La nuova era della discussione – Parte II: affermazioni opinabili e oggettive

In questa seconda parte tratteremo un argomento ben diverso da quello dello scorso articolo ma è indiscutibilmente legato a molti aspetti. Infatti i concetti di affermazione opinabile e di affermazione oggettiva non sono ben chiari e la loro non-distinzione induce spesso ad equivoci e di conseguenza a discussioni poco salutari.

libertà di parola

Le affermazioni: opinabilità e oggettività

Quello che in mia opinione sta accadendo man mano ci si evolve attraverso queste piattaforme virtuali è che vengono meno alcuni concetti importantissimi e spesso dimenticati: i concetti di opinione e relatività.
Un’opinione può essere espressa riguardo qualsiasi cosa: un’opera d’arte, una ricerca scientifica, un piatto assaggiato a casa di un amico, i lavori nei cantieri edili. Io personalmente posso ritenere inutile una ricerca scientifica come quella della ricerca del bosone di Higgs: personalmente magari non me ne faccio nulla.
E’ un’opinione, sbagliata o giusta che sia per chiunque altro, e ho diritto di esprimerla.
A chi non è capitato di trovarsi a discutere di un film con gli amici? Se io affermassi “A me quel film è piaciuto un sacco!”, almeno una persona replicherebbe “No, a me non è piaciuto per nulla”. E’ normale.
Non è invece normale usare termini generali come “Quel film è uno schifo!”. E’ una differenza sottile ma che spesso non viene distinta e causa non pochi problemi.
Affermare che in assoluto qualcosa non sia bello, buono, efficace o degno di nota significa mettersi nell’ottica di permette agli altri di verificare un’affermazione del genere con prove oggettive.
Non che nel primo caso non serva giustificare la propria opinione, ma risulta meno necessario: i requisiti e gusti personali sono intoccabili. Un’affermazione oggettiva invece richiede una certa dose di verifiche “sperimentali”, di prove concrete e che non siano di carattere soggettivo.
Nell’esempio del film una persona potrebbe effettivamente fare affermazioni di tipo generale e oggettivo. Un musicista potrebbe dire che la colonna sonora è stata scritta in tal modo e dunque ritiene che non sia adatta al genere di film. Oppure un esperto di luci o di fotografia potrebbe far notare come le inquadrature e le luci utilizzate sul set siano sbagliate per la scena girata o che lui l’avrebbe fatto in modo diverso per tal motivo.
Non è facile in realtà fare esempi perché “la verità non è dritta, piuttosto ricurva” e direi anche più complessa. Soprattutto nel caso dell’arte l’autore è l’unico vero interprete del significato reale della sua creazione e dunque potrebbe avere buoni motivi di fare certe scelte, magari contrastanti con le teorie artistiche di base. Eppure anche nell’arte abbiamo esperti in tutto il mondo che concordano sul valore di un’opera e dunque dei requisiti oggettivi esistono per valutarle, ma sono in dipendenza del tempo in cui si vive e delle sue mode.
Generalizzando, un qualunque pensiero o una qualunque idea sono figlie anche del loro tempo e della storia personale di chi le ha espresse. Inoltre ogni idea o espressione di tale (come nel caso dell’arte) ha più sfaccettature che possono essere analizzate: abbiamo dunque la possibilità di separare questi aspetti e commentarli in modo oggettivo o soggettivo che sia. Basta un po’ di buon senso per capire quando si può e non si può. Tornando all’esempio dell’artista, prendiamo un pittore. A me può piacere o non piacere la sua tecnica di disegno e di stesura del colore, ma se si sta parlando di Van Gogh non si può certo negare che è stato rivoluzionario per la sua epoca e per la storia dell’arte in generale: quelli sono dei fatti e si osserva nel campo che studia l’evoluzione di queste tecniche. Se domani compare Tizio, presunto esperto d’arte, che afferma “No, Van Gogh ha una tecnica di pittura che non mi piace, dunque non può aver avuto questa grande influenza nel corso della storia dell’arte e delle sue tecniche” sta trasformando un’affermazione opinabile in un qualcosa di oggettivo e verificabile, il che non è lecito.

Esiste anche il caso contrario, ovvero prendere affermazioni di carattere concreto e oggettivo e trasformarle in affermazioni che siano opinabili.
Questo è forse più grave del caso precedente e può avere dei rischi non da poco.
L’esempio banale del cinema forse non renderebbe bene il concetto. Ma prendiamo in esame la questione della medicina omeopatica.
Una persona può affermare che a suo parere l’omeopatia può guarire dalle malattie più svariate e può trovare tante persone della sua stessa opinione. Ma un insieme di opinioni non rende il fatto concreto. Servono verifiche sperimentali, ricerche. E se secondo le analisi chimiche e fisiche dentro una boccetta di un preparato omeopatico c’è solo acqua, allora questo è scientificamente vero e al momento il metodo scientifico moderno è l’unico in grado di dare con una altissima percentuale di successo la verità inerente la realtà. Dunque un medico potrebbe dire “Guarda, secondo me questa medicina omeopatica funziona, dunque usala e vedrai che guarisci” e quest’affermazione rientrerebbe in questo caso, con notevoli conseguenze negative.
Tornando all’esempio invece del presunto esperto d’arte, questo potrebbe tornare e affermare invece “No, Van Gogh non ha avuto alcuna rilevanza nell’ambito della storia dell’arte”. Questa volta sta trasformando un’affermazione oggettiva e verificata in un’altra affermazione oggettiva ma che è contraria ai fatti, questo perché è sua opinione. Siamo tornati al caso precedente passando per la trasformazione da oggettività in opinabilità.
Il discorso, come dicevo prima, è più complesso di come lo possa esporre a parole.

Altra cosa importante che spesso ci scordiamo (e che più volte ho implicitamente ribadito nel testo) è che se esistono esperti in dati settori è perché han fatto degli specifici studi che probabilmente sono durati anni e anni. Un’affermazione oggettiva fatta da un esperto ha sicuramente più rigore e solidità di una fatta da un non esperto. Ciò non significa che chi ha un titolo accademico abbia la verità in pugno: ci sono premi Nobel che sostengono teorie alquanto bizzarre (o che le han sostenute in passato), come la rabdomanzia o la memoria dell’acqua, non ancora verificate da alcuna ricerca effettuata. Ovvio, quando hanno vinto il Nobel è perché avevano meriti nella loro materia di studio. Non bisogna prendere però tutto ciò che affermano come oro colato.
Esempio lampante di ciò è la figura di Kary Mullis[1], vincitore del premio Nobel per la Chimica del 1993 per lo sviluppo della tecnica PCR, ovvero la reazione a catena della polimerasi che permette l’amplificazione in vitro di frammenti di DNA. Sicuramente la sua ricerca ha portato grandi contributi nel campo della medicina e della biochimica. Ma se considerassimo anche le sue altre affermazioni come la sua critica tra il nesso tra HIV e AIDS, i suoi dubbi sul riscaldamento globale, la sua credenza nell’astrologia e la sua dichiarazione di esser stato rapito dagli alieni nel 1985 direi che sembrerebbe strano abbia vinto il premio Nobel. In realtà non lo è: ciò che ha scoperto insieme a Michael Smith è stato fatto in modo scientifico e ha portato grandi innovazioni. Solo bisogna star attenti ora a prender tutto ciò che Mullis dice come verità solo perché è premio Nobel. Ma esistono esempi più vicini a noi come Cesare Lombroso[2], medico e padre fondatore della criminologia le cui ricerche furono di ispirazione per Freud e Jung per alcuni aspetti ma che per quanto riguarda la fisiognomica e lo spiritismo non è considerato in miglior modo che Otelma.
Bisogna dunque ricordare che nelle scienze (ma penso anche nelle altre discipline) il principio di autorità è sottostante i fatti concreti. Magari in arte questo non è altrettanto vero, visto che un’opera ha un certo valore anche per chi lo ha dipinto, ma la fama di un’artista è determinata anche dai fatti storici che non possono essere modificati da alcuna autorità.

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Immaginiamo di estendere ora il discorso a tutti i campi della conoscenza: esistono affermazioni oggettive e affermazioni opinabili.
Sarebbe giusto attaccare qualcuno che dia un’opinione su un’affermazione oggettiva? No, attaccare non è mai il metodo giusto. Bisognerebbe far notare che l’opinione è puramente soggettiva e che esiste un dato oggettivo che confuta l’opinione espressa. Attaccare la persona per la presunta ignoranza non migliorerebbe in alcun modo la conoscenza di entrambe le parti. Inoltre non bisognerebbe mai escludere le possibilità di far fare bella figura ai metodi del proprio ambito di conoscenza: se uno fa un’affermazione contraria alla realtà prendere quell’affermazione e metterla in verifica dovrebbe essere il dovere di una persona seria e con l’intenzione di diffondere la verità.
Sarebbe giusto attaccare qualcuno che faccia un commento oggettivo e di valore assoluto su un fatto puramente soggettivo? Nemmeno in questo caso il metodo dell’attacco risolve alcunché. Bisognerebbe far notare quanto la questione non sia qualcosa di verificabile in assoluto ma puro gusto estetico/personale. Attaccare qualcuno perché non accetta la soggettività di una questione, fa passare pure chi attacca dalla parte dell’assolutezza di un’affermazione.

Eppure potremo tentare di convincere le persone quanto vogliamo ma non cambieranno sempre idea di fronte al metodo giusto. Esistono tante variabili in gioco: storia personale, tipo di mentalità (spesso influenzata dalla prima), influenze da terzi, psicologia personale…
Per fare un buon lavoro dovremmo conoscere tutte queste variabili di ogni persona e in base a quelle elaborare il metodo giusto. Vi pare possibile? Non è facile, per nulla. Per questo entra in gioco un altro grande concetto: quello di generalizzazione per approssimazione, indissolubilmente collegato al metodo, più volte citato in questo testo. Queste tematiche verranno però trattate a parte nella parte III.

To be continued…

Stefano Migliorati

Note:

  1. https://en.wikipedia.org/wiki/Kary_Mullis Per altre curiosità su Kary Mullis (da cui poi son estrapolate molte vicende della sua vita narrate da lui stesso) esiste un’autobiografia intitolata “Ballando nudi nel campo della mente”.
  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Lombroso su consiglio di Alberto Fossadri.
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