino in ultima al dilagare delle formazioni integraliste islamiche legate ad al-Qaida.
    I signori della guerra che dominavano la Somalia e si combattevano tra loro, usavano la fame come arma di sterminio della popolazione, la carestia che si venne a sviluppare non aiutò e in un solo biennio morirono tra le 200.000 e le 300.000 persone. L’ONU dunque intervenne per tentare di ristabilire l’ordine mandando un contingente militare composto prevalentemente da soldati italiani, americani, nigeriani ed etiopi. A dir la verità già all’epoca destarono non poche polemiche il fatto che alcune compagnie petrolifere come la Shell,  la Conoco, l’Eni e Chevron, avessero mostrato il loro interesse per la regione da diversi anni, e la Conoco in particolare aveva dato in prestito la sua sede a Mogadiscio agli USA per stabilirvi la propria ambasciata prima dell’intervento dei marines. L’intervento comunque non andò a buon fine, l’ordine non fu ristabilito e dopo numerose perdite l’ONU ordinò il ritiro dei caschi blu. Alcuni hanno sospettato che questa “toccata e fuga” dell’ONU sia stata una semplice scusa per permettere ad alcuni stati di fare i propri comodi nella gestione dei traffici illeciti come quello dei rifiuti tossici e nucleari. Si ricordi dunque la vicenda della giornalista Ilaria Alpi, assassinata con il suo operatore Miran Hrovatin. Quattro mesi prima di lei, fu ucciso in Somalia, sempre in circostanze misteriose, il sottufficiale del SISMI (servizio segreto militare) Vincenzo Li Causi, comandante di una cellula di Gladio, che risultò essere stato l’informatore della giornalista di RAI3. La Alpi stava realizzando un’inchiesta su un traffico di scorie industriali, tossiche e radioattive, prodotte nei paesi occidentali e stivate in questi paesi in cambio di armi e tangenti ai potenti locali. Molte di queste scorie sarebbero state dislocate sotto il manto stradale delle stesse vie di comunicazione che la missione internazionale era incaricata di realizzare. La Alpi stava scoprendo anche le responsabilità di alcuni esponenti italiani dell’esercito e del mondo imprenditoriale.
    Sempre parlando degli interessi economici, a discapito del diritto internazionale, la repubblica indipendente del Somaliland, nonostante non è riconosciuta dalla comunità internazionale e nemmeno dall’Unione Africana, vanta dal 2003 un accordo commerciale con la compagnia petrolifera australo-sudafricana Ophir Energy. Anche il Puntland, che è una regione autonoma separatasi di fatto dalla Somalia è legata ad alcune compagnie petrolifere del consorzio cinese formato dalla Cnooc e dalla China International Oil and Gas, e con l’australiana Range Resources.
  13. Sudan e Afghanistan, 1998. La Casa Bianca, desiderosa di vendicarsi degli attentati compiuti contro le proprie ambasciate in Tanzania e Kenya dall’ancora sconosciuta al-Qaida, dichiarò di avere le prove che una fabbrica del Sudan fosse legata a Bin Laden e che vi si stesse producendo del gas nervino. Per rappresaglia la fabbrica venne bombardata. Invece del gas, l’ONU ha constatato che nella fabbrica si producevano medicinali, soprattutto antimalarici, ed è stato stimato che la distruzione dell’unico complesso di quel tipo nell’area è costato la morte ad almeno 10.000 persone che necessitavano di quei medicinali. Gli Stati Uniti non hanno dato alcun risarcimento per l’errore. Se l’Iran avesse commesso un errore simile sarebbe stato rasato al suolo con milioni di bombe. Ma no, il concetto di giustizia non si applica agli “esportatori di libertà”.
    Comunque, per le stesse motivazioni della vendetta americana, furono bombardati alcuni villaggi in Afghanistan perché il Pentagono era convinto fossero campi di addestramento di al-Qaida e pensava che Bin Laden si trovasse in quelle località. Non credo occorra dirvi che Bin Laden lì non c’era. Questo aumentò la diffidenza tra il governo talebano dell’Afghanistan e quello americano dell’allora Presidente Clinton. Il capo dei talebani e Presidente dell’Afghanistan, noto a tutti come il Mullah Omar, inviò dunque il suo braccio destro Wakil Ahmed a trattare con l’amministrazione Clinton. Gli americani chiesero che fosse espulso dal paese Osama Bin Laden, e Wakil rifiutò di farlo poiché durante l’invasione sovietica e durante la ricostruzione il miliardario saudita aiutò notevolmente il paese e la benevolenza di cui godeva presso la popolazione impediva al governo talebano di espellerlo. Fu il talebano ad offrire agli USA di ucciderlo, in cambio che gli americani la smettessero con i bombardamenti sul suolo afgano. Questo risulta dai documenti del Dipartimento di Stato americano, già ampiamente dibattuti dalla stampa internazionale. Wakil offrì loro la possibilità di avere le coordinate esatte per colpirlo con un missile senza nuocere ad altri. Il tutto fu discusso in due incontri tra Wakil e l’amministrazione Clinton nel 1998: il 28 novembre e il 19 dicembre. Inspiegabilmente, gli Stati Uniti rifiutarono e non si concluse nulla. Forse Clinton aveva altro per la testa. Infatti quello stesso 19 dicembre 1998, quando gli USA avevano la possibilità di evitare il disastro delle torri gemelle e dieci anni di terrore, il Presidente Clinton fu raggiunto dalla richiesta di impeachment per il caso Lewinsky…

Poi ci fu l’11 settembre…

Alberto Fossadri

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– Il 68 e l’Uomo a una Dimensione di HERBERT MARCUSE

Fonti:
CIA, la guerra segreta – La Storia Siamo Noi (RAI)
Terrorismo made in USA – Report (RAI)
Tareq Aziz, l’altra veritàPadre Jean Marie Benjamin
Fallujah, la strage nascostaRaiNews (RAI)
-Confessioni di un sicario dell’economia – Jhon Perkins
-Perchè ci odiano – Paolo Barnard
-Bowling for Columbine – Michael Moore
-http://www.instoria.it/home/mohammad_mossadeq_iran.htm
-http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/10/torture-cia-nel-rapporto-usa-prove-sulle-menzogne-usate-per-invadere-liraq/1261208/
-http://lapeoperaiasassari.blogspot.it/2011/02/socialismo-nasseriano-e-panarabismo.html
-http://www.internazionale.it/opinione/karim-metref/2015/01/09/io-non-mi-dissocio
-http://www.ossin.org/inchieste/massacro-dei-comunisti-indonesiani-del-1965-sukarno-suharto.html
-http://www.dillinger.it/la-cia-ammette-di-aver-orchestrato-il-colpo-di-stato-contro-mossadeq-70815.html
-Focus Storia
-http://www.movisol.org/
-http://archiviostorico.corriere.it/2005/agosto/21/Clinton_chiese_mullah_Omar_uccidi_co_9_050821062.shtml
-http://www.movisol.org/iran-contra.htm