ISIS: come si alimenta un mostro

Conoscere e comprendere il proprio nemico è la prima arma necessaria per sconfiggerlo; una filosofia spesso ricorrente anche nei film hollywoodiani, ma poco praticata da intellettuali e giornalisti occidentali. Sapere cosa fa l’ISIS e quali azioni compie Al Queda è facile, lo viviamo dalle cronache quotidiane, comprendere perchè esistano e com’è possibile che molti giovani si arruolino per combattere in Siria, Iraq e Libia non è altrettanto semplice.

Ricerca. Si fa presto a fraintendere un argomento, e chi vuole storpiare la nostra visione delle cose ha il gioco facile, tutti sono esperti ma nessuno racconta le cose partendo dall’inizio. Per comprendere come mai c’è un incendio esteso, un bravo perito deve analizzare prima di esso cosa lo ha innescato, e prima ancora deve stabilire cos’è cambiato nell’ambiente circostante perchè vi fossero le condizioni adatte alla combustione. Fatto questo riuscirà a capire cosa alimenta le fiamme e potrà intervenire.

Nel nostro caso l’ambiente è rappresentato principalmente da due paesi musulmani: il Pakistan e l’Arabia Saudita; e una delle condizioni determinanti per il suo cambiamento sono il salafismo e una delle sue principali correnti, il wahabismo.

Wahabismo. Ricordiamo che l’Islam è diviso in due principali religioni: l’Islam Sunnita e l’Islam Sciita. Quest’ultimo rappresenta il 10% dei musulmani e a parte pochi paesi come l’Iran, l’Iraq, lo Yemen, il Barhein e il Libano dove è maggioritario, figura tra le minoranze etniche nei restanti paesi musulmani. E’ una premessa importante che tornerà utile in seguito.

Nel mondo arabo sunnita, già da due secoli si sono sviluppati dei movimenti ultra-ortodossi che richiamano il ritorno alle origini dell’Islam, rifiutando tutti gli orpelli teologici e le usanze assimilate nei secoli, esaltando invece la tradizione non contagiata dal tempo. Molti dei movimenti salafiti e wahabiti a noi contemporanei nascono negli anni ’70 ma si rifanno principalmente a precedenti teologi e riformatori puritani come Muhammad ibn ʿAbd al-Wahhāb il fondatore del wahhabismo. Il salafismo ritiene che nel corso dei secoli, a seguito delle dominazioni straniere e della collusione con il mondo occidentale, la religione abbia perso le sue caratteristiche originarie. Dogma di riferimento e’ l’unicita’ di Dio, ecco perchè gli wahabiti sono fortemente iconoclasti, tanto da considerare la venerazione dei santi e degli uomini pii al pari del politeismo. La loro iconoclastia è così forte che essi considerano un’inammissibile idolatria anche il pellegrinaggio alla tomba di Maometto a Medina. Tuttora i devoti di Wahab rifiutano la sepoltura in tombe, proibiscono i festeggiamenti per il compleanno di Maometto ed ogni altra forma di celebrazione islamica che non sia riservata ad Allah, ecco perchè l’ISIS distrugge le tombe anche di grandi personaggi musulmani del passato (vedi l’operazione militare turca per portare in salvo la tomba di Suleyman Shah). Il wahabismo si è determinato con un rifiuto della società di massa delle regole dello sfruttamento e del consumismo imposte a modello dall’occidente, ma è stato cavalcato da alcune entità politiche come forma di leva per imporre il proprio ordine su territori a loro ostili.

Il Regno di Saud. La prima guerra mondiale vide le gesta di Lawrence d’Arabia che riuscì a scatenare la rivolta araba contro il dominio dell’Impero Ottomano (allora in guerra con l’Inghilterra).

Abd al-Aziz ibn Sa’ud

La penisola arabica si frammentò in numerosi stati e nel 1921 in uno di questi, il Regno del Najd, si insediò con l’aiuto britannico e soprattutto con lo sforzo dell’esercito degli Ikhuan (milizie wahabite) il Sultano Abd al-Aziz ibn Sa’ud, capostipite dell’attuale dinastia saudita. Questi, in pochi anni riunì su di se le corone di altri regni della penisola e costituì quella che è tutt’oggi l’Arabia Saudita. Egli fece del wahabismo la religione di stato, ma quando capì che gli Ikhuan ostacolavano il suo assolutismo li schiacciò dopo una guerra civile sanguinosa. Con l’arrivo di ingenti quantità di petrodollari negli anni del secondo dopoguerra, il peso politico di questo stato acquisì una notevole importanza e la modernizzazione avviata non mancò di destare rimorsi in quell’ultraortodossia che non era mai morta con gli Ikhuan e che trovava ancora grande devozione in molti influenti sceicchi come i Bin Laden e faceva ancora presa su buona parte del sistema saudita. Ecco perchè tutt’oggi i sauditi assumono atteggiamenti ambigui, in quanto da una parte dialogano e si propongono come un paese occidentale ma dall’altra sono ancora spinti ad una logica di wahabizzazione dell’intero mondo islamico.

Dopo esser divenuto l’alleato strategico degli Stati Uniti durante un importante accordo avvenuto durante la crisi petrolifera del 1973 (si veda l’articolo “Le ceneri da cui sorge la fenice araba dell’integralismo islamico” al punto 8) l’Arabia Saudita iniziò a tessere una propria linea geopolitica contro l’Unione Sovietica e contro i governi Ba’th di ispirazione nasseriana.

Jihad

Wahabismo nemico del comunismo e del socialismo nasseriano. Nell’area mediorientale l’espansione del comunismo e l’affermazione di leader islamici poco graditi a Washington e Londra sono sempre stati ostacolati con l’aiuto dei movimenti salafiti e wahabiti, essendo visti dagli analisti occidentali come i combattenti più motivati e quindi i più efficaci. Il caso afghano rappresenta la summa della questione nella determinazione del fenomeno wahabita. Nella lotta al governo socialista prima e all’invasione sovietica poi, gli americani realizzarono vaste operazioni impiegando risorse e ingenti finanziamenti (circa 3 miliardi di $) per sostenere lo sforzo bellico di gruppi fondamentalisti e coinvolsero nel teatro geopolitico l’Arabia Saudita e il Pakistan.

Il Pakistan aveva un forte interesse per intervenire nell’area: la stabilità dell’Afghanistan favoriva i suoi commerci con le regioni dell’Asia centrale e a ben ragione, infatti oggi è una delle zone di passaggio del petrolio che dal mar Caspio arriva ai porti pakistani e da li le petroliere partono per l’Europa. Considerando che nella valle dell’Indo erano presenti numerosi esponenti del wahabismo e del radicalismo islamico con vere e proprie scuole coraniche, il governo di Islamabad fornì armamenti ai mujaheddin che combattevano i sovietici. Dal canto suo l’Arabia Saudita aveva parte attiva nei teatri afgani con l’invio della cosiddetta Legione Araba di Osama Bin Laden, formata da volontari wahabiti di tutti i paesi arabi. Ai monarchi sauditi conveniva partecipare alle danze, primo perchè rispettavano i patti antisovietici con i loro alleati e secondo perchè avevano piacere a sapere lontani questi moderni “Ikhuan” che da sempre, come Bin Laden, non vedevano di buon occhio la monarchia saudita, troppo legata al capitalismo e al consumismo occidentale a parer loro.

Fatto sta che i sovietici si dovettero soccombere contro i mujaheddin (esaltati all’epoca dall’occidente come eroi, basti pensare al cinema hollywoodiano che li consacrò veri martiri della giustizia con il film Rambo III) e dovette ritirarsi. Dopo dieci anni di guerra che finirono col portare al collasso il paese di Lenin, l’Afghanistan piombò in un’anarchia militare. A questo punto la fazione Talebana appoggiata dal Pakistan, rappresentò per molti ex combattenti l’unica forza moralizzatrice e capace di rendere stabilità al paese. In pochi anni i talebani assunsero il controllo totale del paese, imposero la sharia e diedero ospitalità a Bin Laden che combatté per gli afghani e portò le sue ricchezze a beneficio della popolazione locale. Pakistan e Arabia Saudita furono i primi paesi a riconoscere il governo talebano.

Oltre alla lotta contro l’Unione Sovietica, poca enfasi viene data alle lotte che le monarchie del golfo hanno sostenuto contro il baathismo. I partiti Ba’th dei vari governi siriani, irakeni, libanesi, ecc. si ispiravano al socialismo nazionale di El Nasser, storico presidente dell’Egitto che riuscì a liberare il canale di Suez dal giogo anglo-francese. Essendo forme laiche di governo dello stato, e appoggiate dai russi, questi governi rappresentavano un’intollerabile presenza per gli wahabiti arabi. Non è un caso che nella Siria del presidente Bashar al-Assad (partito Ba’th) allo scoppio della guerra civile i ribelli fossero costituiti principalmente da gruppi salafiti.
In questo contesto è da leggersi la prima guerra del golfo contro la dittatura irakena di Saddam Hussein (membro del partito Ba’th prima del suo colpo di stato). Senza analizzare la dittatura irakena, consideriamo lo scontro tra Iraq e Arabia Saudita nel mercato petrolifero dei primi anni ’90. I prezzi bassi tenuti dal Kuwait (paese con monarchia regnante filo-saudita), causarono gravi ripercussioni sull’Iraq che invece di risolvere la questione diplomaticamente decise di invadere il Kuwait.

Osama Bin Laden e il conflitto interno.
Si potrebbe scrivere un’enciclopedia attorno alla figura di Bin Laden, ma è fondamentale comprendere come gli ultra-ortodossi del wahabismo vissero la situazione della prima guerra del golfo. Al momento dell’invasione irakena del Kuwait, l’Arabia Saudita stava in allerta per eventuali aggressioni da parte di Saddam. Sicura che sarebbe stata coinvolta nel conflitto, la casa regnante accordò con gli USA l’invio di un contingente su suolo saudita (da dove poi partì l’attacco della coalizione contro il regime di Saddam nel 1991). Questa scelta contrariò fortemente Osama Bin Laden che aveva offerto al re il servizio della sua Legione Araba a difesa dei siti importanti per l’Islam. Il fatto che la casa reale preferì affidare la difesa di siti come La Mecca e Medina agli “infedeli” americani, fu la goccia che fece traboccare il vaso. La storia irakena sappiamo come si concluse, mentre quella di Bin Laden assunse la via che l’occidente imparò a conoscere solo più tardi (pochi anni dopo Osama fu esiliato dal governo). L’obiettivo di Osama e dei suoi seguaci divenne dunque la destituzione del re saudita. Con la presenza di un contingente così forte di soldati americani sul territorio saudita sarebbe stato impensabile. Bin Laden quindi agì in questo senso per far si che i militari americani fossero ritirati dalla penisola arabica, e l’unico modo per farlo era quello di screditare l’Arabia Saudita agli occhi dell’opinione pubblica americana. Ecco quindi uno dei motivi che portarono nel 1998 al-Queda ad attaccare le ambasciate americane in Kenya e Tanzania, e successivamente le Torri Gemelle a New York utilizzando 19 dirottatori di cui ben 15 erano di nazionalità saudita. L’intento, inizialmente riuscito, era quello di riuscire a mettere in crisi i rapporti diplomatici tra i due paesi.

Medio Oriente

La diffusione del wahabismo e l’ISIS.
La lotta al terrorismo è teoricamente appoggiata anche dall’Arabia Saudita, e come abbiamo visto i monarchi del golfo ne hanno tutto l’interesse a combattere l’ultraradicalismo che mina la loro stessa istituzione di re. Però il discorso si fa più complesso. Da una parte i radicali sono contrari alla monarchia e alla modernizzazione, e quindi gli sceicchi giustificano religiosamente ogni loro espansione nel mercato estero con il finanziamento di gruppi culturali e ONG che esportano il modello wahabita; e dall’altra parte gli estremisti qaedisti fanno comodo contro l’espansionismo dei governi filo-sciiti. Insomma ai sauditi, importa maggiormente combattere i governi sciiti di Iran e Iraq più che contrastare l’ISIS (che pure non accetta la pretesa della monarchia saudita a governare). In questi giorni ad esempio, stiamo assistendo ad un’escalation in Yemen che sta portando il paese alla guerra civile. Il paese è per metà sciita e al-Queda ha appena provocato la morte di oltre 150 persone con due attentati a due moschee sciite. Pochi giorni dopo l’esercito della vicina Arabia Saudita ha attaccato i ribelli sciiti dopo che questi stavano per conquistare il porto di Aden, irritando notevolmente il governo dell’Iran. Considerate l’importanza strategica dell’evento: l’Iran controlla lo stretto di Hormuz sul golfo Persico, se gli sciiti controllassero anche il golfo di Aden, questi controllerebbero il 40% del traffico mondiale di petrolio.

E’ altresì importante capire il ruolo delle ONG islamiche come punto centrale. Esso veicola una visione antagonista del rapporto con le altre religioni in un approccio conflittuale dalle caratteristiche militari. Fanno proselitismo (che talvolta si trasforma in reclutamento), diffondono idee oltranziste, creano un rapporto di sudditanza da parte di chi riceve sostegno, aiuto o assistenza. Attraverso le ONG wahabite è avvenuto, nel passato recente, il reclutamento, finanziamento, sostegno logistico e addestramento dei mujaheddin afghani, bosniaci ed ultimamente mediorientali. Alcune Ong, come “Al Haramain” sono così collegate ai miliziani jihadisti che perfino l’ONU le ha messe al bando. Le ONG che fanno capo direttamente o indirettamente all’Arabia Saudita sono molte e non necessariamente sono state coinvolte in attività eversiva, ma consapevolmente o no sono state comunque veicolo di una ideologia e di un approccio religioso che hanno seminato il fanatismo in varie parti del mondo. Fra tutti i paesi arabi e musulmani solo in Arabia Saudita il salafismo di interpretazione wahabita è nei fatti ispirazione dogmatica di uno Stato. Il peso finanziario del Paese in cui tale movimento si è affermato ha fatto si che questa dottrina si sia diffusa con particolare crescita in molti paesi musulmani. Il paradosso di tutto questo è che l’Arabia Saudita, apparentemente schierata con il mondo occidentale nel combattere il terrorismo, ne è nel contempo è il principale sponsor.

Alberto Fossadri

POTREBBERO INTERESSARTI:
Le ceneri da cui sorge la fenice dell’integralismo islamico
Stampa italiana leccapiedi del SIONISMO
Terrorismo islamico in Europa
Una visione controcorrente

Fonti:
-L’ ascesa dello stato islamico. ISIS, il ritorno del jihadismo – Cockburn Patrick
-Eir Strategic Alert – rivista
-http://www.analisidifesa.it/2015/03/yemen-i-sauditi-preparano-lattacco-di-terra/
-http://www.storico.org/I%20Paesi%20islamici/storia_talebani.html
-http://www.invisible-dog.com/mondo_saudita_ita.html
-http://www.instoria.it/home/movimento_wahhabita.htm
-http://www.invisible-dog.com/islamic_organizations_ita.html
-http://iononstoconoriana.blogspot.it/2014/09/alastair-crooke-conoscere-la-storia.html

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...