Le scienze non hanno MAI ucciso nessuno

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Immagine presa dalla pagina facebook Italia Unita per la Scienza

“A una grande scoperta scientifica corrisponde una critica opposta e contraria”.

Così si potrebbe riassumere quel che accade sui social network in seguito agli annunci della NASA o di qualsiasi altra sensazionale scoperta e/o ricerca in campo scientifico che coinvolge anche gran parte dei media.
Siamo nel 2015 (se non ricordo male) e molte (troppe) persone ancora non hanno capito come funzionano le scienze, lo sviluppo scientifico e soprattutto la differenza tra ricerca scientifica e applicazione.
Non sono ancora inserito in quest’ambito, lo ammetto, ma so almeno in modo superficiale la differenza e i limiti che le scienze ammettono al loro interno, cosa di cui invece molti non fanno troppo caso (o anche troppo).
Post come quello sottostante non sono rari sui social il giorno dopo questi grandi annunci.

Immagine presa dalla pagina facebook

Immagine presa dalla pagina facebook “Contro i poteri forti”

Perché attaccare in questo modo la ricerca scientifica?
Rispondo subito alla domanda posta da quei post: esistono forme di vita intelligenti sulla Terra?
Sì, e non siete voi a quanto pare.

Forse non si ricordano alcune cose, ma una in particolare: le scienze non hanno MAI ucciso nessuno!
E ora gli animalisti penseranno che sono un insensibile perché tanti animali vengono magari non uccisi ma maltrattati e usati come cavie; altri penseranno ai medici di cui ogni tanto parlano al TG che sbagliano le operazioni; altri ancora penseranno alle compagnie farmaceutiche, alle scie chimiche, alle radiazioni, alla bomba atomica,…
State tutti sbagliando. O meglio, avete ragione che dei morti riguardo a quel che ho elencato ora ci sono stati, ma non sono state le scienze a farlo e non sempre sono gli scienziati o i medici e ricercatori (ricordando che oltre a questo sono anche esseri umani in grado di sbagliare).
Già che ci siamo perché non prendersela con Maxwell?
Maxwell nel 1864 scrisse “A Dynamical Theory of the Electromagnetic Field” dove “per la prima volta propose che la natura ondulatoria della luce fosse la causa dei fenomeni elettrici e magnetici”[1].
Grazie a lui abbiamo fatto passi enormi nella comprensione dei fenomeni elettromagnetici.
Non incolperei certo lui delle morti dei fulminati fino ad ora deceduti né di tutti i problemi del 1800 non  risolti.
Vogliamo parlare di Einstein? Lui ha elaborato una delle teorie che ora è tra i pilastri della fisica moderna e senza la quale non avremmo, ad esempio, i GPS. Ha contribuito ovviamente anche alla costruzione degli acceleratori di particelle che han permesso ulteriori scoperte e rivoluzioni. Poi commette un errore: pubblica i suoi studi. Eh già: queste scienze purtroppo vanno rese pubbliche per poter permettere a tutti di farne beneficio, confrontare, criticare e migliorare le teorie elaborate. Questi suoi studi finiscono per far costruire la bomba atomica, l’arma peggiore che l’umanità abbia mai creato, e uccide migliaia di migliaia di persone e causa una tensione alla fine del secondo conflitto mondiale tra USA e URSS, non concluso prima del 1991[2]. Ma…fu proprio Einstein a volere tutto ciò? Ovviamente no! E accusarlo di essere il padre della bomba atomica non ha alcun senso. E anche in questo caso di certo non lo si può accusare di aver privato la società della sua intelligenza per risolvere altri “più grandi problemi”.
Se proprio vogliamo fare i pignoli citiamo Diesel e il suo motore che oggi inquina le città di tutto il mondo e ci sta uccidendo pian piano causando il surriscaldamento globale.

Ma diciamo che le questioni di moralità colpiscono poco: qui interessa l’aspetto economico della ricerca scientifica.
“Perché dovremmo pagare cifre astronomiche per mandare sonde su pianeti inutili come Marte? Usiamoli per trovare acqua nelle zone desertiche!”.
Marte è nulla: guardiamo alla Luna.
A parte le mille invenzioni complottistiche dietro all’allunaggio da parte degli astronauti dell’Apollo 11 (ho una notizia per voi: è avvenuto davvero!) , c’è chi è ancora convinto che non ha portato a nulla. Denaro investito per qualche sasso e per qualche filmato e foto di uomini sulla Luna, solo curiosità?
Se anche fosse, le scienze nascono appunto da quella. Inoltre dire che non ha portato a nulla è un errore madornale. Se ora abbiamo i sistemi di sicurezza più efficienti nelle autovetture (tra cui l’ABS), se abbiamo i voli aerei più sicuri (nonché i voli low cost), se potete avere ecografie e risonanze magnetiche, se potete fare le foto ai gattini con le reflex e se potete vedere il tempo che probabilmente farà domani lo dovete alle missioni sulla Luna e alle missioni spaziali in generale. E non solo: le missioni spaziali fanno anche girare l’economia industriale[3].
La missione Mars One, che porterà dei coloni su Marte entro il 2030 circa, e già l’attuale ISS prevedono sistemi di riciclo dell’acqua con cui è possibile sopravvivere per parecchio tempo e stan cercando di migliorare ulteriormente queste tecnologie per poter favorire anche una possibile coltivazione su Marte[4].

Tutto questo panegirico per dirvi cosa? Che le scienze sono forse l’attività meno capita dall’uomo.
Non per il fatto che usano una matematica più complessa o concetti che non si possono comprendere, ma per il semplice fatto che non si comprende la precarietà e temporaneità delle scienze. Una teoria scientifica che perdura nel tempo è un evento strano, nonché preoccupante: ogni soluzione rimane temporanea e si spera sempre in un miglioramento e per questo si continua a far ricerca, sempre sempre più ricerca.
Inoltre bisogna saper distinguere tra chi fa ricerca e chi applica le ricerche, nonché chi le utilizza e come le utilizza. Una cosa è usare E=mc2 per studiare il mondo microscopico, un’altra è costruirci armi, un’altra ancora è ordinare di utilizzarle.
Altra cosa: le scienze non sono magia! Non danno le soluzioni immediate. Per questo le ricerche richiedono fondi e tempo, necessari entrambi per arrivare a risposte concrete e che si possono rivelare rivoluzionare, a volte anche negli ambiti meno attesi. Se non si trovano queste soluzioni, bisogna continuare a cercare e ricercare. I problemi non si risolvono attaccando chi ti sta aiutando perché ti sembra che ci stia impiegando troppo tempo o perché non lo fa come pensi dovrebbe farlo: se non sei del settore non puoi giudicare qualcosa che non conosci.
E se siamo proprio preoccupati per il ritorno economico e sociale non mi stancherò mai di riportare un aneddoto che mi raccontò il mio professore di fisica al Liceo.
Un ricercatore vissuto tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800 ricevette la visita di un ministro nel luogo dove faceva ricerca. Il ministro era incuriosito dalle ricerche dello scienziato (o meglio, voleva capire dove finivano i soldi dati alla ricerca). Arrivato di fronte a uno dei suoi macchinari, con (finto) interesse gli rivolse una domanda poco conosciuta dai ricercatori: “A che serve?”.
“Ancora non lo so” rispose lui “ma sono sicuro che il suo governo  riuscirà a metterci una tassa sopra”.
Il nome di questo ricercatore era Faraday. Vi sembra così inutile e uno spreco di denaro la corrente elettrica?

Stefano Migliorati

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Note:
1. https://it.wikipedia.org/wiki/James_Clerk_Maxwell per altre informazioni su Maxwell
2. Prendo come riferimento la data in cui l’Unione Sovietica cessa di esistere, anche se molti fanno coincidere la fine della Guerra Fredda con la caduta del muro di Berlino nel novembre del 1989;
3. A che serve l’esplorazione spaziale? Da Galielo a Plutone, conferenza online realizzata da Italia Unita per la Scienza il 7 agosto 2015;
4. Informazioni in più sul sistema del riciclo dell’acqua su questo post sulla pagina facebook Chi ha paura del buio?

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