La magistratura boccia i 10 saggi

L’Anm attacca il documento: «Sbagliato limitare le intercettazioni» Di Pietro si rimette la toga: «Vogliono imbavagliare i magistrati»

Di Luigi Frasca – L’Associazione nazionale magistrati, il sindacato delle toghe, boccia il lavoro fatto dai dieci saggi scelti da Giorgio Napolitano. L’indicazione per la responsabilità civile dei magistrati e la stretta sulle intercettazioni non sono andate giù all’associazione dei magistrati che, ancora una volta, scende in campo per difendere le proprie posizioni.

L’Anm si concentra sui temi delle riforme che interessano la giustizia ma soprattutto su quello che «non» è stato fatto nello studio presentato al presidente della Repubblica. Il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, ha attaccato spiegando che quelle proposte sono «fortemente insoddisfacenti e di ispirazione conservatrice». «Sembrano mirate sulla riforma del giudice e non della giustizia – ha proseguito – e inoltre c’è scarsa attenzione ai temi dell’innovazione dell’informatizzazione e dell’organizzazione del sistema». «Ma anche ai temi del contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione – ha proseguito – Non si parla di voto di scambio, di falso in bilancio nè di autoriciclaggio e non si affronta neanche il tema della prescrizione, tranne nelle note di Valerio Onida».

Quanto al tema delle intercettazioni «si sottolinea solo la necessità di modificarne i presupposti» osserva ancora Sabelli che ricorda poi le indicazioni contenute nelle riforme sul lavoro dei pubblici ministeri che «evocano precedenti già definiti fortemente negativi per la limitazione alla capacità di acquisire notizie di reato». Sabelli esprime quindi «forti perplessità sull’alta Corte di giustizia, sia pure di secondo grado. Non si fa cenno su questo al pericolo di interferenza per l’esercizio della funzione giudiziaria e si dimenticano le differenze tra le magistrature».

Si mostra critico sulle proposte dei saggi anche il portavoce di Articolo 21 Giuseppe Giulietti: «I cardinali sono riusciti a stupire il mondo indicando Papa Francesco, siamo sicuri che il Parlamento non vorra’ essere da meno e riuscirà a stupire almeno l’Italia, dando scacco matto agli oracoli di sempre» è la sua provocazione. «Nei documenti contano sia le cose scritte, sia quelle omesse o messe ai margini spiega -. Il dossier dei saggA__WEBi conterrà pure preziose indicazioni, ma come sempre si è fermato alle soglie del conflitto di interessi e della anomalia italiana, quella che ci condanna alla maglia nera in Europa in materia di libertà dei media».

Antonio Di Pietro, dal suo profilo Facebook, non usa mezze misure nei confronti dei consulenti di Napolitano: «Tanto per cambiare, la montagna ha partorito il topolino. Con tutto il rispetto per i 10 saggi, convocati dal presidente della Repubblica, il frutto dei loro pensieri è acqua piovana. Si sono limitati a scopiazzare male proposte che, da anni, giacciono in Parlamento, senza avere il coraggio di fare nessuna proposta efficace e chiara». «Nel programmino dei saggi – aggiunge il leader dell’Idv – c’è un solo punto chiaro: bisogna imbavagliare la magistratura e ridurre al minimo indispensabile le intercettazioni. Come se non bastassero le riforme aiuta-corrotti introdotte dal governo Monti per fare contento Berlusconi». «Per affrontare la crisi e cambiare la politica – prosegue Di Pietro – non servono comitati come questo. Serve un governo politico. I saggi sono serviti solo a perdere tempo, mentre di tempo non ce n’è più».

Tra i pochi pareri positivi c’è quello dell’attuale ministro dell’Istruzione Francesco Profumo. «Nonostante i due grandi temi, ovvero le riforme istituzionali e l’economia, nella parte economica c’è grandissima attenzione alla scuola, università e ricerca», spiega il responsabile del dicastero di viale Trastevere. «Innovazione e sviluppo, l’indicazione dei saggi è indirizzata in questa direzione e c’è anche un’indicazione importante sul tema delle risorse», perché questo Paese «deve investire di più su scuola, università e ricerca e deve farlo con costanza nel tempo». Per Profumo, infatti, «abbiamo bisogno di un piano di legislatura, che mi auguro duri cinque anni, in cui ci sia continuità di finanziamento. Di questo ha bisogno la scuola – conclude – e credo che sia stato fatto un buon lavoro dai saggi».

In ogni caso, dopo dieci giorni di lavoro i consulenti di Napolitano possono finalmente riposarsi e attendere che adesso sia la politica a giocare la partita: «Non sono sicuro che le nostre proposte aiutino a fare un governo, ma certamente su molte proposte ci sara’ convergenza» ha detto uno dei dieci saggi, il presidente dell’Istat Enrico Giovannini. «Negli ultimi giorni – ha aggiunto Giovannini – ho dormito 4 ore a notte, e nessuno è stato pagato, ora il ricavo di questo lavoro dipende da voi».

Fonte: http://www.iltempo.it/politica/2013/04/14/il-programma-dei-saggi-non-piace-ai-pm-1.1129270

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