Matteo Renzi e gli amici dell’alta finanza

Chi finanzia la continua campagna elettorale del “Rottamatore”? Chi ha un peso economico così forte da indurre i telegiornali di tutte le frequenza TV a parlare quotidianamente di Matteo Renzi per ben due anni di fila? Ma Renzi è realmente in grado di portare un rinnovamento nel PD ed in questo paese? I suoi consensi altro non sono che il costante bombardamento mediatico che lo ha trasformato in un’alternativa vivente. Giovane, aspetto ben tenuto, anche simpatico, sembra preparato, sembra dire cose nuove (che poi nuove non sono), puro marketing. Ma quante delle persone che si direbbero disposte a votarlo hanno mai letto il suo personalissimo pensiero su come risolvere la crisi economica?

Ebbene, Renzi è un liberista sfrontato e convinto, chissò cosa penserebbero tutti gli esodati che vorrebbero votarlo se sapessero che si è sempre detto favorevole alla soppressione dell’Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, che è per quella politica neoliberista di “flessibilizzazione” del lavoro, che altro non è che la riduzione del costo salariale facendo leva sulla massa di disoccupati che premerebbero per rubare il posto di lavoro a qualcuno in cambio di uno stipendio da fame. E cosa penserebbero i veri sinistroidi che sarebbero pronti a votare un uomo dei banchieri, uno che si dice favorevole al nucleare e che non è disposto ad affrontare quegli avvoltoi dei mercati finanziari che ci stanno svuotando del nostro potere sociale e che poi, sono gli stessi a finanziarlo…

Al primo posto nella lista dei suoi sostenitori troviamo, appunto, il finanziere Davide Serra e la sua società Algebris, che ha donato 100mila euro assieme alla moglie Anna Barassi. La stessa cifra è stata versata anche da Guido Ghisolfi, manager della multinazionale italiana della chimica M&G. 25 mila euro ciascuno da parte Paolo Fresco (ex manager Fiat) e da sua moglie Marie Edmée Jacquelin in Fresco. E poi via via tutti gli altri, elencati sul sito della Fondazione Big Bang, per arrivare alla cifra totale di 814.502,23 euro. Ma quali possono essere le ragioni che spingono a dare tutti questi soldi alla campagna elettorale di un politico in ascesa? Viene da pensare che tra i manager e i finanzieri italiani ci siano persone che non si sentono rappresentate dal centrodestra, ma che fanno fatica a riconoscersi in un centrosinistra che spesso vede in loro dei “nemici”. E quindi, perché non dare una mano a Renzi, nella speranza che, sul lungo termine, questo possa portare anche dei vantaggi di tipo economico? Ecco che imprenditori e manager che non si sentono rappresentati da Silvio Berlusconi hanno trovato il loro campione, in grado di unirne valori e interessi.

Ma torniamo alla lista dei finanziatori, in cui figura anche un nome scomodo: Alfredo Romeo ha versato 60mila euro. Ma chi è Alfredo Romeo? Trattasi di imprenditore condannato in primo grado per corruzione e arrestato nel 2009. Perché avrebbe dovuto versare questi soldi? Difficile da capire, anche se – e la cosa alleggerisce la posizione di Renzi – va notato che Romeo è da lungo tempo un finanziatore di partiti, in particolare di quella Margherita da cui Renzi proviene. Semplice coerenza, quindi? Sembrerebbe di sì.

Altro nome importante è quello di Franzo Grande Stevens, presidente della Juve post-calciopoli, oggi consigliere dello IOR e Presidente della fondazione Intesa San Paolo. E in questo caso probabilmente è proprio il suo ruolo all’interno di Intesa San Paolo il fattore che ha portato Grande Stevens a donare 25mila euro: banca da sempre vicino al mondo del riformismo cattolico, non è difficile capire perché abbia qualche interesse a dare una mano a Renzi, che è riformista e cattolico. Si tratta di illazioni, certo, ma che probabilmente non vanno molto lontane dalla realtà.

Ma ci sono tutti i nomi dei finanziatori in questa lista? Alberto Bianchi, presidente della Fondazione, spiega: “Il 72% delle persone che hanno versato soldi ha accettato di veder pubblicato il suo nome. Ma quelli che mancano non sono i più grossi. La media dei versamenti è di 3.800 euro. Ma molte donazioni sono anche fatte a nome di società: oltre a Isvafim Spa, la società del già citato Alfredo Romeo, venticinquemila euro sono arrivati dalla Karat; 20 mila euro ciascuna da Simon Fiduciaria e da Blau Meer e Cimis.

E non finisce qui: altri donatori figurano sulla lista del Comitato Renzi per le primarie, cosa diversa dalla Fondazione Big Bang, ma con lo stesso obiettivo. Un elenco più breve e meno importante, ma non mancano alcune curiosità: tra i finanziatori c’è per esempio il vicedirettore di Libero Franco Bechis, non certo un supporter di Matteo Renzi. Bechis ha spiegato su Twitter di avere voluto donare 50 euro per testare il meccanismo messo in piedi dal sindaco. Ma perché 50 euro, se si poteva darne anche solo 5? Si tratterebbe di un segnale distensivo, visto che all’epoca Renzi minacciava querele, mai presentate, per il trattamento riservatogli da Bechis sul caso Lusi. Sempre con una donazione di 50 euro (stessa quota dell’ex membro del board della Bce, Lorenzo Bini Smaghi) figura nella lista una Emanuela Romano, stesso nome dell’ex assessore al comune di Castellammare di Stabia, più nota come cofondatrice del comitato ’Silvio ci manchi’ insieme all’attuale fidanzata ufficiale di Berlusconi, Francesca Pascale. Solo un omonimo?

Da un lato Renzi inneggia alla fine del finanziamento pubblico ai partiti, dall’altra il Movimento 5 Stelle urla la stessa cosa. Uno si finanzia con i potentati economici e gli “avanzi” non li restituisce, l’altro restituisce (o dona) il denaro non utilizzato e si autofinanzia con gli iscritti. L’obiettivo è lo stesso, ma i secondi hanno capito che l’unico modo per far funzionare la democrazia è svuotarla dal traffico di soldi, non importa che siano pubblici o privati, ecco un altra grande caratteristica che dimostra la fasullità del Nuovo Toscano che avanza…

E che dire delle banche, toscane e non? Se osserviamo più da vicino la rete di relazione intessuta dai suoi uomini di fiducia, apprendiamo che l’ex assessore Giuliano da Empoli e Marco Carrai nel gennaio di questo anno si sono recati in visita negli Stati Uniti per stringere accordi con importanti ambienti finanziari. Si confermano le parole di Robert Reich: il potere dei soldi influenza e finanzia la costruzione del consenso, ma in cambio di che cosa si stringono accordi?
La continuità programmatica e politica di Renzi con il governo Monti poi è impressionante: maggiore integrazione europea (ergo maggiore cessione di sovranità nazionale), accelerazione sulle liberalizzazioni, nessun ritocco alla riforma previdenziale introdotta da Elsa Fornero. Renzi si dice completamente a favore del Fiscal Compact, dell’integrazione della vigilanza bancaria europea presso la BCE e dell’aumento di fondi al neo-costituito ESM.

Il dubbio sulla sua visione in campo economico aumenta nel leggere del suo proposito di vendere le partecipazioni pubbliche nelle aziende quotate e non quotate, così da far cassa per diminuire il debito pubblico. Con queste proposte l’economia italiana andrà in pezzi: competenze, capacità, industrie, gioielli come Finmeccanica, Eni, Enel, finiranno sul mercato per soddisfare gli appetiti famelici di raider e competitor internazionali.
Renzi si rende conto che così si agevola l’impoverimento dell’Italia? Così facendo si soddisfano gli appetiti di gruppi economico-finanziari e non si difende l’interesse della povera gente a rilanciare il Paese. Nella rete dei suoi contatti figurano esponenti della nobiltà fiorentina come il conte Gaddo della Gherardesca che fa il tifo: “Matteo Renzi è il mio Gesù nel tempio”; il banchiere Lorenzo Bini Smaghi e il manager di fondi speculativi David Serra, numero uno del potente hedge-fund Algebris, ricoprono il ruolo di consiglieri economici del Sindaco.

La costruzione del consenso non ha fornito argomentazioni, se chiedete agli italiani disposti a votare per Renzi, una probabile buona parte di loro non saprà dirvi con quali mezzi il rottamatore intende affrontare la crisi… Perchè semplicemente si sono lasciati abbindolare dall’immagine che hanno costruito di lui. Ma i media si sa, sono in grado di far amare un Papa tanto quanto sono in grado di farne odiare un altro, anche se poi le affinità ideologiche (o teologiche) dei due sono pressoché identiche, esattamente come per Monti e Renzi, grandi compagni nella combriccola degli ultra-liberisti.

Per concludere, ecco la lista completa:

Fabrizio Landi, 10.000
Guido Roberto Vitale, 5.000
Fausto Boni, 1.000
Carlo Micheli, 10.000
Anthilia Holding S.r.l., 750
Carlo Gentili, 1.000
Tavecchio e Associati, 1.000
Maurizio Baruffi, 1.000
Andrea Vismara, 1.000
Andrea Moneta e Paola Maiello, 1.000
Isvafim s.p.a., 60.000
Francesco Spinoso, 1.000
Calzaturificio Gabriele, 5.000
Davide Serra e Anna Barassi, 100.000
Eva Energie S.p.A., 10.000
Telit Communications S.p.A., 10.000
Sinefin S.p.A., 10.000
Paolo Fresco, 25.000
Marie Edmée Jacquelin in Fresco, 25.000
Jacopo Mazzei, 10.000
Sergio Ceccuzzi, 1.000
Giancarlo Lippi, 20.000
Le Voyage di Vasile s.n.c., 1.200
Alessandro Balp, 500
Giorgio Colli, 10.000
Andrea Marcucci, 5.000
Cimis s.r.l., 20.000
Capaccioli s.r.l., 5.000
Blau Meer S.r.l.., 20.000
Alberto Bianchi, 5.400
Andrea Casalini, 600
Renato Giallombardo, 10.000
Giovanna Folonari, 2.000
Entsorgafin S.p.A., 5.000
Antonio S.n.c. di Padula Rita, 1.100
Simon Fiduciaria S.p.A., 20.000 C.R.A.L.
Comune di Napoli, 1.100
Massimo Mattei, 1.600
Guido Ghisolfi e Ivana Tanzi, 100.000
Key2 People Executive Search, 5.000
Karat s.r.l., 25.000
AIOP- Associazione Italiana Ospedalità Privata, 1.000
Martini6 s.p.a., 2.000
Agenzia Yes I Am, 2.000
Comitato per la candidatura di Matteo Renzi, 29.040,73

Alberto Fossadri

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Fonte:
http://it.notizie.yahoo.com/lista-finanziatori-matteo-renzi-104420425.html?page=all
-http://nobigbanks.it/2012/10/08/chi-guida-la-macchina-di-renzi-con-renzi-cambiera-tutto-o-non-cambiera-niente/

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