Il nuovo invincibile ceppo della MALARIA

In Cambogia è stato scoperto un nuovo ceppo di malaria resistente ai farmaci comunemente utilizzato per debellare il virus, tra cui l’artemisina, quello maggiormente efficace.

 

Ad occuparsene prima di tutti è stata la rivista Nature Genetics, che ha pubblicato uno studio decisamente preoccupante. Olivo Miotto, coordinatore dello studio, ha dichiarato: “Tutti i fiarmaci più efficaci cha abbiamo avuto negli ultimi anni, uno ad uno, sono stati resi inutili dall’abilità del parassita di mutare e sviluppare resistenza”.

Ora lancia l’allarme anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che teme potrebbe presto diventare una minaccia globale nel caso il ceppo si dovesse estendere ad altre aree del sud-est asiatico o al continente africano. I ceppi resistenti alle medicine palesatesi in Cambogia sono per ora tre, ma come questi siano mutati diventando più forti non è ancora del tutto chiaro.
Per prevenire altri nuovi ceppi o possibili epidemie, l’OMS ha già studiato un piano quadriennale, che verrebbe a costare circa 400 milioni di dollari. L’intento è quello di fermare la distribuzione di farmaci vecchi o inefficaci in paesi dove la concentrazione di contagi da malaria è più alta, come Cambogia, Myanmar, Thailandia, Laos, Vietnam e parte meridionale della Cina.

Mentre di pochi giorni fa è la notizia che un dispositivo delle dimensioni di un telefonino che permette la diagnosi della malaria e dell’eventuale resistenza ai farmaci in tempo reale sarà pronto nel 2014, un anno prima del previsto. Lo ha annunciato la St. George University di Londra che coordina il progetto. Il progetto è stato lanciato lo scorso anno con un finanziamento di 5,2 milioni di euro da parte dell’Ue, e mira alla realizzazione di un dispositivo capace di realizzare l’analisi in 15 minuti dedicato soprattutto alle aree rurali remote dei paesi in via di sviluppo. Grazie alle nanotecnologie, ha annunciato un comunicato dell’università, il dispositivo è già in fase avanzata di realizzazione, e sarà pronto nel 2014 al costo di uno smartphone.

Produzione “rivoluzionaria” della cura per la malaria conosciuta

Tornando al ceppo conosciuto e più diffuso della malaria, un sito italiano sta rivoluzionando il modo di produrre l’artemisina con un processo industriale che potrebbe renderla più accessibile anche per i poveri abitanti del terzo mondo.

È in corso una “rivoluzione” nel trattamento della malaria, la più diffusa malattia parassitaria al mondo e la seconda malattia infettiva per mortalità, dopo la tubercolosi. Grazie ai risultati del “Progetto Artemisinina”, guidato dall’organizzazione no-profit OneWorld Health, programma di sviluppo dei farmaci di Path, e sostenuto dalla Fondazione Bill & Melinda Gates, che ha visto in prima linea fin dal 2008 Sanofi come partner industriale, nel 2013 sarà possibile passare dagli attuali 80 milioni di trattamenti antimalarici l’anno a 120/130 milioni di trattamenti, assicurando al contempo la stabilità dei prezzi dei farmaci contro la malaria.

Come? Grazie all’intuizione e alle competenze di Sanofi e di tutti i collaboratori del sito di Garessio, uno degli stabilimenti farmaceutici più antichi d’Italia, che ha ricevuto un finanziamento di 10 milioni di euro per superare una barriera che pareva invalicabile: la produzione industriale dell’artemisinina per via semisintetica, la materia prima da cui derivano i principi attivi che compongono i farmaci antimalarici di combinazione (ACTs – Artemisinin-based Combination Therapies) indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come terapie d’elezione per la cura della malaria.

La produzione su larga scala di questo ingrediente chiave partendo da acido artemisinico permetterà di ottenerne una maggiore disponibilità per far fronte al continuo aumento della domanda di antimalarici, contribuendo al contempo  a calmierare il prezzo dei principi attivi – attualmente il valore dell’artemisinina ottenuta per via naturale tramite estrazione dalla pianta di Artemisia annua varia da 250 a 1000 dollari al chilo, con ripercussioni sul prodotto finito.

Sanofi prevede di produrre a Garessio 35 tonnellate di Artemisinina semisintetica nel 2013, per salire poi fino a 50-60 tonnellate l’anno nel 2014 e negli anni successivi. Non resta che augurargli buon lavoro!

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Fonti:
http://it.ibtimes.com/articles/47545/20130430/malaria-malattia-nuovo-ceppo-oms.htm#ixzz2S24XrcHA
http://news.paginemediche.it/it/230/ultime-notizie/malattie-infettive/detail_193478_malaria-quasi-pronto-il-dispositivo-per-la-diagnosi-in-15-minuti.aspx?c1=41
http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=14392

 

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