Germania: la deportazione degli anziani

La denuncia arriva dal prestigioso giornale inglese The Guardian nel cui articolo si recita:

“Un crescente numero di anziani e malati tedeschi vengono spediti all’estero per cure di lungodegenza in ospizi o centri di riabilitazione, a causa dei costi crescenti e del livello in declino dell’assistenza tedesca. L’iniziativa, che ha visto migliaia di pensionati ricollocati in case dell’Europa dell’Est e dell’Asia è stata pesantemente criticata dalle organizzazioni di welfare come “deportazione inumana”.

Sembrerebbe che la Germania abbia trovato un “conveniente” rimedio per risolvere il problema dell’invecchiamento della popolazione, e quindi delle enormi spese di assistenza sanitaria: la deportazione! No, scusate, si chiama delocalizzazione, nulla a che vedere con quelle pratiche che in passato, proprio il popolo tedesco riserbò ad ebrei, zingari e polacchi.
Secondo i giornalisti inglesi, più di 7000 anziani e malati si trovano oggi in ospizi in Ungheria, più di 3.000 sono stati inviati nelle case di riposo in Repubblica Ceca,  circa 600 in Slovacchia. Ci sono anche numeri sconosciuti in Spagna, Grecia e Ucraina mentre Thailandia e Filippine ne attraggono ogni mese un numero sempre maggiore.
Il The Guardian ha intervistato molti di questi malcapitati, confermando che si trovano in questa situazione a malincuore, non di loro spontanea volontà. Prestigiosi scienziati come Sabine Jansen, capo della Alzheimer Society tedesca, hanno dichiarato che per un’anziano con problemi di demenza, un ambiente ed un linguaggio familiari sono di fondamentale importanza. E’ importante soddisfare il loro bisogno di aggrapparsi ad un’identità sfuggente.

Ma si sa, molte aziende stanno delocalizzando questo tipo di assistenza laddove il costo è inferiore, e si stipulano contratti con la sanità tedesca per favorire un alleggerimento sulle politiche fiscali della Germania. Insomma, circa 400.000 cittadini tedeschi che hanno sacrificato le loro fatiche permettendo la ricostruzione di una nuova Germania, vengono ringraziati in questo modo proprio da quel paese che tutti vorrebbero imitare: mandandoli a crepare all’estero.

Alberto Fossadri

Fonte: The Guardian

Vedi anche: Neomercantilismo tedesco

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