La nuova era della discussione – Parte I: Il web e i social network

Questa è una prima parte di tre totali che affronteranno alcuni temi importanti riguardanti le discussioni tra persone e, più precisamente, tra gli utenti dei social network, per giungere infine ad analizzare alcuni dei concetti che man mano stanno scomparendo con l’avvento di Internet e di questa era profondamente scientista e tecnologica. Nello specifico analizzeremo la differenza tra opinione e affermazione oggettiva e vedremo come questa differenziazione spesso non venga concepita dalle persone. Infine andremo a vedere cosa significa avere un metodo e in che modo ha a che fare con il concetto di approssimazione, anche questo dimenticato ma di importanza che non esagererei a definire fondamentale.
In questa prima parte daremo uno sguardo sul mondo dei social network e di come avvengono discussioni e commenti inerenti l’espressione di un’idea, nonché una trattazione abbastanza generale dei ruoli di sostenitori e confutatori.

Discussione

Il web e i social network

L’arrivo di internet nelle case della maggioranza delle persone ha rivoluzionato il modo di vivere della società nel suo complesso. Non servirebbe nemmeno scriverlo, è evidente, ma non si pensi subito al lato negativo. Ci sono stati vari risvolti positivi: l’informazione circola libera; chiunque può consultare dati che fino a un decennio o due fa era impensabile poter andare a verificare; le ricerche sono più veloci, abbiamo bisogno di meno tempo per verificare un’informazione e più tempo da dedicare ad altro.
Inoltre sui social network si ha la possibilità di mettersi in discussione con altre persone.

Se ci si pensa un attimo dovremmo essere contenti che ognuno possa esprimersi con le proprie parole, che possa scrivere ciò che pensa, condividere ciò che ritiene vero e criticare ciò che non ritiene giusto, esporre le sue idee, seppur dietro uno schermo. E’ una buona cosa e forse bisognerebbe iniziare a capirlo.
Ma perché affermo ciò? Prendo come riferimento le cosiddette riviste peer review, ovvero specializzate in un dato ambito e che permettono ai propri colleghi (ai propri pari) di leggere le pubblicazioni, analizzarle, verificarle e nel caso confutarle e criticarle. In questo modo una teoria ha più probabilità di progredire, migliorare ed essere più attendibile e accettata dalla comunità o un’affermazione può essere controllata da altri esperti ed essere valutata per la sua accuratezza oppure essere criticata e modificata.
Dunque i social network sono assimilabili a sistemi peer review di carattere generale?

I social network possono essere pensati da un certo punto di vista come a bacheche virtuali in cui ognuno può esprimere la propria idea e, chiunque abbia accesso a tale bacheca, ne può leggere e commentare le idee esposte e aggiungere contenuti ulteriori, a sostegno o contro queste.
Se poi vogliamo essere più realistici dovremmo introdurre in realtà tre tipologie di utenti in base all’approccio ad una possibile discussione riguardo un’idea: i sostenitori, coloro che supportano e aggiungono evidenze per la corroborazione di una tesi; i confutatori, cioè coloro che portano evidenze di come la tesi proposta non sia corretta; i neutrali, ovvero gli utenti che non sono perfettamente schierati tra le due fazioni precedenti.
Dunque la reazione di fronte a un’idea espressa sul web può essere piuttosto varia e le tipologie di persone sono all’incirca le stesse che si presentano anche fuori dal mondo virtuale.
Un sostenitore di una data idea/affermazione potrebbe supportare la persona dalla quale viene tale pensiero con ulteriori affermazioni che corroborino la tesi. Allo stesso tempo potrebbe però attaccare chi non è d’accordo con loro e dunque reagire in modo tutt’altro che pacato e civile.
Una persona in disaccordo potrebbe confutare la tesi con documenti e affermazioni contrarie all’idea e invitare gentilmente il sostenitore a controllar meglio ciò che afferma se riguarda verità oggettive e già verificate. Allo stesso tempo potrebbe cedere alla tentazione di sentirsi in possesso di una qualche verità superiore e attaccare con offese e schernimenti la persona che esprime l’opinione e chiunque la supporti.
Quelli nel mezzo…al solito non si pronunciano, rimangono neutri, non commentano, non si schierano. Stanno in silenzio, leggendo le opinioni e gli attacchi tra le due fazioni rivali e facendosi un’idea sempre più confusa di quella che è la realtà o realizzando che fanno parte di uno schieramento o dell’altro. In realtà questa tipologia di utenti avrebbe un ruolo fondamentale, poiché potrebbe fungere da arbitro imparziale, anche se più spesso viene additata come un gruppo di ignavi e dunque figure negative.
Queste tipologie di persone hanno un’ulteriore caratteristica: parlano quasi esclusivamente con loro simili. Dunque avrete tutte persone concordi su un dato fatto che sono amiche tra loro e tutti gli altri non d’accordo saranno amici tra loro. Un po’ come i tifosi di calcio. E come i tifosi di calcio, permane un senso di rivalità che la partita sia cominciata o meno.

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No, un social network non può essere visto in tutto e per tutto come una bacheca condivisa in stile peer review.
Il fatto è semplice: non abbiamo nemmeno rispetto l’uno dell’altro sul web, come potremmo collaborare a ricercare la verità rimanendo nel nostro piccolo, tra le persone che ci dicono che abbiamo ragione e non ci fan notare nemmeno una critica o un punto debole delle nostre idee? Stiamo assistendo a un sempre più consistente crearsi di fazioni nemiche, veri e propri schieramenti che lottano strenuamente per aver ragione. Ma non solo: stiamo assistendo ad una dogmatizzazione di qualsiasi cosa venga scritta o detta da qualche personaggio noto sul web. Questo già accadeva con Albert Einstein ad esempio: qualsiasi frase detta da lui sembra oro colato e assolutamente indiscutibile. Se invece fosse l’arrotino del quartiere a dire una delle sue frasi, nessuno se lo filerebbe con molta probabilità.
La problematica dell’autorità è un altro dei problemi del mondo social che sta permettendo questa dogmatizzazione: se lo dice lui, allora dev’essere vero, non mi serve nemmeno verificare. Un’affermazione pericolosissima.
E così i VIP del web diventano i nuovi punti di riferimento per la verità: youtubers, ex partecipanti del Grande Fratello, comici,…
Poi si osserva questo bisogno di attaccarsi, di offendere, insultare chiunque la pensi diversamente da noi. Perché ricorrere a parole pesanti e schernimenti? Non ha alcun senso e non può che peggiorare l’escalation di sfiducia reciproca.

In questi casi penso non esista verità, non esiste nemmeno chi ha torto o ragione: hanno tutti torto.
Ha torto chi usa le offese come sostegno delle sue ipotesi, “accusando” di ignoranza e di stupidità chiunque creda a tali ipotesi alternative. E’ oscurantismo in ogni caso, che tu sostenga le idee giuste o sbagliate.
Che significa poi giusto o sbagliato in riferimento ad un’idea?

Ci si cade. Prima o poi accade: si pensa di saper di più su un argomento (e magari è vero) e ci si lascia prendere da quella sensazione di superiorità, di avere un sapere che nessuna di quelle persone possiede e di darsi il permesso per far valere quella superiorità, a qualunque costo.

Ma tutte queste situazioni esistevano da prima dei social network. Che ruolo hanno avuto dunque questi ultimi nell’evoluzione di queste strutture sociali? Hanno permesso di ampliare il raggio d’azione a cui una notizia o un’idea poteva estendersi nello spazio e hanno accorciato i tempi di in cui viaggiava questa notizia. Inoltre il fatto di star dietro ad uno schermo, senza essere criticati direttamente, occhi negli occhi, sicuramente dà una certa sicurezza. Ci sono anche alcuni effetti psicologici che ci inducono a credere di essere esperti in ambiti in cui in realtà siamo magari appena stati introdotti (si cerchi “Effetto Dunning-Kruger”) e wikipedia con youtube  ne hanno alimentato la portata. Ma queste non sono scuse a cui appellarsi quando si tratta di aggressione verbale.
Si può essere in possesso della verità in una discussione ma mai e poi mai si potrebbe pensare di essere in possesso del diritto di maltrattare tutti coloro che non possiedono tale verità.
Questa è la cosa più importante che abbiamo dimenticato probabilmente nelle discussioni via web: il rispetto per la visione altrui e per l’opinione altrui.
Ma anche qui c’è ambiguità nel concetto di opinione. Ma di questo parleremo nella parte II.

To be continued…

Stefano Migliorati

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