Il PERONISMO (o Giustizialismo)

Il justicialismo è un sistema di pensiero politico formatosi in Argentina negli anni ’40 ad opera del generale Juan Domingo Perón (1895-1974): quand’era ancora colonnello era stato in Italia ed era rimasto colpito dagli esperimenti e dalla dottrina sociale fascisti.

Juan Domingo Peron

Il fenomeno nasce nel 1943, con il colpo di stato che dà luogo alla formazione di un governo militare in cui Peron ricopre la carica di Ministro del Lavoro. Ma le sue origini vanno ricercate più indietro: nella struttura della società argentina, retta da un’oligarchia di cui fanno parte i grandi allevatori e i commercianti di carne con un proletariato rurale impiegato nell’allevamento, un proletariato urbano in crescita e una classe media urbana, nel quadro di un’economia fortemente caratterizzata dalla presenza di capitali britannici e nord-americani (circa il 50% delle industrie è in mano a capitali stranieri) e con fenomeni di migrazione interna e dall’Europa, che ne arricchiscono la complessità e ne mettono in discussione, insieme alla grande crisi del 1929, gli equilibri interni.

Lo scontro politico storico è quello tra i conservatori, espressione dell’oligarchia, e i radicali, espressione dei ceti medi urbani. L’industrializzazione e l’immigrazione hanno però favorito lo sviluppo, soprattutto nelle aree urbane, del partito socialista e di un movimento sindacale che si esprime in tre centrali sindacali: una anarchica, una anarco-sindacalista, e una socialista. Esiste fin dal 1915 anche un partito comunista che ha una propria organizzazione operaia la cui influenza si sviluppa soprattutto tra i lavoratori edili.
Nel settembre 1930 il colpo di stato del gen. Uriburu, aveva già messo fine allo stato liberale. Il modello è quello di una società corporativa e autoritaria con venature populistiche, ispirato al modello fascista italiano. Il golpe è ispirato dall’oligarchia, ma segna comunque la fine dell’equilibrio tra questa e i ceti medi radicali.
Il ritorno alla democrazia avviene nel 1932 a vantaggio dei conservatori e a spese degli altri partiti.

Il golpe militare del 1943 sostenuto da ufficiali progressisti, di cui lui faceva parte, destituì un governo argentino che era controllato dall’oligarchia conservatrice borghese e che mirava ad un atteggiamento favorevole alle potenze alleate nella guerra che era in corso. Ricordiamo che quelle stesse potenze detenevano il 50% del mercato argentino. Avendo avuto nel nuovo regime la responsabilità delle politiche del Ministero del Lavoro, avviò una serie di significative misure a difesa della classe lavoratrice: creazione dei tribunali del lavoro, stipula di contratti collettivi di lavoro, aumenti salariali, indennità di licenziamento, statuti del bracciante agricolo e del giornalista, regolamentazioni delle associazioni professionali, unificazione del sistema di previdenza sociale, pensioni, creazione dell’ospedale per i ferroviari, scuole tecniche per operai, proibizione di agenzie di collocamento private.
Nondimeno l’Argentina è in una situazione di forte crescita economica favorita dal fabbisogno di carne delle nazioni europee sconvolte dal conflitto e dallo spostamento della produzione industriale in aree pacifiche. Una situazione che sviluppa le richieste operaie e consente risposte positive da parte dei poteri economici. In questa veste Peron si lega alla C.G.T. 2 (il sindacato autonomista), con una politica di discriminazioni verso i settori sindacali incontrollati e di concessioni verso quelli più addomesticati. Ma complessivamente i lavoratori ottengono nel periodo 1943-1945 quanto avevano richiesto nelle lotte degli anni precedenti: la giornata di otto ore, le ferie pagate, l’indennizzo in caso di incidenti, l’estensione del sistema pensionistico, lo statuto dei giornalieri e miglioramenti retributivi.
Le condizioni della classe operaia e bracciantile argentina cambiarono a tal punto che a causa della sua popolarità il governo allarmato, e spinto dall’oligarchia, lo fece arrestare nell’ottobre del ’45 (allora era vicepresidente della repubblica, ministro della difesa, segretario al lavoro).
La colossale mobilitazione di popolo promossa dai sindacati peronisti costrinse la dittatura a rimettere in libertà Perón ed a garantire libere elezioni. Perón scelse quindi di correre da solo alle elezioni formando un partito Laburista. Una marea di Argentini davanti alla Casa rosada in Plaza de mayo a Buenos Aires gridava a ripetizione: «Queremos a Perón!!!». Il quale il 17 ottobre (celebrato nel peronismo come el día de la lealtad) parlò dal balcone del palazzo presidenziale rassicurando tutti. Le elezioni si tennero nel febbraio del ’46 (il sistema amministrativo argentino ricalca quello statunitense): a suffragio maschile vinse Perón, senza brogli, per circa 1.500.000 voti contro 1.200.000. Aveva avuto contro uno schieramento di partiti che andava dalla sinistra alla destra, sostenuto dagli USA e dagli Inglesi che perderanno il controllo economico e politico dell’Argentina.

A questi fenomeni si accompagna la sapiente gestione dell’immagine di Peron, imperniata sul ruolo della moglie Evita Duarte, già intrattenitrice radiofonica di umili origini, dotata di carisma e di capacità

comunicativa che ne fanno la Madonna dei “descamisados”, la sua fondazione: la FUNDACIÓN EVA PERÓN, diretta da Evita stessa, operò meritevolmente su vasta scala per sollevare gli indigenti dal bisogno producendo molto: costruzione di ospedali, asili, scuole, colonie di vacanza, abitazioni, strutture di accoglienza per bambini, donne nubili, impiegate, anziani; promozione della donna, scuole per infermiere; borse di studio, sport per i giovani; aiuti alle famiglie più povere; etc. Tra l’altro, la fondazione fornisce aiuti economici al neonato stato d’Israele, e la visita ufficiale del ministro del lavoro israeliano Golda Maier nel 1951 dimostra che l’Argentina non abbia mai avuto politiche antisemite, nonostante abbia accolto ex nazisti in fuga che però non hanno dato nessun condizionamento al peronismo.

Eva Péron

Perón continuò ad attuare un programma che diede tanti risultati: nazionalizzazioni di servizi pubblici (ferrovia, telefonia, servizi del gas, etc.) e gestione statale del commercio estero in modo da liberarsi da condizionamenti stranieri; nazionalizzazione della banca nazionale e divieto di esportare i capitali per difendere lo sviluppo economico interno; case, infrastrutture (reti idriche e fognarie, etc.); politiche sanitarie (assistenza gratuita, aumento dei posti letto, campagne mediche contro malattie); diminuzione della mortalità infantile ed innalzamento del periodo medio di vita; comparsa della televisione, gratuità dell’istruzione, abolizione delle tasse universitarie, creazione dell’Università operaia, aumento del tasso di scolarizzazione; aumenti salariali, partecipazione agli utili d’impresa da parte dei lavoratori, periodi di vacanza per le loro famiglie a carico dello Stato; riforma agraria; politiche contro la disoccupazione; pensioni; etc.

Nel justicialismol’economia è strumento del benessere collettivo e perciò deve sottostare al controllo ed alla regolamentazione pubblici pur rimanendo in una condizione di libero mercato. Questa si proponeva come una terza via tra il capitalismo ed il socialismo, proprio sul modello del fascismo italiano che Juan Domingo Peron conobbe mentre prestava servizio in Italia negli anni ’30 e i cui principi fondamentali da lui scelti furono:

  • giustizia sociale, impostata non sulla lotta di classe, bensì sulla collaborazione tra le classi sociali all’interno del corpo statale;
  • indipendenza economica del paese dai monopoli internazionali;
  • terzaposizionismo in politica estera, inteso come un atteggiamento neutrale nei confronti dei due grandi blocchi che, durante gli anni del suo governo, si fronteggiavano nella guerra fredda.

Un’assemblea costituente, nel 1949 elaborò una nuova costituzione che incorporava i principi del giustizialismo. Questo che segue è il manifesto del Partido justicialista con i suoi venti punti così come furono enunziati nel 1950 da Perón:

1 – La vera democrazia è quella in cui il governo compie la volontà del popolo e difende un solo interesse: quello del popolo.

2 – Il peronismo è essenzialmente popolare. Ogni fazione politica è antipopolare e pertanto non è peronista.

3 – Il peronista lavora per il movimento. Colui che in nome del partito serve una fazione o un caudillo è peronista soltanto di nome.

4 – Per il peronismo c’è soltanto una classe di uomini: quella degli uomini che lavorano.

5 – Nella nuova Argentina il lavoro è un diritto che dà dignità all’uomo, ed è un dovere perché è giusto che produca almeno quanto consuma.

6 – Per un peronista non vi può essere niente di meglio di un altro peronista.

7 – Nessun peronista deve sentirsi di più di quello che è, né meno di quello che può essere. Quando un peronista comincia a sentirsi superiore a quello che è, sta già trasformandosi in un oligarca.

8 – Nell’azione politica, la scala dei valori di ciascun peronista è la seguente: prima la patria, poi il movimento ed infine gli uomini.

9 – Per noi la politica non è un fine ma soltanto un mezzo per il bene della patria che è costituito dalla prosperità dei suoi figli e dalla sua grandezza nazionale.

10 – Le due braccia del peronismo sono la giustizia sociale e l’assistenza sociale. Con esse diamo al popolo un abbraccio di giustizia e di amore.

11 – Il peronismo aspira all’unità nazionale e non alla lotta. Desidera eroi ma non martiri.

12 – Nella nuova Argentina gli unici privilegiati sono i bambini.

13 – Un governo senza dottrina è come un corpo senz’anima. Perciò il peronismo ha una sua propria dottrina politica, economica e sociale: il giustizialismo.

14 – Il giustizialismo è una nuova concezione della vita, semplice, pratica, popolare, profondamente cristiana e profondamente umanista.

15 – Il giustizialismo, come dottrina politica, realizza l’equilibrio dell’individuo con quello della comunità.

16 – Il giustizialismo, come dottrina economica realizza l’economia sociale, mettendo il capitale al servizio dell’economia e quest’ultima al servizio del benessere sociale.

17 – Il giustizialismo, come dottrina sociale, realizza la giustizia sociale che dà a ciascuno il suo diritto in funzione sociale.

18 – Vogliamo un’Argentina socialmente giusta, economicamente libera e politicamente sovrana.

19 – Costruiamo un governo centralizzato, uno Stato organizzato e un popolo libero.

20 – In questo paese ciò che abbiamo di meglio è il popolo.

Il secondo mandato presidenziale di Perón terminò anticipatamente per via del golpe del ’55: egli se ne andò spontaneamente in esilio per allontanare il pericolo di una guerra civile. In quel periodo 1952-55 erano venuti a galla i contrasti tra Chiesa e peronismo: la prima cercava un proprio braccio di manovra politica in un partito democristiano a danno del Partito giustizialista, il secondo non tollerava l’ingerenza ecclesiastica negli affari pubblici.
Le dittature post-peroniste avevano dichiarato fuorilegge il Partito giustizialista, revocata la Costituzione del ’49 e riaperto il carcere di Ushuaia (chiuso nel 1947 a causa delle sue pessime condizioni) per detenervi nemici politici, inoltre (cose non fatte nel 1946-55) messo al bando il Partito comunista e reintrodotta la pena capitale.
Nel 1973 si torna alle elezioni e Peron prende il 62% dei voti tornando così alla guida del paese, l’anno seguente però morirà ed i governi che seguiranno saranno nuovamente spazzati via da un altro golpe nel

Soldati argentini catturati dagli inglesi sulle isole Falkland

1976, quello di Jorge Rafael Videla. Le nuove dittature filo-americane termineranno nel 1983 dopo la sconfitta nella guerra delle Falkland-Malvinas e saranno seguite da un periodo (quello degli anni ’90) caratterizzato da una sperimentazione neoliberista nell’economia del paese, anche grazie al Fondo Monetario Internazionale che utilizzerà l’Argentina come laboratorio sperimentale per le dottrine di Milton Friedman e di Friedrich von Hayek. Questo portò al ritorno di una svendita del settore pubblico, alla privazione della moneta sovrana nazionale (il peso argentino venne legato al dollaro con rapporto di 1 a 1) e ad uno spaventoso indebitamento che culminò con il default del 2000. Il popolo scese in piazza e, cacciato il presidente argentino (che fuggì in elicottero), tornò a preferire i partiti peronisti.
Oggi tutti i partiti, sia di destra che di sinistra, hanno preso spunto dal movimento peronista. Benché d’ispirazione fascista, il peronismo non disprezza il comunismo, tant’è che l’attuale presidentessa Cristina Fernández de Kirchner ha aperto il partito Giustizialista all’Internazionalismo socialista.

Alberto Fossadri

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Fonti:
http://www.instoria.it/home/giustizialismo_peronista.htm
http://www.ecn.org/reds/mondo/americalatina/argentina/argentina02peron.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Peronismo
http://www.ilcassetto.it/notizia.php?tid=52

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