Il NeoMercantilismo tededesco

Caratteristica degli “sfortunati eventi” europei è anche che il paese da cui ci aspetterebbe un ruolo di traino delle economie europee non si è sinora mosso come locomotiva bensì da vagone. L’accusa frequentemente mossa alla Germania è infatti quella di neo-mercantilismo, il perseguimento cioè di sistematici avanzi con l’estero. Cesaratto and Stirati (2011) e Cesaratto (2012) hanno evidenziato una continuità fra le strategie adottate dalla Germania nell’UME e quelle che questo paese adottò già nei sistemi di cambi fissi di Bretton Woods prima, e dello SME (Sistema Monetario Europeo) dopo.
merkelQuesti contributi hanno anche mostrato come il neo-mercantilismo sia funzionale a realizzare un elevato tasso del profitto attraverso una politica di moderazione salariale, affidandosi ai mercati esteri per smaltire le eccedenze di produzione. Un importante storico economico tedesco (Holtfrerich) ha definito tale strategia “mercantilismo monetario”. Essa fu inaugurata sotto gli auspici di Erhard nei primi anni 1950 e consiste nel mantenere un ”tasso di cambio reale competitivo”, il che significa che in un sistema di cambi fissi si deve mantenere un tasso di inflazione leggermente inferiore a quello dei principali concorrenti. Sono tre le istituzioni che sorreggono tale modello: co-determinazione, istituzioni mercantiliste, e la Bundesbank. La co-determinazione implica un sindacato cooperativo ai livelli micro e macro nel perseguire la competitività esterna di prezzo e tecnologica del paese. Le istituzioni mercantiliste sono infatti volte alla cura dell’addestramento delle forze di lavoro, al forte sostegno alla ricerca e a un governo che identifica la politica estera con gli interessi commerciali del paese. La moderazione salariale è anche componente tradizionale del mercantilismo. Lo stato tedesco non appare peraltro come un avversario delle classi lavoratrici, ma si atteggia al paternalismo, mentre senso delle tradizioni, della comunità e del rispetto per la natura sono parti costitutive dell’”ideologia tedesca”.

I surplus commerciali sono cemento dell’orgoglio nazionale. Ma, come diceva Voltaire, “gli incantesimi distruggeranno un gregge di pecore se somministrati con una certa quantità di arsenico”. Quest’ultimo è costituito dalla Bundesbank che in un peculiare sistema di contrattazione salariale interveniva direttamente al tavolo delle trattative, da vero e proprio cane da guardia dei salari tedeschi. Tale modello se ha da un lato portato la Germania a elevati standard di vita e a una invidiabile stabilità, ha dall’altro da sempre costituito un problema per l’economia internazionale in quanto la quarta economia mondiale (la terza fino alla recente crescita della Cina) ha il compito di far da traino alle altre economie espandendo il proprio mercato interno, non andare a rimorchio di mercati più deboli cercando di vendere più di quanto acquisti.

E’ naturalmente responsabilità della nostra classe dirigente nazionale, quella ancora al potere, aver condotto l’Italia in un accordo monetario in cui il mercantilismo tedesco si dispiega senza rimedio. Il centro-sinistra ulivista, in particolare, porta gravi responsabilità nell’aver legato le fortune del paese a quelle dell’unificazione monetaria mettendo in secondo piano piena occupazione ed equità distributiva e così contribuendo alla diffusa e non ingiustificata disaffezione alla politica di vasti ceti popolari (si veda al riguardo il contributo di Pivetti).
I risultati dell’operare congiunto della serie di sfortunati eventi nella periferia, e del mercantilismo Tedesco sono evidenti nella figura 1 che segue.

Figura 1 – Saldi delle partite correnti. Paesi dell’Eurozona (1999 2010). Miliardi dieuro. (Fonte: cortesia di F.Lindner, IMK-Hans Boeckler Foundation)Concludendo

Figura 1 – Saldi delle partite correnti. Paesi dell’Eurozona (1999 2010). Miliardi di
euro. (Fonte: cortesia di F.Lindner, IMK-Hans Boeckler Foundation)

Le responsabilità della crisi sono dunque da addebitarsi, da un lato, all’assenza di politiche di bilancio e distributive volte al sostegno della domanda aggregata, in particolare nei paesi “core” che, unitamente alla politica espansiva della BCE avrebbero favorito una crescita più equilibrata; e dall’altro allo scatenamento della potenza destabilizzante dei movimenti internazionali di capitale, favorita dalla moneta unica (che ha comportato la loro liberalizzazione nel contesto di una definitiva stabilizzazione dei cambi).

-Target 2

Ritornando al quadro complessivo delle vicende della crisi finanziaria europea, per capire come sta evolvendo la situazione dobbiamo assolutamente entrare in alcuni passaggi tecnici. Quando, ad esempio, avviene un pagamento un bene tedesco importato dalla Spagna ciò che accade è che una somma di euro si sposta dalla banca spagnola (chiamiamola Santander) a una tedesca (diciamo la DB). Ciò si svolge con l’intermediazione dell’Eurosistema (BCE e banche centrali nazionali dell’EZ) attraverso un sistema di pagamenti che si chiama TARGET 2 (T2) che è stato nell’ultimo anno oggetto di feroci discussioni. Come funziona? In pratica la Santander ordina alla Banca di Spagna, presso la quale essa detiene riserve (liquidità), di prelevarne una parte ed effettuare il pagamento via T2 alla DB. Nei fatti, via BCE, la somma arriva alla Bundesbank che la accredita alla DB:

Santander → BdS → BCE → Bundesbank → DB

La Santander ha però perso riserve (che sono obbligatorie). Ciò che normalmente accade è che la DB, che ha invece ora un eccesso di riserve, le presta alla Santander.

Santander → BdS → BCE → Bundesbank → DB
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Questa modalità di regolare i pagamenti attraverso le banche centrali e successivi prestiti inter-bancari si svolge anche all’interno dei paesi, per esempio giornalmente fra Banca Intesa e Unicredit. In una unione monetaria, ciascuno è per definizione libero di spostare i propri depositi fra Unicredit e MPS, o fra Intesa e DB e così via. Il sistema dei pagamenti europeo non è dunque altro che l’estensione degli stessi principi che vigevano in ciascun sistema dei pagamenti nazionale. L’illusione è però stata che una volta unificati i sistemi di pagamento, l’EZ non potesse più incorrere nella serie degli sfortunati eventi che culminano in una crisi della bilancia dei pagamenti (così come la Calabria o la Sardegna non sono mai incorse in tali eventi dopo l’unità monetaria italiana). In verità la situazione è paradossale ed inedita.
la serie di sfortunati eventi, in combinata col mercantilismo tedesco, ha condotto a forti disavanzi di PC dei paesi periferici a fronte degli avanzi dei paesi core? Abbiamo anche detto che quegli squilibri erano compensati da flussi di capitale dai paesi centrali. Orbene, a ben vedere questo è quello che accadeva quando la DB riprestava alla Santander il pagamento all’esportatore tedesco.
Ciò che, tuttavia, è accaduto con progressiva rilevanza dal 2008 è che le banche core (la DB dell’esempio) hanno smesso di “riciclare” i proventi relativi al surplus commerciale tedesco non fidandosi più della solidità delle banche spagnole e degli altri periferici, né di prestarli a quegli Stati come accaduto sino ad allora. Anzi, man mano che i prestiti pubblici e privati venivano a scadenza, le banche tedesche hanno cominciato a non rinnovarli, ritirando i capitali, il “sudden stop” di cui sopra.
Nel passato, normalmente a questo seguiva un default degli stati, come in Argentina nel 2002, e/o almeno una drammatica svalutazione come in Italia nel 1992. In una unione monetaria il secondo esito è escluso per definizione, se non nella forma drammatica della rottura dell’unione. Il sistema dei pagamenti europeo T2 è peraltro congeniato per tenere in vita il sistema finanziario europeo, come accade in qualunque sistema finanziario nazionale: se il mercato inter-bancario si blocca, nell’esempio la DB non ricicla i depositi ricevuti riprestandoli alla Santander, quest’ultima può ricorrere ai prestiti della Banca di Spagna. Nei fatti presso la BCE dal lato delle sue passività rimangono depositati le riserve che le banche dei paesi in surplus non riprestano, e dal lato degli attivi vi sono i finanziamenti che essa concede alle banche periferiche. Così come quando i tedeschi ritirano capitali dalla periferia, e le banche periferiche si trovano a corto di liquidità, per evitare una “corsa agli sportelli” l’Eurosistema fornisce liquidità a tali banche.
Di nuovo la BCE si trova da un lato crescenti depositi da parte delle banche dei paesi in surplus che raccolgono i capitali disinvestiti dalla periferia, e dall’altro presta liquidità crescente ai paesi periferici. La figura 2 mostra come a fine 2011 la Bundesbank avesse attività presso il sistema T2 (diciamo depositi dei risparmiatori tedeschi presso la BCE) pari a quasi 500 miliardi, a cui fan fronte passività delle banche centrali periferiche (da ultimo debiti dei paesi in disavanzo) pari a circa 400 miliardi di euro. Gli ultimi dati parlano di un credito tedesco di 800 miliardi.

Figura 2 – Crediti e debiti verso TARGET 2 d alcune banche centrali dell’Eurozona(2001-2011). Miliardi di euro.

Figura 2 – Crediti e debiti verso TARGET 2 d alcune banche centrali dell’Eurozona
(2001-2011). Miliardi di euro.

FONTE: l’ebook OLTRE L’AUSTERITA’ (scarica)

Vedi anche:
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