di Stefano Migliorati

Alcuni personaggi storici, per quanto lontani da noi nel tempo e nello spazio, hanno avuto rilevanza sulla maggior parte dei fenomeni, degli oggetti, delle tecnologie e della società che oggi ci circondano. Una considerazione banale ma che spesso scordiamo.
Esistono poi figure del passato che hanno superato quella barriera del tempo e le cui vicende diventano non solo rilevanti ma anche odierne, attuali.
Una di queste figure nacque a Varsavia il 7 novembre del 1867, sesta figlia di due insegnanti. Il suo nome era Maria Salomea Skłodowksa.

Parte I: gli studi, la carriera nascente e il matrimonio

Fin da subito si distinse per la sua abilità nello studio e per il suo interesse per le scienze. Quando nel 1891 si trasferisce a Parigi per proseguire i suoi studi, trova un ambiente di grande tensione politica e sociale: la guerra franco-prussiana e il “caso Dreyfus” hanno fatto nascere nella popolazione un forte senso di nazionalismo e di attaccamento alla tradizione. In ambito accademico però le cose vanno molto bene: si laurea alla Sorbona in Fisica nel 1893 e ottiene la laurea in Matematica l’anno seguente. Il 1894 è importante non solo per la sua seconda laurea ma anche per un incontro fortunato con quello che il 25 luglio del 1895 sarebbe divenuto suo marito. Uomo di scienza, otto anni più di lei, si trovò da subito in sintonia. Lavorarono egregiamente a livello accademico così come coppia. Il nome di quest’uomo era Pierre Curie e dal giorno del suo matrimonio Maria sarebbe stata conosciuta come Marie Curie.

Curie, Marie: in laboratorio all'Università di Parigi, 1925

Curie, Marie: in laboratorio all’Università di Parigi, 1925

Non bisogna però pensare a lei come all’ennesima “grande donna dietro il grande uomo”. Lavoravano esattamente alla pari.
Nel 1898 in soli cinque mesi riuscirono a scoprire due nuovi elementi, il polonio (dedicato alla terra natia di Maria) e il radio, che fu al centro delle ricerche di tutta la vita della scienziata. La scoperta di questi elementi, nonché di una particolare proprietà di questi di emettere radiazioni (al tempo non si aveva ancora un’idea chiara di cosa fossero e a cosa fossero dovute; la spiegazione fu data solo in futuro grazie ad altre teorie) furono al centro dei loro studi. Questa proprietà fu chiamata radioattività , nome derivante per l’appunto dall’elemento scoperto da Marie e Pierre.
Dopo il dottorato di Maria in Fisica con una tesi sulla radioattività nel 1903, il 10 dicembre dello stesso anno lei, suo marito e Henri Bequerel, altro grande scienziato che lavorò sulla radioattività e svolse molti esperimenti, ricevettero il premio Nobel della Fisica per lo studio della radioattività. Dopo questa gioia e l’arrivo della secondogenita (la primogenita nata nel 1895) nel 1904, la tragedia: il 19 aprile del 1906 Pierre Curie muore in un incidente stradale, travolto da una carrozza. Per Marie il colpo è forte. Riesce ad affrontare il dolore in un solo modo, cioè immergendosi completamente nel lavoro. Ma per quanto ciò le dia un po’ di pace, il dolore rimane profondo. Scrive infatti nel suo diario:
“Non riesco a pensare più a nulla che sia capace di darmi un po’ di gioia, tranne forse la ricerca scientifica. Ma in verità neppure quella, poiché seppure ottenessi qualche risultato sarei triste per il fatto che tu non sarai qui a condividerlo con me.”. Scrive questo diario come se si stesse rivolgendo direttamente al marito e ammette che rimane in laboratorio anche per sentirlo più vicino.
Passano circa 8 mesi e la sua carriera fa un nuovo balzo in alto: le viene offerta la cattedra di Fisica generale alla Sorbona, la stessa cattedra che ricopriva il marito. Lei accetta.
Il 5 novembre 1906 alla prima lezione sono presenti centinaia di persone tra studenti, professori e semplici curiosi. Perché? Beh, è la prima donna ad avere una cattedra alla Sorbona. Per questo l’evento suscita tanto interesse. Inoltre la vedova Curie è appena uscita dal periodo di lutto e ha occupato il ruolo del marito. Ma se il pubblico si aspettava un qualcosa di più “spettacolare”, Marie si limitò a proseguire come se nulla fosse le lezioni del marito.
Dentro di lei però è tormentata, depressa, molto triste: avere il ruolo del marito non è facile. Affronta però  la situazione con notevole forza, anche se questa comincia a vacillare.

Parte II: il nuovo amore e i nuovi problemi

Trova conforto e amicizia nella figura di Paul Langevin, già collega ed ex studente di Pierre. Amicizia che pian piano diventa sempre più intima fino a divenire un amore discreto, privato. Paul è sposato con Jeanne Desfosses, matrimonio che però già da anni è in crisi. La gelosia della moglie nei confronti della scienziata con cui Paul passava la maggior parte del tempo, sfocia irruentemente dopo il luglio del 1910 quando Paul e Marie affittano un appartamento in zona Sorbona. La moglie è furibonda e arriva pure a minacciare di morte Marie. Per evitare che le tensioni diventino insostenibili, si arriva a un “accordo”: Paul e Marie non si dovranno più vedere e frequentare, né per lavoro né per altro.
Un congresso a Bruxelles però fa rincontrare i due amanti. Ed è allora che la donna, stanca di compromessi e di reprimere quei sentimenti, scrive una lettera a Paul, decisa a risolvere la cosa una volta per tutte.
Non vuole solo una vita felice con lo scienziato, vuole anche metterlo in guardia affermando che la moglie sta compromettendo il suo umore e il suo lavoro. Scrive infatti in quella lettera:
“Tua moglie non è capace di provar pace mentre tu eserciti la tua libertà, proverà sempre a importi ogni genere di costrizione, per motivi di ogni sorta: interessi materiali, capricci, mera vanità.”.
Suggerisce pure una soluzione ai suoi problemi, una soluzione drastica: la separazione.
“Se si procedesse con la separazione, tua moglie smetterebbe ben presto di dedicarsi ai figli, che non è capace di crescere e che l’annoiano, e tu potresti progressivamente incaricarti della loro educazione. Infine, Paul mio, non bisogna considerare solo i tuoi figli. Ci sei tu, il tuo futuro di scienziato la tua vita morale e intellettuale.[…]Devi rendertene conto. Non puoi vivere né respirare né lavorare in un ambiente come quello in cui ti trovi ora.”.
Suggerisce pure di iniziare ad evitarla e di trasferirsi via da lei. Leggendo le lettere sembra quasi più preoccupata per lui che per la loro relazione. Riferisce che non solo lei ma anche gli amici e gli studenti lo vedono sempre più afflitto.
Ma nel frattempo il lavoro e la carriera di Marie non possono fermarsi e, se nell’ambito privato vive questa situazione, nell’autunno del 1910 la scienziata su suggerimento di alcuni colleghi si candida a un posto vacante nella divisione di Fisica dell’Accademia delle Scienze francese. Altro candidato è Edouard Branly, fisico che ebbe un ruolo fondamentale nelle comunicazioni senza fili ma dal curriculum certamente minore rispetto a quello di Marie, tanto minore che le imprese scientifiche della scienziata diventano il motivo per cui non dovrebbe essere scelta per tale posto. “Ha ricevuto ormai tutti i riconoscimenti possibili, diversi premi dell’Accademia, candidature a un gran numero di organizzazioni, un laboratorio e una cattedra alla Sorbona dove tutto ciò che desiderava le è stato servito su un piatto d’argento” riporta L’Action française, quotidiano di destra nazionalista. Ma non solo questa testata giornalistica è schierata contro la “femminea eccentricità” di Marie: Le Figaro e tutte le riviste conservatrici vogliono sminuire il contributo scientifico offerto da  Madame Curie, accusandola addirittura che dopo la morte del marito non avrebbe più realizzato nulla di buono. Questi attacchi alla sua figura funzionano e il 23 gennaio 1911 risulta sconfitta in favore del tradizionale e conservatore Branly.

Parte III: diffamazione, il secondo Nobel e la rivincita

Purtroppo questo suo “ardire” a un posto alto all’interno dell’Accademia smuove molti animi intenzionati ad abbattere la sua gloria. Prima tra tutte Jeanne Langevin, la moglie di Paul. Sembrerebbe che la moglie abbia mandato qualcuno all’appartamento di Paul e Marie e abbia sottratto le loro lettere. Madame Curie ora è allarmata, soprattutto per l’uso che potrebbe farne la donna.
A fine ottobre parte per Bruxelles al primo Congresso Solvay, a cui partecipano tra i tanti anche Einstein, Planck, Rutherford, Perrin e Paul Langevin. Lei è l’unica donna.

Congresso Solvay, 1911

Congresso Solvay, 1911

Il giorno dopo la fine del congresso su Le Journal appare questo titolo: “Storia d’amore: Madame Curie e il professor Langevin”. L’articolo riporta informazioni fornite dalla madre di Jeanne che affermano che Marie avrebbe allontanato Paul dalla famiglia per fuggire con lui.
“La vedova di Pierre Curie, la grande scienziata che stava per entrare nell’ Istituto di Francia, la celebre, illustre Marie Curie ha portato via il marito a mia figlia e il padre ai miei nipoti…”.
Seppur Marie tenta di rispondere con una smentita al Temps, ormai la notizia pare divenuta inarrestabile, come pure l’opinione pubblica, ulteriormente rafforzata dal Petit Journal (famoso per le invettive contro Dreyfus) che riporta un’intervista della moglie di Langevin che getta le basi per una campagna contro Marie Curie, descrivendola come “una «sconsiderata» tutta dedita a cose «maschili» quali «i libri, il laboratorio, la gloria», parole che dimostravano a pieno il pensiero dell’epoca riguardo il rapporto donne-scienze.
Ma finalmente una buona notizia, anzi una notizia unica e di cui nella storia fino ad oggi è stata protagonista solamente Marie Curie: l’assegnazione del premio Nobel per la Chimica per l’isolamento del radio e del polonio. Sembra capitata a proposito, in mezzo a quello scandalo sulla sua vita privata che nulla ha a che vedere con i suoi meriti scientifici. La notizia però rimane nel silenzio, nessuno ne viene a sapere nulla. L’Accademia di Svezia non appoggia questo gossip e le vuole consegnare comunque il premio. Per Marie questa è una grande vittoria e decisa scrive nuovamente al Temps parole che dovrebbero riecheggiare spesso nella storia:
“Considero abominevole l’intrusione della stampa e dell’opinione pubblica nella vita privata. Tale ingerenza assume un aspetto particolarmente criminale quando coinvolge persone che hanno manifestamente dedicato la loro vita a occupazioni elevate e di utilità generale […].”

Parole che, assieme alle minacce di denunce e provvedimenti giudiziari nel caso di nuove intromissioni nella sua vita privata, non fermano gli attacchi alla scienziata. Albert Einstein, amico di Marie, le scrive poiché “irritato per il modo in cui la feccia si permette di reagire contro di lei […]. Sono tuttavia convinto che lei provi disprezzo per questa marmaglia, sia che essa finga deferenza sia che cerchi di sfogare attraverso di lei il proprio desiderio di facili emozioni. Sento il bisogno di dirle quanto ammiri il suo spirito, la sua forza e la sua onestà. Mi ritengo fortunato ad averla conosciuta personalmente a Bruxelles […]. Se questa marmaglia continua a occuparsi di lei, semplicemente smetta di leggere tutte quelle sciocchezze e le lasci alle vipere per cui sono state fabbricate.”.

Quello stesso giorno, il 23 novembre 1910, Gustave Téry pubblica sull’Œuvre le lettere private di Madame Curie e Monsieur Langevin. Si aggiungono dunque le accuse di essere una straniera, pure ebrea (come suggerisce il suo secondo nome, Salomea) che ha voluto allontanare un brav’uomo dalla sua famiglia legittima. Questa pubblicazione, assieme ad un duello tra Téry e Langevin che finisce nella resa di entrambi ma che fa molta notizia, giunge fino a Stoccolma. Svante Arrhenius, Nobel per la Chimica nello stesso anno in cui Marie e Pierre lo ricevettero per la Fisica, le scrive:
“Una lettera a lei attribuita a lei è stata pubblicata da un giornale francese di cui sono giunte alcune copie fin qui  […], ho perciò chiesto ai colleghi cosa ritenevano fosse opportuno fare nella mutata situazione, considerevolmente aggravata, tra l’altro, dal ridicolo duello ingaggiato da M. Langevin. Quest’ultimo avvenimento ha dato l’impressione, che mi auguro errata, che la corrispondenza pubblicata non fosse una contraffazione. Tutti i miei colleghi ritengono più opportuno che lei, il 10 dicembre, non venga, perciò la prego di trattenersi in Francia; non possiamo prevedere cosa potrebbe accadere qui in occasione del conferimento del premio. Se l’Accademia avesse creduto alla possibilità che la lettera in questione fosse autentica, con tutta probabilità non le avrebbe assegnato il premio se non dopo una plausibile dimostrazione della sua falsità.Spero quindi che telegraferà a M. Aurivillius o anche a me dicendo che le è impossibile venire […] e che invierà una lettera in cui dichiara di non voler accettare il premio prima di una pubblica sconfessione delle accuse nei suoi confronti, durante il processo Langevin”.

Marie non sopporta tale affronto, questi ipotetici problemi di ordine pubblico, e vuole vedere riconosciuti i suoi meriti.
“Se questi fossero i sentimenti condivisi dagli accademici,” scrive in una lettera di risposta il 5 dicembre 1911 “ne sarei profondamente delusa. Tuttavia non credo spetti a me fare confetture sulle opinioni o le intenzioni dell’Accademia; devo quindi agire secondo le mie proprie convinzioni. Sarebbe da parte mia un grave errore seguire la sua raccomandazione. Il premio, infatti, mi è stato assegnato per la scoperta del radio e del polonio, e credo non vi sia alcun rapporto tra la mia opera scientifica e le vicende della mia vita privata […]. In linea di principio non posso ammettere che le calunnie e le maldicenze della stampa influenzino l’apprezzamento accordato al mio lavoro scientifico.”.
Quando si presenta alla consegna del premio, nel discorso ufficiale dell’11 dicembre rivendica tutte le sue scoperte scientifiche (compiute anche con il marito) e l’importanza delle sue ricerche sulla radioattività che han permesso notevoli passi avanti nella ricerca, motivo per il quale è probabilmente stata scelta per il Nobel.  Il premio riconosciutole e il discorso mettono finalmente a tacere tutti i chiacchiericci sulla vicenda.
E Paul Langevin? Tra lui e Marie finisce la storia d’amore e torna dalla moglie e si trova una nuova amante più discreta.

Parte IV: la malattia, la notorietà e l’amore per le scienze

Da qui in poi la vita di Marie scorre di certo più tranquilla da questo punto di vista. Ma la malattia causata dalla continua esposizione alle radiazioni, la fa sentire sempre più stanca. Ciò non le impedisce di proseguire il suo lavoro: proprio durante la Prima Guerra Mondiale si impegna per la costruzione di apparecchi portatili (caricate su camion, per quanto portatili) per le radiografie sul campo di battaglia, scende lei stessa nelle zone di guerra con la figlia Irène per aiutare con le radiografie e fonda l’Institut du Radium (attualmente Institut Curie).

Institut du radium, 1936

Institut du radium, 1936

Per quanto Marie ritenga la guerra un atto cruento che va ripudiato e per quanto lotti anche per la pace tra i popoli, facendosi in futuro promotrice della Commissione internazionale per la cooperazione intellettuale, fa un’importante riflessione come introduzione del suo saggio La radiologia e la guerra.
La storia della radiologia di guerra offre un esempio sorprendente dell’insospettata ampiezza che, in certe situazioni, può avere l’applicazione di scoperte di ordine puramente scientifico. […] La grande catastrofe che si è scatenata sull’umanità, e che ha accumulato un numero spaventoso di vittime, ha fatto sorgere per reazione l’ardente desiderio di salvare tutto quel che era possibile salvare, di sfruttare tutti i mezzi per risparmiare e proteggere delle vite umane. […] Da allora, ciò che era sembrato difficile e problematico è divenuto fattibile e ha ricevuto una soluzione immediata; il materiale e il personale si sono moltiplicati come per incanto; tutti coloro che non capivano hanno ceduto e compreso, coloro che ignoravano hanno appreso, coloro che erano indifferenti si sono votati alla causa.
Conclude scrivendo: L’intera comunità civilizzata ha il dovere categorico di vegliare sul campo della scienza pura dove vengono elaborate le idee e le scoperte, di proteggerla e incoraggiare i lavoratori dando loro il supporto necessario. E’ solo in questo modo che una nazione può crescere e perseguire un’evoluzione armoniosa verso un ideale lontano.”.

I problemi però non sono finiti per Marie: malgrado la sua notorietà, non ha fondi sufficienti per proseguire le ricerche all’Institut. Gli amici le dicono che se lei e suo marito si fossero preoccupati di far valere i loro diritti sulle ricerche, avrebbe ora certamente più fondo economico per proseguire il suo lavoro. Ma Marie non si pente di quella scelta. Infatti dice: “L’umanità ha certamente bisogno di persone pratiche, capaci di ottenere il massimo dal loro lavoro e, senza dimenticare il bene generale, di salvaguardare i propri interessi. Ma ha anche bisogno di sognatori a tal punto attratti dai liberi esisti di un’impresa da considerare impossibile prestare la minima attenzione ai propri benefici materiali. In effetti questi sognatori non meritano la ricchezza, poiché non l’hanno desiderata. Tuttavia, una società ben organizzata dovrebbe assicurare a questi lavoratori tutti i mezzi necessari a raggiungere i loro obiettivi, all’interno di una vita sgombra da preoccupazioni materiali e votata alla ricerca disinteressata.”.

Marie Curie in America con le sue due figlie e Marie

Marie Curie in America con le sue due figlie e Marie “Missy” Meloney

Una giornalista americana Marie “Missy” Meloney si interessa molto alla causa di Marie Curie e decide di aiutarla: pubblica un’intervista con la scienziata e la invita in America. Marie accetta l’invito e pare con le sue figlie. Viene accolta come una celebrità: si dedicano canzoni, balli e opere teatrali al radio e alla stessa Curie e si riesce a far ascoltare alle conferenze, ottiene lauree ad honorem, premi e, infine, uno degli obiettivi che si era posta la giornalista. Il 20 maggio il presidente Harding consegna a Marie Curie un grammo di radio del valore di 121407 dollari: la sua ricerca è salva. Riprende il suo lavoro ma le condizioni di salute peggiorano sempre di più. I dati sul radio sono ormai certi: l’esposizione è la causa della malattia di Madame Curie e di tutti i morti in laboratorio. Ciò non la ferma: fonda un Istituto del Radio a Varsavia e continua a lavorare anche con la Commissione internazionale.
Ad un convegno madrileno della Commissione sull’”Avvenire della cultura”, Marie Curie pronuncia grandi e forti parole sulla bellezza della scienza e della sua avventura con essa.
“Sono tra coloro che pensano che la scienza possegga una grande bellezza. Uno scienziato, nel suo laboratorio, non è solo un tecnico: è anche un bambino messo di fronte a fenomeni naturali che lo affascinano come una favola. Non dobbiamo far credere che l’intero progresso scientifico possa essere ridotto a dei meccanismi, a delle macchine, a degli ingranaggi, sebbene anch’essi abbiano a loro volta una propria bellezza. Io non credo che, nel nostro mondo, lo spirito di avventura rischi di sparire. Se intorno a me vedo qualcosa di vitale, è proprio questo spirito di avventura, che sembra indistruttibile ed è una forma di curiosità. Cosa saremmo senza la curiosità dell’intelletto? Proprio questa è la bellezza e la nobiltà della scienza: l’inestinguibile desiderio di ampliare le frontiere del sapere, di braccare i segreti della materia e della vita senza avere idee preconcette sulle loro eventuali ripercussioni.”.

Maria Salomea Skłodowska, nota a noi e a tutto il mondo come Marie Curie, morì il 4 luglio 1934 nel sanatorio di Passy.

Questa è la storia di Maria, della donna e della scienziata. E’ stata ed è tuttora una figura di nota importanza per la ricerca scientifica ma non solo: è l’esempio di un nuovo modo di pensare per la sua epoca, dell’emancipazione femminile e della lotta ai tradizionalismi dannosi. E’ inoltre un esempio dell’amore che si può provare per le scienze, tale da continuare i suoi studi sulla radioattività malgrado sapesse dei danni provocati dal radio (ancora adesso i suoi appunti sono radioattivi e per consultarli è necessario prendere alcune accortezze mediche).
Scienza pura, progresso scientifico, il merito, la lotta ai pregiudizi, la ricerca scientifica: lei ha trattato e rivoluzionato tutti questi ambiti e ci ha mostrato come si può tener testa anche alle maldicenze più diffuse ed essere premiati per quel che si è fatto.

Tutto questo a pensarci bene è molto attuale: viviamo in un’epoca in cui siamo circondati di tecnologia e di scienze ma nessuno se ne accorge e anzi, spesso ci copriamo occhi e orecchie e diciamo: “A che cosa serve la ricerca scientifica?”. E’ una domanda inutile. E’ la domanda più inutile che si possa fare, soprattutto se si pone con uno Smartphone tra le mani o se si scrive su un social network.
Questa donna, accolta addirittura come un’eroina e come una celebrità negli stati uniti dei primi anni del XX secolo, è l’immagine più moderna di quello che significa ricerca scientifica e progresso. Dovrebbe essere lei l’idolo di molti giovani, la donna con maggiore influenza su loro al posto di qualche pop star dedita ad una vita di lusso sfrenato e al ribellarsi alle convenzioni sociali (che tanto da quanto si può osservare cambiano ogni giorno). Dice Brian Greene, fisico teorico famoso per il suo contributo alla teoria delle stringhe: “When kids look up to great scientists the way they do to great musicians and actors, civilization will jump to the next level” (“Quando i bambini guarderanno i grandi scienziati nel modo in cui guardano i grandi musicisti e attori, la civiltà passerà al livello successivo”). Dobbiamo attendere ancora quel momento…o ci siamo già passati e ce ne siamo semplicemente dimenticati? O forse attendiamo una scoperta più grandiosa e “utile” del bosone di Higgs o di come è fatto Plutone o di cosa c’è sulla Luna.
La cosa che più ci teneva a sottolineare Madame Curie era il bisogno di curiosità fine a se stessa, della sete del sapere. E ora ce n’è bisogno qua, nel nostro Paese.
“La vita non è facile per nessuno, e allora? Bisogna perseverare e avere fiducia in se stessi. Dobbiamo credere di essere portati per qualcosa e che questo qualcosa vada raggiunto ad ogni costo”: queste sono altre bellissime parole della scienziata che rivoluzionò il mondo scientifico e che ancora oggi rimane il simbolo della conoscenza, della pace, della ricerca scientifica e della lotta per raggiungere i propri obiettivi, costi quel che costi.

Fonti:
-Marie Curie, La vita non è facile, e allora? Lettere di un genio forte e curioso, L’Orma editore, luglio 2015;

http://archiviostorico.corriere.it/1995/giugno/10/MARIE_CURIE_prima_immortale_co_0_9506109055.shtml

https://it.wikipedia.org/

 

 

 

 

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